giovedì 29 ottobre 2015

Lucca, anche quest'anno


Sto per partire per Lucca Comics. Ormai questo è diventato un appuntamento fisso per me e mio figlio maggiore. Sono curiosa di vedere come andrà quest'anno, con l'introduzione del numero chiuso per i biglietti per evitare il sovraffollamento nei padiglioni. Secondo me non si noterà una grossa differenza, vedi ad esempio la Japan Town che è costantemente presa d'assalto dagli appassionati. Inoltre il numero chiuso non riguarda ovviamente le persone che si aggirano per Lucca senza biglietto, e quindi l'affollamento per le strade sarà il solito. A parte lo shopping, che a questo giro cercherò di limitare all'essenziale, intendo andare ad alcuni incontri e, se mi riesce, a un paio di concerti. Riguardo alle foto, ho deciso che la maniera meno stressante di affrontare queste giornate è la macchina digitale. Spero di non avere problemi e di divertirmi come al solito (da alcuni mesi infatti ho un problema di salute, che comunque finora non mi ha impedito di viaggiare, fortunatamente). 

mercoledì 28 ottobre 2015

Romagna-Giappone


Tempo di Ottobre Giapponese, ovvero di quell'insieme di conferenze, mostre, proiezioni di film, gastronomia, ecc. organizzato dall'ASCIG, un'associazione culturale di Ravenna che raccoglie alcuni entusiasti nippofili. Quest'anno non ho partecipato a molte cose, anche perchè le due che mi interessano (un film e uno spettacolo di rakugo) le fanno quando sono già a Lucca, sigh. Sono andata però a vedere la mostra Dallo Shogun al Papa che illustra la storia della missione Hasekura, la prima delegazione diplomatica giapponese giunta in Europa nel 1615. Tutto molto interessante, non fosse che la mostra è composta di soli pannelli con testi (piuttosto prolissi) e qualche immagine. Fossi stata negli organizzatori, avrei messo qualche oggetto, non importa se del Seicento, per creare almeno un'atmosfera più accattivante.


Manco a farlo apposta, nell'adiacente salone comunale c'era un'altra mostra, questa dedicata a Mons. Vincenzo Cimatti, un salesiano nato nella mia città che in Giappone ci ha vissuto alcuni decenni. Mi ha incuriosito proprio questo aspetto. Naturalmente non mi interessa un piffero della sua opera di evangelizzazione dei poveri giapponesi, anche se gli do atto che si sia reso molto utile sul piano pratico aiutando i poveri. Per esempio, si trovava in Giappone anche durante la Seconda Guerra Mondiale e, grazie alle sue conoscenze di botanica, è riuscito a sfamare diversa gente. A parte questo, era un mezzo genio: molto dotato musicalmente e versato negli studi. Il fatto di essere molto colto però non gli ha tolto l'umiltà, visto che per tutta la vita ha preferito lavorare sodo in prima persona e ha rifiutato strenuamente le cariche che lo avrebbero relegato in un ufficio. Si immedesimò a tal punto nel suo paese d'azione che desiderò di venire sotterrato in Giappone. Peccato fosse un prete insomma, sennò mi sarebbe stato anche più simpatico XD

martedì 27 ottobre 2015

Dheepan


Dheepan in realtà non si chiama Dheepan. Bruciata la divisa di guerrigliero tamil, egli si trova una finta moglie e una finta figlia e, con una nuova identità, riesce ad arrivare in Francia e ad ottenere lo status di rifugiato. Comincia a lavorare come guardiano in una quartiere malfamato; all'inizio le cose sembrano andare bene ed egli si avvicina anche alla donna, ma poi viene posseduto dal demone della guerra e fa una strage di spacciatori per aiutarla quando viene tenuta in ostaggio da uno di essi.


Questo qui è il film che ha vinto la Palma d'Oro all'ultima edizione del Festival di Cannes. Non avendo visto gli altri film in concorso, non sono ovviamente in grado di dire se il premio è meritato o no. Quello che posso dire è che questo film non mi ha convinta al 100%. La parte che ho trovato più riuscita e che più mi è piaciuta è quella che precede il finale alla Rambo; la ricostruzione della dura vita in Francia, le difficoltà ad adattarsi a una società diversa con diverse regole e una lingua sconosciuta, lo stringersi l'uno con l'altro perchè non si ha nessun altro al mondo, tutto questo l'ho trovato molto ben realizzato, coinvolgente e commovente. Il finale però, boh. Nel senso che ci può stare che un uomo abituato a combattere sia in grado di uscirsene con un'azione di guerriglia in piena regola e di sgominare un pugno di balordi, è solo che non mi sembra che ci azzecchi con tutto il resto, e forse ancora meno ci azzecca il finalino zuccheroso con la famiglia finta che è diventata una famiglia vera e vive felice e contenta in Inghilterra. Ma si sa che io sono una cagacazzi e che non mi va mai bene niente XD


Due parole sul protagonista, ovvero Antonythasan Jesuthasan. La sua vita vera è molto simile a quella del personaggio che interpreta. Anch'egli infatti ha militato nelle file dei guerriglieri tamil, è riuscito a lasciare lo Sri Lanka e, dopo essersi recato a Hong Kong prima e in Thailandia poi, ha raggiunto la Francia grazie a un passaporto falso, dove si è arrabattato tra mille lavoretti per sopravvivere. E' poi diventato scrittore e attore, oltre che ad impegnarsi contro la guerra civile in Sri Lanka e in difesa dei diritti umani. Insomma, un soggetto molto interessante.

lunedì 26 ottobre 2015

viaggiare 2.0


Per la maggior parte della mia vita ho viaggiato in compagnia: dei miei genitori prima, del mio ragazzo/marito poi. Viaggi con gli amici rarissimi, perchè prima di fidanzarmi i miei non mi lasciavano e dopo c'era appunto di mezzo il ragazzo. Il sapore del viaggio in solitaria l'ho scoperto solo da pochi anni, arrivando ad apprezzarlo al punto che ormai non vi so più rinunciare. Viaggiare da sola significa farlo in maniera del tutto diversa da prima. Ho sempre criticato mio marito per l'eccessiva pianificazione e per i tour de force ai quali mi costringeva, ma devo ammettere che anch'io programmo e finisco per camminare da mattina a sera, solo che farlo per libera scelta e non perchè sto seguendo un altro è ovviamente diverso. Non è solo questo: da sola faccio cose che non farei se fossi insieme a lui e ultimamente ho cominciato ad essere anche più pigra, per esempio concedendomi il pranzo al ristorante invece che mangiare qualcosa al volo. L'ultimo viaggio che ho fatto poi è stato ancora più particolare per il fatto che ero in appartamento; malgrado mi svegliassi presto, facevo con calma colazione e mi mettevo pure a leggere in totale relax prima di uscire. Alcune volte sono tornata per pranzare o riposare, agevolata dalla prossimità alla fermata della metropolitana. Oltre ad aver cominciato a prenderla con più calma e ad essere elastica con i programmi, ho anche smesso di fare la turista diligente. Con mio marito non ci si perdeva un solo monumento o museo, ma da sola preferisco andare a sentimento e passare magari due ore al mercato delle pulci. Se il tempo è bello, mi piace girovagare piuttosto che rinchiudermi fra quattro mura. Può darsi che culturalmente mi perda qualcosa, però mi rilasso e mi diverto. Non mi curo dell'orologio, dopotutto sono in vacanza e chi se ne frega se esco alle 10 invece che alle 8. Mi piace questo cambiamento!

venerdì 23 ottobre 2015

avrei voluto



Non amo raccontare i fatti miei, tanto meno su Internet, e difatti nell'altro blog non l'ho fatto che raramente e spesso in modo talmente criptico che nessuno capiva qual era il problema. Oggi però avrei voluto intitolare questo post la fine di un incubo, invece dovrei intitolarlo l'incubo prosegue, perciò per una volta ho deciso di infrangere la regola della riservatezza e, benchè conscia che a leggere queste righe saranno in due, di raccontare l'ennesima storia di persecuzione di un ente statale ai danni di un cittadino onesto (quando invece i disonesti sono ben altri e vivono serenamente perchè tanto a loro non rompe le scatole nessuno).

Dunque, quasi dieci anni fa moriva mio padre. Egli era titolare di una piccola ditta di costruzioni meccaniche per la quale io tenevo la contabilità. Alla sua morte io e mia madre ci trovammo nella necessità di vendere la ditta perchè eravamo incapaci di mandarla avanti. Mio padre infatti è sempre stato il genere di persone che non delega niente a nessuno. Dopo la sua morte cercai almeno di evadere gli ordini rimasti in sospeso e trovai delle enormi difficoltà anche solo a ordinare il materiale necessario, malgrado chiedessi aiuto agli altri dipendenti. Mio padre infatti faceva tutto a mente e anche setacciate il suo computer non servì a nulla. Vista la situazione e vista anche la particolarità delle macchine agricole che produceva, considerai un miracolo il fatto che si materializzasse un probabile acquirente. Questa persona mi fece un'offerta che, essendo completamente al di fuori del mercato, non ero in grado di valutare, così chiesi consiglio al mio commercialista che diede l'ok. Passano alcuni anni, nel frattempo muore pure mia madre, e mi arrivano quattro belle notifiche (due a nome mio e due a nome di mia madre) da parte dell'Agenzia delle Entrate, la quale ha deciso, non so in base a quali calcoli, che io ho venduto la ditta a tot. però la ditta in realtà valeva di più, quindi io mi sono intascata in nero la differenza. Purtroppo questa è una cosa che accade più frequentemente di quanto uno non immagini. Tu vendi qualcosa di tuo e non sei libero di deciderne il prezzo perchè questi si permettono, senza fare la minima verifica dei tuoi conti correnti o del tuo stile di vita, di bollarti come evasore fiscale. Naturalmente dimostrare di non aver preso dei soldi in nero è molto difficile, visto che, proprio perchè sono in nero, non è che la gente li tiene in bella mostra. Per questo moltissime persone accettano di pagare per una colpa che non hanno commesso, forse anche spaventate dalla trafila legale che le attenderebbe altrimenti. Dico questo con cognizione di causa perchè alla zia di un mio amico che aveva venduto un'attività in un momento di necessità è successa la stessa cosa. Ordunque, mi ritrovo con addosso una falsa accusa di evasione fiscale e una cifra spropositata da pagare. La cosa che mi sono chiesta spesso è: se mi avessero chiesto una cifra inferiore o, se in sede di conciliazione, l'avessero diminuita, avrei accettato di pagare comunque pur di togliermi il pensiero? Il punto però per me è sempre stato un altro. Essendomi comportata onestamente per tutta la vita, mi ribolliva il sangue al semplice pensiero di dover pagare per una colpa che non avevo commesso. Così ho trovato un avvocato esperto di diritto tributario il quale ha appunto prima tentato una conciliazione scontrandosi con un muro di arroganza e ottusità, e dopo ha avviato una vera e propria causa. Tra l'altro vorrei anche dire che in un paese civile le persone dovrebbero essere punite quando la loro colpevolezza viene sancita dal tribunale, invece quelle belle persone di Equitalia, senza appunto aspettare di sapere la sentenza, mi hanno comunque messo l'auto sotto fermo amministrativo. Bene, è andata a finire che il tribunale mi ha dato ragione con una sentenza della quale riassumo i passaggi più illuminanti:

"Il ricorso è fondato e merita pieno accoglimento. 
Preliminarmente va ricordato ancora una volta che il valore venale di un bene in comune commercio ed il corrispettivo pagatone per l'acquisto sono due concetti assolutamente differenti soffrendo il secondo, rispetto al primo, di circostanze e valutazioni soggettive inerenti alle parti che hanno diversi interessi a volte anche contingenti e obbliganti.
Si pensi, tanto per citare un esempio, a chi è gravato da debiti, obbligato a vendere per ripianarli o chi per contro, pur di avere quel bene, è disposto a pagare qualsiasi prezzo.
Prova ne sia che la giurisprudenza della Cassazione, citata dall'Ufficio, consente all'onerato della prova (il contribuente) di superarla con il ricorso ad elementi indiziari. (...)
Nel caso in specie alla morte di YX, ottantenne, titolare della ditta artigiana, moglie, non più giovane, e figlia con altri interessi avevano necessità di vendere al più presto l'azienda che si basava sul lavoro del titolare e dei dipendenti ai quali andava anche corrisposto il TFR. (...)
Per contro viene da chiedersi quale interesse avrebbe avuto la società acquirente a pagare parte del prezzo in "nero" perchè questo in fondo è quanto sottintende l'Ufficio allorchè sostiene che il prezzo doveva corrispondere ad un valore che lo stesso Ufficio determina senza alcun criterio facendo mero riferimento al valore di cessione concordato, ai fini dell'imposta di registro, con l'acquirente e (sic!) a sentenze della Corte di Cassazione. (...)"

Orbene, a questo punto ci sarebbe stata la famosa frase tutto è bene quel che finisce bene, e invece no, perchè allo stesso modo in cui io avrei potuto fare ricorso se la sentenza mi fosse stata sfavorevole, l'Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso contro di me (mi diceva il mio avvocato che lo fanno sempre, perchè tanto a loro non costa niente). Per aggiungere, oltre al danno, anche le beffe, si sono ridotti all'ultimo giorno del tempo a loro utile, quasi a volermi appunto sbeffeggiare quando ormai stavo per tirare quel benedetto sospiro di sollievo. Quindi ora ricomincia il circo; naturalmente io mi opporrò, ci sarà un altro processo e chissà come andrà a finire... Io ad ogni modo sono decisa a combattere fino alla fine e ad arrivare appunto in Cassazione, anche perchè se devo ridurmi sul lastrico oppure prostituirmi per pagare quella cifra, preferisco pagarla all'avvocato che difende la mia innocenza piuttosto che a quelli che mi accusano ingiustamente.

La foto che ho messo è stata scattata quattro anni fa, quando cominciò il tutto, ma i miei sentimenti non sono cambiati XD

mercoledì 21 ottobre 2015

"Sguardo di donna" alla Casa dei Tre Oci di Venezia


Il motivo per cui ho rinunciato alla visita dei Giardini della Biennale è stato che volevo andare a vedere la mostra di fotografia alla Casa dei Tre Oci. Ormai questa è diventata una meta fissa annuale perchè le proposte sono sempre interessanti; anche quest'ultima, inaugurata da poco più di un mese, valeva senz'altro la pena. "Sguardo di donna" è una collettiva composta da 250 immagini ad opera di venticinque fotografe; tutte donne, è vero, ma ciascuna con un proprio stile ben definito e molto diverso l'uno dall'altro. Non sto qui a elencare tutte le autrici o sennò facciamo sera.


Diane Arbus, Seated man in a bra and stockings, NYC 1967

Il nome più noto è certamente quello della mitica Diane Arbus. Sono anni che spero di vedere una mostra a lei interamente dedicata, perciò sono felice quando riesco almeno a godermi qualche suo scatto originale qua e là. Ho rivisto con piacere anche i ritratti realizzati della sudafricana Zanele Muholi che avevo già apprezzato a Modena tempo fa.


Margaret Bourke-White, At the time of the Louisville flood, Louisville, Kentucky 1937

"Trovare qualcosa di nuovo, qualcosa che nessuno 
avrebbe potuto immaginare, qualcosa che 
solo tu puoi trovare perchè, oltre ad essere un fotografo, 
sei un essere umano un po' speciale, 
capace di guardare in profondità dove altri tirerebbero dritto."

Altro nome a me noto è Margaret Bourke-White, classe 1904, una di quelle forze della natura che ebbe la fortuna di essere spesso nel posto giusto al momento giusto.


Letizia Battaglia, Il gioco del killer, Palermo 1982

Grandissima Letizia Battaglia, nata a Palermo nel 1935, che ha fotografato spesso il lato oscuro della sua città e che non ha risparmiato gli scatti dedicati ai morti ammazzati.


Martina Bacigalupo, Walter and Benjamin, 2005

Interessante la collezione di gemelli di Martina Bacigalupo, genovese classe 1978, che s'intitola Hito (persona/essere umano in giapponese)


"Niente è più spaventoso di non sapere 
dove stai andando, ma poi di nuovo 
nulla può essere più soddisfacente 
che constatare che siete arrivati da qualche parte 
senza un'idea chiara del percorso."
Tacita Dean



Donna Ferrato, Scenes from a marriage: Elizabeth and Bengt, 1982

Conoscevo già anche il lavoro di Donna Ferrato (americana, malgrado il nome) che si è concentrata sulla violenza domestica. Tanto per restare in argomenti frivoli, cito anche Lucinda Devlin, altra americana, che invece mi ha deliziato con immagini di sedie elettriche e camere a gas.


Giorgia Fiorio, Legione straniera, 2° REP, Libreville, Gabon 1995

Un'altra che mi è piaciuta molto è Giorgia Fiorio, torinese, che invece si è dedicata alle "comunità chiuse maschili nella società occidentale".


Bettina Rheims, Eloy I, I 2011

Di Bettina Rheims, parigina, sono esposti dei bellissimi ritratti di grandi dimensioni di transessuali che mi sono piaciuti molto.


Yelena Yemchuk, 4 fingered clown, Coney Island 1993

Cito infine Yelena Yemchuk, ukraina, che dice di voler ritrarre i suoi soggetti come se fossero personaggi di film di Fellini e che decisamente ci riesce.


L'allestimento del primo piano

Insomma, una mostra molto interessante, emotivamente coinvolgente, potente; se mi si consente di usare un'espressione che con le donne non avrebbe nulla a che fare, con le palle.

Piccola polemica finale: ma Yoko Ono? Premesso che ognuno ha i suoi gusti e che alcuni lavori non mi hanno entusiasmato, ho comunque provato rispetto per l'impegno di tutte le artiste esposte, però lei proprio non mi ha detto niente di niente; se escludiamo quel paio di scatti insieme a John Lennon, gli altri... mah!

lunedì 19 ottobre 2015

la Biennale di Venezia (in versione molto ridotta)


Devo fare una confessione: l'arte moderna mi fa schifo. O forse dovrei piuttosto dire che mi lascia del tutto indifferente, tanto che non vedo perchè dovrei spendere dei soldi per vederla. Ricordo ad esempio la visita alla Tate Gallery di Londra, che cominciai sghignazzando al primo piano e conclusi ridendo sguaiatamente e senza alcun ritegno all'ultimo. Con tale premessa può sembrare strano che quest'anno abbia deciso di visitare la Biennale di Venezia. Sarà che dopo quarant'anni di santi e madonne avevo voglia di qualcosa di diverso? Ad ogni modo, detto fatto, ieri sono partita alla volta di questa nuova esperienza, anche se poi è finita che ne ho visto solo una minima parte perchè a causa di una regata diverse linee di vaporetti erano state sospese; tra il tempo sprecato cercando di raccapezzarmi (perchè mettere qualche cartello in più di spiegazione è chiedere troppo, immagino) e il fatto che alla fine mi è toccato prendere la linea 2, quella che si ferma a ogni cagata di mosca e che ci ha messo quasi un'ora dalla stazione all'Arsenale, la mia tabella di marcia si è andata a fare benedire. In questi casi si hanno davanti due scelte: sclerare e rovinarsi il resto della giornata, oppure prenderla con filosofia dicendosi che dopotutto siamo in vacanza. E così ho fatto, godendomi anzi la navigazione lungo il Canal Grande.



Venendo alla Biennale, ammetto che è stata una sorpresa molto piacevole. E' vero, certe cose mi hanno lasciata del tutto indifferente o non mi sono piaciute affatto, ma ne ho trovato anche diverse che invece mi sono piaciute molto. Fra l'altro c'erano anche molte fotografie. La mia visita si è limitata alle Corderie e alle Artiglierie e mi è dispiaciuto non essere andata anche ai Giardini e di aver saltato di sana pianta i padiglioni delle singole nazioni (sarà destino, dopo l'Expò...). Non conoscevo nessuno degli artisti esposti, ed è logico perchè questo è un mondo a me del tutto sconosciuto. 


questo è uno dei lavori della russa Olga Chernysheva; si trattava
di una serie di disegni credo a carboncino che mi sono piaciuti molto

alcune foto della serie presentata da Liisa Roberts, una forografa freelance

quest'opera, fatta di fogli di carta infilzati su un palo di metallo,
nella sua semplicità risultava molto suggestiva, forse anche
per via del gioco di ombre; autore l'argentino Eduardo Basualdo

questo è solo un dettaglio del lavoro del cubano Ricardo Brey,
che ha riempito non so quante bacheche con una raccolta di oggetti dall'aria vintage,
che davano l'idea di essere stati riesumati dal baule della nonna
o dallo studio di un qualche vecchio zio eccentrico






Mi spiace che, a causa della scarsità di luce, non sono riuscita a fotografare il pannello di Qiu Zhijie; mi ricordava certi paraventi orientali antichi ed era probabilmente realizzato con la china. A volerlo guardare con l'attenzione che meritava, ci si sarebbe impiegata un'ora, vista la ricchezza di dettagli.

Insomma, la Biennale mi è piaciuta. Significa che adesso mi piace l'arte moderna? Mah! Di certo molto meglio queste cose dei quadri monocromi della Tate Gallery...

venerdì 16 ottobre 2015

Cesenatico

Come promesso, metto alcune delle foto fatte lunedì scorso a Cesenatico. Il tempo era un po' così, sono partita da casa col sole ma una volta arrivata era già quasi del tutto nuvoloso. Queste sono state scattate con la Fuji Instax e sono quelle che ho inserito nel pool di Flickr dedicato alla Roid Week; questa serie l'ho intitolata Summer is Over.







Quelle che seguono invece le ho fatte col tablet.


 



E' inutile, il mare fuori stagione mi piace troppo! Certe giornate poi regalano quell'atmosfera malinconica e decadente che sottolinea ancora di più l'arrivo dell'autunno.


mercoledì 14 ottobre 2015

devo essere diventata zen


E meno male, aggiungerei. In realtà chi mi sta accanto probabilmente pensa che sono l'incazzosa di sempre, difatti continuo a vomitare la solita litania di improperi quando, per esempio, mi cade un mattone su un piede (il che, a dire la verità, non mi è mai successo, era per descrivere il genere di cose che capitano nella vita quotidiana: rottura di piatti, incenerimento dell'arrosto, tintura in rosa delle mutande del marito, cose così...), ma insomma, alla fine si tratta dello sfogo di pochi secondi e basta. Invece esiste un'altra gamma di incidenti che fino a non molto tempo fa riusciva a rovinarmi l'umore anche per più giorni. Bè, pare che in questo senso la menopausa mi abbia fatto bene perchè questi incidenti lì adesso me li riesco a far scivolare via senza un fiat o quasi. Vedi il problema con le immagini scomparse dai blog di cui dicevo qualche giorno fa: la prima volta che mi è successo (su di un blog solo, fra l'altro) ho avuto una crisi isterica e il muso lungo per una settimana. Questa volta mi sono sì incazzata come una iena sul momento, poi però mi sono subito calmata e ho cominciato a programmare il restauro. Stessa cosa lunedì scorso; siccome questa è la Roid Week autunnale (la settimana in cui, chi vuole, scatta foto istantanee, preferibilmente Polaroid, ma non solo), sono andata al mare armata di Polaroid Image e, per fortuna, Fuji Instax. Fortuna davvero, perchè è saltato fuori che la Image non funziona più e così delle meravigliose sedici foto scattate con essa su cartuccia Impossible (quella che costa un rene, per intenderci) non è venuto un cavolo. Eh sì, sono soddisfazioni. Fra l'altro le Impossible impiegano un casino a sviluppare, che almeno se facessero presto uno si renderebbe conto subito se c'è un problema, invece mi sono fatta le mie due ore di passeggiata in spiaggia e sul molo prima di ammirare dei bellissimi riquadri neri. Insomma, mi fosse successa l'anno scorso una cosa così, avrei avuto una crisi isterica e il muso lungo per una settimana, invece ho benedetto il fatto di avere con me un'altra macchina e delle cartucce che non avranno l'aspetto romantico delle Polaroid, ma che non sbagliano un colpo (evviva i giapponesi!).

Poi vi faccio vedere anche qualche foto!


lunedì 12 ottobre 2015

l'Expo dei disgraziati

Statua in legno che riproduce esattamente la mia reazione davanti
alle file chilometriche per entrare nei padiglioni

Dirò la verità: se avessi dovuto andarci apposta, non ci sarei andata. Tuttavia mi capitava il viaggio a Milano e il pernottamento forzato, e a quel punto ho pensato che per ammortizzare il costo del biglietto del treno e dell'hotel, tanto valeva sfruttare appieno anche la giornata di lunedì. Detto fatto, ho preso il biglietto per l'Expo e ho anche creduto che andare di lunedì potesse essere un vantaggio... invece no. Il problema è che l'Expo sta per finire e la gente ha improvvisamente deciso che deve andarci assolutamente, perciò ormai la folla è oceanica in qualunque giorno della settimana e le code sono interminabili. Personalmente, come credo anche la maggior parte delle persone, non amo fare la coda. Un conto è quando ti tocca perchè non puoi farne a meno, un conto è quando puoi scegliere se farla o no. Perchè la vita in fondo è un fatto di scelte, no? Tanto più che avevo intenzione di divertirmi, sono partita già in modalità "file no, o al massimo corte", il che si è tradotto in non riuscire a vedere praticamente nessun padiglione di quelli seri. In realtà avrei escluso a prescindere i paesi europei e l'Italia perchè avevo pensato di fare un viaggio in posti in cui non ero mai stata, e direi che sono stata esaudita perchè gli unici posti che si potevano affrontare erano i cluster tematici. Ho anche provato a impegnarmi, nel senso che appena entrata, con uno scatto degno di Bolt, mi sono fiondata al padiglione del Giappone (che naturalmente stava all'opposto dell'entrata da cui sono arrivata io) per scoprire che alle ore 10.30 c'erano già sei ore di attesa. Allora, parliamone: sei ore di attesa più i quarantacinque minuti previsti per la visita voleva dire passare lì tutto il giorno. Per quanto fossi convinta che meritasse e per quanto ami il Giappone, anche no, grazie. 

Il padiglione della Turchia

Quindi ho esordito con il Turkmenistan, che non mi è sembrato niente di che, passando poi alla Turchia, che aveva allestito delle mini-mostre oltre ad offrire da bere e da mangiare. A questo punto dovrei aprire una piccola parentesi. Sono mesi che tutti quelli che conosco, compreso mio marito, si lamentano che pagare un salato biglietto d'ingresso per poi, una volta entrati, dover anche pagare da mangiare non ha senso, è un furto, eccetera, però, obiettivamente e anche considerando la marea di gente, mi sembra impossibile mettere a disposizione cibo gratis per tutti. In fondo anche questa è una scelta, difatti c'era chi si era portato il panino da casa e buonanotte. Io ho invece pensato di completare il viaggio virtuale con l'assaggio di cose che non avevo mai mangiato prima. Se posso lamentarmi, lo faccio perchè i prezzi erano elevati, o almeno questa è stata la mia impressione. 

Baklava al padiglione della Turchia

Tutto questo per dire che, per esempio, al padiglione della Turchia ho assaggiato il baklava, dolce a base di pasta fillo che contiene frutta secca e che, una volta cotto, viene inzuppato in una soluzione zuccherina. Quello che ho preso io grondava di miele, ho rischiato il coma diabetico, però mi è piaciuto! Dopo la Turchia, ho iniziato il pellegrinaggio nei paesi disgraziati (cioè quelli, come dicevo, ospitati nei cluster tematici che evidentemente interessavano a poche persone). La qualità delle esposizioni variava nettamente; alcuni paesi sono stati in tema, mostrando le loro produzioni di cibo (come la Bolivia o il Togo), altri avevano più che altro oggetti artigianali (diversi di questi erano molto belli, vedi  per esempio quelli visti in Uganda e Timor Est; in effetti quasi tutti i paesi africani avevano oggetti di artigianato e somigliavano a enormi bazar), alcuni offrivano anche da mangiare (come Haiti, Guinea Equatoriale, Uzbekistan, Gambia...), infine alcuni mi sono sembrati piuttosto tristi (Venezuela, Mozambico, Isole del Pacifico, El Salvador...). 

L'interno del padiglione del Brunei Darussalam

Non sono mancate le belle sorprese, ad esempio mi è piaciuto il Brunei Darussalam che, per quanto piccolino, si è impegnato a mostrare tutti gli aspetti del paese e aveva un simpatico allestimento di setacci per il riso appesi al soffitto, con un sottofondo di insetti che frinivano. Non ho fatto un vero e proprio pranzo, ma ho assaggiato qualcosa in Tanzania e in Afghanistan. In Tanzania ho preso un samosa e un chapati: il primo è un involtino triangolare  fritto  ripieno di carne, verdure e spezie, il secondo è un tipo di piada non lievitata. Il samosa mi è piaciuto molto, però era piccantissimo. Mi è piaciuto un sacco anche la bevanda dissetante afghana, chiamata modar, fatta con misto di frutta e contenente pure dello zafferano.

Padiglione dell'Iran: sotto tante piante 
e artigianato, sopra un gioco di specchi

Siccome la fila era scorrevole e poichè non penso che visiterò mai di persona questo paese, sono entrata nel padiglione dell'Iran, che mi è piaciuto per via dell'allestimento con un soffitto di specchi. Lungo il percorso c'erano molti vasi di piante officinali e vetrinette che mostravano sia alcuni prodotti tipici che oggetti di artigianato. Al primo piano c'erano ristorante e caffetteria; in quest'ultima ho assaggiato un dolcetto (che forse si chiamava bamieh, ma non ricordo di preciso) e un profumatissimo tè alla cannella. Anche girovagare all'esterno comunque è stato molto divertente perchè alcune delle strutture meritavano da un punto di vista architettonico, inoltre si potevano vedere cose interessanti.

Spettacolo di pupi siciliani nel settore italiano

Tatuaggi con l'hennè

Questo non ricordo più che padiglione era, se non che era sudamericano

Scorcio laterale del padiglione della Thailandia con un corso d'acqua a fianco

Un'altra cosa che mi ha tenuta impegnata è stata la collezione dei timbri. A voler fare le persone serie, avrei dovuto comprare il passaporto ufficiale, ma siccome da molti anni viaggio accompagnata da piccole agende su cui annoto le mie cose, dai dettagli di ordine pratico alle mie osservazioni, ho deciso di farmeli fare su quella. Solo il Kenya si è rifiutato: lo facevano solo sul passaporto (che puzzoni!!).

Alcuni dei timbri che ho collezionato

Dulcis in fundo, l'ultimo padiglione che ho visto e che, insieme al Giappone, era quello che non avrei voluto perdermi: la Corea. Sono stata contenta di essere riuscita a entrare almeno in quello! La fila era di un'ora, durante la quale mi sono resa conto che il mondo ha bisogno di una parola nuova: dopo il giappominkia, la koreminkia. Davanti a me infatti c'era una giovane fanciulla che sarebbe probabilmente saltata addosso a qualunque coreano di sesso maschile, bastava che respirasse. E' andata in sollucchero quando in un video promozionale sono state mostrate alcune scene di concerti K-pop, e durante la visita all'interno a momenti non è svenuta quando uno dei ragazzi che faceva da guida ha salutato con un annyeong e un cenno della mano. Tornando alle cose serie: l'allestimento del padiglione coreano è ultra-tecnologico (conoscendoli, c'era da aspettarselo) anche se offre una soluzione tradizionale al problema del consumo di cibo mondiale, ovvero proprio la cucina hansik. Non ho termini di paragone, non avendo visto molti altri padiglioni seri (ho tentato anche la Svizzera, ma c'erano due ore e mezza di fila), però la Corea l'ho trovata veramente bellissima.


Modesto assaggio di cucina coreana

A proposito di cucina hansik: naturalmente mi sarebbe piaciuto provarla, ma, con la mia solita fortuna, il ristorante era chiuso (logico: erano le 16!), così ho ripiegato su un bibimbap portatile in formato ridotto che ho accompagnato con la salsa di soia e limone, non avendo il coraggio di provare quella piccante.


L'esterno del padiglione della Corea

Conclusione: è stata una giornata molto divertente, ma anche molto stancante (e m'immagino se avessi fatto più file, considerando che a me viene mal di schiena a stare ferma in piedi piuttosto che a camminare...), con in più la fortuna del sole che splendeva e della temperatura inaspettatamente mite. La prossima volta che c'è un Expo però vedo di andarci verso la metà, così si è sfogata la curiosità di quelli che vogliono arrivare primi e non si è ancora scatenata la foga di quelli che vogliono poter dire "ci sono stato anch'io" prima che finisca XD