sabato 4 febbraio 2017

giallo in salsa tzatziki

attenzione: le seguenti recensioni sono in ordine cronologico di lettura; di solito cerco di leggere i libri di una serie in ordine cronologico di pubblicazione, ma ho fregato i primi al marito che invece all'ordine non ci aveva fatto caso.


Prima serata. Francia-Grecia: 0-1
"Sveglia, Seitaridis... Henry ti è scappato!... Ti è andata bene che l'hai messa di lato. sarai anche un talento, ma devi lavorare parecchio ancora... Dellas, sei un dio! Gli hai fregato le mutande a Zizou!


Storie di ordinario degrado che vedono protagonisti gli ultimi: immigrati, ma anche greci impoveriti. La parola non viene mai pronunciata, ma è chiaro che la colpa è della crisi. A volte spunta fuori il commissario Charitos, del quale ho appena fatto la conoscenza, ma che mi è stato subito simpatico perchè è uno di quelli che vedono ben oltre il proprio naso e che, grazie alla propria elasticità, riescono a fare giustizia, oltre che a fare rispettare la legge. Markaris è stato definito il Camilleri greco, forse per motivi di marketing; di certo però l'umanità del suo Charitos non è certo inferiore a quella del nostro Montalbano.




Sono sedute una di fronte all'altra su due poltrone dallo schienale basso e i braccioli di legno. Su un tavolino davanti a loro è acceso un televisore delle dimensioni di un vecchio computer, ma loro non guardano lo schermo: hanno gli occhi chiusi e la testa inclinata su un lato. Fuori, l'accordéon di un immigrato suona un valzer di quelli che un tempo ai matrimoni davano inizio alle danze.

Mi è piaciuto particolarmente questo giallo, forse più per tutto il contesto che per la vicenda criminosa in sè, che comunque risulta originale e interessante. Il killer infatti uccide degli evasori fiscali sullo sfondo della grave crisi economica greca e del contesto di corruzione che affligge da sempre la società. Da un lato ci sono le persone comuni che si arrabattano per sopravvivere e talvolta cedono alla disperazione, dall'altra i soliti furbi che sguazzano nel denaro guadagnato in maniera disonesta. Il tutto suona molto familiare e questo è probabilmente un altro elemento che me l'ha fatto piacere. Ho anche fatto meglio la conoscenza del commissario Charitos che racconta in prima persona e che arricchisce la storia con le proprie riflessioni. Dunque Petros Markaris viene promosso a pieni voti.




Tutto è iniziato con un sussulto quasi impercettibile, come se qualcuno corresse al piano di sopra.
"Terremoto!" grida Adriana in preda al panico. Epidemie, terremoti e cataclismi vari sono la sua specialità.
"Ma va' a quel paese!" replico sollevando lo sguardo dal vocabolario del Dimitrakos sul quale sto leggendo il lemma "ferale" = funebre, luttuoso, nulla a che vedere con "feriale" = attinente alle ferie, periodo di riposo per lo più estivo.

Il terremoto che apre il secondo romanzo del ciclo del commissario Charitos porta alla luce il cadavere di un ammazzato; poco dopo ad Atene viene ucciso un noto faccendiere. Le cose apparentemente non sembrano in relazione, ma piano a piano vengono fuori elementi che dimostrano i legami fra le due vittime. Servirà tutto l'acume di Charitos per fare luce su una vicenda intricata e dai risvolti inaspettati. Ritrovo qui un Charitos più giovane, mentre lo stile di Markaris (anche grazie all'ottima tradizione) risulta accattivante e divertente, tanto che spesso pare di guardare un film. Apprezzo anche la complessità della trama, spesso fatta di colpi di scena e scatole cinesi, cosa che mi sembra una caratteristica di questo autore. 




La gatta siede davanti a me, sulla panchina di fronte, e mi guarda. Tutti i pomeriggi me la ritrovo qua, a controllarmi. I primi giorni mi guardava con sospetto, pronta a darsela a gambe non appena avessi fatto la mossa di avvicinarla. Ma da quando si è convinta che di lei non mi importa nulla, ha smesso di interessarsi a me e non è più venuta meno al suo contegno per causa mia.

Reduce da un colpo d'arma da fuoco, il commissario Charitos è caduto preda dell'apatia e delle grinfie dell'iperprotettiva moglie. A riscuoterlo è il suicidio in diretta televisiva di un imprenditore di successo, oltre che la prospettiva di perdere il lavoro. Incaricato di indagare in maniera ufficiosa durante il periodo di convalescenza per malattia, si troverà davanti al solito intricato mistero. Molto bella anche questa storia che, oltre alla mera trama gialla, non manca di fare anche una sorta di critica sociale.

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