lunedì 21 maggio 2018

La figlia di Odino - Siri Pettersen



Thorrald riuscì a entrare, ma la porta alle sue spalle non voleva chiudersi. La neve si insinuava oltre la soglia più in fretta di quanto lui non riuscisse a ricacciarla fuori a pedate. Stringendo il fagotto tra le braccia, si scagliò contro l'uscio a testa bassa. Ce la fece, e tirò il catenaccio. Era a casa. Finalmente al sicuro.

Ho acquistato questo libro alla scorsa edizione di Lucca Comics dopo aver assistito allo spumeggiante incontro con la scrittrice. Siri Pettersen è stata autrice di fumetti prima di dedicarsi alla scrittura di questa trilogia fantasy; ha ricevuto diversi premi per i suoi lavori. Di solito non vado agli incontri con gli scrittori perchè penso che un libro parli da sè, ma questa signora norvegese mi ha conquistata con la sua simpatia e mi sono trovata a condividere le sue esternazioni, perciò ho preso il primo dei suoi libri e devo dire che l'ho apprezzato molto, anche se adesso non so quanto dovrò aspettare per i prossimi e sto in ambasce. La protagonista della storia è la quindicenne Hirka. La ragazzina è stata cresciuta da un uomo che l'ha trovata neonata, abbandonata presso un cerchio di pietre; la cosa stupefacente è che Hirka non ha la coda, cosa che la identifica come appartenente alla temuta stirpe degli umani. L'uomo sa che dovrebbe ucciderla, invece le procura una ferita sulla schiena per fare credere che la coda le sia stata strappata dai lupi. La menzogna però non può andare avanti per sempre perchè a quindici anni tutti i ragazzi devono presentarsi per il Rito, durante il quale dimostreranno le proprie doti magiche. Hirka naturalmente non ne possiede. Il padre adottivo, messala al corrente delle sue origini, progetta la fuga, mentre lei trova un inaspettato aiuto nel suo amico d'infanzia Rime che appartiene a una delle famiglie più potenti e prestigiose. Eccetera. La Pettersen è riuscita a creare un bel mondo e a destare la curiosità del lettore, oltre che a coinvolgerlo fin da subito nelle vicissitudini di Hirka, forse perchè Hirka è come alcuni di noi, come si capisce dalla dedica all'inizio del libro, dedica rivolta a tutti quelli che da ragazzi si sentivano diversi. Guchi: presente! 

a parte che continuo a sentirmi diversa anche a cinquant'anni suonati...

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