lunedì 7 dicembre 2015

Vivian Maier presso Forma Meravigli a Milano


Avevo già parlato di lei QUI e ieri, approfittando del fatto che ero a Milano per l'esame di giapponese (che è stato catastrofico) sono stata a visitare la sua mostra. Mi è pure toccato fare la fila per entrare, ma devo dire che è stata una buona idea quella di limitare il numero delle persone all'interno, visti gli spazi ridotti. Almeno si è evitato l'effetto Steve McCurry a Forlì! La mostra, che si compone di 130 scatti, mi è piaciuta molto, e ancora di più mi è piaciuto il catalogo che contiene ancora più fotografie.

Autoritratto, New York 1953

Se mi si consente questa affermazione, la prima cosa che ho pensato è stata Vivian Maier sono io. Si è trattato di una di quelle rivelazioni del tutto istintive che a volte si hanno, ma il succo è che la Maier fotografava per sè stessa e per piacere personale, esattamente come faccio io, e ho percepito subito questo fatto. Del resto, se consideriamo che in vita sua ha condiviso le sue foto con poche persone e in rare occasioni, spesso conservando i rullini esposti senza manco svilupparli o stamparli, viene anche da chiedersi quanto sia etico che ora le sue foto siano diventate un fenomeno dei nostri tempi e che le mostre a lei dedicate si moltiplichino.

New York, 26 gennaio 1955

Di certo è che sarebbe un peccato non vedere queste immagini. Quello che ho colto è stato un certo senso dell'umorismo, così come una visione del tutto personale. Me l'immagino la Maier in giro con la sua fida Rolleiflex, che scatta foto a gente ignara e spesso riprende sè stessa riflessa su specchi e vetrine, quando non indulge sulla propria ombra. Non ho potuto fare a meno di pensare, davanti ad alcune foto, che mentre le scattasse sorridesse sotto i baffi.

New York, marzo 1954

Mostra e catalogo tuttavia non ci mostrano che una parte esigua della sua produzione che pare conti circa 150.000 foto. Non mi è nemmeno chiaro se siano state sviluppate tutte. Interessante la ricostruzione che della sua persona fa il catalogo; ne emerge il ritratto di una donna introversa e schiva, eppure inaspettatamente audace nello scattare. Difficile dire il perchè della sua passione per la fotografia e soprattutto difficile capire perchè non ha mai fatto il grande passo, ovvero perchè non è voluta entrare nel mondo dei fotografi professionisti (non per dire che ci dovesse guadagnare soldi facendo della fotografia il proprio mestiere, ma semplicemente per dire che venisse riconosciuta). Comunque sia, gran bella mostra e gran bella scoperta, la sua: sono convinta che se le sue foto non le avesse viste nessuno, sarebbe stata un perdita.


2 commenti:

  1. Per caso ho visto tempo fa il Documetario sulla sua vita, mi ha affascinato. Strana vita; scoccia un po' che non sia lei a godere i frutti del suo lavoro.

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    1. Sì, questo è il punto che per primo salta agli occhi. Il documentario non l'ho visto ancora, lo devo recuperare.

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