venerdì 30 giugno 2017

giugno sudaticcio


Se fossi single, trascorrerei i tre mesi estivi in Siberia o in Groenlandia, ma siccome devo rimanere qui a sfamare la famiglia e a fare lavatrici, è andata già grassa che sia riuscita a passare pochi giorni nel nord della Germania. Per il resto non ho altro da aggiungere poichè giugno non è stato altro che l'anticamera dell'inferno che mi attende per i prossimi due mesi, in quanto il caldo si è fatto sentire già anche troppo, di conseguenza mi sono limitata alla mera sussistenza e a cercare di stare il più immobile possibile davanti al ventilatore che girava. L'unica altra botta di vita è stato il concerto dei Depeche Mode, che per quanto adori, ho seriamente pensato di disertare perchè il pensiero di salire prima su di un treno arroventato, poi su di un autobus altrettanto bollente per poi sedermi gomito a gomito con altri corpi accaldati dentro a uno stadio surriscaldato mi faceva venire ancora più caldo. Per fortuna quel giorno la morsa del caldo si era leggermente allentata grazie ai temporali del giorno prima; se così non fosse stato, penso che a questo giro ci avrei lasciato le penne prima ancora di arrivare allo stadio, difatti il treno era in modalità carro da bestiame per via che un guasto lungo la linea in Puglia aveva causato ritardi di tre ore e quindi moltissimi viaggiatori si erano riversati su tratte alternative, mentre l'autobus che andava dalla stazione allo stadio era una sauna, oltre che un focolaio di sommosse, perchè ad un certo punto, non ho capito se per via del traffico o perchè una signora era stata derubata a suo dire proprio lì sopra, è rimasto fermo per dieci minuti in prossimità di un semaforo e la gente ha cominciato ad agitarsi e a gridare, prima ironicamente e poi sempre più sul serio, contro l'autista. Il concerto però è stato molto bello e valeva la pena; Dave è in gran forma e ancora scopabile XD


mercoledì 28 giugno 2017

Golden boy - Abigail Tarttelin


Mio fratello prende sempre i voti migliori a scuola, e in genere è sempre gentile con tutti. E' nella squadra di calcio della contea, che si allena e gioca nella sua scuola, e siccome cambiano a rotazione il capitano scegliendolo fra i tre giocatori più bravi, che sono lui e i suoi due migliori amici, un mese ogni tre fa il capitano della squadra.

Molto probabilmente la prossima frontiera della rivendicazione dei diritti, una vota garantiti quelli della comunità LGBT, sarà quella delle persone intersessuali. Ammetto di sapere poco sull'argomento; avevo letto un articolo tempo fa, grazie al quale ho capito che il fenomeno delle persone che nascono con genitali ambigui è molto più diffuso di quanto si pensi e che di solito l'approccio è chirurgico: i bambini vengono operati per accordarsi col sesso che appare predominante. Questo però non vuol dire che ci si prenda sempre; magari un bambino viene fatto diventare al 100% una femmina per poi scoprire più tardi che invece si sente un maschio. Così è nata una nuova consapevolezza che vuole evitare la chirurgia a tutti i costi e incoraggiare le persone ad accettarsi per quelle che sono; per esempio uno dei più influenti esponenti di questo movimento, l'americano Pidgeon Pagonis, non si identifica nè col genere maschile nè con quello femminile. Ho voluto semplificare per non fare un pippone eccessivo, anche perchè volevo parlare del libro, che è appunto la storia di un ragazzo intersessuale, nato con genitali sia femminili che maschili. Il padre si è opposto alla chirurgia che i medici e la madre avrebbero voluto imporgli fin da piccolo e Max è cresciuto sentendosi sempre un maschio; il problema è che, crescendo, la sua diversità diventa per lui una mostruosità che gli impedirà di avere una vita normale come quella dei suoi coetanei. I genitori sono sempre stati bene attenti a non lasciare trapelare il segreto della sua diversità, cosa che diventa ancora più importante nel momento in cui il padre decide di abbracciare la carriera politica finendo sotto i riflettori. Succede però che Max viene violentato dal suo amico d'infanzia, l'unico fra i suoi coetanei che sa la verità su di lui, e concepisce un bambino. Prima di scoprirlo, s'innamora di una compagna di classe e così al trauma per la violenza si aggiungono lo shock nello scoprire di essere in stato interessante e la consapevolezza che la sua storia non può avere futuro. Mi è piaciuto questo libro, costruito in brevi capitoli in cui ogni personaggio si esprime in prima persona; penso sia importante per capire meglio questo argomento del quale non si parla e che invece credo meriti attenzione e rispetto. Ah, per la cronaca: per fortuna il libro finisce bene.

lunedì 26 giugno 2017

La casa dei fantasmi - John Boyne


Se mio padre è morto è colpa di Charles Dickens.
Quando torno al momento in cui la mia vita passò dalla serenità all'orrore, e ciò che è naturale divenne abominevole, mi ritrovo seduta nel salotto della nostra modesta casetta vicino a Hyde Park, a studiare i bordi sfilacciati del tappeto davanti al focolare, a chiedermi se fosse giunto il momento di comprarne uno nuovo o se cercare di aggiustarlo da me.

Se fuori ci sono 38°, leggere un romanzo ambientato nel gelido inverno inglese di metà Ottocento può offrire un certo sollievo, anche se questo è stato l'unico genere di brivido provato in quanto non mi ha fatto nemmeno un po' di paura. Questo non vuole dire che non mi sia piaciuto comunque. La protagonista, rimasta sola al mondo alla morte del padre e per giunta priva di mezzi di sussistenza (fa la maestra, ma lo stipendio non le basta per l'affitto della casa), decide d'impulso di accettare un posto da istitutrice nel Nordfolk. Giunta a destinazione, si trova davanti una magione deserta e due strani bambini, oltre a una misteriosa presenza che cerca di farle le penne in più di un'occasione. Non aggiungo altro per non spoilerare.

sabato 24 giugno 2017

Captain Fantastic


Ecco un film che volevo vedere quando uscì alcuni mesi fa, ma che poi mi persi non so se per pigrizia o per distrazione. Sono contenta di averlo recuperato perchè mi è piaciuto molto. La storia è quella di una famiglia anomala, in quanto i genitori hanno deciso di crescere i sei figli in mezzo ai boschi, lontano da una società che disprezzano; nella loro piccola comunità autosufficiente, i ragazzi vengono educati in base a valori socialisti ed ecologisti oltre che allenati alla sopravvivenza. All'inizio del film però la madre è assente: è stata ricoverata in ospedale a causa di un grave disturbo bipolare. Quando il marito telefona alla sorella per sapere come sta, scopre che la sera prima si è suicidata. Il problema a quel punto è che la donna, buddista, ha lasciato un testamento in cui chiede di essere cremata, ma i suoi genitori le hanno organizzato il perfetto funerale cristiano, oltre a minacciare il marito di farlo arrestare se osa presentarsi. L'uomo da principio pare rassegnato, ma i ragazzi vogliono assolutamente partecipare e così alla fine partono tutti insieme. L'impatto con la vita reale però lascia dei segni in tutti loro, tanto che infine l'uomo comprende che i suoi metodi estremi hanno creato sì degli individui consapevoli, ma che al contempo li ha resi alieni e incapaci a interagire con il resto del mondo. Non riuscendo a impedire il funerale della moglie e rassegnato a lasciare i figli a vivere con i suoceri perchè comincino ad andare a scuola, l'uomo in qualche modo proprio dai figli viene salvato e tutti insieme trafugano il cadavere della madre bruciandolo poi su una pira in riva a un lago, con una commovente cerimonia di addio. Infine viene trovato una sorta di compromesso: la famiglia va a vivere in una fattoria dove comunque può portare avanti i suoi principi di indipendenza alimentare e la vita frugale alla quale è abituato, ma i ragazzi vanno a scuola. 


Viggo Mortensen interpreta il capofamiglia

Credo che il motivo per cui ci tenevo a vedere questo film fosse proprio capire come conciliare gli ideali con la realtà. Normalmente sono gli ideali che ne escono con le ossa rotte, ma non mi sembra che questo film dia un messaggio di totale disfatta. Il compromesso finale, anche se toglie il sorriso dalla faccia del padre, lo mantiene su quello dei figli. Personalmente ritengo che stare fuori dal mondo sia un'assurdità se avviene come imposizione (mentre ha senso farlo come scelta, dopo averlo provato, il mondo; in larga parte questa è la scelta che ho fatto, a un certo punto della mia vita) e che riguardo all'educazione dei figli nessun genere di campana di vetro abbia senso; molto meglio far sì che vedano in che mondo vivono, ma al contempo che gli si insegni una serie di cose, tra le quali la consapevolezza è certamente una delle più importanti.

mercoledì 21 giugno 2017

hamburger

avvertenza: questo post sarà un po' lungo, se avete fretta ripassate più tardi.

la foto che ad Amburgo fanno tutti: lo scorcio della città dal Lombardsbrücke

Come i lettori più affezionati di questo blog avranno intuito, Guchi detesta il caldo, per questo motivo nei mesi passati si è più volte interrogata sull'opportunità di farsi una vacanza al fresco in estate. La scelta teoricamente vasta è stata facilmente ridotta per motivi famigliari ed economici, e si è tradotta in una manciata di giorni in quel di Amburgo, per giunta nella prima metà di giugno, il che significa che nei restanti tre mesi Guchi sarà comunque a casa a tirare bestemmioni perchè suda. Ma veniamo alla cronaca di questo breve soggiorno teutonico; per una volta tanto, abbiamo deciso di fare un'intervista a Guchi, che si è mostrata molto disponibile anche perchè non aveva niente di meglio da fare.

vecchie case che si affacciano sul canale di Nikolai (Nikolaifleet)

D: Innanzitutto, perchè Amburgo?
R: Mah, perchè mi piacciono le città sull'acqua... e soprattutto perchè di voli diretti da Bologna verso posti potenzialmente freschi in cui non ero mai stata non c'era altro.

D: Dunque, com'è stato il primo impatto con la città?
R: Bè, sono arrivata di domenica ed era una bella giornata di sole, per cui era ovunque pieno di crucchi spalmati in giro che se la godevano. Siccome sono arrivata presto e il check-in in albergo c'era dalle 14, ho lasciato i bagagli alla stazione centrale e poi me ne sono andata subito a girovagare.

D: E la prima meta è stata?
R: Sternschanze, un quartiere noto soprattutto per la vita notturna, anche se bar e ristoranti erano pieni di gente già a mezzogiorno. Avevo letto su di un blog che vi si trovavano diversi graffiti e, siccome sono una delle mie passioni, mi sono subito messa a fotografare come se non ci fosse stato un domani. Prima però, anche se era presto e non avevo molta fame, ho pensato di pranzare e sono andata da Omas Apotheke, in Schanzenstraße 87 dove giustamente, per stare leggera, mi sono fatta fuori trenta centimetri di currywurst con le patatine fritte.


Dopo ho continuato a girovagare in zona, ho trovato un Photoautomat vicino alle fermata della metro di Feldstraße e mi ci sono subito fiondata dentro.

D: Figo! E le foto come sono venute?
R: Inaspettatamente bene, difatti poi sono riuscita a rovinarle perchè, credendo fossero già asciutte, le ho messe in mezzo a un volantino e così adesso sulla mia faccia c'è stampata la descrizione della linea della metro.

D: Mi sembra giusto, avendo a che fare con un'invornita... Ehm, scusa Guchi! Continua pure il tuo racconto.
R: Da lì sono arrivata, sempre a piedi, a Reeperbahn, cuore del quartiere a luci rosse, però era pomeriggio e quindi non mi ha impressionata particolarmente, a parte che dopo aver visto quello di Amsterdam con le vetrine piene di falli colorati e le donnine esposte, penso che qualunque altro posto risulti meno divertente.


Siccome era ancora presto e non ero del tutto sfinita, ho approfittato per percorrere l'Alter Elbtunnel, il tunnel sotterraneo che passa sotto l'Elba e che è stato costruito nel 1911. La domenica è pedonale, quindi aveva senso goderselo con la sola compagnia di altri pedoni e dei ciclisti, anche perchè mi viene da dire che quando ci passano la auto diventi una specie di camera a gas. Dentro faceva un bel freschetto e ho seriamente temuto di prendermi un accidente perchè ero sudata; in compenso la passeggiata è stata allietata da un concerto per coro e chitarra.

D: Chissà che bello, per giunta in un ambiente così suggestivo!
R: Già, anche se poi si formavano degli ingorghi causati da quelli che si fermavano ad ascoltare. Per non dire di quelli che si fermavano a farsi i selfie e rischiavano di essere investiti dai ciclisti che, a quanto ho visto, in Germania sono molto poco pazienti. Comunque dopo l'andata e ritorno sotto il fiume, cominciavo ad accusare la stanchezza e quindi, recuperati i bagagli, sono andata in albergo, ho riposato un pochino e poi sono ripartita alla volta del lago Alster, perchè non vedevo l'ora di vederlo, solo che non ho fatto in tempo ad arrivarci che ha cominciato a piovere sempre più forte, tanto che ho finito per infilarmi in un ristorante asiatico, anche perchè quello in cui volevo andare non l'ho trovato causa smarrimento della strada. Da quello che ho capito questo ristorante - COA in Kurze Mühren 6 - fa parte di una catena sparsa per la Germania; ho preso un wok di pollo e verdure con una salsa alle arachidi e latte di cocco che era veramente molto buono. E dopo a nanna!


uno scorcio laterale della Chilehaus

D: E veniamo al secondo giorno...
R: Intanto il tempo è stato variabile perchè tirava un forte vento e quindi era un continuo rimpiattino tra le nuvole e il sole; la sera ha anche fatto una sbruffata di pioggia, ma niente di che. Ho esordito da dove avevo concluso la sera prima, ovvero le sponde del lago Alster; ne ho percorso un pezzetto, il tratto in corrispondenza del Kennedybrücke, poi sono stata sulla sponda del lago interno (il lago ha un po' la forma di una clessidra, anche se le dimensioni delle due parti sono molto sproporzionate). Di lì mi sono recata al Rathaus, ho visitato le chiese di St.Petri e St. Jacobi e ho raggiunto la Chilehaus, un edificio degli anni Venti che architettonicamente mi è piaciuto un sacco. Lì accanto c'è anche lo Sprinkenhof, costruito tra il 1927 e il 1943, e il Meßberghof, del 1924. C'era anche il museo del cioccolato, solo che quella mattina avevo le gomme a terra e quindi mi sono infilata nella vicina fermata della metro, ho mollato le borse in albergo, ho mangiato lì vicino e poi mi sono fatta un pisolo. Due parole le merita lo Speisewagen (Anckelmannsplatz 3), sfortunatamente aperto solo a pranzo, che è una sorta di mensa che offre cibo casereccio; la scelta è ridotta a pochi piatti, ma tutti molto buoni, per non dire dei prezzi economici. Il fatto che fosse gremito di tedeschi in pausa pranzo la dice lunga su entrambe le cose.


la Gruner und Jahr Verlagshaus, un'altra bellezza architettonica
vicino alla chiesa di St. Michaelis

D: Spero che non avrei dormito fino a sera...
R. No, no, una volta che mi sono riposata, sono ripartita bella pimpante, questa volta per raggiungere la chiesa di St. Michaelis, ed ero talmente sveglia che ho pure preso il treno sbagliato. Quando ho realizzato che invece che in centro stavo andando sempre più in culo al mondo, sono scesa e sono tornata indietro (benedetto abbonamento giornaliero che mi permetteva di fare tutti i viaggi che volevo con la stessa cifra!). Alla chiesa volevo andare perchè si può salire sul campanile e ammirare il panorama; dato che mi piace un sacco vedere le cose dall'alto, non potevo perdermelo. Anche se poi pareva ci fosse un complotto per impedirmi di salirci...

D: Complotto? Che cos'è successo?
R: Intanto quando ho fatto il biglietto la tizia ha farfugliato non so che cosa, mi era sembrato di capire la parola "gruppo", però poi di altra gente in attesa non ne ho visto nemmeno dopo aver targiversato un po', così alla fine ho deciso di salire per i fatti miei. C'era un tornello che girava dopo che veniva letto il codice a barre del biglietto; ho inserito il mio e mi è uscita l'immagine dello stop con una scritta in tedesco che ovviamente non capivo. Ho riprovato, ma niente. Intanto sono arrivate altre persone che, belle belle, hanno ottenuto il verde e sono passate. Ho di nuovo riprovato inutilmente a inserire il biglietto e a quel punto ha cominciato a salirmi la carogna, ma ho ritenuto inutile tornare dalla cassiera che si era dimostrata molto antipatica, quindi ho deciso di fare l'italiana: ho atteso che non ci fosse nessuno e sono strisciata come una biscia (obesa) sotto il tornello, dopodichè ho realizzato che c'era una telecamera, ma si vede che il vigilante stava facendo la pennichella perchè non sono venuti ad arrestarmi. La vista sul campanile meritava tutto ciò, anche se in quel momento si era rannuvolato.

uno scorcio del porto turistico

D: Complimenti Guchi, direi che è stata un'impresa degna di te! Altri numeri da circo da riferire?
R: No, no. Dopo il campanile ho visitato (solo da fuori) il pittoresco complesso dei Kramer-Witwen-Wohnung e poi sono andata a passeggiare un po' sul molo, infine sono andata a mangiare al ristorante greco Taverna Ellada in Lange Reihe 19, perchè quello in cui volevo andare era pieno e non avevo voglia di aspettare (quant'è brutta la fame!).



D: Terzo giorno: che cos'hai combinato?
R: Intanto meteorologicamente è stato il peggiore in quanto ogni tanto si metteva a piovere, e solo nel tardo pomeriggio è finalmente uscito il sole. Viste le premesse, ho cercato da fare qualcosa al chiuso optando per il Deichtorhallen, che ospita in due edifici del 1911-13 uno dei maggiori centri per la fotografia contemporanea in Europa. Non volendo farci notte, ho fatto il biglietto per le sole mostre temporanee, una di Andreas Mühe (che mi è piaciuta) e una di Viviane Sassen (che invece non mi ha detto niente).



Mi sono poi avventurata nella zona dei vecchi magazzini per le merci del porto; anche questa architettonicamente mi è piaciuta molto. Ho visitato la chiesa di St. Katharinen e di nuovo ho ammirato alcune case vecchie molto pittoresche, così come ho trovato pittoresche quelle che si affacciano sul Nikolaifleet. In una di queste, che contiene il ristorante Alt Hamburger Aalspeicher (Deichstrasse 43) ho consumato un ottimo pasto a base di salmone fritto. Il piatto tipico del ristorante sarebbe stata l'anguilla, ma siccome non ho un gran buon rapporto con questa bestia (anche se quella mangiata a Kanazawa era ottima) ho preferito stare sul sicuro.



D: Niente riposino?
R: Certo che sì, ma non prima di aver girovagato un po' nella zona di Gänsemarkt, dove ci sono i negozi fighi e che quindi mi potevo risparmiare XD. Il riposino poi è stato provvidenziale visto che ho scarpinato un bel po' anche nel pomeriggio. Difatti mi sono recata a Ballinstadt, questa volta senza sbagliare treno, per fortuna.


la cabina di terza classe di una nave per l'America

D: E che cosa sarebbe?
R: In pratica si trattava di un centro di smistamento per le persone che dall'Europa volevano andare in America ed è stato attivo dal 1850 al 1930. Vi si trovava una serie di costruzioni che ospitavano i futuri migranti, c'era un'enorme mensa per sfamare tutti e si calcola che vi abbiano transitato cinque milioni di persone. Attualmente restano solo tre degli edifici originali, che ospitano il Museo Dell'Emigrazione. L'ho trovato molto interessante, e lo sarebbe stato anche di più se avessero messo le didascalie anche in inglese, ma immagino che non si possa avere tutto dalla vita...



D: Giornata conclusa?
R: Macchè! Visto che era uscito il sole, sono andata ad Hafen City, un quartiere in parte ancora in costruzione che volevo vedere per via degli edifici moderni; c'è anche un molo che ho percorso fino all'altezza della Elbphilharmonie, una delle sale da concerto più grandi del mondo dall'aspetto decisamente singolare (da fuori, perchè dentro non sono andata). Intanto si era fatta quasi ora di cena e ho pensato di cercare da mangiare in zona, così sono finita alla Gasthaus Heimathafen in Baumwall 7 dove ho giustamente e finalmente mangiato l'hamburger della casa, ovvero uno strano connubio di carne e pesce (oltre al classico hamburger, c'era anche del salmone). Ottimo, non c'è che dire, anche se quando me lo sono vista davanti mi sono domandata come diavolo sarei riuscita a infilarmelo in bocca...


la foto è uscita sfocata, ma le dimensioni si intuiscono ugualmente

D: Ma tanto una donna dalle mille risorse e dal grande appetito come la Guchi avrà certamente trovato il modo!
R: Naturalmente sì, visto che quando ho appetito mangerei anche un troll tutto intero.



D: E siamo al quarto e ultimo giorno...
R: Finalmente si è rivisto il sole e per fortuna non è stato un caldo esagerato, visto che ho di nuovo camminato un sacco. Tanto per cominciare, mi sono recata al cimitero di Ohlsdorf, la cui costruzione si è protratta dal 1874 al 1920. Si tratta del cimitero più grande d'Europa, oltre che di uno dei più grandi del mondo, e già avendo questa informazione avrei dovuto capire che i piedi non sarebbero stati sufficienti... Difatti, col senno di poi, noleggiare una bici sarebbe stata la soluzione ottimale, oppure cercare di capirci qualcosa del servizio di autobus che lo percorre. Invece è finita che ho fatto quello che mi riesce meglio, ovvero girovagare a naso. Ovviamente sono riuscita a vederne solo una minima parte e, intanto che c'ero, ho pure pranzato nel Cafè Fritz che è adiacente al crematorio, cosa che dimostra quanto certi popoli abbiano un rapporto molto diverso dal nostro con la morte.

D: In effetti... Ce lo vedo proprio un bar ristorante nel mezzo del cimitero della mia città XD Immagino che dopo tanto camminare fra alberi e tombe sarai stata un bel po' stanca.
R: Ed ecco perchè mi sono di nuovo concessa un riposino in albergo, dopo il quale sono ripartita per lo St. Pauli-Landungsbrücken, ovvero l'imbarcadero da dove sono partita per fare il giro del porto sulla nave, cogliendo l'occasione per scorattarmi per bene collo e avambracci, visto che il ponte era tutto al sole.



La nave ha percorso un tratto del fiume prima di infilarsi dentro al porto, dove siamo passati tra le enormi navi porta-container. Ancora una volta le spiegazioni fornite erano tutte in tedesco, ma non servivano le parole per capire la mole di merci che viene lavorata in questo grande porto.



Siamo anche passati davanti alla Elbphilharmonie che abbiamo potuto ammirare in tutta la sua eccentricità. Sulle rive dell'Elba invece c'erano delle piccole spiagge sulle quali si intravvedevano crucchi già stesi al sole.



D: E questo ha concluso la giornata?
R: Ma per chi mi hai preso? C'era ancora tempo per un'ultima escursione, quindi ho ripreso il treno e sono scesa a Blankenese, un tempo villaggio di pescatori e ora concentrato di ville dei ricchi. Qui mi sono fatta una passeggiata fino alle rive dell'Elba perchè volevo vedere il fiume lontano dal groviglio della città. Il posto era molto tranquillo e avrebbe meritato un maggiore approfondimento, ma a quel punto ero di nuovo lessa e ho fatto dietro front, per poi sbarcare in prossimità del ristorante Max und Consorten in Spedenteich 1, dove ho concluso la giornata e la vacanza in gloria con una bella Wiener Schnitzel, cavallo di battaglia di questo posto.

D: Insomma, direi che è andata bene, no?
R: Direi proprio di sì, anche se non ho ancora visto le foto analogiche e non so se ho fatto qualcosa di decente. Però Amburgo mi è piaciuta proprio tanto e mi piacerebbe tornarci.

D: Posso farti un'ultima domanda?
R: Prego.

D: Com'è che a questo giro ti sei dilungata con nomi e indirizzi dei posti in cui hai mangiato? Credi di avere un blog di viaggio?
R: Ma no, l'ho fatto per me, per avere un ricordo in più, visto che ho mangiato bene in tutti i posti in cui sono stata. Tanto ci siamo già capiti senza che aggiunga altro, no? ;)


domenica 18 giugno 2017

L'albero delle lattine - Anne Tyler


Dopo il funerale James tornò dritto a casa da suo fratello. Lasciò il signor Pike e la moglie su quella collina battuta dal vento con il figlio che camminava in tondo, e l'unica a vederlo andar via fu Joan, che gli lanciò un'occhiata, ma non disse nulla.


Anne Tyler ha un tocco delicato che mi piace. Lo ritrovo anche in questo romanzo, che descrive i cambiamenti portati dalla morte di una bambina di sei anni nelle persone che la conoscevano. Quello più grande lo subisce il fratello maggiore, che da centro dell'attenzione della madre diventa trasparente, in quanto la donna è resa apatica dal dolore. Anche la cugina che abita con la famiglia si trova a ripensare alla sua situazione di ospite, con una storia d'amore che non procede di un millimetro da tre anni. Alla fine però le cose torneranno alla normalità. In genere evito di leggere romanzi che parlano di lutto ed elaborazione dello stesso, questo l'ho preso per via che mi piace l'autrice, senza leggere la trama. Per fortuna non è risultato lacrimoso come temevo.

mercoledì 14 giugno 2017

Gli scapoli - Muriel Spark


Il giorno spuntava su Londra, la grande città degli scapoli, e davanti ai portoni cominciavano a comparire le prime bottiglie di latte: così da Hampstead Heath a Greenwich Park, da Wanstead Flats a Putney Heath, ma soprattutto a Hampstead, sopratutto a Kensington.


Ultimamente mi sono data al saccheggio della sezione letteratura inglese contemporanea, ed ecco che ho pescato questo romanzo di Muriel Spark che risale al 1960. Come facilmente intuibile dal titolo, i personaggi, a parte alcune donne che, guarda caso, sono nubili, vedove o divorziate, sono tutti scapoli. La storia gira intorno a un'appropriazione indebita compiuta da un sedicente medium ai danni di una donna che egli ha sedotto; c'è chi crede alla sua innocenza e chi invece si impegna per farlo condannare, mentre la sola cosa che lui ha in testa è di ammazzare la fidanzata incinta. Il pretesto della trama serve a introdurre tutti questi personaggi che a tratti sembrano macchiette, a tratti seriamente tragici, il tutto condito con un certo humour. Una lettura piacevole.

domenica 11 giugno 2017

L'oasi perduta - Paul Sussman


Avevano portato nelle remote distese desolate del deshret anche un beccaio; e per tagliare loro la gola lui non usò un coltello da cerimonia, ma uno per macellare il bestiame.


Dopo essersi perduto l'armata di Cambise, Paul Sussman si è perduto anche un'oasi. Zerzura è uno di quei luoghi fantomatici e mitici come Atlantide o l'Eldorado, e l'autore non fa altro che immaginare che sia reale, imbastendoci dietro la solita caccia all'uomo con i buoni che devono salvarsi dai cattivi, i quali naturalmente sono interessati alla scoperta per motivi bassi e meschini. Il romanzo è molto gradevole ma, letto dopo l'altro, ne ricalca anche troppo la struttura. Certo, Sussman non è nè il primo nè l'ultimo a farlo, accontentiamoci del fatto che almeno questa è una bella storia d'avventura.

giovedì 8 giugno 2017

cronache dell'Alzheimer


Finisco di cenare e mi faccio il caffè poi, dopo averlo bevuto, torno nella mia stanza a trafficare col computer. Dopo circa mezz'ora, mi chiedo: «Ma il caffè l'ho bevuto o no?», concludendo che no. Mentre mi alzo per andare a farmelo, mi ricordo però di avere messo la caffettiera sul fuoco, e allora allungo il passo, sicura di averla scordata sulla fiamma accesa e aspettandomi di trovare uno scenario apocalittico di caffè schizzato ovunque. Arrivo in cucina, scopro che la fiamma è spenta, e a quel punto realizzo anche di avere già preso il caffè.
Se andiamo avanti di questo passo, non so che cosa farò a settant'anni.

domenica 4 giugno 2017

Il palazzo dei piaceri celesti - Adam Williams


Il dottor Airton stava descrivendo al mandarino le imprese della Banda del buco. «Definirlo un fuorilegge, sì, è possibile, ma Butch Cassidy non è un uomo privo di istruzione», disse, frugando nel taschino del panciotto alla ricerca di un fiammifero e della pipa di radica.


Ambientato sullo sfondo della rivolta dei Boxer, questo romanzo in qualche modo mi ha fatto pensare a Via col Vento, non solo per via del numero copioso di pagine. Protagonisti sono alcuni occidentali che vivono a Shishan (città inventata) e che, per affari o per spirito missionario, si trovano a interagire con la popolazione locale. Da un iniziale rapporto di pacifica tolleranza però si arriva alle tensioni e alle violenze che anticipano la rivolta vera e propria che sconvolgerà la vita di tutti. In tutto questo gran casino, la giovane figlia di un commerciante troverà il tempo di farsi coinvolgere in una appassionante storia d'amore con un inglese affascinante e un po' misterioso, che non si sa bene se è più filibustiere o più eroe. Qualcuno ci lascerà le penne, qualcuno si salverà. Devo dire che questo è il genere di romanzi che prediligo perchè c'è uno sfondo storico reale, anche se le vicende dei protagonisti sono inventate. L'autore, discendente di una famiglia che la rivolta dei Boxer l'ha vissuta in prima persona, ha fatto certamente un ottimo lavoro.