martedì 12 dicembre 2017

The Limehouse Golem


La Londra di fine Ottocento è sconvolta da una serie di delitti efferati compiuti da un assassino che si firma Golem. Viene incaricato delle indagini l'ispettore Kildare, che non è un pivello ma che ha sempre lavorato nella sezione furti; pare che si tratti di una mossa strategica volta a fare cadere su di lui la colpa di un eventuale fallimento, salvando così il titolare della sezione omicidi. Kildare comunque pare armato di buona volontà, ma finisce per lasciarsi distrarre dagli occhioni di Elizabeth Cree, una giovane ex-attrice di varietà accusata dell'avvelenamento del marito. Kildare va convincendosi che era proprio suo marito l'autore dei delitti e s'impegna per scagionarla e salvarla dalla forca.

Bill Nighy (Kildare) e Olivia Cooke (Elizabeth Cree)

Questo film, che non mi risulta uscito sui nostri schermi, è tratto da un romanzo di grande successo,  Dan Leno and the Limehouse Golem di Peter Ackroyd. A me è piaciuto, anche se mi è sembrato di capire che chi ha letto il libro ha trovato deludente la versione in pellicola. Una cosa particolare è che sono stati inseriti nella trama dei personaggi realmente esistiti (addirittura Karl Marx è uno di quelli che Kildare sospetta essere il Golem).


Figura tra questi Dan Leno, nei panni dell'amico e protettore di Elizabeth Cree. Costui, il cui vero nome era George Wild Galvin, fu un famosissimo attore di varietà e spesso recitò in vesti femminili. Considerato ai suoi tempi come l'attore comico meglio pagato al mondo, spesso prestò il suo talento a spettacoli di beneficenza e fu anche filantropo. Malgrado la sua grande popolarità, Leno soffrì per il fatto di non essere preso sul serio, in quanto avrebbe sempre voluto recitare ruoli drammatici; nei suoi ultimi anni s'incattivì per la frustrazione e finì per rovinarsi la salute sia fisica che mentale con l'alcool, morendo poco più che quarantenne per cause sconosciute. 

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