domenica 29 maggio 2016

Fotografia Europea a Reggio Emilia


Sono già alcuni anni che mi reco a Reggio Emilia a visitare le mostre di Fotografia Europea però, se devo essere sincera, mi sto domandando seriamente se continuare ad andarci oppure no. Già l'anno scorso ero stata abbastanza delusa e anche quest'anno le foto che ho visto non mi hanno entusiasmato, e dire che il tema proposto (Viaggi Confini) sembrava anche stuzzicante. In realtà non riesco a capire se il problema è mio o se oggettivamente esiste; propendo per la prima, non volendo dare degli imbecilli a un sacco di persone. Del resto io non sono una fotografa, bensì una che fa foto: la differenza è notevole. 

Walker Evans, Roadside Stand, Vicinity of Birmingham, Alabama, 1936

Con questo non voglio dire che mi abbia fatto schifo tutto. Per esempio ho apprezzato la mostra dedicata a Walker Evans che si trovava a Palazzo Magnani (e che una volta tanto era compresa nel prezzo del biglietto), probabilmente perchè continuo a prediligere i vecchi fotografi; Evans infatti era nato nel 1903.

Vittore Fossati, S. Ilario, 1985

Nel complesso dei Chiostri di San Pietro è stato riproposto l'ambizioso progetto fotografico ideato a metà degli anni Ottanta da Luigi Ghirri, Esplorazioni sulla Via Emilia. In questo caso non voglio dire nulla sugli autori, ho giusto concluso che la Via Emilia è molto squallida XD

una foto di Antonio Rovaldi

Restando in quei chiostri lì, mi è piaciuta la serie che Antonio Rovaldi ha dedicato a una cittadina statunitense semi-abbandonata che si chiama Modena. 


Menzione anche per la raccolta di immagini dei fotografi della Magnum Photos chiamata Exile che mi è piaciuta per come è stata allestita e che ho trovato particolarmente attuale.


Considerando l'insieme delle cose che ho visto (ho saltato del tutto il circuito off, così come due delle sedi ufficiali), la fotografie che mi sono piaciute di più sono state quelle di Giuliano Ferrari. Lo ammetto senza problemi, benchè si tratti di immagini scattate con un iPhone, quasi tutte trattate con qualche filtro o effetto speciale, ovvero la quintessenza di ciò che dovrei aborrire XD 


Per il resto ho patito il caldo (so che avrebbe potuto essere peggio, ma per i miei gusti era già troppo così), non mi sono persa malgrado la tristissima piantina che mi ero stampata e non sono riuscita a pranzare seriamente perchè sono arrivata troppo presto, accontentandomi dunque di erbazzone e cheesecake ai mirtilli volanti. Il posto dove ho mangiato l'ho conosciuto l'anno scorso, si chiama Ghirba Biosteria e si trova in Via Roma 76; è un posto carino coi tavolini all'aperto sotto un arco storico, offre anche piatti vegetariani e vegani, oltre a premurarsi di utilizzare prodotti locali, biologici e stagionali. L'anno scorso ci mangiai un risotto favoloso, per questo ho voluto tornarci. 




venerdì 27 maggio 2016

una cosa tira l'altra


Anche se continuo a prediligere la fotografia analogica, devo dire che sono entusiasta di Penelope. Ce l'ho tra le mani quotidianamente da che ho cominciato il nuovo 365 Project e la trovo affidabile, versatile, comoda e leggera. Decisamente come mirrorless non ha nulla da invidiare alla reflex, anzi, essendo la mia reflex vecchiotta, Penelope ha prestazioni più elevate. Così qualche tempo fa mi è venuta la voglia di arricchirla con un obiettivo macro e ho scelto questo M.Zuiko Digital ED 60mm 1:2.8 che normalmente costa un rene, ma che grazie a un paio di circostanze favorevoli mi sono portata a casa con un notevole risparmio. Arrivato due giorni fa e inaugurato ieri con una passeggiata in collina, non mi ha affatto deluso. Con questo obiettivo macro posso fotografare con un rapporto 1:1, oltre a scattare normali foto di paesaggio. Insomma, un po' come dire la botte piena e la moglie ubriaca XD















lunedì 23 maggio 2016

rosa rosae

Ieri pomeriggio tradizionale visita del roseto di Persolino, anche se continuo ad essere convinta che lo dovrebbero aprire al pubblico due settimane prima perchè di questi giorni le rose sono già più di qua che di là. E' comunque sempre un bel vedere (e un bel fotografare).














sabato 21 maggio 2016

stavo pensando


Non sono una brava donna di casa, una di quelle che vanta una casa senza nemmeno un granello di polvere, e le cause sono diverse: pigrizia, mal di schiena, un lunghissimo elenco di cose molto più interessanti da fare, desiderio di evitare la frustrazione di un lavoro ripetitivo che non dà soddisfazione. Sono però molto impegnata con la cucina e il bucato, che almeno si esca di casa con la pancia piena e coi vestiti puliti. Arriva comunque il momento in cui occorre rimboccarsi le maniche e imbracciare lo straccio della polvere, e difatti al momento sto appunto riposando la schiena dopo un'intensa ora di pulizie del mio studio. E meno male che non sono allergica alla polvere, aggiungerei. Mi aiuta a sopportare la scocciatura l'adeguata colonna sonora che proviene dal mio computer; la musica è sempre un conforto, oltre che un piacere. Intanto che spolveravo, pensavo che morirò in perfetta solitudine. In effetti, se muore prima mio marito e se i miei figli vanno ad abitare lontano, rischio che mi trovino mummificata dopo qualche mese/anno, visto che la frequenza dei miei rapporti sociali, reali o virtuali che siano, sta diventando rada come l'aria su Marte. Ultimamente mi viene lo scazzo ogni volta che apro Facebook, mentre di altri luoghi virtuali praticamente non ne frequento; sleggiucchio qualche blog, quasi mai lascio commenti, ho smesso da tempo di usare Instagram e le cose che faccio regolamente passano del tutto inosservate, e non solo perchè quasi tutti i miei blog sono al momento visibili solo ai miei occhi. Così pensavo anche che la sensazione di aver sprecato tempo senza combinare nulla di buono sia più di una sensazione. Se le cose che facevo fino a un paio di anni fa le avessi fatte su di una pagina Facebook, adesso avrei lo stesso seguito di certa gente che fa all'incirca lo stesso e che si becca likes a camionate. Purtroppo Facebook non mi è mai stato molto simpatico e non ho mai gradito il pensiero di devolvere a Zuckerberg il frutto del mio lavoro, inoltre ho sempre trovato il blog esteticamente molto più appagante, nonchè più comodo da usare grazie ai tag. Conclusione: credo di essere finalmente rientrata del tutto nel ruolo di casalinga disperata. E va bene così, tanto chi credevo di prendere in giro?


giovedì 19 maggio 2016

la zingarata numero quattro

Ultima zingarata della stagione primaverile, Venezia non poteva mancare all'appello. E' stata una giornata di vento e sole splendente, con una temperatura semplicemente perfetta per me che patisco il caldo. Treni in ritardo sia all'andata che al ritorno, ma per fortuna avevo tempo in abbondanza per prendere le coincidenze e così la cosa non mi creato problemi. A questo giro sono voluta andare al Lido, dove non ero mai stata prima. Sulla spiaggia diversi turisti, prevalentemente stranieri, erano già stesi a prendere il sole, con alcuni temerari che osavano il bagno in mare. Ho passeggiato un po' sulla spiaggia prima di pranzo.

la spiaggia del Lido di Venezia

una bacheca abbandonata mostra vecchie foto di un passato glorioso

bungalow ancora chiusi

Con gli stabilimenti chiusi, il Grand Hotel Des Baignes abbandonato e il Palazzo della Mostra del Cinema fronteggiato da una terrazza in quasi-disfacimento, l'impressione che ho ricavato è stata quella di una vecchia nobildonna caduta in miseria che si aggrappa agli ultimi brandelli del suo glorioso passato, ma non riesce a nascondere la propria decadenza. C'è da dire però che girando per la città ho visto molte case e villette ben tenute, spesso con dei bei giardini, quindi può darsi che la mia impressione sia stata causata dal fatto che la stagione del mare non è ancora cominciata. 

dal Lido si vede in lontananza Venezia

sembra un po' Amsterdam, con la bici vicino all'acqua!

Dopo aver mangiato un piatto di frittura mista al Ristorante La Tavernetta di via Morosini (sul quale non mi pronuncio perchè per un solo piatto, per quanto buono, non mi sembra il caso di sbilanciarmi), ho passeggiato un altro po' prima di prendere il vaporetto. L'idea era di scendere alla Zattere, solo che ho infilato la direzione contraria... Poco male, tanto fa un giro tondo e quindi ho dovuto semplicemente restare a bordo un quarto d'ora in più e arrivarci dall'altro lato! Le Zattere per me sono un approdo fisso quando torno dalla Giudecca, e questo perchè da circa tre anni ho preso l'abitudine di concedermi un gelato al Laguna Bar Gelateria, che sta quasi di fronte all'approdo del vaporetto. Per essere precisi, prendo sempre la coppia gianduiotto, anche se a questo giro mi sono limitata a una normale coppa mista perchè non avevo molto appetito. Guardavo per curiosità le recensioni che questo posto ha ricevuto su TripAdvisor: molto lamentano i prezzi eccessivi, i bagni sporchi e il personale scortese. Premetto che di solito evito i locali in zone troppo turistiche proprio perchè è normale che i prezzi siano eccessivi, ma la coppa gianduiotto la pago quanto un affogato al caffè nella città dove vivo e quindi non ho di che lamentarmi; il bagno, quando ci sono andata io, non specchiava ma era decentemente pulito (non so qual è la politica dei locali pubblici, ovvero con quanta frequenza i bar puliscono i loro bagni; personalmente mi è capitato di andare in certi bagni di bar piuttosto zozzi, quando non indecenti, e non era il caso di questo); quanto al personale, io interagisco quasi sempre con un attempato cameriere con capelli brizzolati e baffetti che trovo simpatico e che mi fa sempre ridere con il suo modo di fare un po' buffo. Insomma, a me questo posto piace; non sarà eccellente, ma mi piace l'idea di avere un posto fisso in cui tornare quando vado a Venezia, mi fa sentire un po' a casa.

la vista dal Ponte dell'Accademia a Venezia è come Piazza Navona a Roma:
quando ci vado, non posso fare a meno di tornarci perchè è uno dei miei posti preferiti.


Dopo la pausa gelato avevo giusto il tempo per tornare con tutta tranquillità in stazione; sono passata dal Ponte dell'Accademia, constatando con soddisfazione che hanno aperto dei nuovi bagni pubblici e ho scattato le ultime foto.


mercoledì 11 maggio 2016

Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran Foer

La mia amica Patrycja, che non vedo da parecchio ma che è sempre nel mio cuore, ancora diversi anni fa disse che aveva cominciato a piantare a mezzo i libri che non le piacevano senza sensi di colpa. Il suo ragionamento non faceva una piega: al mondo ci sono così tanti libri che una vita non basta per leggerli tutti, perciò che senso ha perdere tempo con quelli che non ci piacciono, quando molti altri ci attendono? Ho deciso di sposare anch'io questa filosofia. E' vero che in genere sono fortunata; quando faccio man bassa in biblioteca, mi capita molto di rado di incappare in letture che non mi va di proseguire. A volte resisto fino alla fine proprio perchè ci sono casi in cui il finale riscatta tutto il resto e spero che si tratti di uno di quei casi, altre volte, ecco, non ce la posso fare. Ho però deciso di recensire anche i libri che ho mollato, giusto per voglia di completezza.


Di Jonathan Safran Foer avevo letto molto tempo fa Ogni cosa è illuminata, ma confesso che non ricordo che effetto mi fece quel libro, so solo che in quel caso in fondo ci arrivai e quindi forse non lo trovai atroce. Sta di fatto che Safran Foer è considerato uno dei migliori giovani scrittori americani e quindi pensavo di andare sul sicuro con questo lavoro (dal quale è stato tratto anche un film, cosa che ignoravo). Non ho problemi a identificare il problema, ovvero il motivo per cui mi sono fermata a pagina 128 (su 350): a non piacermi è lo stile. La trama infatti sarebbe stata anche interessante perchè è la storia di un bambino il cui padre è rimasto ucciso negli attentati dell'11 settembre e che, trovata causalmente una chiave che egli conservava nascosta e che riporta la scritta Black, si mette a cercare tutti i Black di New York per chiedere loro se sanno che chiave è. Dopo averlo iniziato a leggere (ed essermi abbioccata miserevolmente), ho provato a proseguire la lettura in un'altra occasione, poi ho capito che non ce la potevo fare, perchè non riesco a leggere nemmeno la storia più bella del mondo se non mi piace la maniera in cui è scritta.

domenica 8 maggio 2016

The Dressmaker


The Dressmaker è la storia di una vendetta, e siccome la vendetta è un piatto che va consumato freddo, la protagonista ci mette venticinque anni a tornare a casa. Siamo in Australia nel 1951, in uno di quei piccoli paesi in culo al mondo che somigliano al Far West, con le case di legno e le strade sterrate. Myrtle ne è stata allontanata da bambina perchè accusata dell'omicidio di un suo coetaneo; lei non ricorda come sono andate esattamente le cose e dunque non sa se è davvero un'assassina o no, ma in compenso ricorda benissimo quanto male la trattavano anche prima del fattaccio, per il solo fatto di essere una figlia illegittima. Durante la sua permanenza al paese alcune verità verranno rivelate e Myrtle troverà (e perderà) anche l'amore; alla fine la sua vendetta sarà compiuta.


Kate Winslet, che fa Myrtle, è veramente molto brava in questo ruolo; confesso che invece non avevo riconosciuto Judy Davis, che interpreta sua madre, mentre Hugo Weaving sembra fare una sorta di parodia del suo ruolo in Priscilla. Riservo il giudizio su Liam Hemsworth ad altre interpretazioni future, visto che per il momento mi hanno colpito soprattutto i suoi addominali. Il film è certamente godibile, anche se tutt'altro che perfetto. Probabilmente la scena che mi è piaciuta di più è quella finale, quando Myrtle se ne va in grande stile (non dico come, per non spoilerare).