domenica 24 settembre 2017

Licia Troisi, la reginetta del fantasy italiano


Il sole inondava la pianura. Era un autunno particolarmente clemente: l'erba era ancora d'un verde vivido e ondeggiava contro le mura della città come un mare in bonaccia.



Una sacca con qualche libro e pochi abiti era tutto il suo bagaglio. Sennar se lo caricò sulle spalle e uscì all'aria aperta. 
Sotto il mantello indossava una tunica nera lunga fino ai piedi, ornata da intricati fregi rossi che culminavano in un grande occhio spalancato sul ventre.



Nihal si coprì fino al naso con il mantello. Nel bosco faceva freddo per quel periodo. I pini frusciavano sotto le sferzate di un vento gelido e il fuoco stava per spegnersi.


Era da un po' che volevo fare la conoscenza di questa autrice dato che il fantasy è un genere che mi piace e che la Troisi pare sia piuttosto popolare. Questi volumi costituiscono la trilogia delle Cronache del Mondo Emerso; mi viene inevitabile il confronto con il ciclo di Eragorn di Christopher Paolini, anche se quest'ultimo ha debuttato a quindici anni mentre la Troisi ne aveva ventiquattro alla pubblicazione del primo libro della sua serie (non so quanti anni aveva quando l'ha scritto, però). L'impressione tutto sommato è stata buona: i canoni del genere fantasy vengono rispettati, lo stile è scorrevole, la lettura fila via liscia e con l'adeguato grado di coinvolgimento da parte del lettore, pur non essendoci particolari picchi di pathos (a meno che non fosse un problema mio; infatti credo che la maniera in cui reagiamo a una storia dipenda moltissimo dal nostro umore mentre la leggiamo). La presenza di alcune ingenuità e semplificazioni mi fa pensare che il target sia quello giovanile piuttosto che adulto. Rispetto a Paolini si è mantenuto un ritmo più sostenuto (gli ultimi due volumi di Paolini sono stati tirati troppo per le lunghe, a mio parere). Insomma, direi che si tratta dei perfetti libri-passatempo, quelli che si leggono per cacciare via i cattivi pensieri e intrattenersi piacevolmente sul balcone mentre si digerisce il pranzo.

giovedì 21 settembre 2017

tre lavori di Yu Hua


Nel 1965 il bambino che io ero cominciò a temere in modo inesplicabile l'oscurità della notte. Ho riportato alla memoria quella sera pervasa da una sottile pioggia fluttuante: m'ero già addormentato; ero così piccolo, mi avevano poggiato sul letto come si fa con un giocattolo.


Quella mattina, non diversamente dalle altre, cadeva una pioggia sottile. Pioveva da oltre una settimana, anche se con qualche breve interruzione, e i due fratelli, Shangang e Shanfeng, avevano l'impressione che il bel tempo si fosse trasformato in un lontano ricordo, come gli anni della loro infanzia.


Quand'ero dieci anni più giovane, ottenni un bel lavoro da scansafatiche, andar per le campagne a raccogliere ballate popolari. Per tutta l'estate errai come un passero vagabondo tra casette e campi inondati di sole e di cicale.

Così come mi ero ripromessa di fare, ho letto gli altri libri di Yu Hua presenti nella biblioteca cittadina. Ne ho ricavato impressioni diverse. L'eco della pioggia è nuovamente la storia di un bambino/ragazzino, con un tono più malinconico e pacato rispetto ai due Brothers. Torture si compone di quattro racconti, dei quali uno non mi è piaciuto perchè l'ho trovato troppo sconclusionato, mentre ho apprezzato gli altri tre. Li accomuna appunto un indulgere in temi sanguinolenti. La vera perla è Vivere!, romanzo dal quale Zhang Yimou trasse un bellissimo film che all'epoca vidi e amai profondamente. La storia del libro è leggermente diversa e narra la storia di un uomo che perde tutto - beni materiali e affetti - ma continua a vivere, addirittura sorridendo. Me lo sono letto d'un soffio in un pomeriggio piovoso e alla fine quella in lacrime ero io.

domenica 17 settembre 2017

sette dolori


Qualche giorno fa, in occasione dell'11 settembre, su Facebook girava un post con la foto delle torri gemelle in fiamme e la scritta: scommetto che tutti si ricordano quello che stavano facendo quel giorno. Difatti me lo ricordo pure io che in fatto di memoria ultimamente ho le capacità di un criceto. A parte lo sbigottimento davanti alla TV quando vidi la notizia e il successivo SMS inviato al marito, ricordo che la sera avevamo in programma di andare a cena alla Fira di Sett Dulur di Russi. Ci interrogammo sull'opportunità o meno di farlo e alla fine decidemmo di provarci comunque, partendo senza la certezza che ci dessero da mangiare visto che mezzo mondo era sotto shock. Difatti finimmo sotto un tendone semi-deserto in una città che invece che in preda a una sagra paesana pareva reduce da una massiccia emigrazione. Da mangiare comunque ce lo diedero, e ce lo hanno dato pure venerdì sera, che per sbattere un po' l'arterio il marito ha voluto andare fuori a cena. 


il bel e cot, variante locale del cotechino

Confesso che non sono una fan delle sagre di paese visto che non amo il casino, e che aspettare un'ora per mangiare un piatto di cappelletti che ti fanno pagare come al ristorante con la differenza che stai seduto scomodo su una panca non costituisce esattamente il mio ideale di cena. Per fortuna a questa sagra esistono anche sistemazioni più comode, difatti noi siamo andati al circolo Anspi e la schiena l'abbiamo potuta appoggiare. Causa pioggia c'era poca gente in giro e molte bancherelle erano chiuse, ma tanto a noi interessava più che altro mangiare e fare due chiacchiere con la coppia di amici che ci ha accompagnato; prima che ricominciasse a piovere siamo anche riusciti a vedere gli sciucaren e un'esibizione di tango. Son cose.

venerdì 15 settembre 2017

L'enigma di Flatey - Viktor Arnar Ingólfsson


Il vento soffiava da est sull'alba del Breiðafjörður e una pungente brezza primaverile sollevava onde spumose nei bracci di mare tra le isole dell'Ovest. Una fratercula sfrecciava intrepida a volo radente sulla cresta dei marosi, e un cormorano curioso si sgranchiva le ali su uno scoglio piatto.

Tutte le volte che leggo un giallo ambientato in Islanda mi sembra di partire per un mondo alieno. Anche se la gente è la stessa a tutte le latitudini, il solo immaginare certi paesaggi me li fa sembrare così lontani da quella che è la mia esperienza da rendere il tutto quasi surreale. Questa storia poi è ambientata su un'isola minuscola nel 1960 e per tutto il tempo in cui l'ho letta ho continuato a chiedermi se la carne di foca è buona XD Scherzi a parte, mi è piaciuto, anche se si tratta di un giallo un po' anomalo (ma dell'anomalia non posso dire, sennò rivelerei il mistero degli omicidi).

martedì 12 settembre 2017

Settembre, andiamo. E' ora di rimboccarsi le maniche.


Ovvero: questa era l'intenzione, ma in pratica la settimana scorsa è finita che non ho combinato granchè. Dopo la lunga inattività, quando ho provato a fare gli esercizi per la schiena mi è venuta la solita fitta di lato, quindi li sto facendo in numero ridotto e fermandomi appena ho male; quanto al passeggiare, ci sono andata solo una volta perchè poi si è rifatto caldo. Anche su quello ci sarà da lavorare, visto che non sono più allenata. Invece ho fatto shopping perchè necessitavo di alcuni indumenti adatti a contenere la mia ciccia, e sto seguendo le solite rogne, che però al momento sono ancora in fase di stallo (non per mia volontà). Ieri invece sono stata a Bologna per un breve incontro con una mia amica di penna ungherese, una delle poche con la quale continuo a scambiare lettere. L'appuntamento era per le 12 davanti alla fontana del Nettuno; sono arrivata dieci minuti prima e già mi aspettava, solo che la fontana era sotto restauro (bella figura). La mia amica, che ha 65 anni, da un paio d'anni non ha più il boyfriend e viaggia insieme a un amico quarantenne. Ha nuovamente sottolineato che sono solo amici e siccome sono buona ci credo. L'amico ha il fisico dell'omino Michelin e fa il taxista. Dopo i saluti di rito, sono voluti andare subito a mangiare; la sera prima avevo studiato per trovare un posto buono in zona (ovvero non troppo turistico, dove si mangiasse bene e i prezzi fossero onesti) visto che la trattoria dove vado di solito quando sono a Bologna era a 10 minuti dalla piazza. Non ho fatto in tempo a fare strada che l'amico ha preso il comando e si è diretto deciso in Via Pescherie Vecchie e si è infilato nel primo posto che ha visto. Non posso dire che abbiamo mangiato male, anche perchè per mangiare male in Italia ce ne vuole!, però non era certo il ristorante che avrei scelto io. Loro comunque erano in sollucchero e così ho deciso che due che mangiano tortellini e lasagne accompagnandole con la Coca e la Fanta in effetti non meritavano di meglio XD Dopo pranzo, lo shopping. La mia amica cercava un CD che abbiamo trovato subito, mentre nulla da fare per il calendario con le foto di Bologna che evidentemente non esiste. Il tipo invece si è infilato in diversi negozi di abbigliamento alla ricerca di un giubbotto che alla fine non ha trovato, quindi si è consolato spendendo € 306 da Foot Locker per due paia di scarpe, pagate con la carta di credito uscita dalla borsa della mia amica, che per tutto il tempo ha sbuffato e ha rivolto gli occhi al cielo brontolando perchè lei odia fare shopping. A quel punto eravamo a metà di via dell'Indipendenza e hanno chiamato il taxi perchè la mia amica ha problemi alle ginocchia e non ce la faceva più; siccome avevano parcheggiato dietro la stazione, sono montata pure io. E insomma, sono ancora qui che mi chiedo se la carta di credito era davvero quella della mia amica o se si limitava a tenerla lei perchè non si perdesse...

martedì 5 settembre 2017

letture sparpagliate

Non avere pregiudizi è un bel vantaggio; penso che consenta anche di divertirsi di più perchè lascia tutte le porte aperte. Difatti quando mi sono messa a sbirciare nella casina del book-crossing alla ricerca di qualcosa da leggere e mi sono trovata davanti certi titoli, anzichè storzare il naso e passare oltre ho deciso di provarci, non foss'altro che per farmi due risate. Ed ecco un breve resoconto di queste letture estemporanee.


Risale al 1988 questo volumetto che contiene due racconti lunghi. Il genere western, che credo sia caduto nel dimenticatoio da un pezzo, non è mai stato uno dei miei preferiti, eppure mi è famigliare, probabilmente a causa della visione di molti film di questo tipo durante la mia infanzia. Leggendo questi racconti, li ho visualizzati come se stessi guardando dei film e forse questo ha contribuito a farmi divertire. Il primo è quello che mi è piaciuto di più; La Banda Morgan (The Raiders) è il primo lavoro di un tale Richard Ferber che, a detta del curatore della collana, è un autore molto prolifico, tuttavia in rete non ho trovato sue notizie. E' la storia della cattura di una banda di fuorilegge ad opera di un investigatore obeso che alla fine lascia fuggire due di essi. Il Nido dell'Aquila (Pale Moon) è invece opera di W.R. Burnett, scrittore e sceneggiatore dai cui lavori sono stati tratti dei film famosi. Qui si narra di un avvocato in fuga da un'accusa di omicidio che s'innamora di una femme fatale mezzosangue.


Too much too soon, tradotto in italiano con Troppo troppo presto, è un lavoro di Jacqueline Briskin, popolare autrice di best-sellers deceduta solo pochi anni fa. Magari non è il tipo di libro per cui spenderei dei soldi, anche se devo ammettere che in una certa misura mi ha preso. Parla di tre sorelle inglesi che si trasferiscono negli Stati Uniti nel 1949 e di come il loro legame viene spezzato a causa delle relazioni che intessono. Questa trama la vedrei bene in una mini-serie TV degli anni Ottanta, un po' stile Beautiful.


C'è stato un periodo della mia vita in cui anch'io ho acquistato il Giallo Mondadori e anche uno dei miei zii ne era un affezionato lettore e ne aveva una discreta collezione (che ignoro che fine abbia fatto alla sua morte). Dopo aver letto non so quanto gialli nordici, è stato decisamente piacevole calarsi in un'ambientazione diversa, tanto più che in questa storia i protagonisti sono ancora esseri umani normali. A Grave Talent è il primo romanzo di un'autrice che in seguito ha riscosso un discreto successo e difatti già questo esordio è interessante.


Alla fine ho ceduto alla tentazione e mi sono appropriata del libro per ragazzi del quale mi piaceva la copertina e, già che c'ero, l'ho letto. Ecco, era meglio se mi fermavo alla copertina. La storia è un delirio di rapimenti, zii avidi e malvagi, successivi pentimenti con tanto di ritiro in convento, il tutto farcito da frequento invocazioni al Signore che a paragone sul libro del Catechismo lo si nomina di meno. L'autrice di questa polpetta è una tale Marguerite Goudareau.


Concludo con il nome forse più noti di tutti, ovvero Mark Twain, del quale ho letto un racconto intitolato Viaggio in Paradiso. Si tratta di una storia satirica in cui si descrive una versione del paradiso dalla quale desidero restare il più alla larga possibile. 

venerdì 1 settembre 2017

Cigni selvatici - Jung Chang


All'età di quindici anni mia nonna divenne concubina di un signore della guerra, un generale capo della polizia di un inconsistente governo nazionale cinese.


Siccome non c'è due senza tre, eccomi al terzo autore (in questo caso autrice) cinese. Il romanzo di Jung Chang è una saga familiare che attraversa gli anni salienti dell'ascesa del comunismo, tra idealismo e Rivoluzione Culturale. Parte dalla nonna, per poi dedicare la gran parte della narrazione alla madre (e al padre) e infine a sè stessa. Ho trovato il libro molto interessante, sia perchè ho imparato molto su un capitolo di storia recente che conoscevo solo per sommi gradi, sia perchè tutte e tre le donne protagoniste sono caratteri forti e indipendenti, in contrasto alla gran massa di pecoroni e di opportunisti che le circonda.

giovedì 31 agosto 2017

agosto insofferente



Dopo un mese e mezzo di sofferenza, agosto è partito che avevo già le ruote sgonfie e, con tale presupposto, il mio umore si è mantenuto ombroso come da copione, con in più l'aggiunta dell'insofferenza, visto che avevo raggiunto il mio limite di sopportazione al caldo già a luglio ma, tanto per non farci mancare niente, la calura si è portata a livelli da record (e meno male che era un'ondata di caldo africano e non cambogiano). Con la casa trasformata in forno e il ventilatore a palla tutto il tempo (è un miracolo se non mi è venuto un torcicollo da manuale) ho riprovato a fare la lista dei pro dell'estate; fino ad alcuni anni fa ne avrei avuto un altro, ovvero "tutti vanno in ferie e ci si può godere la città vuota", ma siccome faceva caldo sono rimasta sempre chiusa in casa, altro che godermi la città. Prima di Ferragosto un temporale furioso che ha richiesto il solito tributo di alberi abbattuti e macchine schiacciate sotto di essi ha portato una tregua di alcuni giorni, prima che l'estate tornasse all'attacco per farmi patire fino all'ultimo del mese.


Se non altro si è prospettato un viaggio non preventivato e proposto da quella mia amica con la quale ero stata l'anno scorso a Stoccolma; lei da sola non viaggia e pare che io fossi la sua unica possibile accompagnatrice. Da parte mia, mi rendo conto che quando si tratta di viaggiare ho il livello morale di una prostituta di bassa lega, non c'è nemmeno bisogno che me lo chiedano che ho già le mutande calate le valigie pronte. Il viaggio è stato utile anche per spezzare la routine infernale e per accorciare il mese di qualche giorno.

lunedì 28 agosto 2017

breve viaggio in Inghilterra


La settimana scorsa sono stata alcuni giorni in Inghilterra con F, poco più di una toccata e fuga, ma densa di cose viste e fortunatamente benedetta dal tempo buono e fresco (combinazione ottimale per la sottoscritta). La meta di atterraggio e decollo è stata Bristol, in quanto vi fa scalo la Ryanair e noi si doveva spendere il meno possibile.


Della quale Bristol non sapevamo un granchè, ma alla fine ci è piaciuta, ha degli angoli interessanti, una bella cattedrale, il ponte sospeso che è il simbolo della città, nonchè una discreta movida, parte della quale concentrata nella zona del nostro hotel. Anche se non vi abbiamo passato che mezza giornata il giorno del nostro arrivo più tre ore sparse negli altri giorni (visto che ce andavamo sempre in gita altrove) possiamo dire di averla apprezzata.


Gite, appunto. La prima delle quali è stata in quel di Bath, uno di quei posti che merita in pieno la fama che ha. A me è piaciuta moltissimo e mi sono letteralmente entusiasmata per le terme romane, alla fine della cui visita era possibile anche assaggiare l'acqua che le ha rese famose fin dall'antichità.


Castle Combe è considerato il più bel paese d'Inghilterra e mi sento di essere d'accordo con tale affermazione pur non avendo visto tutti gli altri. E' un posto delizioso che pare essere fuori dal tempo.


Lacock del resto non sarebbe da meno, se non che le auto dei residenti parcheggiate davanti alle case azzerano del tutto la poesia del posto. Del resto mi rendo conto che chi ci abita ha diritto alla propria comodità.


Vi si trova un'abbazia convertita in residenza, della quale uno dei proprietari è stato William Fox Talbot, scienziato e fotografo, inventore del negativo fotografico.


A Glastonbury invece l'abbazia è in rovina; doveva essere enorme, a giudicare dai resti. Il posto ha una certa fama di misticismo ed è legato alla leggenda di re Artù.


Wells è un altro gioiellino; non merita una visita solo la meravigliosa cattedrale, ma anche il Palazzo dei Vescovi, che dentro non sarà nulla di speciale, ma fuori, tra fossato, giardini e alberi secolari, è molto bello.


A Weston-Super-Mare invece abbiamo sostato solo una mezz'ora mentre cambiavamo autobus. Si capisce perchè gli inglesi non vedano l'ora di andare al mare in Spagna, e tuttavia era doveroso togliersi la curiosità di vedere una delle località balneari più famose della zona.


A parte camminare come una deficiente da mane a sera (difatti adesso ho di nuovo male alle ginocchia), la sottoscritta ha pure mangiato come un troll, comprendendo il motivo del grande numero di persone obese incrociate in zona. F è stata più moderata perchè è in dieta e col suo esempio ha fatto da deterrente alle molte potenziali portate che avrei potuto mangiare quando eravamo da Za Za Bazar, un all-you-can-eat multietnico che è uno schiaffo alla fame nel mondo (lo confesso, a volte mi faccio schifo da sola...). Insomma, è stata una bella (breve) vacanza, ora attendo di vedere che cos'ho combinato con le foto analogiche.

sabato 26 agosto 2017

La dinastia dell'oro - Taylor Caldwell


Il crepuscolo di marzo era come un'acqua profonda, stagnante, sulla campagna, sulle lunghe e basse colline. Sembrava che tutto fosse immobile, fissato, non in una rigida stasi, ma in una quiete di sonno; sembrava che tutte le cose avessero perduto la robusta consistenza del giorno, per trasformarsi in sogni liquidi, vaporosi che, se fossero stati appena turbati dalla più lieve bava di vento, si sarebbero scoloriti, dissolti, annullati, in silenziosi anelli d'acqua, allargatisi tutt'attorno.


Anche questo libro proviene da un mercatino, stavolta svoltosi in quel di Marradi, ed è l'edizione italiana del 1943 del primo romanzo di Taylor Caldwell, prolifica autrice di best-seller americana. Dynasty of Death narra l'ascesa di una famiglia di immigrati inglesi trasferitisi in Pennsylvania. Partiti da una modesta fabbrica, grazie soprattutto all'ambizione e alla spregiudicatezza del figlio maggiore, arrivano a diventare una vera e propria potenza industriale nel campo della fabbricazione di armi. I dilemmi morali non li toccano, a parte alcuni membri della famiglia tutti destinati a fare una brutta fine. La lettura di questo libro si è rivelata molto avvincente, anche se una traduzione più moderna l'avrebbe probabilmente resa ancora più godibile.

giovedì 24 agosto 2017

Il dottor Antonio - Giovanni Ruffini


In un dolce e splendido pomeriggio dell'aprile del 1840, una carrozza da viaggio, tirata da quattro robusti cavalli da posta, percorreva la strada della Cornice, che, come ben sanno gli eleganti giramondo, percorre da Genova a Nizza tutta la riviera di ponente.


Dicevo della mia disperazione quando la biblioteca chiude in agosto. Prima di scoprire la casetta del book-crossing e dopo aver finito la scorta, ho colto l'occasione di leggere alcuni libri un po' particolari che avevo in casa. Questo viene dal mercatino di Gambettola e il solo motivo per cui l'ho comprato è che ho trovato la copertina abbastanza leziosa da stare a pari di certe cartoline della mia collezione. Nell'accingermi a leggerlo ho fatto una rapida ricerca per capire almeno in che guaio mi stavo cacciando e così ho scoperto che Giovanni Ruffini è stato un patriota italiano. Genovese, nato nel 1807 e morto nel 1881, scrisse questo libro in inglese nel 1855 allo scopo di cattivare la simpatia di inglesi e francesi alla causa del Risorgimento. Ne furono tratti ben tre film oltre a quello che ha l'onore di essere il primo sceneggiato trasmesso dalla RAI nel 1954. La storia vede come protagonista un esule siciliano che si è messo a fare il medico condotto a Bordighera; qui conosce e cura una giovane inglese che ha avuto un incidente con la carrozza e, come da copione, i due s'innamorano, ma alla guarigione della fanciulla, che coincide con l'arrivo di suo fratello, la loro relazione s'interrompe per la forte e netta opposizione della famiglia di lei. A distanza di diversi anni, la donna, rimasta vedova, cerca di ricongiungersi al dottore che però si trova implicato nell'insurrezione di Napoli e finisce ai lavori forzati. Ho trovato la storia un po' sbilanciata, nel senso che per circa due terzi è la classica storia d'amore, anche se mirata a mettere in risalto le doti del dottore e a far conoscere il suo passato di dissidente politico, mentre l'ultima parte è più una cronaca dei moti del 1848 a Napoli. Diciamo che sospendo il giudizio poichè ritengo il tutto alieno alle mie corde, benchè ne riconosca il valore storico.

martedì 22 agosto 2017

L'amore è come la ferita di una spada - Ahmet Altan


Tutta quella congerie di oggetti vecchi e dimenticati: un servizio da scrittura in cristallo molato, dei fogli ingialliti su cui si attorcigliavano, come esseri viventi in agonia, i caratteri arabi della calligrafia in stile sülüs, la poltrona in pelle qua e là screpolata, il tambur appoggiato al muro, con una corda saltata, il tavolo in legno di noce senza i cassetti, i frutti di sapone dai colori sbiaditi, disposti su un piatto sbeccato di porcellana, un mappamondo di latta ammaccato, attraversato da una sottile asticella in ferro arrugginito, la spada d'argento e il bastone in avorio appesi al muro fianco a fianco, le vecchie riviste accatastate in un angolo della stanza, i libri con la rilegatura in marocchino; tutte queste cose, tutta la stanza, forse anche tutta la città erano coperte di polvere; un sottile strato aveva ricoperto tutto quanto, l'aveva impregnato, l'aveva logorato e aveva finito per ucciderlo.

Questo libro è ambientato a cavallo tra Ottocento e Novecento in quello che era ancora l'Impero Ottomano e, a dispetto di quanto suggerito dalla trama sulla quarta di copertina, non è affatto incentrato sugli amori lussuriosi della bellissima Mehpare. Certo, lei è presente e fa la sua parte, ma in realtà si tratta di un racconto corale in cui un discreto numero di personaggi cercano di venire  a patti con le proprie inclinazioni in un ambiente claustrofobico e oppressivo, dove si rischia la testa per una frase infelice. Tutto questo mi è piaciuto e mi ha anche fatto apprezzare la libertà di cui godo. 

domenica 20 agosto 2017

Vertigo - Ahmed Mourad


All'ingresso della sala ricevimenti il frastuono del corteo nuziale annunciava la caduta di una nuova vittima. Il suo nome figurava, insieme a quello della sposa, su una targhetta dorata davanti alla porta: CONGRATULAZIONI KHALED E NANCY.


Spacciato come il thriller best seller del mondo arabo, secondo me di thriller c'è giusto un terzo della storia, che vuole piuttosto essere una denuncia della corruzione e dell'ipocrisia dei ricchi e dei potenti in quel de Il Cairo. Tra la premessa (un fotografo riprende di nascosto un'esecuzione che viene fatta passare come un litigio per colpa di una donna) e la conclusione (lo stesso fotografo si allea con un giornalista scomodo per pubblicare diverse foto compromettenti) c'è infatti la lunga descrizione di tutti i ricconi che gravitano intorno a un locale in cui si pratica la prostituzione. Il libro mi è piaciuto, anche se ho apprezzato di più la parte thriller.

sabato 19 agosto 2017

Io, Daniel Blake


Se Tim Burton si è ammosciato, per fortuna quel vecchio comunista di Ken Loach non ha perso il suo smalto e anche il suo ultimo lavoro è un pugno allo stomaco. Il film narra la vicenda kafkiana di un uomo che, reduce da un grave infarto, non può ancora ricominciare a lavorare, ma siccome non gli viene concesso il sussidio di invalidità, mentre attende di fare ricorso gli viene detto di fare domanda per il sussidio di disoccupazione, al quale ha diritto solo se dimostra di darsi da fare attivamente per cercare lavoro, se non che quando un lavoro gli viene offerto, lo deve rifiutare per motivi di salute. Verrebbe da ridere se invece non ci fosse da piangere, anzi, da singhiozzare. E' la denuncia di una società che riduce tutto a call center e moduli da compilare esclusivamente on line (e se non sai usare il computer sono cazzi tuoi), in cui l'umanità non esiste più ed è sostituita da una burocrazia assurda che pare fatta apposta per privare le persone della propria dignità. E comunque io questi film qui non li dovrei andare a vedere perchè dopo mi viene il magone.

giovedì 17 agosto 2017

book-crossing nel verde


Il giorno di Ferragosto, non facendo parte dei milioni di italiani che erano in ferie o che hanno perlomeno fatto la tradizionale gita di un giorno, sono andata a cercare il minuscolo parco di recente istituzione che si trova lungo lo Stradone e che contiene un'altrettanto minuscola biblioteca dedicata al book-crossing. Me ne aveva parlato il marito che, come un fesso indefesso, ha continuato ad andare a camminare tutti i giorni anche con il caldone e che lo aveva visto durante una delle sue passeggiate. 


Ho sempre provato molta simpatia per questo genere di iniziative. So che fanno book-crossing anche alla Coop, ma vuoi mettere la bellezza di trovare libri in mezzo al verde? Per non dire che se nel minuscolo parco quei pirla del Comune non avessero messo una sola panchina perfettamente al sole, uno potrebbe pure fermarsi a leggere lì. Comunque sia, volevo andarci non solo per la simpatia ma anche per la necessità, in quanto la biblioteca comunale ogni anno chiude per tre settimane in agosto gettandomi nello sconforto e nella disperazione, visto che l'estate è la stagione in cui leggo di più. Mi ero sì procurata cinque libri (il numero massimo consentito) prima che chiudesse, ma li ho già finiti da un pezzo. 


Nel minuscolo parco hanno installato una piccola casetta in legno che alla mia ispezione ha rilevato il seguente contenuto: alcuni pieghevoli della Sagra del Cinghiale di Premilcuore, due copie del Nuovo Testamento, opuscoli sulla Madonna, un numero de La Torre di Guardia (forse è in corso una sorta di guerra di religione?), un paio di libri autopubblicati, fascicoli gratuiti in precedenza allegati a giornali vari, cataloghi di mostre e, finalmente, una manciata di libri fortunatamente in condizioni buone, ma decisamente stagionati. Sono convinta che l'italiano medio abbia un problema quando si tratta di iniziative gratuite, ovvero ne vuole ricavare il massimo cedendo il minimo, e difatti ho notato in altre occasioni che quando si tratta di scambi o robe del genere le cose messe a disposizione sono le stesse che la gente darebbe al massimo a quelli dell'Operazione Mato Grosso (il che costituisce giusto un gradino prima del cassonetto). 


Io però devo confessare che ho un debole per le cose vecchie e quindi sono stata per esempio tentata di portarmi a casa (e tenermi) questo libro per l'infanzia, datato 1963, se non altro per la copertina. Consegnato il mio obolo, ho prelevato tre libri da leggere (e che restituirò una volta fatto poichè non credo troverò tra essi letture eccelse e degne di entrare nella mia libreria).  


lunedì 14 agosto 2017

Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali


E' già da alcuni anni che Tim Burton non è più Tim Burton, e tuttavia continuo ad andare a vedere i suoi film anche se so già che mancherà quel tocco speciale che mi aveva fatto amare i più vecchi, quelli in cui quel misto di humour nero ed eccentricità era una certezza. Questo suo ultimo lavoro è tratto da un libro che non ho letto e quindi non so quanto sia fedele all'originale; vi si narra di un ragazzino il cui nonno gli ha infarcito l'infanzia di racconti fantastici. La domanda è: sono solo invenzioni oppure è tutto vero? Ovviamente lo è, come il ragazzino scoprirà durante un viaggio in Galles durante il quale troverà il tempo di innamorarsi di una ragazza speciale mentre cerca di sconfiggere i mostri pronti a papparsi lei e i suoi compagni. Il film mi è parso un compito ben eseguito, con tutti gli effetti speciali al posto giusto ma privo di particolari sussulti, un po' come gli mancasse l'anima, insomma. Continuo dunque a ripiangere il Tim Burton di quando era Tim Burton.

sabato 12 agosto 2017

Le luci di settembre - Carlos Ruiz Zafón


Cara Irene,
le luci di settembre mi hanno insegnato a ricordare i tuoi passi che svanivano nella marea. Sapevo già allora che la zampata dell'inverno non avrebbe tardato a cancellare il miraggio dell'ultima estate che trascorremmo insieme a Baia Azzurra.


Prima di diventare famoso con L'Ombra del Vento, Zafón aveva scritto quattro libri classificati come letteratura per ragazzi e questo è uno di quelli. A dire la verità, se non avessi saputo di questa cosa lo avrei identificato come un normale romanzo per adulti, fermo restando che ci sono in effetti alcuni dettagli chiaramente indirizzati ad un pubblico giovanile. Tuttavia, considerato che si tratta di una storia di fantasmi (non esattamente, ma ci siamo capiti) non trovo che abbia nulla da invidiare a quell'altra storia di fantasmi che avevo letto tempo fa e che pure era per adulti. Il fatto che io abbia un debole per Zafón non penso mini la mia obiettività. Poi, certo, da qui a L'Ombra del Vento ne passa, ma ciò non toglie che si tratti di un romanzo molto gradevole e che mi fa desiderare di recuperare anche gli altri. 

mercoledì 9 agosto 2017

Lunedì blu - Arnon Grunberg


Mio padre commerciava in francobolli, almeno così credevamo mia madre e io. Lei mi aveva raccontato che mio nonno paterno aveva una drogheria, cioè un carretto con cui girava per le strade di Berlino. «Un giorno l'hanno trovato morto su quel carretto, ma non erano state le SA, l'aveva ammazzato l'acquavite.»


Leggevo che questo libro in Olanda è stato un best seller e mi piacerebbe molto chiedere a tutti coloro che l'hanno entusiasticamente acquistato che diavolo ci hanno trovato. Io l'ho finito in preda alla noia più selvaggia e solo perchè, come già spiegato, in estate ho molto tempo da perdere e posso permettermi di arrivare in fondo ai libri che in periodi più indaffarati sasso via senza rimorsi. Il protagonista è un giovanotto senza arte nè parte che spreca la propria vita tra l'alcol e le puttane. Che non mi vengano a magnificare la maestria dell'autore nel descrivere la crisi esistenziale della gioventù moderna e altre menate del genere, perchè per i miei gusti uno così è solo uno sfigato. Non so quanto ci sia di autobiografico, spero poco perchè sennò questo pensiero si estende pure all'autore XD 


sabato 5 agosto 2017

Brothers/Arricchirsi è glorioso - Yu Hua


Li Testapelata, il nostro arcimiliardario di Liuzhen, si è cacciato in testa l'idea bizzarra di fare un giro nello spazio a bordo della navicella russa Soyuz, per la modica cifra di venti milioni di dollari. Seduto a occhi chiusi sulla sua famigerata tazza placcata d'oro, s'immagina di stare già in orbita: tutto attorno c'è una desolazione incommensurabile, guarda giù e vede la Terra offrisi, placida e maestosa...



I morti se ne vanno e ai vivi tocca tirare avanti. Li Lan aveva gettato la spugna abbandonando questo mondo per incamminarsi sul viale che porta nell'aldilà. Mentre vagava tra folle di anime alla ricerca dello spirito disperso di Song Fanping, non poteva sapere come se la passavano i suoi due figli nell'aldiquà.


Mi sono ufficialmente innamorata di Yu Hua; non vedo l'ora che la biblioteca riapra per andare a prendere in prestito anche gli altri suoi romanzi. Questi due (il secondo è il seguito del primo) mi sono piaciuti davvero moltissimo, mi hanno fatto piangere (soprattutto il primo) e scompisciare dalle risate (soprattutto il secondo). Vi si narrano le avventure tragicomiche di due fratelli acquisiti (il padre di uno ha sposato la madre dell'altra) e insieme ci si fa un'idea di come sia cambiata la società cinese, dagli orrori (a volte pure quelli tragicomici) della Rivoluzione Culturale all'era della prosperità economica. Lo stile a tratti da imbonitore di fiera di Yu Hua attraversa con leggerezza e ironia le tante vicende, sfiorando talvolta il surreale eppure restando sempre plausibile, perchè si sa che al mondo spesso la realtà supera la fantasia. I due fratelli, uniti più che se condividessero lo stesso sangue ma poi divisi per colpa dell'amore per la stessa donna, sono due personaggi molto diversi: da un lato il vincente spregiudicato e paraculo, dall'altro l'uomo retto e onesto che però non riesce a sbarcare il lunario. Non so se c'è una morale in tutto questo, ma si finisce per affezionarsi ugualmente a entrambi.

mercoledì 2 agosto 2017

17 anni (e come uscirne vivi)


Nadine, la protagonista di questo divertente film, ha diciassette anni e non si trova a suo agio nè con sè stessa nè coi propri coetanei. Ha una sola amica che adora, mentre detesta fin dall'infanzia il fratello maggiore Darian che, a differenza di lei, è sempre stato popolare. La tragedia scoppia quando la sua amica e il fratello si innamorano e si mettono insieme: Nadine si sente tradita e sbarella. In realtà non c'è nulla che non vada in lei: è carina e intelligente, però è egocentrica ed ha una decisa propensione al vittimismo. Non si rende conto che un suo compagno di banco ha una cotta per lei e si butta invece tra le braccia di un belloccio che vuole solo portarsela a letto. Orfana di padre, non va d'accordo con la madre e si confida solo col suo professore di storia (Woody Harrelson, doppiato da non so chi: non ho mai desiderato così tanto di vedere un film in lingua originale come quando il suo personaggio apriva bocca...). Alla fine naturalmente va tutto a finire bene perchè Nadine capisce che in fondo non ha proprio nulla di cui lamentarsi e che pure il fratello non è lo stronzo che lei crede.

Guchi e la sua amica C... ehm, no: Nadine (Hailee Steinfeld) e Krista
(Haley Lu Richardson) in una classica posa da diciassettenne XD

Di questo film mi è piaciuta soprattutto la prima parte che ho trovato più briosa, ma resta comunque una pellicola molto gradevole e superiore alla media del genere tormenti adolescenziali. Come ho affermato più volte in altra sede, in un mondo in cui ormai si è già visto tutto, non conta tanto la trama in sè quanto il modo in cui viene raccontata una storia, e la regista Kelly Fremon è stata brava proprio per il modo in cui l'ha fatto. Una volta tanto ho anche trovato azzeccato il titolo italiano (quello originale è The Edge of Seventeen) perchè confesso che trovo ancora sbalordivo il fatto di essere sopravvissuta ai miei diciassette anni!

lunedì 31 luglio 2017

luglio soffocante

è sfinita anche la Mafalda

Luglio era anche partito bene, i primi giorni mi sono dovuta addirittura mettere la felpa quando sono andata al cinema all'aperto, ma visto che le cose belle non durano, il caldo infernale non ha tardato a manifestarsi di nuovo. Siccome volevo evitare di essere di pessimo umore per tutto il mese, un giorno ho deciso di fare una lista di pro e di contro dell'estate, sperando che ci fossero abbastanza pro da bilanciare tutti i contro. E' finita che l'unica cosa che ho scritto come pro è stata "il bucato si asciuga subito", dopodichè mi sono resa conto che preferisco che ci siano 15° anche se mi tocca tenermi le mutande sporche. Comunque il caldo mi ha talmente sfinita che mi sono ridotta a una inerte pozza di sudore ambulante con un solo interrogativo in testa: riuscirò ad arrivare viva a settembre? Ho ripreso fiato giusto a metà mese, quando la temperatura è tornata sopportabile per qualche giorno, per il resto è stato esattamente lo schifo di mese che mi aspettavo.

mercoledì 26 luglio 2017

La mano di Fatima - Ildefonso Falcones


Il rintocco della campagna che richiamava alla messa alle dieci del mattino infranse la gelida atmosfera attorno al piccolo villaggio su uno dei contrafforti della Sierra Nevada. I suoi echi metallici si perdevano giù per i dirupi, quasi volessero schiantarsi contro le falde della Contraviesa, la catena montuosa che da sud chiude la fertile valle percorsa dai fiumi Guadalfeo, Adra e Andarax, con i loro affluenti che scendono dalle cime innevate.

Essendo nati entrambi a Barcellona, tendo sempre a paragonare  Ildefonso Falcones a Carlos Ruiz Zafón. Del primo avevo già letto La cattedrale del mare, il romanzo che ha scritto per primo e che gli ha fatto guadagnare la fama. Questo secondo lavoro, ambientato tra la fine del 1500 e l'inizio del 1600, vede protagonista il morisco Hernando, nato dallo stupro della madre ad opera di un prete cattolico. Educato sia al cristianesimo che all'islam, Hernando riesce a barcamenarsi tra i due mondi e a salvarsi in molti difficili frangenti, fino a vivere felice e contento con la nuova famiglia che si è creato sposando una cristiana. L'impressione che mi ha fatto questo romanzo è la stessa che mi fece il primo: ho apprezzato molto la ricostruzione storica, di meno le vicende del protagonista, soprattutto quelle amorose. Per me comunque Falcones sta a Ruiz Zafón come un film da multisala sta a una pellicola d'essay: va bene come passatempo, ma non è il genere di libro al quale torno con l'emozione e la voglia di rileggerlo.

venerdì 21 luglio 2017

Il totem del lupo - Jiang Rong


Nascosto in un'insenatura nella neve, il giovane Chen puntò il cannocchiale verso un lupo della prateria mongola e ne incrociò lo sguardo d'acciaio. I radi peli del giovane si rizzarono come aculei quasi a voler sollevare la camicia. Aveva accanto a sé il vecchio Bileg. Stavolta Chen non provava la sensazione che l'anima gli fosse volata via dal corpo, ma sudava freddo da ogni poro. 

Quanto mi è piaciuto questo libro! E quanto mi ha fatto stare male, visto che era facile prevedere la catastrofe finale... La storia narra dell'amore tra un uomo e i lupi. Chen Zhen (alter ego dello scrittore, che è un intellettuale dissidente) fa parte di un gruppo di studenti di Pechino che, durante la Rivoluzione Culturale, sono stati inviati a rieducarsi nella Mongolia Interna. Il ragazzo si è adattato senza troppi problemi alla rude vita dei nomadi e soprattutto ha imparato ad ammirare i lupi della prateria, bestie fiere e indomite che con la loro presenza costituiscono un elemento fondamentale del fragile ecosistema di quella zona. E' il vecchio mongolo Bileg, che ha adottato Chen Zhen, a introdurlo alla cultura e alle tradizioni ancestrali, insegnandogli che nella prateria ogni creatura svolge un'importante funzione che mantiene l'indispensabile equilibrio. Tale equilibrio però viene via via sconvolto dalle miopi direttive del Partito e dall'arrivo in massa di immigrati cinesi. Chen Zhen e i suoi amici mongoli assistono impotenti agli scempi sempre più sfacciati che vengono compiuti e ai quali non possono opporsi perchè rischierebbero la prigione. Ma soprattutto, dicevo, questo romanzo è una storia d'amore; Chen Zhen infatti ad un certo punto decide di catturare un cucciolo di lupo e di allevarlo in cattività. L'impresa non sarà facile a causa delle difficoltà pratiche e dell'ostilità diffusa di pastori e allevatori verso chi mostra benevolenza verso il loro nemico naturale. Chen Zhen però è innamorato follemente del suo cucciolo e se ne prende cura più che se fosse suo figlio, probabilmente senza riconoscere di essersi imbarcato in un'impresa che non può andare a buon fine.

una scena del film tratto dal libro: chissà se ne è all'altezza!

Pare che questo romanzo sia stato un best seller in Cina, e dire che mi sono meravigliata che lo abbiano pubblicato, visto che in diversi punti non è certo lusinghiero nei confronti della politica cinese e del popolo cinese in generale. Io l'ho apprezzato sia per la vicenda personale del protagonista che per il messaggio molto più universale che ha una forte valenza politica ed ecologista.

La libertà, la democrazia, l'uguaglianza, la sicurezza: queste sono tutte conquiste che non si ottengono a forza di lavorare! Non è il lavoro a rendere libera una nazione. Il lavoro da solo non produce che un popolo di servi e un sistema politico addomesticato, che è l'esatto contrario della democrazia, della libertà e del socialismo.

lunedì 17 luglio 2017

a volte fa fresco


Ovvero: non è che faccia veramente fresco, ma fa un caldo normale invece di uno devastante. Approfittando appunto del fresco, col marito che era in ferie ieri sono stata in Appennino, dove faceva ancora più fresco e ci voleva la canottiera. Inizialmente volevamo andare al giardino di Valbonella, poi abbiamo scoperto che il lunedì è chiuso e abbiamo ripiegato su Ridracoli. Per chi non è romagnolo: vi si trovano una diga e un lago artificiale che  fornisce acqua a circa un milione di persone. In pratica, è merito di Ridracoli se mi posso fare la doccia tutti i giorni. 


Abbiamo lasciato l'auto all'imbocco della strada che porta alla diga e ce la siamo fatta a piedi fino al rifugio di Cà di Sopra, che sta a circa 3-4 chilometri (o forse 5... ci sono pareri discordanti). Comunque sia, a parte il tratto fino alla diga che è sull'asfalto, il resto del percorso è attraverso il bosco e costeggia il lago. Nei tratti all'ombra, anche grazie al vento, si stava veramente bene.



Arrivati al rifugio con tutta calma, visto che abbiamo fatto anche una breve deviazione per andare sulla riva del lago, per non parlare del tempo che la sottoscritta ha perso fotografando, abbiamo mangiato con molto appetito il cibo portato da casa e ci siamo spalmati su una panchina all'ombra a goderci la calma e la frescura.



Che poi, come notava una mia amica, non c'è bisogno di andare tanto lontano da casa per trovare dei posti belli. Qua varrebbe la pena tornare anche in autunno quando gli alberi cambiano colore o nel periodo di fioritura delle ginestre, dato che il sentiero passava accanto a molti cespugli.