mercoledì 21 giugno 2017

hamburger

avvertenza: questo post sarà un po' lungo, se avete fretta ripassate più tardi.

la foto che ad Amburgo fanno tutti: lo scorcio della città dal Lombardsbrücke

Come i lettori più affezionati di questo blog avranno intuito, Guchi detesta il caldo, per questo motivo nei mesi passati si è più volte interrogata sull'opportunità di farsi una vacanza al fresco in estate. La scelta teoricamente vasta è stata facilmente ridotta per motivi famigliari ed economici, e si è tradotta in una manciata di giorni in quel di Amburgo, per giunta nella prima metà di giugno, il che significa che nei restanti tre mesi Guchi sarà comunque a casa a tirare bestemmioni perchè suda. Ma veniamo alla cronaca di questo breve soggiorno teutonico; per una volta tanto, abbiamo deciso di fare un'intervista a Guchi, che si è mostrata molto disponibile anche perchè non aveva niente di meglio da fare.

vecchie case che si affacciano sul canale di Nikolai (Nikolaifleet)

D: Innanzitutto, perchè Amburgo?
R: Mah, perchè mi piacciono le città sull'acqua... e soprattutto perchè di voli diretti da Bologna verso posti potenzialmente freschi in cui non ero mai stata non c'era altro.

D: Dunque, com'è stato il primo impatto con la città?
R: Bè, sono arrivata di domenica ed era una bella giornata di sole, per cui era ovunque pieno di crucchi spalmati in giro che se la godevano. Siccome sono arrivata presto e il check-in in albergo c'era dalle 14, ho lasciato i bagagli alla stazione centrale e poi me ne sono andata subito a girovagare.

D: E la prima meta è stata?
R: Sternschanze, un quartiere noto soprattutto per la vita notturna, anche se bar e ristoranti erano pieni di gente già a mezzogiorno. Avevo letto su di un blog che vi si trovavano diversi graffiti e, siccome sono una delle mie passioni, mi sono subito messa a fotografare come se non ci fosse stato un domani. Prima però, anche se era presto e non avevo molta fame, ho pensato di pranzare e sono andata da Omas Apotheke, in Schanzenstraße 87 dove giustamente, per stare leggera, mi sono fatta fuori trenta centimetri di currywurst con le patatine fritte.


Dopo ho continuato a girovagare in zona, ho trovato un Photoautomat vicino alle fermata della metro di Feldstraße e mi ci sono subito fiondata dentro.

D: Figo! E le foto come sono venute?
R: Inaspettatamente bene, difatti poi sono riuscita a rovinarle perchè, credendo fossero già asciutte, le ho messe in mezzo a un volantino e così adesso sulla mia faccia c'è stampata la descrizione della linea della metro.

D: Mi sembra giusto, avendo a che fare con un'invornita... Ehm, scusa Guchi! Continua pure il tuo racconto.
R: Da lì sono arrivata, sempre a piedi, a Reeperbahn, cuore del quartiere a luci rosse, però era pomeriggio e quindi non mi ha impressionata particolarmente, a parte che dopo aver visto quello di Amsterdam con le vetrine piene di falli colorati e le donnine esposte, penso che qualunque altro posto risulti meno divertente.


Siccome era ancora presto e non ero del tutto sfinita, ho approfittato per percorrere l'Alter Elbtunnel, il tunnel sotterraneo che passa sotto l'Elba e che è stato costruito nel 1911. La domenica è pedonale, quindi aveva senso goderselo con la sola compagnia di altri pedoni e dei ciclisti, anche perchè mi viene da dire che quando ci passano la auto diventi una specie di camera a gas. Dentro faceva un bel freschetto e ho seriamente temuto di prendermi un accidente perchè ero sudata; in compenso la passeggiata è stata allietata da un concerto per coro e chitarra.

D: Chissà che bello, per giunta in un ambiente così suggestivo!
R: Già, anche se poi si formavano degli ingorghi causati da quelli che si fermavano ad ascoltare. Per non dire di quelli che si fermavano a farsi i selfie e rischiavano di essere investiti dai ciclisti che, a quanto ho visto, in Germania sono molto poco pazienti. Comunque dopo l'andata e ritorno sotto il fiume, cominciavo ad accusare la stanchezza e quindi, recuperati i bagagli, sono andata in albergo, ho riposato un pochino e poi sono ripartita alla volta del lago Alster, perchè non vedevo l'ora di vederlo, solo che non ho fatto in tempo ad arrivarci che ha cominciato a piovere sempre più forte, tanto che ho finito per infilarmi in un ristorante asiatico, anche perchè quello in cui volevo andare non l'ho trovato causa smarrimento della strada. Da quello che ho capito questo ristorante - COA in Kurze Mühren 6 - fa parte di una catena sparsa per la Germania; ho preso un wok di pollo e verdure con una salsa alle arachidi e latte di cocco che era veramente molto buono. E dopo a nanna!


uno scorcio laterale della Chilehaus

D: E veniamo al secondo giorno...
R: Intanto il tempo è stato variabile perchè tirava un forte vento e quindi era un continuo rimpiattino tra le nuvole e il sole; la sera ha anche fatto una sbruffata di pioggia, ma niente di che. Ho esordito da dove avevo concluso la sera prima, ovvero le sponde del lago Alster; ne ho percorso un pezzetto, il tratto in corrispondenza del Kennedybrücke, poi sono stata sulla sponda del lago interno (il lago ha un po' la forma di una clessidra, anche se le dimensioni delle due parti sono molto sproporzionate). Di lì mi sono recata al Rathaus, ho visitato le chiese di St.Petri e St. Jacobi e ho raggiunto la Chilehaus, un edificio degli anni Venti che architettonicamente mi è piaciuto un sacco. Lì accanto c'è anche lo Sprinkenhof, costruito tra il 1927 e il 1943, e il Meßberghof, del 1924. C'era anche il museo del cioccolato, solo che quella mattina avevo le gomme a terra e quindi mi sono infilata nella vicina fermata della metro, ho mollato le borse in albergo, ho mangiato lì vicino e poi mi sono fatta un pisolo. Due parole le merita lo Speisewagen (Anckelmannsplatz 3), sfortunatamente aperto solo a pranzo, che è una sorta di mensa che offre cibo casereccio; la scelta è ridotta a pochi piatti, ma tutti molto buoni, per non dire dei prezzi economici. Il fatto che fosse gremito di tedeschi in pausa pranzo la dice lunga su entrambe le cose.


la Gruner und Jahr Verlagshaus, un'altra bellezza architettonica
vicino alla chiesa di St. Michaelis

D: Spero che non avrei dormito fino a sera...
R. No, no, una volta che mi sono riposata, sono ripartita bella pimpante, questa volta per raggiungere la chiesa di St. Michaelis, ed ero talmente sveglia che ho pure preso il treno sbagliato. Quando ho realizzato che invece che in centro stavo andando sempre più in culo al mondo, sono scesa e sono tornata indietro (benedetto abbonamento giornaliero che mi permetteva di fare tutti i viaggi che volevo con la stessa cifra!). Alla chiesa volevo andare perchè si può salire sul campanile e ammirare il panorama; dato che mi piace un sacco vedere le cose dall'alto, non potevo perdermelo. Anche se poi pareva ci fosse un complotto per impedirmi di salirci...

D: Complotto? Che cos'è successo?
R: Intanto quando ho fatto il biglietto la tizia ha farfugliato non so che cosa, mi era sembrato di capire la parola "gruppo", però poi di altra gente in attesa non ne ho visto nemmeno dopo aver targiversato un po', così alla fine ho deciso di salire per i fatti miei. C'era un tornello che girava dopo che veniva letto il codice a barre del biglietto; ho inserito il mio e mi è uscita l'immagine dello stop con una scritta in tedesco che ovviamente non capivo. Ho riprovato, ma niente. Intanto sono arrivate altre persone che, belle belle, hanno ottenuto il verde e sono passate. Ho di nuovo riprovato inutilmente a inserire il biglietto e a quel punto ha cominciato a salirmi la carogna, ma ho ritenuto inutile tornare dalla cassiera che si era dimostrata molto antipatica, quindi ho deciso di fare l'italiana: ho atteso che non ci fosse nessuno e sono strisciata come una biscia (obesa) sotto il tornello, dopodichè ho realizzato che c'era una telecamera, ma si vede che il vigilante stava facendo la pennichella perchè non sono venuti ad arrestarmi. La vista sul campanile meritava tutto ciò, anche se in quel momento si era rannuvolato.

uno scorcio del porto turistico

D: Complimenti Guchi, direi che è stata un'impresa degna di te! Altri numeri da circo da riferire?
R: No, no. Dopo il campanile ho visitato (solo da fuori) il pittoresco complesso dei Kramer-Witwen-Wohnung e poi sono andata a passeggiare un po' sul molo, infine sono andata a mangiare al ristorante greco Taverna Ellada in Lange Reihe 19, perchè quello in cui volevo andare era pieno e non avevo voglia di aspettare (quant'è brutta la fame!).



D: Terzo giorno: che cos'hai combinato?
R: Intanto meteorologicamente è stato il peggiore in quanto ogni tanto si metteva a piovere, e solo nel tardo pomeriggio è finalmente uscito il sole. Viste le premesse, ho cercato da fare qualcosa al chiuso optando per il Deichtorhallen, che ospita in due edifici del 1911-13 uno dei maggiori centri per la fotografia contemporanea in Europa. Non volendo farci notte, ho fatto il biglietto per le sole mostre temporanee, una di Andreas Mühe (che mi è piaciuta) e una di Viviane Sassen (che invece non mi ha detto niente).



Mi sono poi avventurata nella zona dei vecchi magazzini per le merci del porto; anche questa architettonicamente mi è piaciuta molto. Ho visitato la chiesa di St. Katharinen e di nuovo ho ammirato alcune case vecchie molto pittoresche, così come ho trovato pittoresche quelle che si affacciano sul Nikolaifleet. In una di queste, che contiene il ristorante Alt Hamburger Aalspeicher (Deichstrasse 43) ho consumato un ottimo pasto a base di salmone fritto. Il piatto tipico del ristorante sarebbe stata l'anguilla, ma siccome non ho un gran buon rapporto con questa bestia (anche se quella mangiata a Kanazawa era ottima) ho preferito stare sul sicuro.



D: Niente riposino?
R: Certo che sì, ma non prima di aver girovagato un po' nella zona di Gänsemarkt, dove ci sono i negozi fighi e che quindi mi potevo risparmiare XD. Il riposino poi è stato provvidenziale visto che ho scarpinato un bel po' anche nel pomeriggio. Difatti mi sono recata a Ballinstadt, questa volta senza sbagliare treno, per fortuna.


la cabina di terza classe di una nave per l'America

D: E che cosa sarebbe?
R: In pratica si trattava di un centro di smistamento per le persone che dall'Europa volevano andare in America ed è stato attivo dal 1850 al 1930. Vi si trovava una serie di costruzioni che ospitavano i futuri migranti, c'era un'enorme mensa per sfamare tutti e si calcola che vi abbiano transitato cinque milioni di persone. Attualmente restano solo tre degli edifici originali, che ospitano il Museo Dell'Emigrazione. L'ho trovato molto interessante, e lo sarebbe stato anche di più se avessero messo le didascalie anche in inglese, ma immagino che non si possa avere tutto dalla vita...



D: Giornata conclusa?
R: Macchè! Visto che era uscito il sole, sono andata ad Hafen City, un quartiere in parte ancora in costruzione che volevo vedere per via degli edifici moderni; c'è anche un molo che ho percorso fino all'altezza della Elbphilharmonie, una delle sale da concerto più grandi del mondo dall'aspetto decisamente singolare (da fuori, perchè dentro non sono andata). Intanto si era fatta quasi ora di cena e ho pensato di cercare da mangiare in zona, così sono finita alla Gasthaus Heimathafen in Baumwall 7 dove ho giustamente e finalmente mangiato l'hamburger della casa, ovvero uno strano connubio di carne e pesce (oltre al classico hamburger, c'era anche del salmone). Ottimo, non c'è che dire, anche se quando me lo sono vista davanti mi sono domandata come diavolo sarei riuscita a infilarmelo in bocca...


la foto è uscita sfocata, ma le dimensioni si intuiscono ugualmente

D: Ma tanto una donna dalle mille risorse e dal grande appetito come la Guchi avrà certamente trovato il modo!
R: Naturalmente sì, visto che quando ho appetito mangerei anche un troll tutto intero.



D: E siamo al quarto e ultimo giorno...
R: Finalmente si è rivisto il sole e per fortuna non è stato un caldo esagerato, visto che ho di nuovo camminato un sacco. Tanto per cominciare, mi sono recata al cimitero di Ohlsdorf, la cui costruzione si è protratta dal 1874 al 1920. Si tratta del cimitero più grande d'Europa, oltre che di uno dei più grandi del mondo, e già avendo questa informazione avrei dovuto capire che i piedi non sarebbero stati sufficienti... Difatti, col senno di poi, noleggiare una bici sarebbe stata la soluzione ottimale, oppure cercare di capirci qualcosa del servizio di autobus che lo percorre. Invece è finita che ho fatto quello che mi riesce meglio, ovvero girovagare a naso. Ovviamente sono riuscita a vederne solo una minima parte e, intanto che c'ero, ho pure pranzato nel Cafè Fritz che è adiacente al crematorio, cosa che dimostra quanto certi popoli abbiano un rapporto molto diverso dal nostro con la morte.

D: In effetti... Ce lo vedo proprio un bar ristorante nel mezzo del cimitero della mia città XD Immagino che dopo tanto camminare fra alberi e tombe sarai stata un bel po' stanca.
R: Ed ecco perchè mi sono di nuovo concessa un riposino in albergo, dopo il quale sono ripartita per lo St. Pauli-Landungsbrücken, ovvero l'imbarcadero da dove sono partita per fare il giro del porto sulla nave, cogliendo l'occasione per scorattarmi per bene collo e avambracci, visto che il ponte era tutto al sole.



La nave ha percorso un tratto del fiume prima di infilarsi dentro al porto, dove siamo passati tra le enormi navi porta-container. Ancora una volta le spiegazioni fornite erano tutte in tedesco, ma non servivano le parole per capire la mole di merci che viene lavorata in questo grande porto.



Siamo anche passati davanti alla Elbphilharmonie che abbiamo potuto ammirare in tutta la sua eccentricità. Sulle rive dell'Elba invece c'erano delle piccole spiagge sulle quali si intravvedevano crucchi già stesi al sole.



D: E questo ha concluso la giornata?
R: Ma per chi mi hai preso? C'era ancora tempo per un'ultima escursione, quindi ho ripreso il treno e sono scesa a Blankenese, un tempo villaggio di pescatori e ora concentrato di ville dei ricchi. Qui mi sono fatta una passeggiata fino alle rive dell'Elba perchè volevo vedere il fiume lontano dal groviglio della città. Il posto era molto tranquillo e avrebbe meritato un maggiore approfondimento, ma a quel punto ero di nuovo lessa e ho fatto dietro front, per poi sbarcare in prossimità del ristorante Max und Consorten in Spedenteich 1, dove ho concluso la giornata e la vacanza in gloria con una bella Wiener Schnitzel, cavallo di battaglia di questo posto.

D: Insomma, direi che è andata bene, no?
R: Direi proprio di sì, anche se non ho ancora visto le foto analogiche e non so se ho fatto qualcosa di decente. Però Amburgo mi è piaciuta proprio tanto e mi piacerebbe tornarci.

D: Posso farti un'ultima domanda?
R: Prego.

D: Com'è che a questo giro ti sei dilungata con nomi e indirizzi dei posti in cui hai mangiato? Credi di avere un blog di viaggio?
R: Ma no, l'ho fatto per me, per avere un ricordo in più, visto che ho mangiato bene in tutti i posti in cui sono stata. Tanto ci siamo già capiti senza che aggiunga altro, no? ;)


domenica 18 giugno 2017

L'albero delle lattine - Anne Tyler


Dopo il funerale James tornò dritto a casa da suo fratello. Lasciò il signor Pike e la moglie su quella collina battuta dal vento con il figlio che camminava in tondo, e l'unica a vederlo andar via fu Joan, che gli lanciò un'occhiata, ma non disse nulla.


Anne Tyler ha un tocco delicato che mi piace. Lo ritrovo anche in questo romanzo, che descrive i cambiamenti portati dalla morte di una bambina di sei anni nelle persone che la conoscevano. Quello più grande lo subisce il fratello maggiore, che da centro dell'attenzione della madre diventa trasparente, in quanto la donna è resa apatica dal dolore. Anche la cugina che abita con la famiglia si trova a ripensare alla sua situazione di ospite, con una storia d'amore che non procede di un millimetro da tre anni. Alla fine però le cose torneranno alla normalità. In genere evito di leggere romanzi che parlano di lutto ed elaborazione dello stesso, questo l'ho preso per via che mi piace l'autrice, senza leggere la trama. Per fortuna non è risultato lacrimoso come temevo.

mercoledì 14 giugno 2017

Gli scapoli - Muriel Spark


Il giorno spuntava su Londra, la grande città degli scapoli, e davanti ai portoni cominciavano a comparire le prime bottiglie di latte: così da Hampstead Heath a Greenwich Park, da Wanstead Flats a Putney Heath, ma soprattutto a Hampstead, sopratutto a Kensington.


Ultimamente mi sono data al saccheggio della sezione letteratura inglese contemporanea, ed ecco che ho pescato questo romanzo di Muriel Spark che risale al 1960. Come facilmente intuibile dal titolo, i personaggi, a parte alcune donne che, guarda caso, sono nubili, vedove o divorziate, sono tutti scapoli. La storia gira intorno a un'appropriazione indebita compiuta da un sedicente medium ai danni di una donna che egli ha sedotto; c'è chi crede alla sua innocenza e chi invece si impegna per farlo condannare, mentre la sola cosa che lui ha in testa è di ammazzare la fidanzata incinta. Il pretesto della trama serve a introdurre tutti questi personaggi che a tratti sembrano macchiette, a tratti seriamente tragici, il tutto condito con un certo humour. Una lettura piacevole.

domenica 11 giugno 2017

L'oasi perduta - Paul Sussman


Avevano portato nelle remote distese desolate del deshret anche un beccaio; e per tagliare loro la gola lui non usò un coltello da cerimonia, ma uno per macellare il bestiame.


Dopo essersi perduto l'armata di Cambise, Paul Sussman si è perduto anche un'oasi. Zerzura è uno di quei luoghi fantomatici e mitici come Atlantide o l'Eldorado, e l'autore non fa altro che immaginare che sia reale, imbastendoci dietro la solita caccia all'uomo con i buoni che devono salvarsi dai cattivi, i quali naturalmente sono interessati alla scoperta per motivi bassi e meschini. Il romanzo è molto gradevole ma, letto dopo l'altro, ne ricalca anche troppo la struttura. Certo, Sussman non è nè il primo nè l'ultimo a farlo, accontentiamoci del fatto che almeno questa è una bella storia d'avventura.

giovedì 8 giugno 2017

cronache dell'Alzheimer


Finisco di cenare e mi faccio il caffè poi, dopo averlo bevuto, torno nella mia stanza a trafficare col computer. Dopo circa mezz'ora, mi chiedo: «Ma il caffè l'ho bevuto o no?», concludendo che no. Mentre mi alzo per andare a farmelo, mi ricordo però di avere messo la caffettiera sul fuoco, e allora allungo il passo, sicura di averla scordata sulla fiamma accesa e aspettandomi di trovare uno scenario apocalittico di caffè schizzato ovunque. Arrivo in cucina, scopro che la fiamma è spenta, e a quel punto realizzo anche di avere già preso il caffè.
Se andiamo avanti di questo passo, non so che cosa farò a settant'anni.

domenica 4 giugno 2017

Il palazzo dei piaceri celesti - Adam Williams


Il dottor Airton stava descrivendo al mandarino le imprese della Banda del buco. «Definirlo un fuorilegge, sì, è possibile, ma Butch Cassidy non è un uomo privo di istruzione», disse, frugando nel taschino del panciotto alla ricerca di un fiammifero e della pipa di radica.


Ambientato sullo sfondo della rivolta dei Boxer, questo romanzo in qualche modo mi ha fatto pensare a Via col Vento, non solo per via del numero copioso di pagine. Protagonisti sono alcuni occidentali che vivono a Shishan (città inventata) e che, per affari o per spirito missionario, si trovano a interagire con la popolazione locale. Da un iniziale rapporto di pacifica tolleranza però si arriva alle tensioni e alle violenze che anticipano la rivolta vera e propria che sconvolgerà la vita di tutti. In tutto questo gran casino, la giovane figlia di un commerciante troverà il tempo di farsi coinvolgere in una appassionante storia d'amore con un inglese affascinante e un po' misterioso, che non si sa bene se è più filibustiere o più eroe. Qualcuno ci lascerà le penne, qualcuno si salverà. Devo dire che questo è il genere di romanzi che prediligo perchè c'è uno sfondo storico reale, anche se le vicende dei protagonisti sono inventate. L'autore, discendente di una famiglia che la rivolta dei Boxer l'ha vissuta in prima persona, ha fatto certamente un ottimo lavoro.

mercoledì 31 maggio 2017

maggio balconato


Il mese è cominciato bene, con l'arrivo del pacco di snack dolci e salati direttamente da Tokyo. Si tratta di un servizio studiato appositamente per tutti quelli che, come me, vivono in perenne crisi di astinenza se non possono assaggiare certi sapori da noi introvabili. Ci pensa Tokyo Treat: si possono fare sottoscrizioni annuali, semestrali o una-tantum e si riceve una scatola piena di delizie come quella della foto qui sopra. Opportunamente rifocillata, ho dato ufficialmente il via alla stagione del balcone che, guarnito con la solita siepe anti-guardone, ha accolto la mia comoda poltrona, il mio sederone e una lunga sequenza di libri e riviste per molte ore rilassanti. A proposito di pacchi però c'è stata anche una nota negativa: la Fujica Half in arrivo sempre dal Giappone è stata inspiegabilmente bloccata alla dogana a Segrate e a tutt'oggi non ne ho ancora notizia; si vede che gli zelanti doganieri italioti non avevano niente di meglio da fare quel giorno che prendersela con un'innocua casalinga con la passione delle macchine vintage.



Oltre alla gita a Venezia, ho gironzolato anche altrove. Sono stata un giorno a Perugia col marito, e devo dire che mi sono divertita molto più dell'ultima volta; abbiamo anche mangiato ottimamente (e come porcelli) presso il ristorante Il Cantinone in via Ritorta 4, e fatto il nostro dovere di turisti colti visitando, tra l'altro, la Galleria Nazionale dell'Umbria dove, oltre all'arte del passato, abbiamo apprezzato molto anche la mostra di Federico Seneca, un grafico che ha realizzato manifesti e loghi pubblicitari famosi, fra i quali quello dei Baci Perugina.



Restando all'incirca in quel periodo, ovvero gli anni Venti e Trenta, mi sono recata a visitare la mostra dedicata all'Art Dèco a Forlì. Mi è piaciuta un sacco! Adoro l'arte di quel periodo, e anche se la mostra sullo stile Liberty resta insuperata, pure questa mi ha regalato molte emozioni.



Più controversi sono stati i sentimenti che ho provato alle mostre di Fotografia Europea, delle quali però ho già detto, ma nonostante tutto non riesco a rinunciare a questo appuntamento annuale. Infine, la mia inesistente vita sociale è stata ravvivata dalla cena con le ragazze del mio vecchio gruppo, incontro che da molto tempo non veniva proposto, ma che è stato oltremodo gradito. Stare insieme a persone per le quali provo stima e affetto e con le quali non devo recitare nessuna parte lo considero la nemesi delle cene di classe XD.

domenica 28 maggio 2017

Fotografia Europea a Reggio Emilia

uno dei locali dei Chiostri di San Pietro

Malgrado il caldone, ieri sono stata a Reggio Emilia per la consueta abbuffata di foto, anche se queste manifestazioni mi provocano sempre più spesso un certo imbarazzo di stomaco. Quest'anno sono partita bene, ma non sono mancate cose che mi hanno fatto come al solito dire mah. Del resto, come ho affermato ancora, io sono solo una che fa foto, non sono nè vorrei mai essere una photographer XD.

Pieter Hugo, Albino Portraits

Cominciando la mia scarpinata dai Chiostri di San Pietro, mi sono piaciute molto le mostre dedicate a Fabrica (che è il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group), alla storia della fotografia sudafricana e al grande Gianni Berengo Gardin. Mi hanno detto di meno Les Nouveaux Encyclopédistes, a parte Joachim Schmid che ha prodotto una cosa a parer mio molto divertente, benchè non sia farina del suo sacco. Ovvero: egli ha prodotto 96 libriccini fotografici, ciascuno dei quali dedicati a un argomento, solo che le foto non le ha scattate lui, ma le ha pescate da vari siti di photo sharing come Flickr.

una delle foto di Daniel Blaufuks

Delle mostre ospitate a Palazzo da Mosto mi è piaciuta solo quella di Daniel Blaufuks. Si tratta di un progetto molto semplice e che ho apprezzato proprio per questo. In pratica lui si è accorto della bella luce che colpiva il tavolo della sua casa di Lisbona, luce che faceva apparire sempre diverse le cose lì poggiate, quindi non ha fatto altro che fare una serie di scatti di quel tavolo con sopra oggetti diversi. Siccome mi piacciono molto le fotografie di interni con luce naturale, ho apprezzato particolarmente questa serie. Fra l'altro sono una grande fan delle cose semplici, visto che quasi sempre sono anche le migliori.

pancia mia fatti capanna!

A questo punto un tavolo apparecchiato serviva a me, visto che si era fatta ora di mangiare, perciò mi sono recata come al solito alla Biosteria Ghirba in Via Roma 76, godendomi ogni boccone del delizioso pranzetto e ogni sorsata di birra artigianale. A seguire, sono stata alla Biblioteca Panizzi dove c'era un percorso didattico molto interessante che ripercorreva la storia della fotografia. Allo Spazio Gerra invece c'era una mostra dedicata agli hippies; anche questa mi è piaciuta perchè i fricchettoni mi sono sempre stati simpatici. 

Paul Strand, La Famiglia, Luzzara 1953

Molto bella anche la mostra che era a Palazzo Magnani, dedicata a Un Paese, libro fotografico nato dalla collaborazione di Cesare Zavattini e Paul Strand. Zavattini aveva convinto Strand a ritrarre i suoi concittadini di Luzzara e ne è uscito uno spaccato a 360° di questo paese. Il progetto è stato ripreso vent'anni dopo, a metà degli anni Settanta, da Gardin, ma anche altri fotografi, tra i quali Luigi Ghirri, hanno immortalato Luzzara.

centinaia, o forse migliaia di foto, a rivestire le pareti di una sala dei Chiostri di San Domenico;
è il progetto di Aleix Plademunt chiamato Un Passaggio

Dopo una cosa del genere, le cose successive non mi sono piaciute. Temo che il mio problema sia che ho della fotografia una concezione piuttosto tradizionalista, nel senso che continuo a pensare a qualcuno che prende in mano una macchina fotografica e scatta; alla fine non importa molto se la macchina è analogica o digitale o se addirittura è un telefonino, quello che non riesco a sopportare è l'eccessiva postproduzione o certe installazioni che alla fine di fotografico hanno poco, così come non capisco che merito ci sia per esempio nell'usare immagini prese dalle telecamere di sorveglianza. Chiamatele arte in senso più generico please, non fotografia. Insomma, le cose viste al Palazzo dei Musei e ai Chiostri di San Domenico me le potevo pure risparmiare (a parte i grandi ritratti disposti in circolo di Moira Ricci) e magari prendere il treno delle 16.47 che così mi buttavo sotto la doccia un'ora prima...



domenica 21 maggio 2017

La rilegatrice dei libri proibiti - Belinda Starling


Questo è il mio primo volume e, nonostante le sue evidenti imperfezioni, ne vado piuttosto fiera. Il marocchino rosso della copertine è tutt'altro che liscio, gli angoli sono stati ripiegati malamente e c'è una macchia d'erba sull'intarsio anteriore di seta color fiordaliso. Il titolo sul dorso troppo ricurvo è SAOBA BIBBL, con improbabili motivi botanici: ananas che spuntano tra foglie di quercia, ghiande ed edera. L'ho fatto cinque anni fa quando temevo per il nostro fallimento.

Bazzicando la sezione Narrativa Inglese Contemporanea, mi è capitato per le mano questo romanzo che è ambientato all'incirca nello stesso periodo dell'ultimo che ho recensito, difatti vi si menziona the Great Stink. Di puzza effettivamente se ne sente pure qui, anche se di tutt'altro genere; c'è sì quella nauseabonde del fiume-cloaca per le strade, ma soprattutto c'è quella delle colle e delle pelli usate nella legatoria in cui lavora la protagonista. The Journal of Dora Damage (titolo che ai distributori locali dev'essere suonato troppo anonimo, così che hanno deciso di puntare sul pruriginoso) è la storia narrata in prima persona di una donna rivoluzionaria per quei tempi; Dora, moglie di un legatore e madre di una bambina epilettica, si ritrova infatti a mandare avanti la bottega del marito quando quest'ultimo si ammala. Per una donna dell'epoca era inusuale e disdicevole, tuttavia per Dora si tratta di una questione di sopravvivenza, tanto più che la bottega versa da tempo in cattive acque e gli usurai bussano alla porta. Per non finire in mezzo alla strada e a patire la fame, ella accetta di fare un lavoro sporco, ovvero rilegare opere considerate oscene. Mentre i libri e le illustrazioni che le passano tra le mani si fanno via via sempre più spinti, Dora si ritrova a prendere consapevolezza di un aspetto della vita che non aveva mai considerato prima, ovvero la sessualità. Difatti all'epoca le persone a modo consideravano il sesso come qualcosa di sporco e suo marito era anche più represso della media. Passare dalla fantasticherie alla realtà diventa inevitabile, soprattutto quando Dora s'innamora del nero Din, ex-schiavo americano che le viene affibbiato come aiutante da un ente caritatevole. Che dire? Il romanzo mi è piaciuto, anche se verso la fine non mi ha convinto al 100%. Chiaramente l'autrice ha voluto salvare capra e cavoli, ma per farlo forse ha un po' esagerato con i colpi di scena. La cosa che ho più apprezzato è stata, ancora una volta, l'accurata ricostruzione della vita del tempo, soprattutto della condizione femminile che era veramente infame. L'autrice, Belinda Starling, purtroppo è morta giovane, a soli trentaquattro anni.

giovedì 18 maggio 2017

Il ventre di Londra - Clare Clark


All'improvviso la galleria curvò a destra e, sebbene la pendenza fosse aumentata di colpo, William dovette chinarsi. Si fermò un momento, la cime del berretto che strusciava contro la volta viscida, e alzò la lanterna mentre il tanfo degli escrementi gli riempiva le narici.

A metà dell'ottocento il Tamigi era una fogna a cielo aperto, con tutte le conseguenza del caso. In particolare the Great Stink, la grande puzza, fa riferimento all'estate del 1858, quando le temperature insolitamente alte causarono la riduzione delle acque del fiume, così che tutte le schifezze finirono per essere più concentrate fino ad arrivare al punto che il fiume, quasi completamente privo di acqua, trasportava solo escrementi, cadaveri di animali e scarti industriali. Alla fine la pioggia riportò le cose alla relativa normalità, ma venne deciso di affrontare il problema una volta per tutte con il rifacimento della rete fognaria. Questo è il contesto in cui è ambientato il romanzo e in cui si muovono i due protagonisti. Da un lato c'è il giovane William May, reduce dalla guerra di Crimea e ancora traumatizzato da quell'esperienza, tanto da essere diventato autolesionista, che è uno dei periti incaricati di riorganizzare le fogne; dall'altro il vecchio Tom Braccia Lunghe, un poveraccio che grazie alle fogne sopravvive, in quanto vi si reca per raccogliere quanto può essere rivenduto o riutilizzato, oltre che a catturare topi che servono per i combattimenti clandestini con i cani. Apparentemente i due non hanno nulla a che fare l'uno con l'altro, ma finirà che Tom salverà la vita di William, ingiustamente accusato di omicidio. Un lavoro molto interessante questo, con una puntigliosa ricostruzione del periodo (ho spesso avuto l'impressione di sentire pure io tutta quella puzza!).

domenica 14 maggio 2017

L'armata perduta di Cambise - Paul Sussman


Era tutta la mattina che quella mosca tormentava il Greco. Come se la canicola del deserto, le marce forzate e le razioni ammuffite non fossero sufficienti, ora doveva subire quest'altra tortura. Maledisse gli dèi e si schiaffeggiò con forza la guancia, sprizzando una sventagliata di goccioline di sudore ma mancando l'insetto.

Paul Sussman, prematuramente scomparso nel 2012, è stato giornalista e archeologo, oltre che scrittore. Questo suo primo romanzo fonde archeologia, fondamentalismo islamico e uno stile da thriller che tiene col fiato sospeso il lettore fino all'ultima pagina (e all'ultimo colpo di scena). La vicenda, inventata di sana pianta ma ispirata sia a elementi storici che di attualità, ha come presupposto la scomparsa di un esercito di cinquantamila uomini che, secondo l'unica fonte storica disponibile, ovvero Erodoto, sarebbe stato inghiottito da un'eccezionale tempesta di sabbia mentre stava attraversando il deserto egiziano. In effetti non si sa bene se questo episodio sia realmente avvenuto, infatti pochi anni fa sarebbe stata rinvenuta un'iscrizione del faraone Petubastis III che sostiene che questo esercito sarebbe stato battuto in maniera tradizionale, per cui la storia della tempesta di sabbia sarebbe stata inventata da Dario I, il successore di Cambise II. Una coppia di archeologi italiani, tali Angelo and Alfredo Castiglioni, avrebbero affermato di aver trovato il sito pieno di resti di soldati e armi, ma non sono stati presi sul serio per via di certi loro trascorsi non esattamente limpidi. Insomma, la sorte dell'armata di Cambise resta tuttora avvolta nel mistero. Ops! Ho divagato troppo e non ho ancora detto nulla del libro. La protagonista si chiama Tara Mullray ed è figlia di un archeologo; quando si reca in Egitto a trovarlo, scopre il suo corpo. L'uomo è morto d'infarto, e a provocarglielo è stata la visita di un personaggio molto sgradevole, archeologo anch'esso, ma con una forte vena sadica e, soprattutto, associato a un temibile fondamentalista che organizza attentati contro i turisti. Pare infatti che sia stata ritrovata la tomba dell'unico sopravvissuto del disastro dell'esercito di Cambise e che un'iscrizione dia indicazioni geografiche accurate per ritrovare il luogo esatto; peccato che proprio la parte che le riporta sia sparita. E' a quella che dà la caccia il braccio destro del fondamentalista ed è quella che il vecchio archeologo aveva acquistato da un ricettatore per farne dono alla figlia. Tara si trova così coinvolta in un pasticcio internazionale che mette più volte a repentaglio la sua vita. Sussman è stato giustamente definito la risposta intelligente a Dan Brown e non posso che sottoscrivere; il romanzo infatti mi è piaciuto molto perchè, oltre ad essere appunto un bel thriller, dimostra anche la competenza e l'intelligenza dell'autore. Credo proprio che leggerò altre cose sue.

giovedì 11 maggio 2017

Venezia sperimentale


Ogni tanto mi viene più forte del solito la voglia di fare esperimenti fotografici, così sono partita per Venezia con due rullini dai quali non sapevo che cosa aspettarmi: un bianco e nero immerso nel succo di limone (e così appiccicoso che ho temuto seriamente di schiantare lui o la leva di caricamento della macchina) e un 800 ASA scaduto non si sa quando che ho infilato in una macchina al 100% di plastica pagata € 3 a un mercatino. Le previsioni non erano entusiasmanti (da completamente a parzialmente nuvoloso), invece verso ora di pranzo è uscito il sole e meno male che mi vesto sempre a cipolla, visto che sono dovuta passare dal trapuntino alla T-shirt. Viaggio in treno tranquillo e animato giusto dal siparietto comico offerto da una signora sprovveduta che ha avvisato il controllore che doveva scendere a Ferrara DOPO che Ferrara era passata. Pensava che le porte del treno si aprissero da sole... Tutto ciò mi consola profondamente perchè almeno vedo che di rincoglioniti al mondo non ci sono solo io XD A Venezia ho girato tutto il giorno andando dove mi portava il naso; per fortuna avevo anche una cartina che mi ha permesso di farmi una vaga idea di dove mi trovavo nonchè di tornare in stazione. Sono passata da angoli deserti al porcaio di Piazza San Marco, e ai Frari mi sono goduta il concerto improvvisato di una ragazza giapponese che, accompagnata da una violoncellista, ha cantato alcune arie tra gli applausi entusiasti dei presenti. I gondolieri invece gorgheggiavano O Sole Mio tra gli scatti (entusiasti pure quelli) dei turisti appostati sui ponti. Tutto normale, insomma. Venezia alla fin fine è diventata una sorta di parco dei divertimenti, ma a me piace sempre tornarci e infrattarmi dove la massa dei turisti non arriva. Quanto alle foto, non so ancora che cosa ne è uscito perchè le ho appena portate a sviluppare.

sabato 6 maggio 2017

Che fine ha fatto Mr. Y - Scarlett Thomas


Ora tu hai una scelta. 
Ora tu... Sono affacciata alla finestra del mio ufficio, fumando di nascosto una sigaretta e cercando di leggere Margins nella smorta luce invernale, quando odo un rumore mai sentito prima. Ok, forse questo rumore - crash, bang, ecc. - l'ho già sentito altre volte, ma il fatto è che viene dal basso, e questo non è normale.

The end of Mr. Y è un libro complicato e cervellotico, e tuttavia lo si riesce a leggere scorrevolmente perchè è costruito come un thriller, anche se confesso che a volte mi sono incartata sulle spiegazioni delle bizzarre teorie che stanno alla base di tutto. La protagonista, dopo aver letto un libro maledetto, prepara una pozione che le consente di viaggiare all'interno delle menti altrui -umane e animali - ma questa è solo la punta dell'iceberg. L'idea di fondo è certamente intrigante e originale, benchè alla fine non riesca a decidere se questo libro mi è piaciuto davvero oppure no. Non ho durato fatica a finirlo, anzi, ero molto curiosa di vedere come sarebbe stato risolto tutto questo casino, però boh. Una seconda volta non lo rileggerei, per dire.

domenica 30 aprile 2017

aprile soporifero


«Se c'è una soluzione perché ti preoccupi? Se non c'è una soluzione perché ti preoccupi?»

Dirò la verità: essere di cattivo umore dopo un po' mi stanca. Passate le 4-5 settimane d'ordinanza, ho deciso di affidarmi al parere dei saggi e di rimuovere il muso, cercando di godermi uno dei mesi che preferisco. Tanto al momento attuale posso solo aspettare gli eventi, l'unica cosa che è in mio potere è rendere l'attesa piacevole. Tenendo fede al proverbio aprile dolce dormire, ho passato diverse giornate sonnolente, andando a dormire poco dopo le 22 o abbioccandomi nel pomeriggio. Il sonno però non mi ha impedito di partecipare come di consueto alla 'Roid Week, occasione per tirare fuori dalla vetrinetta le mie belle Polaroid e tentare di farci qualche scatto decente (la colpa non è loro, ma delle cartucce della Impossible, anche se ammetto che quelle più recenti sono migliorate parecchio). La rosa qui sopra è quella che più mi piace tra quelle scattate. Restando in argomento di fotografia, visto che la cosa è ormai ufficiale perchè mi hanno fissato le date, posso comunicare al mondo che il prossimo ottobre farò un'altra mostra fotografica. Ho già in mente l'argomento, devo solo decidere quali foto esporre e come gestirle.



Per il rotto della cuffia, sono stata a Forlì a vedere la mostra Made in Korea di Filippo Venturi, che dà una visione decisamente poco allettante del paese, tra studenti che se non studiano 21 ore al giorno non riescono a sfangarla a scuola, omologazione a 360° e stress a livelli altissimi. Di sicuro non contesto questi dati, anche se penso che non sia al 100% così. La statistica in fondo è quella scienza per cui se tu mangi due polli e io nessuno, risulta che ne abbiamo mangiato uno ciascuno, quindi sono convinta che non sia impossibile trovare anche dei coreani pigri, rilassati e non omologati XD


Il mese è stato concluso in gloria con la mia solita permanenza di alcuni giorni al Far East Film Festival di Udine. E' filato tutto liscio come l'olio, anche perchè ormai sono riuscita a mettere a punto una perfetta tecnica di sopravvivenza e in più quest'anno, tenendo fede al principio del mese, ho anche fatto qualche breve pisolino post-prandiale che mi ha permesso di arrivare a notte fonda senza che mi calasse la palpebra. Sono riuscita a vedere 21 film, dei quali uno era un documentario e l'altro era fuori concorso, e mi sono divertita molto, tanto che già non vedo l'ora che sia il prossimo anno.


Rientrata da Udine nel primo pomeriggio, ho approfittato della giornata di sole e della voglia di sgranchirmi le gambe dopo quasi cinque ore di treno e, afferrate macchina fotografica e bicicletta, sono andata a fare qualche foto per il Pinhole Day. Temo però che a questo giro sarò veramente un miracolo se è uscito qualcosa, visto che ho usato un rullino scaduto nel 1990 e che per giunta ho intenzione di crossare. Siccome però sono un'inguaribile ottimista, spero di avere almeno una bella sorpresa.

mercoledì 26 aprile 2017

e si va anche quest'anno!


Ci risentiamo la prossima settimana, sempre che non sia la volta che mi parte un embolo...


martedì 25 aprile 2017

la Barcellona noir di Carlos Ruiz Zafón


Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano le prime giornate dell'estate del 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona prigioniera di un cielo grigiastro e di un sole color rame che inondava di un calore umido la rambla de Santa Mónica.



Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui.


Quell'anno, prima di Natale, ci toccarono soltanto giorni plumbei e ammantati di brina. Una penombra azzurrata avvolgeva la città e la gente camminava in fretta coperta fino alle orecchie, disegnando con il fiato veli di vapore nell'aria gelida.



Quella notte sognai di tornare nel Cimitero dei Libri Dimenticati. Avevo di nuovo dieci anni e mi svegliavo nella mia vecchia stanza avvertendo che la memoria del viso di mia madre mi aveva abbandonato. Nel modo in cui si sanno le cose nei sogni, sapevo che la colpa era mia e soltanto mia perchè non mi meritavo di ricordarlo e perchè non ero stato capace di renderle giustizia.


Avevo letto L'Ombra del Vento molti anni fa alla sua uscita, pertanto ricordavo solo che mi era piaciuto moltissimo. Qualche tempo fa in biblioteca mi sono imbattuta ne Il Labirinto degli Spiriti e ho deciso di leggerlo, pur con qualche riserva. Il problema è che quando si conserva un ottimo ricordo di qualcosa, si è più facili alla delusione. Questo libro, ultimo della serie del mondo del Cimitero dei Libri Dimenticati, rischiava infatti di deludermi proprio a causa del buon ricordo del primo. E' andata a finire che invece ne ho apprezzato lo stile hard-boiled gotico e mi ha conquistato il personaggio di Alicia, tanto che poi sono andata alla ricerca degli altri due della serie (belli anche loro, ma mi sono piaciuti un pochino meno) e infine ho deciso di rileggermi anche L'Ombra del Vento. Bè, sono lieta di annunciare che la rilettura è stata piacevole come la prima volta. Secondo me il primo è decisamente il migliore; ha tutti gli elementi della tragedia e del melodramma, anche se riesce a procedere senza troppe melensaggini, oltre che a fare produrre una lacrimuccia finale. Magari fra altri quindici anni, quando l'avrò di nuovo del tutto dimenticato, lo leggerò ancora.

giovedì 13 aprile 2017

meglio tacere 2 (ma questa volta io non c'entro!)


Mentre rimescolo tra i calzini, la signora rimprovera l'ambulante che si è rivolto in arabo al suo giovane collega.
«Gli devi parlare in italiano, così impara.»
L'uomo la guarda e tace. Lei insiste:
«Siete in Italia, dovete parlare italiano. Parlate in italiano anche tra di voi, così imparate tutti.»
L'ambulante ribatte che il ragazzo parla italiano meglio di lui, ma la donna non si arrende.
«E allora perchè non parlate italiano anche fra di voi, così capiamo tutti quello che dite?»
A quel punto, fossi stata io, avrei chiuso la discussione con un vaffanculo (in arabo o in italiano, non importa), mentre l'uomo, che è gentile ma evidentemente tenace, fa notare alla signora che comunque lui parla quattro lingue (arabo, italiano, spagnolo e francese) mentre noi italiani quasi sempre ne parliamo solo una (e spesso a sproposito, aggiungerei). La signora, per nulla impressionata, continua a ribadire che siamo in Italia e quindi si deve parlare tutti in italiano.
Non so chi a vinto, perchè a quel punto me ne sono andata.


mercoledì 12 aprile 2017

Post scriptum - Alain Claude Sulzer


Non era lui che sua madre chiamava. «Tobias!», stava chiamando invece, Tobias che giocava a nascondino coi figli dei vicini e che però non la sentiva o non voleva sentirla, e non rispondeva.

Difatti Tobias era appena annegato. Comincia col trauma che determina il corso della vita del protagonista questo bel romanzo che, se dovessi definirlo con una parola sola, chiamerei malinconico. A parte il prologo e il finale, il racconto si divide tra la Svizzera del 1933 e la New York del 1949. Il protagonista è il più popolare attore di lingua tedesca dell'epoca, Lionel Kupfer (personaggio inventato che si muove tra altri invece realmente esistiti, non ultimo Luchino Visconti) ed ha due segreti che corrispondono ad altrettanti gravi difetti per l'epoca: è ebreo e omosessuale. Mentre trascorre una vacanza in un albergo di montagna, l'ascesa al potere di Hitler pone fine alla sua carriera; trasferitosi in America, non ottiene che ruoli da comparsa, trascorrendo il tempo perso nei ricordi della sua brillante vita precedente e dei suoi amanti. La malinconia è appunto il sentimento che prevale, ma lo fa fin da subito, quando il mondo non è ancora precipitato nel caos, quasi come se per Lionel la felicità non fosse un'opzione realistica. Il finale non è tragico, malgrado le premesse, lascia anzi aperto uno spiraglio per i lettori più ottimisti. Il tutto mi è piaciuto molto perchè apprezzo questo stile, evocativo ma non gridato, costellato di eventi tristi ma non melodrammatico. Molto misurato, insomma, come una ricetta dagli ingredienti perfettamente dosati.

sabato 8 aprile 2017

la signora Cavolo Nero


Mi piace molto andare al mercato, a parte il sabato mattina che c'è in giro anche il porco, soprattutto se è una bella giornata di primavera con Pasqua alle porte. Tutti a fare compere e a cercare di ingombrare il suolo pubblico nella maniera più irritante possibile. Se si è fortunati, alla faccia della privacy si possono cogliere interessanti brandelli di conversazione, come il tizio che chiede all'amico aggiornamenti su di un reato del quale è stato vittima (furto?) e l'amico gli risponde che ha chiamato i Carabinieri per avere notizie e sono stati loro a chiedere a lui se aveva delle novità. Alla faccia della giustizia fai da te, insomma. Intanto ho raggiunto l'ortolana, alla quale avevo chiesto di mettermi da parte le prime fragole della sua produzione perchè al momento ne ha ancora poche e io esco di casa tardi, perciò rischio che quando arrivo le ha già vendute tutte come giovedì scorso. Mi consegna il sacchetto e mi cade l'occhio sul biglietto all'interno: signora Cavolo Nero. In effetti, visto che non sa il mio nome, è naturale che affidi la memoria della mia persona a qualche elemento distintivo e lo scorso inverno ho comprato più cavolo nero dell'intera città di Firenze.

mercoledì 5 aprile 2017

Lo zio Oswald - Roald Dahl


Mi coglie, di nuovo, la voglia di rendere omaggio a mio zio Oswald. Parlo ovviamente del defunto Oswald Hendryks Cornelius, l'intenditore, il buongustaio, il collezionista di ragni, scorpioni e bastoni da passeggio, l'esperto di porcellane cinesi, il seduttore di donne e senza grandi dubbi il maggior fornicatore di tutti i tempi.


Adoro Roald Dahl fin da quando l'ho scoperto, molti anni fa, come autore di libri per bambini. Adoro sia la sua fantasia che la sua scorrettezza politica, perciò non mi ha meravigliato leggere questo suo romanzo per adulti che gronda umorismo e porcherie. In effetti mi sono sganasciata dal ridere dall'inizio alla fine. Il fantomatico zio Oswald racconta come ha costruito la propria fortuna: prima vendendo l'antesignano del Viagra, poi procacciandosi lo sperma di uomini famosi per costruire una banca del seme esclusiva da rivendere alle loro ricche ammiratrici. Di certo un grande esercizio di immaginazione, oltre che un grandissimo spasso.