domenica 28 maggio 2017

Fotografia Europea a Reggio Emilia

uno dei locali dei Chiostri di San Pietro

Malgrado il caldone, ieri sono stata a Reggio Emilia per la consueta abbuffata di foto, anche se queste manifestazioni mi provocano sempre più spesso un certo imbarazzo di stomaco. Quest'anno sono partita bene, ma non sono mancate cose che mi hanno fatto come al solito dire mah. Del resto, come ho affermato ancora, io sono solo una che fa foto, non sono nè vorrei mai essere una photographer XD.

Pieter Hugo, Albino Portraits

Cominciando la mia scarpinata dai Chiostri di San Pietro, mi sono piaciute molto le mostre dedicate a Fabrica (che è il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group), alla storia della fotografia sudafricana e al grande Gianni Berengo Gardin. Mi hanno detto di meno Les Nouveaux Encyclopédistes, a parte Joachim Schmid che ha prodotto una cosa a parer mio molto divertente, benchè non sia farina del suo sacco. Ovvero: egli ha prodotto 96 libriccini fotografici, ciascuno dei quali dedicati a un argomento, solo che le foto non le ha scattate lui, ma le ha pescate da vari siti di photo sharing come Flickr.

una delle foto di Daniel Blaufuks

Delle mostre ospitate a Palazzo da Mosto mi è piaciuta solo quella di Daniel Blaufuks. Si tratta di un progetto molto semplice e che ho apprezzato proprio per questo. In pratica lui si è accorto della bella luce che colpiva il tavolo della sua casa di Lisbona, luce che faceva apparire sempre diverse le cose lì poggiate, quindi non ha fatto altro che fare una serie di scatti di quel tavolo con sopra oggetti diversi. Siccome mi piacciono molto le fotografie di interni con luce naturale, ho apprezzato particolarmente questa serie. Fra l'altro sono una grande fan delle cose semplici, visto che quasi sempre sono anche le migliori.

pancia mia fatti capanna!

A questo punto un tavolo apparecchiato serviva a me, visto che si era fatta ora di mangiare, perciò mi sono recata come al solito alla Biosteria Ghirba in Via Roma 76, godendomi ogni boccone del delizioso pranzetto e ogni sorsata di birra artigianale. A seguire, sono stata alla Biblioteca Panizzi dove c'era un percorso didattico molto interessante che ripercorreva la storia della fotografia. Allo Spazio Gerra invece c'era una mostra dedicata agli hippies; anche questa mi è piaciuta perchè i fricchettoni mi sono sempre stati simpatici. 

Paul Strand, La Famiglia, Luzzara 1953

Molto bella anche la mostra che era a Palazzo Magnani, dedicata a Un Paese, libro fotografico nato dalla collaborazione di Cesare Zavattini e Paul Strand. Zavattini aveva convinto Strand a ritrarre i suoi concittadini di Luzzara e ne è uscito uno spaccato a 360° di questo paese. Il progetto è stato ripreso vent'anni dopo, a metà degli anni Settanta, da Gardin, ma anche altri fotografi, tra i quali Luigi Ghirri, hanno immortalato Luzzara.

centinaia, o forse migliaia di foto, a rivestire le pareti di una sala dei Chiostri di San Domenico;
è il progetto di Aleix Plademunt chiamato Un Passaggio

Dopo una cosa del genere, le cose successive non mi sono piaciute. Temo che il mio problema sia che ho della fotografia una concezione piuttosto tradizionalista, nel senso che continuo a pensare a qualcuno che prende in mano una macchina fotografica e scatta; alla fine non importa molto se la macchina è analogica o digitale o se addirittura è un telefonino, quello che non riesco a sopportare è l'eccessiva postproduzione o certe installazioni che alla fine di fotografico hanno poco, così come non capisco che merito ci sia per esempio nell'usare immagini prese dalle telecamere di sorveglianza. Chiamatele arte in senso più generico please, non fotografia. Insomma, le cose viste al Palazzo dei Musei e ai Chiostri di San Domenico me le potevo pure risparmiare (a parte i grandi ritratti disposti in circolo di Moira Ricci) e magari prendere il treno delle 16.47 che così mi buttavo sotto la doccia un'ora prima...



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