martedì 22 agosto 2017

L'amore è come la ferita di una spada - Ahmet Altan


Tutta quella congerie di oggetti vecchi e dimenticati: un servizio da scrittura in cristallo molato, dei fogli ingialliti su cui si attorcigliavano, come esseri viventi in agonia, i caratteri arabi della calligrafia in stile sülüs, la poltrona in pelle qua e là screpolata, il tambur appoggiato al muro, con una corda saltata, il tavolo in legno di noce senza i cassetti, i frutti di sapone dai colori sbiaditi, disposti su un piatto sbeccato di porcellana, un mappamondo di latta ammaccato, attraversato da una sottile asticella in ferro arrugginito, la spada d'argento e il bastone in avorio appesi al muro fianco a fianco, le vecchie riviste accatastate in un angolo della stanza, i libri con la rilegatura in marocchino; tutte queste cose, tutta la stanza, forse anche tutta la città erano coperte di polvere; un sottile strato aveva ricoperto tutto quanto, l'aveva impregnato, l'aveva logorato e aveva finito per ucciderlo.

Questo libro è ambientato a cavallo tra Ottocento e Novecento in quello che era ancora l'Impero Ottomano e, a dispetto di quanto suggerito dalla trama sulla quarta di copertina, non è affatto incentrato sugli amori lussuriosi della bellissima Mehpare. Certo, lei è presente e fa la sua parte, ma in realtà si tratta di un racconto corale in cui un discreto numero di personaggi cercano di venire  a patti con le proprie inclinazioni in un ambiente claustrofobico e oppressivo, dove si rischia la testa per una frase infelice. Tutto questo mi è piaciuto e mi ha anche fatto apprezzare la libertà di cui godo. 

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