sabato 21 ottobre 2017

Il palazzo del vicerè


E' il 1947 e l'Inghilterra ha ufficialmente annunciato il suo ritiro dall'India. Per sbrigare tutte le questioni legate a questa partenza, viene inviato a Delhi il nuovo vicerè, Lord Mountenbatten, che arriva insieme alla moglie e alla figlia. Lord Mountenbatten è un uomo retto che vuole fare del suo meglio, ma si ritrova con una bella gatta da pelare. Difatti è in corso un cruento conflitto tra indù, sikh e musulmani; questi ultimi insistono perchè l'India venga divisa su basi religiose mentre gli indù vogliono mantenere l'unità. Da principio Lord Mountenbatten è di quest'idea, ma quando il conflitto aumenta egli si convince che l'unica maniera per fermare le violenze sia consentire la secessione, tanto che anche la data in cui l'Inghilterra cederà la sovranità al nuovo governo indiano viene anticipata. Purtroppo questo non servirà a nulla e addirittura Lord Mountenbatten scoprirà che la faccenda della secessione era già stata decisa due anni prima.


Confesso che il motivo che mi ha spinto ad andare a vedere questo film è stato la presenza di Gillian Anderson (che per me sarà sempre la mia amata Dana Scully) e solo in un secondo tempo ho realizzato che la regista Gurinder Chadha è la stessa che ha diretto quel piccolo cult che è Sognando Beckham. Indirettamente coinvolta in questa tragedia (per via della nonna), Gurinder Chadha ha voluto fare un resoconto accurato alternando vari livelli: la grande storia, ovvero quella fatta dai personaggi reali, e la storia d'amore tra l'indù e la musulmana che vuole essere una metafora del tutto. In mezzo ci stanno i cinquecento tra segretari, valletti, cuochi, soldati, ecc. che lavorano presso il palazzo del vicerè e che costituiscono un microcosmo esemplare dell'intero paese, riproducendone i conflitti così come i gesti di umanità e le assurdità burocratiche. Detto questo, il film non ha guizzi particolari e l'unica cosa veramente degna di nota è la bravura degli interpreti.

2 commenti:

  1. io sono curiosissimo di vedere 'Vittoria e Abdul'... la Dench da sola merita la visione

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    1. D'accordissimo, la Dench è favolosa.

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