lunedì 31 luglio 2017

luglio soffocante

è sfinita anche la Mafalda

Luglio era anche partito bene, i primi giorni mi sono dovuta addirittura mettere la felpa quando sono andata al cinema all'aperto, ma visto che le cose belle non durano, il caldo infernale non ha tardato a manifestarsi di nuovo. Siccome volevo evitare di essere di pessimo umore per tutto il mese, un giorno ho deciso di fare una lista di pro e di contro dell'estate, sperando che ci fossero abbastanza pro da bilanciare tutti i contro. E' finita che l'unica cosa che ho scritto come pro è stata "il bucato si asciuga subito", dopodichè mi sono resa conto che preferisco che ci siano 15° anche se mi tocca tenermi le mutande sporche. Comunque il caldo mi ha talmente sfinita che mi sono ridotta a una inerte pozza di sudore ambulante con un solo interrogativo in testa: riuscirò ad arrivare viva a settembre? Ho ripreso fiato giusto a metà mese, quando la temperatura è tornata sopportabile per qualche giorno, per il resto è stato esattamente lo schifo di mese che mi aspettavo.

mercoledì 26 luglio 2017

La mano di Fatima - Ildefonso Falcones


Il rintocco della campagna che richiamava alla messa alle dieci del mattino infranse la gelida atmosfera attorno al piccolo villaggio su uno dei contrafforti della Sierra Nevada. I suoi echi metallici si perdevano giù per i dirupi, quasi volessero schiantarsi contro le falde della Contraviesa, la catena montuosa che da sud chiude la fertile valle percorsa dai fiumi Guadalfeo, Adra e Andarax, con i loro affluenti che scendono dalle cime innevate.

Essendo nati entrambi a Barcellona, tendo sempre a paragonare  Ildefonso Falcones a Carlos Ruiz Zafón. Del primo avevo già letto La cattedrale del mare, il romanzo che ha scritto per primo e che gli ha fatto guadagnare la fama. Questo secondo lavoro, ambientato tra la fine del 1500 e l'inizio del 1600, vede protagonista il morisco Hernando, nato dallo stupro della madre ad opera di un prete cattolico. Educato sia al cristianesimo che all'islam, Hernando riesce a barcamenarsi tra i due mondi e a salvarsi in molti difficili frangenti, fino a vivere felice e contento con la nuova famiglia che si è creato sposando una cristiana. L'impressione che mi ha fatto questo romanzo è la stessa che mi fece il primo: ho apprezzato molto la ricostruzione storica, di meno le vicende del protagonista, soprattutto quelle amorose. Per me comunque Falcones sta a Ruiz Zafón come un film da multisala sta a una pellicola d'essay: va bene come passatempo, ma non è il genere di libro al quale torno con l'emozione e la voglia di rileggerlo.

venerdì 21 luglio 2017

Il totem del lupo - Jiang Rong


Nascosto in un'insenatura nella neve, il giovane Chen puntò il cannocchiale verso un lupo della prateria mongola e ne incrociò lo sguardo d'acciaio. I radi peli del giovane si rizzarono come aculei quasi a voler sollevare la camicia. Aveva accanto a sé il vecchio Bileg. Stavolta Chen non provava la sensazione che l'anima gli fosse volata via dal corpo, ma sudava freddo da ogni poro. 

Quanto mi è piaciuto questo libro! E quanto mi ha fatto stare male, visto che era facile prevedere la catastrofe finale... La storia narra dell'amore tra un uomo e i lupi. Chen Zhen (alter ego dello scrittore, che è un intellettuale dissidente) fa parte di un gruppo di studenti di Pechino che, durante la Rivoluzione Culturale, sono stati inviati a rieducarsi nella Mongolia Interna. Il ragazzo si è adattato senza troppi problemi alla rude vita dei nomadi e soprattutto ha imparato ad ammirare i lupi della prateria, bestie fiere e indomite che con la loro presenza costituiscono un elemento fondamentale del fragile ecosistema di quella zona. E' il vecchio mongolo Bileg, che ha adottato Chen Zhen, a introdurlo alla cultura e alle tradizioni ancestrali, insegnandogli che nella prateria ogni creatura svolge un'importante funzione che mantiene l'indispensabile equilibrio. Tale equilibrio però viene via via sconvolto dalle miopi direttive del Partito e dall'arrivo in massa di immigrati cinesi. Chen Zhen e i suoi amici mongoli assistono impotenti agli scempi sempre più sfacciati che vengono compiuti e ai quali non possono opporsi perchè rischierebbero la prigione. Ma soprattutto, dicevo, questo romanzo è una storia d'amore; Chen Zhen infatti ad un certo punto decide di catturare un cucciolo di lupo e di allevarlo in cattività. L'impresa non sarà facile a causa delle difficoltà pratiche e dell'ostilità diffusa di pastori e allevatori verso chi mostra benevolenza verso il loro nemico naturale. Chen Zhen però è innamorato follemente del suo cucciolo e se ne prende cura più che se fosse suo figlio, probabilmente senza riconoscere di essersi imbarcato in un'impresa che non può andare a buon fine.

una scena del film tratto dal libro: chissà se ne è all'altezza!

Pare che questo romanzo sia stato un best seller in Cina, e dire che mi sono meravigliata che lo abbiano pubblicato, visto che in diversi punti non è certo lusinghiero nei confronti della politica cinese e del popolo cinese in generale. Io l'ho apprezzato sia per la vicenda personale del protagonista che per il messaggio molto più universale che ha una forte valenza politica ed ecologista.

La libertà, la democrazia, l'uguaglianza, la sicurezza: queste sono tutte conquiste che non si ottengono a forza di lavorare! Non è il lavoro a rendere libera una nazione. Il lavoro da solo non produce che un popolo di servi e un sistema politico addomesticato, che è l'esatto contrario della democrazia, della libertà e del socialismo.

lunedì 17 luglio 2017

a volte fa fresco


Ovvero: non è che faccia veramente fresco, ma fa un caldo normale invece di uno devastante. Approfittando appunto del fresco, col marito che era in ferie ieri sono stata in Appennino, dove faceva ancora più fresco e ci voleva la canottiera. Inizialmente volevamo andare al giardino di Valbonella, poi abbiamo scoperto che il lunedì è chiuso e abbiamo ripiegato su Ridracoli. Per chi non è romagnolo: vi si trovano una diga e un lago artificiale che  fornisce acqua a circa un milione di persone. In pratica, è merito di Ridracoli se mi posso fare la doccia tutti i giorni. 


Abbiamo lasciato l'auto all'imbocco della strada che porta alla diga e ce la siamo fatta a piedi fino al rifugio di Cà di Sopra, che sta a circa 3-4 chilometri (o forse 5... ci sono pareri discordanti). Comunque sia, a parte il tratto fino alla diga che è sull'asfalto, il resto del percorso è attraverso il bosco e costeggia il lago. Nei tratti all'ombra, anche grazie al vento, si stava veramente bene.



Arrivati al rifugio con tutta calma, visto che abbiamo fatto anche una breve deviazione per andare sulla riva del lago, per non parlare del tempo che la sottoscritta ha perso fotografando, abbiamo mangiato con molto appetito il cibo portato da casa e ci siamo spalmati su una panchina all'ombra a goderci la calma e la frescura.



Che poi, come notava una mia amica, non c'è bisogno di andare tanto lontano da casa per trovare dei posti belli. Qua varrebbe la pena tornare anche in autunno quando gli alberi cambiano colore o nel periodo di fioritura delle ginestre, dato che il sentiero passava accanto a molti cespugli.

lunedì 10 luglio 2017

Il mondo dopo la fine del mondo - Nick Harkaway


Le luci al Bar Senzanome si spensero poco dopo le nove. Io ero chino sul tavolo da biliardo con una mano sulla chiazza liscia dietro l'area D, che a detta di Flynn il Barista era una macchia di birra, ma aveva la stessa forma e le stesse dimensioni del culo di sua moglie: a tutto baglio e sagomato come la sezione trasversale di una mela.

Se sono arrivata alla fine di questo prolisso romanzo è stato solo perchè siamo in estate e leggere è una delle attività che mi riesce meglio restando seduta davanti al ventilatore; in stagioni in cui ho di meglio da fare, lo avrei sassato via prima di arrivare alla metà. Motivo: lo stile. Perchè la trama sarebbe anche stata interessante (almeno fino a quando non è diventata un puro delirio da LSD), ma è soffocata da parole, parole, parole, troppe parole. L'autore è uno di quei soggetti autocompiaciuti che usano cento vocaboli quando dieci sarebbero più che sufficienti, come quei simpaticoni da balera che sparano battute ogni volta che aprono bocca e dopo un po' vorresti infilare loro una mela in bocca e l'altra nel... vabbè, ci siamo capiti. Per curiosità ho fatto un giro in rete scoprendo che i lettori su questo libro si dividono in due gruppi: chi la pensa come me e chi invece ne canta le lodi e plaude al genio dell'autore. Come già notato, de gustibus eccetera.

giovedì 6 luglio 2017

La donna che visse due volte - Boileau e Narcejac


«Senti,» disse Gévigne, «vorrei che pedinasti mia moglie».
«E perchè? Ti tradisce?».


Come possono avere intuito anche i sassi, questo è il libro dal quale Alfred Hitchcock ha tratto uno dei suoi film più famosi, anzi pare che gli autori, due celebri giallisti francesi, lo abbiano scritto proprio con lo scopo di farsi notare dal regista. Il libro è naturalmente diverso dal film; intanto l'ambientazione è nella Francia a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, inoltre se uno ha in mente James Stewart, vedrà che non ci azzecca granchè con il Gévigne di questo libro (o almeno questa è stata la mia impressione). Il libro mi pare più incentrato sull'ossessione amorosa del protagonista, soprattutto nella seconda parte, mentre Hitchcock naturalmente ha enfatizzato maggiormente l'elemento giallo. Interessante la differenza tra i titoli: l'originale è D'entre les morts, mentre Hitchcock ha usato Vertigo, facendo riferimento al fatto che il protagonista soffre di vertigini (dettaglio importante nella storia).

lunedì 3 luglio 2017

L'altro volto della speranza


Ho visto parecchi film di Aki Kaurismäki e devo dire che ho un debole per le sue storie minimaliste, per i dialoghi ridotti all'essenziale ma spesso ricchi di perle, per il suo senso dell'umorismo che esplode quando uno meno se lo aspetta e che risulta per questo ancora più dirompente, ma soprattutto mi piace il fatto che i personaggi dei suoi film siano quasi sempre degli sfigati o degli emarginati che però sono ricchi di umanità ed hanno buon cuore. Anche questo suo ultimo lavoro non fa eccezione; da un lato abbiamo un venditore di camicie che lascia la moglie, liquida il magazzino e, con i soldi ricavati, gioca a poker e guadagna una somma tale che gli consente di rilevare un ristorante e i dipendenti che vi lavorano; dall'altro c'è un profugo siriano arrivato in Finlandia per caso che, quando il permesso di soggiorno gli viene negato, entra in clandestinità e viene aiutato proprio dall'uomo di cui sopra. Non sono tutte rose e fiori; autorità e burocrazia non ci fanno una bella figura (anche se pure lì non mancano persone empatiche), mentre decisamente odiosi risultano i razzisti che in diverse occasioni se la prendono con il siriano, eppure il sentimento dominante è quello della speranza nell'iniziativa dei singoli che si aiutano gli uni con gli altri senza preoccuparsi del colore della pelle o di altro. Una piccola iniezione di fiducia nel prossimo necessaria in questi tempi bui.