mercoledì 28 marzo 2018

God's own country


John vive con la nonna e il padre reso disabile da un ictus, mandando avanti senza alcun entusiasmo la fattoria di famiglia. Si consola con l'alcool e il sesso occasionale, ma cova rancore per la propria condizione. Nel periodo della nascita degli agnelli, il padre assume uno stagionale rumeno come aiutante, e tra lui e John scoppia la passione, anche se la relazione si complica a causa della promiscuità di John. Paragonato a Brokeback Mountain, questo film ha ricevuto molte acclamazioni dai critici, vincendo pure diversi premi. A me è piaciuto, ma non certo tanto quanto a suo tempo mi piacque Brokeback Mountain; quello era molto più emotivo. Questo God's own country a mio parere ha soprattutto il merito di mostrare un mondo diverso da quello iperveloce e iperattivo della città: si tratta di una dimensione rurale che appare quasi aliena, sospesa fuori dal tempo, un mondo di fatica difficilmente ripagata e di lavoratori stranieri tanto disprezzati quanto indispensabili. Il personaggio di John lentamente passa dalla rabbia e dalla frustrazione alla tenacia che gli viene dall'aver trovato una persona che ama e che lo ricambia, che è poi tutto ciò di cui chiunque ha bisogno ad un certo punto della propria vita. Per questo la vicenda sentimentale diventa quasi allegorica; la storia tra i due pare funzionare proprio finchè è vissuta lontano da tutto e da tutti, ma poi diventa il motore della speranza e del duro lavoro. Un film certamente valido, tanto più che si tratta di un esordio.

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