venerdì 31 marzo 2017

marzo pidocchioso


L'aggettivo del titolo si riferisce al mio umore, in quanto il mese di per sè non lo sarebbe stato pidocchioso, visto che ho pur fatto le mie gite e ho incontrato persone piacevoli a cui voglio bene, ma tutti conoscono la teoria del bicchiere mezzo vuoto/mezzo pieno: la quantità dell'acqua è la stessa, la percezione cambia. Così, essendo stata scoglionata per quasi tutto il mese, ho apprezzato meno del solito le cose. Ammetto comunque di aver passato una bella giornata a Milano: bella non solo per il tempo e per le cose viste, ma soprattutto per la compagnia di due amici ai quali sono molto affezionata. 


Il cattivo umore non mi ha nemmeno impedito di sganasciarmi dalle risate allo spassoso spettacolo di marionette ad opera della compagnia Karromato di Praga. Non solo marionette, ma anche ombre cinesi; piene di umorismo le scene con le prime, delicate e poetiche le seconde. Sono anche riuscita a tornare al mare; ho scelto nuovamente Gabicce, e almeno per quel pomeriggio ho dimenticato le rogne. La spiaggia era ancora piacevolmente deserta, ma i giorni si sono allungati troppo e l'insieme sta perdendo la sua aria malinconica.



Ero indecisa se andare a vedere la mostra 10 Years Old a Modena in quanto si trattava del riassunto delle puntate precedenti; vado spesso a Modena per le mostre fotografiche e quindi pensavo di avere già visto la maggior parte delle opere esposte. Tuttavia, siccome era pronta una partita di rullini che avevo mandato a sviluppare, anzichè farmeli spedire ho deciso di farmi una breve gita. Alla fine la mostra meritava, sia perchè diverse cose mi erano evidentemente sfuggite, sia perchè fa comunque piacere rivedere le cose belle. Già che c'ero, ho fatto anche sosta alla gelateria Pomposa che ormai è diventata una meta fissa, visto quanto sono deliziosi i suoi gelati.



In occasione delle Giornate del FAI il marito mi ha portato a Fognano all'istituto Emiliani, la cui più notevole particolarità è la suora che si sposta in monopattino e che da sola valeva la visita. Anche tutto il resto però è stato sbalorditivo per via delle dimensioni; si vede che avevano spazio da vendere! Avessero costruito i cinesi, ci avrebbero fatto una città di ventimila abitanti, altro che i 180 posti letti attualmente disponibili XD 



L'ultima gita del mese è stata una scappata di un pomeriggio a Santarcangelo di Romagna, dove ho inutilmente cercato di produrre qualcosa in vista della Roid Week che si avvicina. Anche se fotograficamente è stato un mezzo fallimento, visto che pure quel giorno ero abbastanza agitata, ho constatato di nuovo quanto sia terapeutico allontanarsi da casa e dall'arterio.

giovedì 30 marzo 2017

la tartaruga rossa


Diretto dell'olandese Michaël Dudok de Wit e coprodotto dallo Studio Ghibli, questo film di animazione muto (a parte qualche rara esclamazione) è uno di quegli oggetti che vanno presi per come vengono, senza stare troppo a sforzarsi di darvi un senso. Si potrebbe quindi pensarlo come una favola o come un sogno, limitandosi a godere della bella animazione e del ritmo lento. La storia è quella di un naufrago che approda su di un'isola deserta. Costruisce una zattera, ma quando arriva al largo una misteriosa entità gliela distrugge, costringendolo a tornare all'isola. La cosa si ripete altre volte e infine l'uomo scopre che la responsabile è un'enorme tartaruga rossa. Quando la bestia viene a riva, egli si vendica prendendola a bastonate e capovolgendola, lasciandola poi a morire sulla spiaggia. Uno strano sogno però lo fa pentire ed egli tenta di rianimare la tartaruga, la quale invece si trasforma in una donna che diventerà la sua compagna e dalla quale avrà anche un figlio. Eccetera eccetera, tsunami compreso. Non direi che questo è un film da bambini, almeno non da bambini piccoli; ritengo anzi che sia piuttosto rivolto a un pubblico più adulto. Confesso però che non mi è chiaro il messaggio che vuole dare, ammesso che ce ne sia uno. 

mercoledì 29 marzo 2017

La bella e la bestia


E' ormai chiaro che le mie facoltà mentali stanno svaporando e quindi ci sta che sia andata a vedere questo film. Oltretutto mi piace Emma Watson (dei tre potteriani è sempre stata la mia preferita) e quei due film di Billy Condon che ho visto li ho apprezzati molto. Da quel che mi è parso di capire, il film ricalca fedelmente il cartone animato; mi fido di ciò che ho letto perchè il cartone manco ricordo se l'ho mai visto. Ad ogni modo, avendo saputo tra l'altro che a dare le voci agli oggetti animati c'erano fior fiore di attori, ho ben pensato di andarlo a vedere in versione originale, con la convinzione che ci fossero i sottotitoli. Alla prima battuta di essi sprovvista mi è venuto un rapido attacco di panico per la serie mi tocca sciropparmi due ore di film senza capire un cazzo, e invece sono rimasta meravigliata perchè ho capito l'90% del parlato e il 70% del cantato. Questo fatto mi ha permesso di godermi la visione al 100%, se vogliamo restare in odore di percentuali.


La messa in scena è stata molto godibile, con costumi e scene davvero belli, animazione impeccabile, musiche gradevoli e attori tutti bravi (sia quelli che recitavano in carne ed ossa, sia quelli che hanno prestato la voce e hanno mostrato il volto solo negli ultimi cinque minuti). La Watson si conferma una delle giovani promesse del cinema inglese, inoltre è stato piacevole rivedere Kevin Kline, ormai alla soglia della settantina. Sempre secondo quanto ho letto prima di uscire di casa, questo film segnerebbe l'esordio nel mondo Disney di un personaggio gay (in realtà ce ne sono due), cosa che avrebbe provocato il divieto di visione ai minori di sedici anni in Russia, mentre in Malesia il taglio di una scena che secondo i censori era troppo esplicita (si vedevano i due uomini ballare per tipo cinque secondi XD) ha fatto sì che la Disney decidesse di ritirare il film. A me sembrano le solite paranoie prive di senso, in quanto di certo l'attenzione dei bambini sarà catturata più dal candelabro parlante che si vede per quasi tutto il tempo che non da qualche breve inquadratura queer. A parte che se fosse vero che certe cose si trasmettono per imitazione, la popolazione infantile si trasformerebbe piuttosto in altrettante Peppa Pig XD

lunedì 27 marzo 2017

La vita secondo banana - P P Wong


«Devi essere contenta che la gatta sia in un posto migliore.Se fossimo nel Guangdong, adesso si troverebbe nella pancia di un contadino.»

Fin dalla prima frase è chiaro che al centro di questo libro c'è lo scontro di culture. E non solo, anche quello con la nonna, severa e glaciale, dalla quale la protagonista di questa bellissima storia, Xing Li, va a vivere insieme al fratello quando muore la madre. Xing Li e Lai Ker sono quelli che i cinesi chiamano banane: gialli fuori, ma bianchi dentro, perchè anche se il loro aspetto esteriore li classifica inevitabilmente come stranieri, in realtà loro sono nati e cresciuti in Inghilterra e, di fatto, sono perfettamente uguali ai loro coetanei dalla pelle bianca. Xing Li si trova ad affrontare molte difficoltà; non solo diventa oggetto di bullismo nella nuova scuola, ma anche a casa si sente oppressa e incompresa. La nonna però non vuole che il suo bene e alla fine si scoprirà che se è diventata la donna anaffettiva del presente è per via dei traumi che lei stessa ha subito in passato. Mi è piaciuto moltissimo questo libro, anche perchè apprezzo sempre di poter vedere le cose da un punto di vista differente. Io che ho la pelle bianca infatti non posso nemmeno cominciare a immaginare che cosa provano gli stranieri che vivono accanto a me, ancor di più i giovani che qui sono nati ma che noi continuiamo a vedere come soggetti alieni.


martedì 21 marzo 2017

Presunto terrorista -Leif GW Persson


«Si è fatto vivo il collega inglese» disse il direttore generale a Lisa Mattei. Era lunedì 11 maggio. Fu così che tutto ebbe inizio, e comportò anche la fine di qualcos'altro.

Non ho bazzicato molto questo autore e quindi dovrei esimermi dai giudizi a meno di non aver letto prima la sua opera omnia, però siccome siamo ancora in un paese in cui è possibile esprimere liberamente la propria opinione, mi permetto di dire che non mi entusiasma. Potrebbe essere soltanto colpa del trauma dell'essere passata da Atene a Stoccolma, per quanto quest'ultima città sia molto meno algida di quanto pensassi, ma è anche vero che altri autori svedesi mi piacciono di più. Il libro affronta un tema di grande attualità, ovvero la minaccia di un attentato terroristico; si sa chi ne sarà l'autore e quindi parte una campagna di sorveglianza nei confronti suoi e della sua numerosa famiglia. Parrebbe tutto sotto controllo, ma spesso le cose troppo semplici hanno dei risvolti inaspettati; per esempio, ecco che spunta una talpa all'interno dei servizi segreti. Do atto all'autore per aver affrontato l'argomento mostrando alcuni risvolti che ho trovato interessanti.

lunedì 13 marzo 2017

generi di conforto



Non capisco bene perchè in questo periodo va così; forse sono stata troppo brava nei primi due mesi dell'anno, forse non ho ancora metabolizzato l'ennesima cattiva notizia, forse è colpa della sensazione che, per quanti sforzi io faccia, le cose restano invariate. Fatto sta che ultimamente non sto affatto facendo la brava. Cammino molto meno, ho voglia di mangiare schifezze, mi dedico ad un ozio accanito e guardo film che so già che mi faranno piangere come una fontana. Malgrado ciò non ritengo che ci sia troppo da preoccuparsi: il malumore prima o poi mi passa e ho fatto una dieta talmente sana negli ultimi due anni che qualche stecca di cioccolata non porterà grossi danni. Ricomincerò anche a camminare, se non altro perchè l'ozio alla lunga mi annoia. Quindi per un po' mi concedo ancora ai miei generi di conforto, in attesa che il mio umore torni abbastanza buono da farmi accontentare di un piatto di insalata.

mercoledì 8 marzo 2017

mai una gioia


Quando facevo la contabile, la mia commercialista mi diede un saggio consiglio:
«Se non ti vengono i conti, disse, esci e vai a farti una passeggiata per schiarirti la mente.»
Il suggerimento è valido anche quando ho qualche pensiero fisso che mi rode; se esco a fare una passeggiata, al ritorno mi sento più leggera. Ecco perchè, vista l'arterio degli ultimi giorni, per oggi pomeriggio avevo programmato di tornare a Gabicce a fare foto e scaricare l'arterio passeggiando sulla spiaggia. Peccato che proprio per oggi qualcun altro abbia programmato uno sciopero dei treni, per cui la mia bella gita è andata a quel paese. In compenso è tutta la mattina che sto chiusa in casa ad aspettare il fantomatico tecnico che dovrebbe sostituire il contatore del gas, come da comunicazione inviataci. Che venga, ci credo quando lo vedo, intanto passo il tempo facendo lavori socialmente utili come stirare. Proprio una gran gioia, insomma.

lunedì 6 marzo 2017

piove piove...


La gatta però non fa le ove, ma le nanne sul mio letto, quindi fra poco dovrò sloggiarla, che è ora di andare a dormire. Ha diluviato fino a poco fa, e riflettevo che mi piace molto quando piove forte di notte e io me ne sto qui alla scrivania, con la sola luce della lampada da tavolo; mi godo il rumore dello scroscio e magari una puntata di quegli sceneggiati coreani che mi piacciono tanto. Oggi ho rimesso in moto un baraccone che avevo fermato anni fa; certe cose tocca di affrontarle prima o poi. A me riesce benissimo procrastinare, però quando mi viene la fretta vorrei che tutto fosse finito senza nemmeno doverlo fare cominciare. Discorso complicato da fare a quest'ora di notte, quindi lasciamo perdere... La settimana si prospetta dunque impegnativa; la buona notizia è che infilerò anche una buona dose di piacere in tutto questo dovere, operazione necessaria a salvaguardare una certa sanità mentale. In realtà ho da poco concluso che sono incapace di uscire da certe dinamiche, quindi tanto vale accettarle come parte del mio karma e farmene una ragione. Sono convinta che ci sia un motivo per tutto, anche se a volte occorrono anni per capirci qualcosa. Se non altro ho imparato a stare calma, che per una sempre piena di arterio come me è già un bel miglioramento.

venerdì 3 marzo 2017

nudo bruco


Una volta volevo fare la traduttrice di libri, sarà per questo che l'argomento ancora mi interessa. Una buona traduzione è un'arte che deve tenere conto di diversi fattori: mantenere lo stile del testo originale, trasmettere il significato, ma al contempo farlo nel rispetto della lingua in cui si traduce. Dev'essere per via dell'insegnamento del mio professore di greco e latino al liceo se da sempre ammiro chi possiede questa abilità. Il mio prof infatti assegnava un puntino (segno per lui di distinzione) a chi, traducendo una versione, riusciva a rendere perfettamente il senso in italiano pur discostandosi da quella che sarebbe stata la traduzione letterale (che pure pretendeva di vedere scritta tra parentesi). Ricordo di averne presi almeno un paio di quei puntini, per me motivo di orgoglio. Da quando ho cominciato a studiare il giapponese, mi sono resa conto delle difficoltà che presenta tradurre questa lingua, non solo per via della costruzione sintattica, ma anche per la presenza di tutta una serie di espressioni che in italiano non esistono e che, se tradotte letteralmente, risultano pesanti e/o risibili. Difficile trovare l'equilibrio giusto tra la fedeltà al testo e una tradizione piacevole; credo sarebbe sensato, in molti casi, mettere qualche nota a margine per spiegare certe espressioni e quindi usarne di affini nella nostra lingua, senza accanirsi troppo. Diverso è il discorso del doppiaggio, dove non è che si possono mettere note a margine; a maggior ragione però dovrebbe prevalere il buonsenso, buonsenso che evidentemente manca al signore che produce perle come quella riprodotta nell'immagine di apertura (tratta da un anime dello Studio Ghibli). Sarà innegabilmente stato fedele al testo, ma ne è uscita una supercazzola da manuale. Comunque sia, mi è venuto da scrivere questo post perchè al momento sto leggendo un libro giapponese e il mio livello di sofferenza si assesta intorno al 70%, sia perchè è saltato fuori che il testo non è stato tradotto dal giapponese, ma dalla relativa traduzione inglese (quindi è facile capire quanto si possa essere perso per strada), sia perchè il traduttore tiro fuori espressioni antiquate che non rendono esattamente agevole la lettura. Sì, lo so che sono la solita lamentosa pignola, ma nudo bruco non si può sentire...