venerdì 3 novembre 2017

Compulsion - Meyer Levin/ Frenesia del delitto



Nulla ha mai fine, e se ripercorriamo a ritroso tutti i nessi causali sembra impossibile trovare un principio. Ci fu, però, un giorno in cui tutta questa storia cominciò a manifestarsi agli occhi del pubblico. Quel giorno Judd Steiner, arrivando in leggero ritardo alla lezione di storia del diritto del professor McKinnon, prese posto in fondo all'aula. Si sedette da solo nell'ultima fila, un gradino più in alto degli altri, e questa elevazione si confaceva al senso di superiorità che nutriva ne confronti di tutti loro.

Devo dire che sono fortunata quando mi reco in biblioteca: vado sempre a naso nello scegliere e spesso trovo libri che mi piacciono molto come questo. Si tratta di un classico, un romanzo del 1956 che ricostruisce quello che nel 1924 venne considerato il delitto del secolo. Si trattò del rapimento e dell'uccisione di un quattordicenne ad opera di due giovani e geniali studenti ebrei (Richard Loeb di diciotto anni e Nathan Leopold di diciannove), rampolli di famiglie molto ricche e rispettate di Chicago, e fu proprio questo uno degli elementi che destarono tanto scalpore. Gli altri furono il fatto che l'omicidio venisse compiuto senza altro motivo che il voler dimostrare di poter realizzare il delitto perfetto (anche se in realtà i ragazzi si lasciarono alle spalle tanti indizi da finirne letteralmente inchiodati) e la relazione omosessuale che i due avevano; fu inoltre il primo caso giudiziario in cui grande peso ebbero le testimonianze degli psicologi (allora chiamati alienisti), mentre l'avvocato difensore fu il celeberrimo Clarence Darrow che si produsse in un'arringa finale di ben dodici ore (contenente, fra l'altro, un'appassionata condanna della pena di morte, in quanto il nodo centrale del processo non fu tanto di giudicare o no la colpevolezza dei due accusati, quanto decidere se impiccarli o dar loro l'ergastolo). 

Nathan Leopold e Richard Loeb vennero infine
condannati all'ergastolo

Il libro è una ricostruzione molto fedele, anche per merito del fatto che Meyer Levin ne fu coinvolto direttamente. Coetaneo e conoscente dei due assassini, all'epoca lavorava già come giornalista ed ebbe un ruolo attivo nelle indagini (fu lui a collegare il cadavere sconosciuto rinvenuto nei pressi di una palude a quello del ragazzino rapito), oltre a seguire tutto il processo, per non dire che la sua fidanzata ad un certo punto venne affascinata da Leopold, tanto che la loro relazione finì. Nel libro i nomi sono tutti cambiati, ma la sostanza è la stessa, ed è stata un lettura davvero molto interessante e coinvolgente. Levin fra l'altro chiese una collaborazione a Leopold per realizzare questo libro (Loeb nel frattempo era morto in carcere, ucciso dall'ex-compagno di cella del quale pare avesse rifiutato le avances sessuali), ma Leopold si oppose al progetto, così come si oppose strenuamente alla realizzazione del film tratto da esso.


Tre anni dopo l'uscita del libro, ne venne infatti tratto un film omonimo per la regia di Richard Fleischer (da noi distribuito col titolo di Frenesia del delitto), ma il caso ispirò anche altri, non ultimo Alfred Hitchcock che trasse il suo film Rope (Nodo alla gola) dall'omonima piece teatrale; anche alcuni film più recenti si sono ispirati più liberamente alla vicenda. Quanto a Frenesia del delitto, il terzetto dei protagonisti (Dean Stockwell, Bradford Dillman ed Orson Welles) vinsero tutti il premio per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes del 1959. Ho voluto vederlo in quanto si tratta della versione più fedele al libro; malgrado ciò, ci sono parecchi cambiamenti e omissioni. Ero soprattutto curiosa di vedere come fosse stato trattato l'aspetto dell'omosessualità: è risultata del tutto assente, se non per un accenno talmente vago da essere di fatto nullo. Il film pare si sia dato la missione di rendere il più odiosi possibile i due giovani assassini, in particolare Loeb, mentre nel libro mi è parso che abbia dominato una volontà di comprendere i loro caratteri e le loro motivazioni. Poi è logico che tutti gli approfondimenti di quelle pagine non potevano trovare posto in una pellicola di meno di due ore di durata. Insomma, avendo visto il film dopo aver letto il libro, ne sono rimasta piuttosto delusa.

Nessun commento:

Posta un commento