martedì 31 gennaio 2017

gennaio silenzioso


Generalmente gennaio e febbraio sono per me come luglio e agosto: due mesi in cui sto chiusa in casa a non fare un cazzo. La differenza è che in estate non esco per via del caldo, in inverno per via che obiettivamente fuori non c'è granchè da fare e da vedere (e di conseguenza da fotografare). Questo gennaio però è stato molto attivo perchè ho voluto rispettare il proposito fatto a fine anno di andare a camminare tutti i giorni; lasciando perdere i diecimila passi, che tanto non ce la possiamo fare, mi sono concentrata sul semplice fatto di muovermi. Ad ogni modo anche mezz'ora al giorno è meglio del niente di prima. Un altro proposito che avevo fatto era quello di fare delle gite a scopo fotografico: anche in questo caso l'ho rispettato, anche se il maltempo mi ha impedito di fare di meglio. Per il resto ho impiegato molte ore a scansionare e rimuovere dai negativi scattati in Giappone pelucchi e sbavature dei chimici (al laboratorio non hanno risciacquato bene), tanto che mi è venuto male all'avambraccio destro e sono in attesa di capire se si tratta di un'indolenzimento causata dall'abuso di mouse o del gomito del tennista. Il silenzio del titolo invece si riferisce alla mia mancanza di loquacità su questo blog, che in questo mese ha registrato quasi solo una sequenza di recensioni. La cosa non è stata causata da cattivo umore o depressione, quanto da un leggero scazzo contro il web, condizione che ho notato si presenta abbastanza di frequente ultimamente. Non starò a elencare i motivi, mentre la conseguenza è appunto che più il mio prossimo esplicita, più a me viene voglia di tacere. Al 50% è un'esigenza e al 50% una ripicca; devo lavorare affinchè diventi un'esigenza al 100% perchè tanto l'esperienza mi ha insegnato che c'è un solo posto dove infilarsi le ripicche, visto quello a cui servono XD.

venerdì 27 gennaio 2017

Genova per me


Non sto nemmeno a fare lo sforzo di cercare di ricordare quand'è che sono stata a Genova l'ultima volta. Anche se sono passati solo pochi anni, ho come l'impressione che sia stata una vita fa, e in un certo senso così è. Quindi eccomi buttata sul treno, con l'Internazionale tra le mani per far passare le ore: di certo un viaggio più rilassante dell'altra volta, che andai in auto e al ritorno ero così stanca che mi venne un mezzo colpo di sonno in autostrada. A Genova sono stata per vedere il Museo di Arte Orientale Chiossone, che in realtà era una scusa: diciamo che avevo voglia di fare una delle mie zingarate. Appena arrivata, sono riuscita subito a perdermi nonostante le tre piantine scaricate da Google e quella fotocopiata dalla guida del Touring; stavo infatti cercando un ristorante vicino alla stazione di Piazza Principe, invece sono finita per fame alla pizzeria Mennella, dove mi sono nutrita di farinata e birra. Con la pancia piena, le cose sono andate meglio; intanto mi sono resa conto che stavo andando in senso inverso (come da copione, insomma XD) e così mi sono raddrizzata e ho girovagato tra Via Prè e il porto antico, dopodichè mi sono diretta verso il duomo e Palazzo Ducale. Sono riuscita a trovare il negozio Romanengo in Via Roma, dove ho speso una cifra folle in praline e mentine da portare a casa e condividere con la famiglia (anche se non se lo meritano!), mi sono imbattuta in un mercatino di cose vecchie dove ho preso una foto di inizio secolo per la mia collezione e, dopo essermi sbagliata di nuovo strada ed essere stata salvata da una donna gentile che mi ha mandato dietro sua figlia a rincorrermi per dirmi appunto che stavo andando nella direzione opposta (ma dài!) sono finalmente approdata al Museo Chiossone. In questo periodo, oltre alla collezione permanente, è possibile vedere un'antologia di pittura giapponese (notevole, devo dire) e una mostra fotografica che invece non mi ha entusiasmato; l'ho trovata interessante per il soggetto trattato, ma le foto di per sè non erano certo dei capolavori. Tornando dal museo, ho infilato la Via Garibaldi e finalmente all'ufficio del turismo mi sono procurata una cartina fatta per bene che mi ha permesso di non perdermi più, difatti sono arrivata senza problemi in Piazza di Solziglia, dove ho fatto una tardiva merenda da Klainguti. Guadagnato l'hotel (che stava vicino a Piazza Principe) e riposatami un po', sono andata a cena proprio di fronte, al Ristorante El Prie de Ma, dove ho mangiato molto bene. 



La mattina seguente, ovvero ieri, ho preso l'autobus e raggiunto il cimitero di Staglieno dove sono rimasta per tre ore, girovagando in ammirazione delle magnifiche statue che adornano le tombe più vecchie e scattando foto a non finire. Sono poi tornata a Piazza Principe dove, grazie alla nuova meravigliosa piantina, ho trovato il Ristorante da Mario, che effettivamente era vicinissimo. Si tratta di un posto molto alla buona e frequentato dai locali, il che è di solito buon segno; ho replicato il menù della sera prima (ovvero polipo e patate, trofie col pesto e caffè) spendendo meno della metà. Alzatami da tavola, avevo ancora tempo prima che il treno partisse, perciò ho passeggiato ancora tra Via Prè e Via Balbi e infine sono rientrata a casa senza problemi. 



Devo dire che questa breve gita mi è piaciuta molto; ho avuto la fortuna di beccare due giorni di sole smagliante, inoltre Genova è indubbiamente una città interessante, con molto sfaccettature e piena di contrasti (vedi le puttane sulla soglia di casa a un tiro di schioppo dall'elegante Via Garibaldi o Via Prè che, a occhio e croce, dev'essere abitata al 90% da stranieri). Di problemi per fortuna non ne ho avuti, perchè se anche ero in giro da sola, era pur sempre giorno, inoltre quando viaggio sono abbastanza slandronata da far capire che al massimo mi possono rubare venti euro e un paio di mutande sporche.

domenica 22 gennaio 2017

Il pozzo - Catherine Chanter


Il Pozzo mi ha riconquistata. Questa sarà la mia prima notte agli arresti domiciliari. La prima di quante? Non osavo sperare che mi avrebbero permesso di tornarci, eppure quand'è arrivata l'ultima notte in reparto mi sono aggrappata alla consolazione dei sonniferi e dell'ordine di internamento, disperata al pensiero di dovermene andare.

In un futuro immaginario, l'Inghilterra soffre per una prolungata siccità. Non piove da così tanto tempo che l'acqua è razionata e sono state introdotte delle nuove leggi contro i reati legati al furto d'acqua. Esiste però un'oasi: una piccola tenuta agricola chiamata il Pozzo con uno stagno,un torrente e pioggia regolare. Questo fatto provoca da principio solo l'invidia dei vicini, poi attira una folla di persone, tra le quali quattro suore che fondano un nuovo culto centrato proprio sul Pozzo. La vita dei proprietari, Ruth e Mark, che si sono recati a vivere in campagna in cerca di pace, viene sempre più sconvolta, soprattutto quando Ruth viene risucchiata in un delirio religioso e si crede un'eletta. Una lettura molto coinvolgente, un romanzo che mi è piaciuto molto e che, per una volta, ho apprezzato anche se costruito; del resto l'autrice insegna scrittura creativa da anni. Anche il tema è interessante in quanto si occupa di un problema che potrebbe diventare reale.


giovedì 12 gennaio 2017

Il caso G - Håkan Nesser


Sapeva che avrebbe bagnato il letto durante la notte, e che zia Peggy si sarebbe arrabbiata.
Succedeva sempre. Tutte le volte che era costretta a dormire a casa di zia Peggy anzichè con la sua mamma, andava a finire così.

Questa è la storia di un delitto perfetto. Anzi due. Solo che il delitto perfetto non esiste e quindi, benchè a distanza di anni, il geniale commissario Van Veeteren riesce a mettervi il punto finale. Di questo giallo mi ha intrigato proprio il fatto che il colpevole l'ha quasi fatta franca perchè, lo confesso, quello che mi trattiene dal commettere omicidi è il rischio di essere scoperta X°D

lunedì 9 gennaio 2017

La caduta delle consonanti intervocaliche - Cristovão Tezza


Si svegliò dopo un sonno difficile: su qualcosa di simile a un letto, si ritrovava abbracciato al nemico, che tentava di avvicinare le labbra alle sue.


Mi rendo conto che venti pagine sono un po' pochine per giudicare un libro, ma in realtà me ne sono bastate dieci per capire che questo non era un libro per me. Volevo anche concedergli una seconda possibilità e leggerne un altro po', poi mi sono ricordata che la vita è breve e gli scaffali della biblioteca sono pieni. Perchè questo O professor mi ha schifato di brutto? Probabilmente è principalmente colpa del fatto che l'ho trovato pretenzioso come il titolo che gli hanno dato in italiano. Insomma, è andata così e non saprò mai che cosa passa per la testa del protagonista.

venerdì 6 gennaio 2017

Florence


Era da un pezzo che non ridevo così: decisamente il modo migliore di cominciare il mio anno cinematografico! Questo film s'ispira alla figura, realmente esistita, di Florence Foster Jenkins, soprano talmente poco dotata da risultare estremamente ridicola. La Florence del film è però ignara di ciò e ci pensa il devoto compagno St. Clair Bayfield a passare mazzette ai critici perchè non la massacrino nelle recensioni dei concerti e a vendere i biglietti solo ad un pubblico fidato che l'applaude indiscriminatamente. 

Florence impegnata in un acuto

Naturalmente le scene più esilaranti sono proprio quelle in cui Florence canta e si vedono le reazioni dei presenti ignari, come l'allibito pianista ingaggiato per accompagnarla. Il film mostra anche la relazione profonda che lega Florence al compagno, relazione che può essere solo platonica in quanto la donna è malata di sifilide (contratta dall'ex marito). Meryl Streep è stata superlativa come al solito, ma merita un applauso anche Hugh Grant nel ruolo di St. Clair, così come indimenticabili sono le espressioni e le pigolanti risposte di Simon Helberg (che interpreta il pianista Cosme McMoon). Dirige Stephen Frears che per me è una garanzia.


Questa è la vera Florence Foster Jenkins che, a quanto pare, era convinta di essere una brava cantante. E' stata comunque una donna che ha consacrato la vita alla musica, fin da quando scappò di casa perchè il padre non voleva che facesse la pianista. Fu anche filantropa, in quanto in seguito ereditò una fortuna. La sua popolarità fu dovuta al fatto che la gente si divertiva a sentirla stonare, ma credo che ci sia del vero in quanto suggerito anche nel film: lo faceva con una tale passione che era impossibile non tifare per lei.

mercoledì 4 gennaio 2017

Il signor Norris se ne va - Christopher Isherwood


La prima cosa che mi colpì fu che gli occhi dello sconosciuto erano di un insolito colore azzurro chiaro. Quegli occhi incontrarono i miei per alcuni secondi, ed erano assenti, senza dubbio spaventati. Allarmati e soffusi di innocente malizia, mi ricordavano vagamente un incidente che non potevo inquadrare; qualcosa che aveva a che fare con i primi anni di scuola.


Il signor Norris, portatore degli occhi di cui sopra, è un individuo affascinante e al contempo sfuggente; potrebbe essere un abile opportunista o semplicemente un ingenuo e romantico avventuriero, più probabilmente entrambe le cose. Il giovane William Bradshaw viene attratto dal suo mistero e dalla sua eleganza e, suo malgrado, resta invischiato nei suoi affari non del tutto puliti, sullo sfondo della Germania che sta per precipitare tra le braccia di Hitler. Questo Mr. Norris Changes Trains infatti è stato scritto nel 1935 e basato sull'esperienza di prima mano che l'autore ha avuto di quel periodo, in quanto abitò a Berlino nei primi anni Trenta. Un romanzo molto interessante per due motivi, quindi: non solo perchè è una bella storia, ma anche per lo spaccato storico che offre. Quanto al signor Norris, gli auguriamo ogni bene, malgrado tutto.