lunedì 6 novembre 2017

una Lucca a passo tranquillo


Da quanti anno vado a Lucca Comics? Boh! Di certo so fino a quando continuerò ad andarci: finchè mi divertirò. Dall'anno scorso il Comics si è allungato e adesso dura cinque giorni (chissà che faranno il prossimo anno che il primo novembre cade di giovedì e sarebbe quindi logico tornare a quattro giorni), cosa che è un po' problematica per chi non vuole restare per tutto il tempo. O magari è problematica solo per me che da due anni ho trovato posto in un B&B pidocchioso; non mi va di addentrarmi in una polemica e non posso cambiarlo, sia perchè non si trova un buco, sia perchè non è detto che gli altri facciano meglio. Per quest'anno comunque sono rimasta quattro notti, in modo da farmi i primi tre giorni di Comics e ripartire il sabato, prima che si scatenasse l'inferno. Di giorni di festa c'era dunque solo il primo novembre, gli altri sono stati un normale giovedì e venerdì, per cui di gente ce n'era relativamente poca e sono riuscita ad andarmene in giro con molto agio; perfino venerdì che pioveva e si doveva usare l'ombrello si riusciva a camminare senza problemi e ad entrare nei padiglioni senza morire schiacciati e/o soffocati. Ottima anche la novità per i possessori di biglietto per più giorni: ci hanno dato i braccialetti tutti insieme evitandoci di fare la fila per prenderli ogni giorno.

una cosplayer si rilassa nel giardino di Palazzo Pfanner,
una delle poche oasi di pace durante il Comics
in quanto l'ingresso è a pagamento

Come di consueto, ho dedicato allo shopping il primo giorno. Siccome volevo moderarmi, sono partita di casa con la lista e sono andata dritta a prendere solo le cose che volevo, anche se qualche piccola eccezione per strada ci è scappata. Comunque per ora di pranzo avevo già lo zaino pieno e il portafoglio vuoto, e per giunta una borsa con 35 manga formato deluxe che, a ora che sono tornata al B&B a lasciarla, ero più morta che viva. Decisamente la mia povera schiena è stata messa a dura prova in quei giorni! Il tempo era splendido e quindi ne ho approfittato per starmene in giro e fare foto; sono anche entrata nel bel giardino di Palazzo Pfanner che avevo sempre e solo ammirato dall'alto delle mura. Infine ho concluso la giornata assistendo alla proiezione dei lavori vincitori del Japan Media Arts Festival.

il photographer serio si riconosce dal fatto che si stende per terra

Il secondo giorno ho di nuovo passato molto tempo camminando e facendo foto. Per prima cosa sono stata alla Japan Town, quindi a due incontri, uno con Shintaro Kago e uno con Marjorie Liu e Sana Takeda. Nel dubbio se comprare o no un'action figure di Sailor Moon, ho finito invece con una sporta piena di Pocky, Kit Kat al tè verde e dorayaki. Sono anche stata all'orto botanico, dove si trovavano alcuni cosplayers in compagnia di photographers molto seri, oltre ad una manciata di turisti che ammiravano le foglie gialle.

un lavoro di Taiyo Matsumoto

Il terzo giorno purtroppo pioveva. Per fortuna non mancavano le cose da fare al chiuso, per esempio dovevo ancora visitare le mostre a Palazzo Ducale. Quest'anno ho potuto ammirare i lavori di Michael Whelan (l'artista che ha anche disegnato il poster di questa edizione), Igort, Federico Bertolucci, Arianna Papini, Taiyo Matsumoto, Raina Telgemeier e Sio. Finito lì, ci sarebbe dovuto essere l'incontro con Tite Kubo, autore di uno dei miei manga preferiti, ma già da due giorni si sapeva che non sarebbe venuto causa motivi di salute, quindi ho ripiegato per il cinema, dove ho assistito all'anteprima del documentario Never-ending Man: Hayao Miyazaki. A me è piaciuto, anche perchè penso sia riuscito a mostrare bene che tipo è il sensei. Dopo un pranzo veloce, mi sono fatta una vasca al padiglione dei games prima dell'incontro con la simpatica Siri Pettersen, scrittrice fantasy norvegese. 

idol giapponesi levatevi proprio!

Finito quello aveva finalmente smesso di piovere, così sono andata a fare merenda a base di takoyaki e mochi, mi sono vista un po' dell'esibizione delle idol italiane (e ancora non ho deciso se ridere o applaudire...) e ho ripreso la passeggiata sulle mura, prima di collassare al B&B.


Se devo fare un bilancio, non può che essere positivo, anche se dal punto di vista fotografico la mia frustrazione aumenta di anno in anno. Il problema è che ormai tra i cosplayers professionisti e i photographers si è creato un circolo vizioso impossibile da spezzare per una come me. La media è di 5-6 photographers per ogni cosplayer, quindi per riuscire ad arrivare a distanza ragionevole occorre sgomitare (inutile mettersi in fila, perchè tanto ne arrivano sempre di nuovi e non stanno certo a dare la precedenza, loro). Ho trovato i cosplayers sempre molto disponibili, nel senso che non mi hanno mai negato una foto e che quando si sono accorti di me in mezzo alla folla si sono girati pure dalla mia parte, ma è proprio qui che casca l'asino: se si trovano assediati, quelli che vedono sono i teleobiettivi da trenta centimetri dei photographers con le loro macchinone digitali, mica le mie macchine che, digitali o no, sono di dimensioni normali. Questo per quanto riguarda le foto scattate in quei posti che hanno sfondi adatti, perchè sperare di fare una foto decente tra la folla, con la gente che spunta da tutte le parti, è pura utopia. Del resto io, fotografando per diletto e non perchè voglio distribuire i miei biglietti da visita che così dopo il cosplayer va sul mio sito e mi chiede le foto che gli ho fatto per il proprio book (non ho mai capito se a gratis o no), non sono nemmeno interessata a rapirne qualcuno e monopolizzarlo per mezz'ora. Così mi è salita una gran voglia di dedicarmi alle foto rubate, che spesso danno più soddisfazione di quelle in posa; mi sa che il prossimo anno mi porto lo zoom e mi apposto dietro un albero. 

le foto rubate sono sempre le migliori


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