lunedì 4 dicembre 2017

Jonathan Strange e il signor Norrell - Susanna Clarke


Alcuni anni fa, nella città di York, esisteva un'Accademia di maghi, i quali si incontravano il terzo mercoledì di ogni mese per leggere lunghi e noiosi documenti sulla storia della magia inglese.
Erano maghi gentiluomini, vale a dire che non avevano mai usato la magia per farsi del male a vicenda, e nemmeno del bene.

All'inizio di questo corposo romanzo (quasi 900 pagine) i maghi inglesi sono solo studiosi di libri di magia; sì, perchè la magia è scomparsa dall'Inghilterra da secoli. O forse no. Ecco infatti che fanno la loro apparizione ben due maghi in grado di praticarla. Il primo è il signor Norrell, un erudito che ha letto tutti i libri sui quali è riuscito a mettere mano e che non ha la minima intenzione di condividere il suo sapere. Vuole essere l'unico mago in Inghilterra e ci riesce spingendo tutti gli altri a firmare un documento di rinuncia alla magia in seguito a una scommessa. Però poi salta fuori Jonathan Strange che, benchè di magia abbia letto poco, riesce a supplire con la creatività e si rivela non meno potente di Norrell. I due non potrebbero essere più diversi: tanto è rigido e gretto Norrell quanto è estroverso e simpatico Strange. Essendo però gli unici due in grado di praticare la magia, è inevitabile che si conoscano e che, malgrado l'iniziale diffidenza, diventino prima maestro e allievo e quindi amici. Norrell però, che fa tanto il superiore mettendo in guarda dalla magia antica, è anche quello che evoca un essere fatato per riportare in vita la promessa sposa di un influente politico, non rendendosi conto di aver condannato la poverina a un incantesimo che la costringe a trascorrere tutte le notti nella dimora dell'elfo, ballando insieme ad altre persone sottoposte a incantesimo come lei. Quanto al gentiluomo fatato, non tarda a produrre altri danni. Ho trovato molto piacevole la lettura di questo libro, la cui prosa e ambientazione in qualche misura mi hanno fatto pensare a Jane Austen. Sono stata fin da subito una fan di Strange, mentre mi è stato sulle scatole Norrell, e ancora di più i suoi due opportunisti amici. Certo, le pagine erano tante e per giunta disseminate di note, ma alla fin fine non ho trovato nulla di superfluo e quando il libro è finito avrei voluto che durasse ancora.


Un paio di anni fa ne è stata tratta una miniserie inglese che ha rispettato molto fedelmente la trama; le poche libertà e omissioni non sono state tali da irritarmi o deludermi come a volte succede con gli adattamenti, anzi, riguardo a due o tre cose la versione filmata ha fatto pure più chiarezza. Forse la cosa che mi ha provocato più shock all'inizio è stato l'attore che interpreta Strange (Bertie Carvel), per nulla simile alla descrizione del personaggio nel libro, ma la sua interpretazione è stata perfettamente aderente ad esso e quindi l'ho superato subito; l'attore che fa Norrell (Eddie Marsan) invece è adattissimo. La serie è veramente ben fatta, come del resto di solito sono ben fatte le serie inglesi, e merita la visione.

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