venerdì 20 aprile 2018

april in Paris - terza parte


Anche durante il terzo giorno ho camminato un sacco; ho esordito con il cimitero di Montmartre che mi sono goduta in tutta pace in quanto non c'era quasi nessuno. Un po' meno affascinante del Père Lachaise, ma comunque meritevole di essere visitato. Mentre ero lì il sole è uscito in tutta la sua gloria ed è rimasto a farmi compagnia per tutto il giorno.


Merito suo se mi sono potuta godere al meglio la visita del Jardin des Plantes in tutta la gloria della fioritura primaverile. Tuttavia il vero motivo per cui mi sono recata lì è che volevo visitare la Galerie de Paléontologie et d'Anatomie comparée.


No, non ho improvvisamente sviluppato un interesse per la scienza, è solo che avevo letto che questo museo è interessante perchè contiene una grandissima collezione di scheletri di animali; quelli più piccoli sono disposti nelle vetrine laterali, ma quelli grandi si trovano tutti raccolti al centro del grande salone e appaiono come un esercito in marcia contro il visitatore. Questa è stata sicuramente una delle cose più divertenti che ho visto in questo viaggio.


Intanto però a questa vertebrata era venuta fame e così mi sono diretta alla ricerca del Bistro des Augustins; la sera prima avevo controllato su Google Maps e pareva che la distanza fino a Quai des Grands Augustins 39 non fosse eccessiva, invece ho dovuto camminare un sacco per arrivarci, ma ne valeva la pena. Il locale è piccolino ed ha un'aria molto datata, il che costituisce il suo fascino; la specialità è il gratin, proposto in diverse varianti; il mio aveva formaggio di capra e carne d'oca, ed era delizioso. Molto apprezzata anche la colonna sonora anni Ottanta.


Meno male che a pranzo mi ero ben rifocillata, visto che mi attendeva un pomeriggio tosto. Cammina cammina, sono andata ad ammirare tre gallerie commerciali: la Galerie Vivienne del 1823, la Galerie Véro-Dodat del 1826 e il Passage Choiseul del 1827. Mi sono piaciute tutti, ma forse ho preferito quest'ultimo; tra l'altro in quella zona c'era una concentrazione altissima di ristoranti giapponesi e coreani.


Era ancora presto, quindi ho deciso di recarmi al Palais de Tokyo, che di giapponese ha solo il nome e ospita mostre di arte contemporanea. Confesso che di quest'ultima mi frega ben poco, ma sono entrata comunque perchè ogni tanto bisogna pur fare qualcosa di diverso, no? Col senno di poi ho fatto molto bene perchè vicino al bookshop si trovava un Photoautomat e, siccome non vi so resistere, mi sono fatta i soliti quattro scatti di rito. Tra le mostre che ho visto, mi è piaciuta quella minimalista di Massinissa Selmani.


Interessante il lavoro di Kader Attia e Jean-Jacques Lebel che si sono focalizzati sui rapporti tra noi e gli altri: non quelli positivi, ma la visione degli altri come terroristi da temere o come nemici da umiliare. Non proprio allegro, soprattutto l'installazione con le immagini di Abu Ghraib.


C'era anche un omaggio a Georges Wolinski, famoso fumettista perito durante l'attentato alla redazione di Charlie Hebdo nel 2015; il giorno successivo incapperò nella sua tomba al cimitero di Montparnasse.


Il Palais de Tokyo si affaccia sulla Senna e da quel lato sono uscita; peccato che fosse tutto sbaraccato perchè sotto restauro. Dalla Passerelle Debilly lì vicino c'era una bellissima vista delle Tour Eiffel. Mi sono incamminata sul lungofiume del lato opposto, confidando di trovare una fermata della metropolitana a breve, e invece no; mi sono trascinata fino al  Pont des Invalides e di lì ancora al Pont Alexandre III, quest'ultimo pieno di coppie cinesi in abito da cerimonia che si facevano la foto ricordo del matrimonio, fino a che, preso un autobus per la disperazione, sono sbarcata alla benedetta fermata della metropolitana.


Avessi avuto un conbini di fianco all'hotel, probabilmente avrei concluso la giornata sgranocchiandomi un bento, ma Parigi val bene un'ulteriore scarpinata e così sono andata di nuovo a cena in Rue de Charonne, questa volta al civico 64, dove da Chez Gladines mi sono fatta fuori una scodella di trippa alla basca davvero notevole.


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