sabato 24 ottobre 2020

Gossip Girl

Normalmente non ho problemi a scrivere le recensioni delle cose che vedo, ma nel caso di questa serie mi verrebbe piuttosto da riassumere tutto così:


L'hanno definita il guilty pleasure per eccellenza, ed effettivamente c'è quasi da vergognarsi ad ammettere di averla guardata XD Il livello è all'incirca quello di Beautiful: tutti vanno a letto con tutti, in tutte le possibili combinazioni. Abbiamo anche una finta morte, ma la cosa che ho trovato più irritante è che quasi nessuno paga mai pienamente per le carognate commesse. Sì, perchè alla fin fine queste puntate sono una lunga sequenza di carognate. Gente che si dichiara amore eterno e il giorno dopo non si rivolge più la parola e pensa a come vendicarsi, amiche per la pelle che non perdono nemmeno un secondo per farla pagare per i presunti torti subiti, eccetera. E a fare tutto ciò è un gruppetto di viziati e ricchissimi figli di papà dell'Upper East Side di New York, ai quali si aggiungono alcuni personaggi di nascita proletaria che in quanto a carognate non sono certo da meno. Eppure sono arrivata in fondo proprio per la curiosità di vedere quanto in basso questi personaggi potessero cadere. A parte forse uno o due, tutti gli altri li avrei sterminati. E' anche vero che sono in uno di quei periodi in cui ho bisogno di vedere cose leggere per distrarmi, quindi ci sta una roba così. Però che cagata pazzesca...


giovedì 22 ottobre 2020

mai discutere con un covidiota

E' ormai da tempo che ho fatto mia la nota frase di Oscar Wilde - Mai discutere con un idiota. Ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienzatanto a discutere con gli idioti si perde tempo e non si ottengono risultati. La cosa davvero triste è proprio questa: certi soggetti, più sono profondamente convinti di tutta una serie di assurdità, più sono irremovibili. Non serve spiegare, citare fonti, cercare di farli ragionare; qualunque cosa tu dici, loro hanno pronta la replica. Penso che questo sia uno dei motivi principali per cui sul mio blog mantengo un atteggiamento distaccato e neutrale: non ho più il fisico per mettermi a discutere con certa gente. Di recente però mi sono sentita chiamata in causa da una mia amica di penna che ama scrivere email collettive, interpellando diverse sue conoscenze su svariati argomenti. Mi sono così trovata davanti una pimpante negazionista/complottista del covid-19. Da principio ho pensato di ignorarla, poi non ho resistito e ho commesso l'errore di risponderle. Il botta e risposta è andata avanti per un po', con lei che continuava ad allegare video di altri deliranti negazionisti/complottisti e a cospargere le sue risposte di faccine che si schiantavano dal ridere per ciò che le avevo scritto io. In condizioni normali sono io che mi schianto dal ridere quando leggo le stronzate che produce questa gente, in questo caso invece era lei che mi irrideva perchè non credevo ai suoi deliri. Insomma, è finita che le ho lasciato l'ultima parola - che evidentemente ci teneva tanto ad avere - perchè l'unica altra cosa che avrei potuto replicare a quel punto era "perchè sei stupida" e francamente non mi andava, visto che ero riuscita a evitare di insultarla fino ad allora. Conclusione: non intendo farmi fregare ancora. Il prossimo che si mette a dire stronzate sui complotti di Big Pharma o di Bill Gates per inocularci sostanze nocive spacciate come vaccini dopo averci fatto venire il panico perchè i governi falsamente annunciano un numero enorme di nuovi contagi, lo ignoro e basta. Non vale davvero la pena perderci tempo e tanto con certi soggetti non si può vincere. Che tristezza.



martedì 20 ottobre 2020

The promise

Stavo quasi per dormirmi il buono omaggio per la visione di un film su CG Entertainment che avevo ricevuto insieme all'accredito per il FEFF, difatti mi sono ridotta a usarlo il giorno prima che scadesse. Pensavo che desse diritto alla visione di un film di mia scelta, invece c'era una lista entro la quale selezionare ciò che si voleva guardare. Dopo aver esaminato le varie opzioni, ho deciso per questa pellicola del 2016 che parla del genocidio degli Armeni – tanto per stare allegri. Il protagonista è un giovane armeno che desidera diventare medico, ma non ha i soldi per pagarsi gli studi.  Riesce però a fidanzarsi con una ragazza ricca e decide di usare i soldi della dote per frequentare l'università a Costantinopoli, promettendo alla fidanzata di tornare per sposarla appena laureato. A Costantinopoli viene ospitato a casa dello zio, un ricco commerciante, e conosce l'istitutrice delle sue cuginette, innamorandosene. La giovane è sentimentalmente legata a un giornalista americano, ma ben presto ricambia i suoi sentimenti. Purtroppo però la tragedia è in agguato, cominciano le persecuzioni contro gli Armeni e il nostro futuro medico viene spedito ai lavori forzati, dai quali riesce a evadere per fare ritorno al suo paese. Qui scopre che hanno già deportato tutti i giovani; la madre lo convince a sposare la fidanzata benchè lui abbia detto di amare un'altra, e il suocero li spedisce a viveve in un capanno sui monti dove saranno al sicuro. Tuttavia la gravidanza della donna risulta difficile e i due fanno ritorno in paese, dove di lì a breve si scatenerà l'inferno. Non è ancora finita, ma c'è almeno un finale di salvezza, tra l'altro avvenuto veramente: infatti nel 1915 una nave della marina francese riuscì effettivamente ad evacuare e portare in salvo circa quattromila armeni che erano fuggiti dagli eccidi. Il film dunque vale la visione sia per la storia in sé, che è una storia d'amore forse non originalissima, ma comunque bella, sia per il contesto storico descritto. Leggevo tra l'altro che, alla sua uscita, il film è stato recensito negativamente a prescindere da chi ancora si ostina a negare che il genocidio del popolo armeno abbia avuto luogo.


domenica 18 ottobre 2020

una sorellina per Rumiko


Poco dopo aver trovato a prezzo scontatissimo Rumiko, per puro culo mi sono imbattuta in un'altra occasione su Ebay; una fumetteria di Roma vendeva una Momoko, evidentemente rimasta invenduta da molti anni perchè si tratta del modello Sherbet Kids uscito nel 2012. La cosa non mi ha fatto nè caldo nè freddo perchè non sono una collezionista, compro qua e là quello che mi piace seguendo il mio naso, quindi mi sono affrettata a prenderla. Trovandosi in Italia, è arrivata in tre giorni e molto prima di Rumiko che ancora veleggiava per gli oceani. Devo dire che è stato amore a prima vista: queste bambole sono davvero deliziose! Il corpo è articolato, anche se leggermente meno delle Barbie made-to-move (sarà perchè non devono fare yoga XD), ed è più esile di quello delle Barbie stesse (alla faccia degli eventuali traumi per le bambine in carne). Mi è arrivata già vestita e con un paio di scarpe incluso, scarpe che però non le entravano sopra i calzini (in effetti ne entrava solo una).


Come chiamare questa meraviglia? Facile! Con il nome di uno dei miei personaggi preferiti di manga/anime, ovvero Izumi - da Izumi Curtis di Fullmetal Alchemist. La mia Izumi è un peperino, del resto immaginandola come sorella minore di Rumiko, è molto giovane; infatti è la più giovane di tutta la famiglia Barbie/Momoko. Come tutti gli adolescenti vuole fare di testa sua e a volte combina pasticci, ma non lo fa certo per cattiveria.


I vestiti con cui è arrivata Izumi sono così carini che è un peccato svestirla e farle indossare cose fatte da me, però dovrò pur divertirmi? Camicetta e shorts sono rielaborazioni di modelli giù usati in precedenza; ho dovuto adattare le misure al fisico di Izumi, ma poi ho scoperto che questi vestiti vanno alla perfezione pure alle Blythe. Fatemi però il favore di non andarglielo a dire; non vorrei che a quella permalosa di Akiko venisse in mente che le metto i vestiti riciclati di Izumi!


Era da un po' che pensavo di provare a fare un cappellino. Quando Izumi l'ha saputo ha subito insistito perchè provassi, dato che secondo lei un cappellino sarebbe stato bene con questo outfit, così l'ho accontentata. Come primo esemplare direi che non c'è male, adesso che ho imparato la tecnica posso farle tutti i cappelli che vuole!


Non contenta di ciò, si è messa a insistere che le facessi un completo prendisole e ha voluto pure una borsa per accompagnare il tutto. Si trattava pur sempre di provare qualcosa di nuovo, quindi perchè no? La gonna è di una semplicità estrema, e anche il corpetto non mi ha dato problemi. Quanto alla borsa, mi sono divertita molto a farla ed è un modello che si può declinare in infinite varietà di stoffe e decorazioni, perciò penso che ne farò altre per accontentare il resto della famiglia.


venerdì 16 ottobre 2020

Sotto il sole di mezzanotte - Keigo Higashino

Uscito dalla stazione di Fuse s'incamminò lungo i binari in direzione ovest. Era ottobre, ma l'aria era ancora tremendamente calda e umida.

Il proprietario di un banco di pegni viene ritrovato accoltellato all'interno di un edificio abbandonato. A trovarlo è un bambino, uno dei tanto del quartiere che si recano a giocare tra le stanze deserte. I principali sospettati hanno alibi verificati e due di loro, dopo alcuni mesi, muoiono in incidenti nei quali nessuno sospetta il dolo. Alla polizia non resta che abbandonare il caso per mancanza di sospettati, ma l'ispettor Sasagaki continua a occuparsi di due delle persone coinvolte. Si tratta in realtà proprio di due bambini; uno è il figlio dell'ucciso, l'altra la figlia della donna che si pensava potesse essere la sua amante e che è morta in uno dei due incidenti. Il libro ci racconta episodi della loro vita, dagli undici ai trent'anni. E' come un puzzle che si compone; da principio non si capisce quale sarà l'immagine finale, ma a ogni pezzettino che viene aggiunto ecco che il quadro d'insieme acquista il suo perchè. E il perchè è piuttosto sconvolgente, in quanto rivela il sodalizio segreto di due personaggi privi di scrupoli e disposti a tutto per ottenere quello che vogliono. Il loro tragico passato può essere una giustificazione, oltre che la spiegazione del loro comportamento? In questo Byakuyakō 白夜行Higashino dimostra ancora una volta la sua abilità nel costruire trame complesse, dove davvero ogni minimo tassello alla fine va nel posto giusto. Perfino il finale è perfettamente azzeccato, perchè ci sono persone che sono sopra a tutto. Da questo romanzo sono stati tratti prima una serie televisiva e poi un film.


mercoledì 14 ottobre 2020

le giornate del cinema muto: Pordenone Silent Film Festival - seconda parte

Oi Apachides ton Athinon/Gli apache di Atene 

Petros è nato ricco, ma alla morte dei genitori oltre che orfano si è ritrovato in povertà, ed è cresciuto nei bassifondi di Atene. Ha sempre avuto modi da signore, e per questo è soprannominato il Principe. Insieme ai suoi due amici inseparabili, sopravvive con lavoretti occasionali, facendo spesso la fame. La povertà gli impedisce anche di convolare a nozze con una bella fioraia, anche lei orfana e indigente. Non molto lontano da dove vive Petros, c'è il quartiere dei ricchi; lì si è appena trasferita una famiglia arricchitasi di recente. Petros salva la vita della figlia, il cui cavallo si era imbizzarrito. La giovane s'innamora di Petros, che però si allontana senza rivelarle il suo nome. Il segretario di suo padre, a sua volta innamorato della ragazza, pensa di poter fare un colpaccio sposandola, ma quando chiede la sua mano, il padre lo tratta male e lui decide di vendicarsi. Tramite un intermediario assolda Petros affinchè si faccia passare per un principe e seduca la ragazza; a quel punto la verità sarebbe svelata, umiliando la famiglia. Petros accetta di malavoglia e solo perchè gli fanno comodo i soldi, ma poi si scopre che la messinscena non è stata una sua idea e il segretario viene cacciato, mentre lui viene perdonato e invitato a frequentare la ragazza. Infine Petros scopre di essere l'erede di una discreta fortuna lasciatagli da uno zio, così può sposare la sua fioraia e vivere felice e contento, accontentandosi di quello che ha e senza mirare ad altro. Molto divertente questo film del 1930, tratto dall'omonima operetta del 1921 e andato perduto; difatti l'hanno ritrovato in Francia quattro anni fa. Non ho menzionato la musica che accompagna questi film finora; gli spartiti originali sono andati quasi tutti perduti e quindi sono state scritte delle nuove colonne sonore. La particolarità di questa è che sono stati inseriti dei brani cantati tratti dall'operetta per sottolineare il legame con l'originale. La prima parte del film, ambientata nel povero quartiere della Plaka, è forse la più interessante perchè mostra la vita quotidiana delle persone.

Abwege/Crisi


La crisi a cui accenna il titolo è di tipo matrimoniale. La protagonista di questo film tedesco del 1928 infatti è la tipica casalinga frustrata. Irene è una donna benestante, sposata a un avvocato che lavora troppo e non le concede gli svaghi che vorrebbe. Irritata verso il marito, che interrompe una conversazione per rispondere a una telefonata d'affari, raggiunge un artista di lei invaghito e accetta di scappare a Vienna insieme a lui. Il marito però l'ha seguita e ha affrontato l'uomo, così che Irene si ritrova ad aspettarlo inutilmente sul binario, dove invece arriva il marito che la riporta a casa. Nuovamente l'irritazione sale quando l'uomo le dice di dover andare al suo club e la lascia a casa da sola; per ripicca lei si mette in tiro e va a gozzovigliare in un locale. Tornata infine a casa, trova il marito che si è addormentato mentre l'aspettava e dalla postura abbandonata crede si sia suicidato; si commuove e sembra che sia possibile una riconciliazione, ma poi lui trova un pupazzo che gli ricorda le gozzoviglie della moglie e riparte il litigio. Insomma, le cose si trascinano con lei che sembra voler provocare a tutti i costi una reazione del marito e lui che quasi non reagisce, fino a che non decide di divorziare. In quella sede però lei confessa di non averlo mai tradito e i due fanno pace, progettando di risposarsi. Tra tutti i film visti in questa rassegna questo è quello meno interessante per quanto riguarda la trama, però è comunque meritevole di visione per la forte presenza scenica della protagonista, la Brigitte Helm del celeberrimo Metropolis; la Helm fu molto popolare all'epoca, ma nel 1935 si ritirò dalle scene dopo essere caduta in disgrazia per aver sposato un industriale ebreo e disgustata per la crescente influenza del nazismo sul mondo del cinema tedesco. Anche dal punto di vista tecnico il film è molto valido, ed è interessante lo spaccato di vita che offre - mi riferisco in particolare alle scene girate nel locale. All'epoca dell'uscita però non ebbe successo.

A Romance of the Redwoods/Un amore tra le sequoie

Questo film americano del 1917 vede la presenza di due mostri sacri: la protagonista è Mary Pickford, ovvero la fidanzata d'America, definizione che rende perfettamente chiaro il livello di popolarità di quest'attrice, e il regista Cecil B. DeMille. Ci tenevo particolarmente a vederlo perchè la Pickford la conoscevo solo di fama ed ero curiosa di vederla recitare. Il suo personaggio è quello di Jenny, un'ingenua ragazza di città che, alla morte della madre, per mantenere fede alle sue ultime volontà parte per la California per raggiungere lo zio. E' il periodo della corsa all'oro, ma anche quello dei banditi che assalivano le diligenze e dei nativi americani che non gradivano la presenza dei visi pallidi sui loro territori. Difatti, mentre Jenny è in viaggio, lo zio viene attaccato proprio degli indiani e ucciso. Il suo cadavere viene trovato da Black Brown, un bandito con gli sceriffi alle calcagna; per salvarsi ha l'idea di sostituire i propri abiti con quelli del defunto, appropriandosi della sua identità. Rifattosi una vita in una piccola città mineraria, in realtà prosegue di nascosto la sua attività criminale, ignaro del fatto che sta per essere smascherato. Quando arriva Jenny infatti, la giovane capisce subito di non avere davanti lo zio, ma Black la minaccia di ucciderla se rivelerà la verità. Toccandole fare buon viso a cattivo gioco, Jenny inizia la convivenza forzata con Black, ma ben presto i due s'innamorano; Jenny scopre anche che Black è un bandito e gli fa giurare di smettere. Lui accetta, ma nella ricerca dell'oro non ha fortuna e quindi tocca a Jenny mettersi a fare la lavandaia per racimolare qualche soldo. Infine il socio di Black gli propone un altro colpo; lui prima si rifiuta categoricamente, poi pensa di fare l'ultima rapina per assicurarsi un po' di prosperità, ma sulla diligenza assalita si trova anche Jenny che sta andando a un picnic. La ragazza gli spara a una mano e a quel punto diversi uomini, già sospettosi di Black, si recano a casa sua sapendo di poterlo smascherare grazie a quella ferita. Jenny però cerca di coprirlo e alla fine lo salva con un astuto stratagemma. Pellicola decisamente godibile, e Mary Pickford era proprio carina, non mi meraviglia che fosse così amata.

Balletens Datter/ La figlia del balletto

L'avreste mai detto che all'inizio del novecento il cinema danese era tra i migliori al mondo? Eppure pare proprio di sì. Tra l'altro è stato molto interessante il breve documentario sul Det Danske Filminstitut che ha preceduto il film, mostrando le tecniche di restauro delle vecchie pellicole. Quanto al film, che è del 1913, se devo essere sincera non mi ha fatto impazzire. Odette, la protagonista, è una ballerina della quale s'innamora un conte. I due convolano a nozze, ma il conte le fa promettere di non calcare mai più le scene e dopo un anno Odette, con muso lungo fino a terra, si aggira per casa annoiandosi. Il direttore del teatro per il quale lavorava chiede il suo aiuto quando la prima ballerina s'infortuna e non sa con chi altro sostituirla; lei accetta purchè la cosa non si risappia, anche se poi alla fine dello spettacolo si toglie la maschera che portava sul viso. Il problema è che tra il pubblico si trova anche il marito, il quale conclude falsamente che Odette e il direttore siano amanti, e si reca a sfidare a duello l'uomo. Il direttore non è certo un abile combattente, però è furbo; visto che può scegliere lui l'arma, chiede allo zio farmacista di preparargli tre pillole: due che facciano immediatamente cadere addormentati, la terza che annulli l'effetto. Si presenta al duello mostrando le prime due e dicendo che una di esse provoca la morte istantanea. Il conte accetta la sfida e cade subito addormentato; quando si sveglia si trova accanto Odette che gli spiega che tra lui e il direttore non c'è mai stato niente. A interpretare Odette c'è Rita Sacchetto, che malgrado il nome era tedesca; a quei tempi era una ballerina famosissima, ma la sua carriera finì all'improvviso quando un amico del marito le sparò accidentalmente a un piede.

Laurel or Hardy

Per concludere questa edizione anomala del festival, non potevano mancare le comiche. Questo in realtà non è un film, ma una compilation di cinque cortometraggi; in due recita Stan Laurel, in due Oliver Hardy e nel quinto nessuno dei due, ma dietro alla macchina da presa c'è Laurel. Il più vecchio è The Serenade (1916); qui un Hardy venticinquenne ma già corpulento interpreta la parte di un suonatore di trombone; The Rent Collector (1921) ha in realtà come protagonista Ridolini, ovvero Larry Semon, e Hardy è un rissoso capofamiglia; When Knights Were Cold (1922) è una parodia del genere cavalleresco con Laurel nei panni del Cavalier Helpus, e in realtà si tratta solo dell'ultimo quarto d'ora perchè tutto il resto è andato perso; in Detained (1924) invece Laurel finisce dietro le sbarre per un equivoco e diventa un eroe quando colpisce in testa un evaso, invece del direttore del carcere che era il vero bersaglio; infine Moonlight and Noses (1925) è il corto diretto da Laurel, in cui un fidanzato vuole fingersi cadavere per entrare a casa della sua ragazza e scappare con lei. Chi ricorda le comiche, saprà che questo genere è costellato di scene improbabili, con gente che si schianta in auto cadendo da un precipizio e si rialza indenne, tanto per dirne una, e che spesso sono assurde (ma la comicità sta proprio in questo). Insomma, un'occasione per farsi qualche bella risata.




lunedì 12 ottobre 2020

le giornate del cinema muto: Pordenone Silent Film Festival - prima parte

Io manco sapevo che esistesse... Ancora una volta è merito del Covid-19 e del fatto che i festival del cinema si sono trasferiti online se ho appreso di questo e se ho avuto la possibilità di godermi alcuni film muti. Godermi davvero, eh. Perchè in tempi di tecnologia digitale, dove tutto viaggia su nuvola e se viene meno la connessione ti attacchi e tiri fortissimo, questi piccoli gioielli analogici, quasi sempre restaurati e vecchi come la mia bisnonna, hanno ancora qualcosa da dire. Sono stata proprio contenta di aver fatto questa esperienza, anche perchè al di là della semplice visione ho trovato molto interessanti le presentazioni dei film e i brevi filmati introduttivi dedicati ai vari istituti di restauro e conservazione, inoltre mi hanno divertito certi aneddoti che ho scoperto. Ecco che cos'ho visto:

Penrod and Sam

Pellicola del 1923 a firma William Beaudine, prolifico regista attivo dal 1915 al 1955, e tratto da un libro di Booth Tarkington, un altro mostro sacro dell'epoca, dai cui lavori furono tratti molti altri film (vedi Primo amore/Alice Adams, uno dei miei film preferiti di Katharine Hepburn), è uno spaccato sulla vita quotidiana di un gruppo di monelli in una piccola città. Penrod è il capobanda, anche perchè suo padre possiede un terreno incolto accanto a casa e la baracca che vi sorge è il suo quartier generale. Le cose si complicano quando Penrod fonda una società segreta dalla quale esclude l'effeminato Georgie e il prepotente/piagnucoloso Roddy. Quest'ultimo però è figlio dell'uomo più ricco della città che, per accontentarlo, acquista il terreno; così Roddy estromette Penrod, che oltretutto è inconsolabile per la morte del cane, investito proprio dall'auto del riccone e sepolto accanto a casa. Tutto finisce bene quando il padre di Penrod, resosi conto di quanto il terreno era importante per il ragazzino, lo ricompra, pur rimettendoci, e lo intesta al figlio. Semplicemente delizioso! Mi sono divertita ai giochi dei bambini, in certi casi facendomi grasse risate, inoltre sottoscrivo quanto sentito nella presentazione, ovvero che i bambini di colore sono trattati alla stregua degli altri, mancando gli stereotipi razziali che in quel periodo erano normali.


Guofeng (Costumi nazionali)

Le sorelle Lan e Tao sono entrambe innamorate del cugino Zuo all'insaputa l'una dell'altra. Zuo contraccambia i sentimenti della seria e responsabile Lan, e le chiede di sposarlo; la sera stessa però Tao confessa alla sorella di amare Zuo così tanto che, se non potesse averlo, ne morirebbe. Lan, che ama la sorella tanto quanto il fidanzato, rifiuta la proposta e accetta un posto come insegnante in una scuola lontana. Tre mesi dopo Tao e Zuo si sposano. Intanto la scuola presso la quale è preside Jie, la madre delle ragazze, decide di offrire una borsa di studio alla diplomata migliore, che è stata Lan. Tao, quando lo viene a sapere, pretende a sua volta di andare all'università. A Shangai, Lan studia duramente mentre la capricciosa e volubile Tao inizia a frequentare il frivolo Boyang, trascurando gli studi. Ottenuta la laurea mentre Lan è in ospedale per un esaurimento nervoso, Tao fa ritorno a casa, divorzia da Zuo, sposa Boyang e manda in malora insieme a lui la scuola della madre. Questo film cinese del 1935 è di propaganda e volto a promuovere i valori del Movimento Nuova Vita, fondato nel 1934 e sostenuto da Chiang Kai-shek. Il movimento era anticomunista e voleva diffondere  i quattro principi del confucianesimo: correttezza, rettitudine, onestà e giustizia. Nel film a portare avanti questi valori sono Lan, Zuo e Jie. Nel film, quando la società si fa corrompere dalla smania per le mode occidentali, si crea un movimento che rivendica i valori di cui sopra e che riporta tutti alla ragione, compresi Tao e Boyang. A interpretare le due sorelle furono due attrici all'epoca molto popolari: Li Lili e Ruan Lingyu. Quest'ultima si suicidò a venticinque anni poco prima dell'uscita di questo film, a causa della grande pressione alla quale era sottoposta; i mass media dell'epoca infatti si accanivano contro di lei per via della sua vita privata. La sua morte causò enorme commozione in Cina; i funerali durarono tre giorni e durante il trasporto della bara al cimitero tre donne si suicidarono. Fu un tale evento che ne parlò perfino il New York Times, definendolo il funerale più spettacolare del secolo. Difatti le scene di isteria furono perfino superiori a quello di Rodolfo Valentino.

The Brilliant Biograph: Earliest Moving Images of Europe (1897-1902)

Questo in effetti non è un film, ma una raccolta di spezzoni messi insieme dall'Eye Filmmuseum di Amsterdam. La Mutoscope and Biograph Company venne fondata da William Kennedy-Laurie Dickson, collaboratore di Thomas Edison e inventore del kinetoscopio, il prototipo dei successivi sistemi di proiezione per i film. Staccatosi da Edison, in seguitò Dickson inventò il mutoscopio in rivalità col kinetoscopio, e il proiettore Biograph, superiore a quello creato da Edison. Con la sua società, utilizzando una pellicola di grande formato (68mm) cominciò a produrre una serie di documentari. Per lungo tempo il materiale su 68mm non fu visibile perchè mancavano i supporti per proiettarlo; infine l'Eye Filmmuseum è riuscito a digitalizzarli, rendendolo finalmente disponibile. Grazie al grande formato, la qualità è eccellente e i filmati risultano straordinariamente nitidi.

Where lights are low/Il principe T'su


Questo film americano del 1921, per la regia di Colin Campbell - regista estremamente prolifico, benchè non eccelso: nell'arco di sedici anni, diresse 179 film e ne sceneggiò 62! - ha per protagonista un altro divo dell'epoca, il giapponese Sessue Hayakawa. Costui iniziò a lavorare negli Stati Uniti dopo essere stato notato da un produttore durante una tournée teatrale; popolarissimo sia in America che in Asia, in età matura continuò a lavorare come caratterista e fu candidato sia all'Oscar che al Golden Globe per il ruolo del colonnello Saito ne Il ponte sul fiume Kwai. In questa pellicola, della quale fu anche produttore, fa la parte di un nobile cinese appassionato di cultura occidentale; innamorato della figlia del giardiniere malgrado lo zio lo abbia promesso a una donna di alto rango, prima di partire per frequentare l'università a San Francisco, T'Su Wong Shih promette alla sua amata di tornare a sposarla. In occasione della laurea, lo zio si reca a San Francisco per fargli una sorpresa, ma la vera sorpresa è che ha venduto la ragazza a un commerciante di schiavi proprio di San Francisco. Venuto a sapere casualmente che è stata messa all'asta una donna di eccezionale bellezza, T'su si reca sul posto e riconosce l'amata. Vince l'asta, però quando si reca a chiedere i soldi allo zio, egli ovviamente glieli nega. T'su allora convince il padrone della ragazza a concedergli una dilazione di tre anni, durante i quali farà i lavori più umili per riuscire a raggranellare la somma che gli serve. Quello che non sa è che un noto criminale si è invaghito della ragazza e non ha la mininma intenzione di cedergliela. Questa trama melodrammatica e improbabile, degna della Invernizio, riprende un pregiudizio esistente nella San Francisco di inizio secolo, ovvero che i cinesi rapissero e vendessero come schiave le ragazze. L'altra particolarità di questo film è che tutti i ruoli dei cinesi sono in realtà interpretati da attori giapponesi-americani; all'epoca si faceva di ogni erba un fascio e bastava avere gli occhi a mandorla per essere messi senza distinzione nel calderone della razza asiatica. Tuttavia la cosa più sorprendente è che questo film era andato perduto: lo hanno ritrovato per caso a Belgrado, con le scritte in croato.

La tempesta in un cranio


Renato De Ortis è nobile, ricco e amato, eppure non è felice; al contrario, è in preda alla paranoia perchè si è convinto che, avendo alcuni antenati pazzi, prima o poi impazzirà anche lui. Passa quindi le giornate leggendo libri sulle malattie mentali ereditarie, e a nulla valgono le parole del suo migliore amico, della fidanzata e del suo medico. Proprio loro tre escogitano un sistema per curarlo in maniera drastica; dopo avergli fatto credere di aver perso la sua unica fonte di guadagno, al risveglio da una sbronza lo fanno trovare vestito da poveraccio in un parco pubblico. Renato, convintosi di essere infine impazzito, si adatta però benissimo alle nuove circostanze: riesce a evadere dal carcere dove finisce per un equivoco, trova lavoro, s'innamora di una ragazza che somiglia alla sua fidanzata (in effetti è lei) e la salva da una fine orribile. A quel punto l'inganno è svelato, così come la sua sanità mentale viene provata. Al di là dell'assurdità della trama, il film è stato divertente. Si tratta di una pellicola italiana del 1921 freschissima di restauro; diretta, sceneggiata e interpretata da Carlo Campogalliani, personaggio importante del cinema nostrano nella prima metà del novecento e noto soprattutto per aver diretto alcuni film con Maciste. Decisamente esilaranti le espressioni ammiccanti di cui ha costellato questo lavoro.



sabato 10 ottobre 2020

The man from nowhere

Ultimamente la divinità del cinema coreano mi assiste, perchè sono venuta a sapere di un'altra opportunità per vedere film: basta inscriversi alla newsletter dell'Istituto di Cultura Coreano che periodicamente mette a disposizione pellicole. E' grazie a questa iniziativa che ho potuto vedere The Man From Nowhere (Ahjeosshi 아저씨) che ha già dieci anni sulle spalle ma se li porta benissimo. Il protagonista è un uomo del quale ignoriamo il nome per quasi tutto il tempo; lavora in un banco di pegni, vive modestamente, rifugge ogni contatto umano e nel vicinato corre voce che sia un ex-detenuto condannato per pedofilia. Malgrado ciò, una bambina lo frequenta regolarmente, anche perchè è figlia di una prostituta tossicodipendente che non se ne cura. Sono due solitudini che si attraggono, infatti l'uomo, benchè apparentemente scostante, si è affezionato molto alla piccola, al punto che quando si trovano entrambi coinvolti in una faida fra trafficanti di droga, farà di tutto per salvarla da chi l'ha rapita. Il film mi è piaciuto davvero molto; passato per il FEFF quando ancora non lo frequentavo, ha ricevuto diversi premi e ha riscosso grande successo in patria. Il protagonista è interpretato da Won Bin, un superdivo che stranamente mi è capitato di incrociare di rado; avevo invece già visto nel film Barbie l'interprete della bambina, la bravissima Kim Sae-Ron. Nel cast anche Kim Sung-Oh, che tanto per cambiare interpreta un sadico psicopatico, e Kim Tae-Hoon che è un poliziotto.


giovedì 8 ottobre 2020

Korean Film Festival - seconda parte

Idol - Woosang 우상

Di ritorno da un viaggio, un popolare uomo politico scopre che la sera prima suo figlio ha investito un pedone e ha avuto la brillante idea di caricare il corpo nel bagagliaio dell'auto e portarselo a casa. L'uomo vuole che il figlio si assuma le proprie responsabilità malgrado lo scandalo che ne seguirà; il ragazzo, che appare strafottente, dopo alcuni giorni si convince a costituirsi, il corpo viene riportato in loco e la cosa potrebbe risolversi se non saltasse fuori che è sparita anche la giovane moglie della vittima, un'immigrata clandestina cinese che è pure incinta. Il padre dell'ucciso è deciso a trovare la ragazza, il politico pure perchè teme che possa diventare una testimone scomoda; comincia quindi una sorta di gara a chi la trova per primo. Bello ma non bellissimo questo film, che mette in scena una coppia di protagonisti niente male; Han Suk-Kyu interpreta il politico che dietro al suo volto sorridente ed umano si dimostra disposto a tutto per raggiungere i suoi scopi, mentre Sol Kyung-Gu è il padre del ragazzo ucciso, ugualmente determinato a ottenere ciò che vuole. Nel cast anche Chun Woo-Hee (la cinese).

Man of Men/Perfect Man - Peopekteu Maen 퍼펙트 맨 

Questo film è il remake di Quasi Amici; remake per modo di dire, infatti rispetto alla trama dell'originale francese si è concesso così tante libertà che di fatto lo si può considerare un film a parte. Young-Ki (Cho Jin-Woong) è un gangster dall'eccentrico gusto nel vestire che ha iniziato la sua carriera quando, trovatosi a dover prendersi cura del fratellino (interpretato da Kim Min-Suk), ha pensato fosse l'unico modo per guadagnare soldi rapidamente. Condannato a molte ore di lavoro socialmente utile dopo una rissa, viene destinato a fare da badante a Jang-Soo (Sol Kyung-Gu), un avvocato tetraplegico. Da principio Young-Ki non aiuta per nulla l'uomo, limitandosi a far passare le ore, però i due finiscono piano piano per avvicinarsi e Young-Ki accetta di aiutare Jang-Soo a realizzare i suoi ultimi desideri in cambio della sua assicurazione sulla vita. Devo dire che questo è uno dei film che mi è piaciuto di più perchè ho trovato entrambi i protagonisti ben riusciti; è una pellicola che fa spesso sorridere, ma che ha anche dei risvolti drammatici. Nel cast anche Jin Seon-Kyu (l'amico di  Young-Ki) e Kim Sa-Rang (avvocatessa amica di Jang-Soo).

Mal-mo-e: The Secret Mission - Malmoi 말모이

Terzo film ambientato durante l'occupazione giapponese della Corea e anche questo tratto da una storia vera. Poichè i giapponesi a partire dagli anni Trenta introducono l'uso esclusivo del giapponese, un gruppo di letterati, preoccupati che la lingua coreana venga dimenticata e scompaia, comincia a lavorare in segreto ad un dizionario. L'operazione potrebbe costare loro la vita, e infatti storicamente molti di loro vennero effettivamente arrestati e torturati, alcuni morirono per le torture. Il film mette in campo anche il rapporto tra il capo di questa sorta di società segreta linguistica e un uomo analfabeta che si barcamena per sopravvivere. I due si incontrano/scontrano quando quest'ultimo, convinto che la valigetta dello studioso contenga del denaro, lo rapina. Tramite un conoscente comune, finiranno per collaborare, fino all'eroico sacrificio che porterà alla morte del ladruncolo, ma al salvataggio del prezioso dizionario. Film che funziona molto bene perchè amalgama perfettamente il contesto storico con le vicende dei personaggi di fantasia. Il ladro redento è interpretato da Yu Hae-Jin; altro volto noto del cast è Kim Tae-Hoon (un giornalista). Il regista e sceneggiatore Uhm Yoo-Na ha firmato anche la sceneggiatura di A Taxi Driver.

Intimate Strangers /Complete Strangers - Wanbyeokhan Tain 완벽한 타인

Rifacimento molto fedele di Perfetti Sconosciuti, che non ho visto e che ho scoperto con sorpresa che è stato rifatto ben quindici volte! Alcuni amici di vecchia data si incontrano a casa di uno di loro per una cena, insieme alle rispettive mogli; manca solo la nuova fidanzata di uno di loro. La moglie del padrone di casa propone un gioco: per quella sera tutti metteranno il cellulare sul tavolo e renderanno pubbliche telefonate, SMS e foto che riceveranno. Tutti accettano più o meno volentieri, e comunque sostenendo di non avere niente da nascondere; ovviamente si scatenerà l'inferno. Non ho visto la versione italiana e quindi non so dire quale sia la migliore, ma certamente questo film è stato molto bello. Nel cast Cho Jin-Woong (il padrone di casa),  Yu Hae-Jin (uno degli amici) e Song Ha-Yoon (una delle mogli). Dirige Lee Jae-Kyu, già regista di Beethoven Virus.

Moonlit Winter /To Yoonhee-  Yoonheeege 윤희에게

Ecco uno di quei film minimalisti dove non succede niente di esclatante o di avventuroso, ma in cui le vite dei protagonisti si intuiscono da piccoli episodi; la trama si dice in due parole, però questa pellicola delicata e riflessiva vale certamente la visione. Ambientata tra la Corea e il Giappone, ci mostra due donne di mezza età che si erano conosciute in Corea vent'anni prima e che poi si sono perse di vista, almeno fino a quando la zia di quella che vive in Giappone non spedisce una lettera che la nipote ha scritto, anche se non ha affatto deciso di spedirla. Grazie all'intervento della figlia di quella che sta in Corea, le due finiscono per incontrarsi di nuovo.

Bring Me Home /Find me- Nareul Chajajwoe 나를 찾아줘

Un film piuttosto pesante questo. Una coppia è alla ricerca del figlio scomparso da alcuni anni; si tratta di un ragazzino ritardato che ora dovrebbe avere dodici anni. Malgrado le incessanti ricerche dei genitori e l'aiuto di un'associazione, del ragazzino non c'è traccia. Il caso però acquista risonanza nazionale quando, in seguito a uno stupido scherzo telefonico, il padre muore in un incidente. Un poliziotto nota una chiara somiglianza tra la foto della locandina e un orfano ritardato che vive presso un gruppo di brutta gente, e che viene sfruttato per lavorare, quando non picchiato e violentato. Il suo capo, che è colluso con questi soggetti, gli dice di lasciare perdere, però lui decide comunque di chiamare la madre e dirle dove potrebbe trovarsi suo figlio. La donna si reca sul posto, trovandosi davanti un muro di omertà, e dovrà lottare nel senso letterale del termine per trovare il ragazzino. La madre coraggiosa è interpretata da Lee Young-Ae, mentre Lee Won-Geun è il capo del'associazione.

A Hard Day /Take It to the End - Kkeutkkaji Ganda 끝까지 간다

Decisamente una brutta giornata - e non solo una - quella che tocca al detective Ko Gun-Soo; mentre si trova al funerale della madre, viene richiamato in ufficio dove quelli degli affari interni indagano sulla presunta corruzione della sua squadra, e lungo la strada investe un uomo. Non volendo impelagarsi, carica il corpo nel bagagliaio e ha la brillante idea di disfarsene infilandolo nella bara insieme alla madre. Pare che sia andato tutto bene, se non che una telecamera ha ripreso la scena e un uomo misterioso comincia a telefonargli chiedendogli dove ha messo l'uomo e reclamandone il corpo. Da lì in poi comincia una lotta all'ultimo sangue con quello che si scopre essere il vero assassino dell'uomo, che era stato investito già cadavere. Classico film d'azione, molto godibile come sempre quando ci sono due personaggi senza scrupoli che si affrontano, con in più un finale che lascia a bocca aperta sia il protagonista che gli spettatori.  Ko Gun-Soo è interpretato da Lee Sun-Kyun, il suo persecutore è Cho Jin-Woong, Jeong Man-Sik è un suo collega; dirige Kim Sung-Hoon, regista del cazzutissimo Kingdom.

martedì 6 ottobre 2020

Korean Film Festival - prima parte

Come già accennato, il Korean Film Festival di Firenze quest'anno ha prodotto una versione online alla quale si poteva accedere con l'acquisto di un accredito. Essendo appassionata di cinema coreano, era un'occasione che non potevo lasciarmi fuggire. Ecco un breve resoconto di quanto visto, questa volta non in ordine di gradimento, ma semplicemente in ordine cronologico.

Black Money 블랙머니 

Questo film ricostruisce con un pizzico di dramma in più la vicenda realmente accaduta di un caso di frode fiscale. E' il tipico caso da Davide contro Golia; Davide in questo caso è l'irruente procuratore Yang Min-Hyuk (Cho Jin-Woong, attore al quale il Korean Film Festival ha dedicato una retrospettiva). L'uomo viene tirato in mezzo al suicidio di un'impiegata che è sotto inchiesta proprio per questa frode. Primo di morire la donna avrebbe mandato alla sorella un messaggio dicendo che era stata violentata dal procuratore. Yang Min-Hyuk rischia la carriera per questa falsa accusa, e la sua determinazione a scagionarsi si unisce a quella di trovare la verità quando si rende conto che il suicidio della donna, scampata poco tempo prima a un terribile incidente stradale nel quale aveva perso la vita il suo complice e amante, è stato inscenato allo scopo di eliminare un testimone chiave. Le persone che stanno dietro alla frode però sono molto potenti e ricoprono cariche importati all'interno dello stato, quindi è molto difficile incriminarle e fermare la vendita di una banca a un prezzo stracciato rispetto al suo valore reale. Alla fine anche l'ultima alleata di Yang Min-Hyuk sceglierà di tacere quando scoprirà che perfino suo padre è coinvolto nel complotto, e l'uomo troverà una maniera originale per gridare la verità al mondo. Una pellicola ben diretta e interpretata che non fa scintille, ma che si segue piacevolmente fino alla fine - come sempre quando il protagonista è un eroe che lotta per la giustizia. Molti i volti noti, difatti non li starò a elencare tutti, limitandomi a Lee Ha-Nee (l'avvocatessa coinvolta nella truffa) e Lee Kyoung-Young (il capo dei complottisti). 

A Little Princess/She looks like a feeling - Gamjjokkateun Geunyeo 감쪽같은 그녀

L'anziana Mal-Soon vive da sola; la figlia infatti anni prima se n'è andata di casa per non fare più ritorno. Un bel giorno si presenta alla sua porta una bambina con una neonata, affermando di essere sua nipote. Inizia una convivenza subito affiata perchè nonna e ragazzina si vogliono bene, ma difficile a causa della loro estrema povertà. A complicare ulteriormente le cose ci si mette la rara malattia della quale soffre la neonata e il fatto che la nonna comincia a mostrare segni di demenza senile. Era da un pezzo che non piangevo come una deficiente per un film, ma questa pellicola è stata veramente drammatica e commovente. Bellissimo il rapporto che si instaura tra l'anziana e la bambina, e bellissimo il personaggio di quest'ultima, che combatte fino alla fine per il bene della nonna e della sorellina. La giovane attrice che l'interpreta, Kim Soo-Ahn, è sicuramente da tenere d'occhio; la nonna ha il volto già noto di Na Moon-Hee; nel cast anche Chun Woo-Hee (già vista in Vertigo) mentre alla regia c'è Heo In-Moo che aveva diretto Love so divine.

The Battle: Roar to Victory /Bongodong Battle - Bongodong Jeontoo 봉오동 전투

Si sa che tra Coreani e Giapponesi non corre buon sangue e dopo la visione di questo film mi chiedo se sia stato il caso di affondare il coltello nella piaga XD Ambientato nel 1920, ricostruisce un episodio realmente avvenuto della guerra tra giapponesi e indipendentisti coreani, la battaglia di Fengwudong, e lo fa con tutta la spettacolarizzazione del caso e senza risparmiare nemmeno un dettaglio delle atrocità commesse dai giapponesi. La realtà storica è stata alterata, infatti la battaglia di svolse effettivamente in Manciuria, però dal film sembra che siano nel nord della Corea, inoltre le forze degli indipendentisti erano nettamente preponderanti rispetto a quelle dei giapponesi, tanto che il numero delle vittime coreane fu esiguo rispetto a quelle dell'esercito avversario. Qua invece l'esercito giapponese appare molto più numeroso e meglio armato, mentre i coreani sembrano più che altro dei guerriglieri, almeno fino alla scena finale in cui entrano in campo altri soggetti. Oltretutto i giapponesi vengono rappresentati come una massa di sadici sanguinari al limite della macchietta. Il film mette in campo una serie di figure eroiche, tra le quali spiccano l'ex-bandito riconvertitosi alla causa Hwang Hae-Cheol (Yu Hae-Jin) e il giovane e infallibile tiratore Lee Jang-Ha (Ryoo Joon-Yeol), mentre tra le file giapponesi ci sono Kitamura Kazuki (lo psicopatico comandante) e Ikeuchi Hiroyuki (un altro ufficiale). Il regista è Won Shin-Yeon, lo stesso di Seven Days, che perlomeno con l'azione adrenalinica ci sa fare. Diciamo che questo è il genere di film che sul momento si apprezza proprio per l'azione, ma che a freddo mi lascia con un grande mah in bocca perchè gronda di retorica e nazionalismo da far paura.

The 12th Suspect - Yeoldu Beonjjae Yonguija 열두 번째 용의자

Questo film mi ha fatto pensare al taiwanese Detention perchè, allo stesso modo, vuole affrontare in maniera originale una pagina oscura della storia coreana, però per i miei gusti fallisce l'intento. Ambientato nel 1953, dopo la fine della guerra di Corea, comincia come un giallo classico e fino a che rimane su questo binario mi è sembrato valido. In un bar frequentato da artisti, arriva un uomo che all'inizio si comporta come un normale avventore, ma poi comincia a fare domande sulla morte di un poeta avvenuta la sera prima, presentandosi come un poliziotto. A mano a mano che il tempo passa però l'uomo diventa più aggressivo e si scopre che in realtà fa parte dell'unità adibita allo smascheramento e all'arresto dei presunti comunisti. Tutto finisce in un bagno di sangue dal quale si salva solo un pavido pittore, l'unico che acconsente a mentire per avere salva la vita. Dunque, al di là della denuncia di questa caccia alle streghe che ha mietuto vittime innocenti, non mi è piaciuta la seconda parte, quando si passa dal giallo alla paranoia contro i comunisti con conseguente carneficina, perchè mi è sembrato esagerato, incredibile. Nel ruolo dell'agente psicopatico c'è Kim Sang-Kyung.

Move the grave -  I-jang이장

Dramma famigliare che vede coinvolte quattro sorelle. Dovendo spostare la tomba del padre, lo zio vuole che sia presente tutta la famiglia; le quattro donne, che non  non si frequentano con regolarità e non sanno molto l'una dell'altra, giunte a casa dello zio vengono prese a male parole perchè non hanno portato anche il fratello. L'uomo pretende che lo vadano a cercare, ma loro ci hanno già provato senza successo, infatti il giovane non risponde al telefono e loro non sanno dove abita. Alla fine riusciranno a rintracciarlo con l'aiuto della sua fidanzata incinta e abbandonata. Il film, oltre a mostrare l'avvicinamento delle sorelle, non risparmia certo le critiche alla mania del figlio maschio e alla conseguente denigrazione delle femmine tipichi di una certa mentalità. Mi ha fatto pensare che sia stato diretto da una donna, ma non ho trovato notizie sul regista e quindi boh!

Man of Will  / Commander Kim Chang-Soo - Daejang Kimchangsoo 대장 김창수

Secondo film che parla della resistenza contro i giapponesi. Questo, ambientato a partire dal 1896, ha infatti per protagonista un eroe della resistenza e importante uomo politico, Kim Chang-Soo (che in seguito cambiò nome in Kim Koo). Devo fare un appunto: nella realtà Kim aveva vent'anni nel 1896, ma lo interpreta Cho Jin-Woong che all'epoca del film ne aveva il doppio; non capisco questa scelta, visto che si tratta di un personaggio realmente esistito e molto noto, e tra le fila degli attori coreani non mancano certo i ventenni di talento. Comunque sia, nel 1895 viene assassinata la regina Myeongseong che era contro i giapponesi; in quel periodo l'influenza nipponica si stava già facendo sentire pesantemente. Alcuni mesi dopo Kim uccise un mercante giapponese ritenendolo autore dell'omicidio della regina, e per questo venne arrestato e condannato a morte. Durante la permanenza in carcere, egli insegnò a leggere e a scrivere a un migliaio di detenuti. Graziato dall'imperatore, riuscì a fuggire dal carcere due anni dopo. Il film si concentra su questi avvenimenti e lo fa dipingendo il ritratto di un uomo dai saldi principi, pieno di coraggio e di umanità. Mi è piaciuto di più di The Battle, e certamente gran merito va al bravo Cho Jin-Woong. Nel cast appaiono anche Song Seung-Heon (l'odioso direttore del carcere), Jeong Man-Sik e Jung Jin-Young (due carcerati) e Park So-Dam (una giornalista).

domenica 4 ottobre 2020

le scimmie e come levarsele

Quando ho cominciato ad approfondire l'argomento delle bambole articolate, ho scoperto che oltre alle Barbie made-to-move e alle Blythe esistono altri modelli.



Per esempio esisteva la serie delle Monster High, dismessa un paio di anni fa, che come categoria di prezzo erano assimilabili alle Barbie; ne sono state prodotte una sessantina di modelli e boh, non ho ancora capito se mi piacciono oppure no. Immagino che ne dovrei vedere una dal vivo per capirlo.



In Corea del Sud hanno le Pullip; queste bambole ricordano le Blythe per via della testona, e come le Blythe hanno un meccanismo dietro al collo per cambiare gli occhi.  Gli occhi delle Pullip però non sono tondi come quelle delle Blythe, ma leggermente a mandorla. Inizialmente vennero prodotte in Giappone, quindi passarono alla Corea. Si tratta di bambole molto costose, anche queste soggette a personalizzazioni da parte di chi le possiede. Sono comunque bambole da collezione perchè ogni modello viene prodotto in numero limitato.


Sempre originarie del Giappone e tuttora lì prodotte sono le Azone. Ovvero, Azone è il nome della ditta che le produce e che fa molte variazione sul tema, ma la caratteristica in comune di queste bambole sono gli occhi molto grandi che fanno immediatamente pensare ai personaggi di manga e anime. Anche queste sono piuttosto care.


E, tanto per restare nel paese del sol levante, ecco infine la bambola Momoko, introdotta per la prima volta nel 2001. Queste bambole sono tanto varie quanto le precedenti per colore di capelli e degli occhi e per abiti indossati e, ahimè, occorre un mutuo anche per queste. Ho preso in considerazione solo le bambole in proporzione 1:6 come le Barbie, perchè sennò non la finiremmo più. Comunque, di queste io ho perso la testa per le Momoko. Mi sono messa a cercare nei soliti posti, trovando poca disponibilità e prezzi da svenimento. A furia di insistere, mi sono imbattuta in un sito che aveva degli sconti fino al 45% e così, cercando tra i pezzi che costavano meno, ho trovato una bambola che mi piaceva molto e ho fatto la pazzia, anche perchè mi conosco e so che quando mi monta la scimmia non ho pace finchè non ottengo quello che voglio. Del resto non lo diceva anche Oscar Wilde che il modo migliore per resistere alle tentazioni è cedervi?



Eccola qua la mia Momoko doll, arrivata dopo tre mesi e 9.200 chilometri; il venditore infatti mi aveva scritto che, causa pandemia, non sapeva quando sarebbero ripresi i voli e offrendomi un viaggio in mare come alternativa. La spedizione era comunque tracciata, però confesso che dopo due mesi l'avevo data per persa L'ho chiamata Rumiko, in onore di Rumiko Takahashi, la mitica creatrice di Lamù, Maison Ikkoku, Ranma 1/2 e Inuyasha. Questo modello si chiama "less than first love"; non chiedetemi che cavolo vuol dire! Ne esiste anche una versione con la pelle abbronzata, ma mi piaceva di più questa perchè la trovo più giapponese.

venerdì 2 ottobre 2020

un mese in quattro foto: settembre

Sui muri di Pisa. Continuo ad essere affascinata dai disegni che trovo sui muri, con grande sdegno di mio marito che vorrebbe che fotografassi solo le bellezze artistiche XD

Non tornavo a San Geminiano da moltissimi anni, così tanti che avevo dimenticato quanto fosse bella questa città.

Da quando fotografo ho sempre odiato il flash. In effetti fotografo principalmente in esterni, e in interni con le moderne macchine digitali non si ha tutta questa necessità del flash. Tuttavia da che ho cominciato a fotografare le bambole mi sono trovata spesso ad avere problemi di luce. Per ora ho risolto brillantemente il problema con l'acquisto di questo piccolo ed economico faretto che si monta nell'alloggiamento del flash (sta anche sul treppiede).

Era da un po' che volevo fotografare questo murales realizzato di recente. Mi piace vedere questi lavori sparsi in certi angoli un po' dimessi della città; ad ogni modo sono mille volte meglio dei soliti scarabocchi senza senso.


mercoledì 30 settembre 2020

settembre laborioso


Finalmente ho ripreso a trafficare a pieno regime grazie alle temperature che si sono abbassate. Ovvero: si sono abbassate dentro casa perchè la notte ha sempre rinfrescato, difatti dalle mie parti siamo arrivati a due terzi del mese con i soliti 30 e passa gradi... Ho messo mano a un progetto che ho ruminato per tutta l'estate, cioè costruire un altro diorama e arredarlo. Questa volta ho pensato alle Barbie. Mi sono divertita moltissimo come al solito e in definitiva non ho commesso errori critici nè nella struttura nè nei mobili, per cui sono soddisfatta. A proposito, a inizio mese ho aperto un nuovo profilo Instagram dedicato solo alle bambole. Sto seguendo alcune persone che fanno cose meravigliose, il che in effetti mi procura un leggero imbarazzo per quello che invece faccio io. Resta il fatto che non miro certo a diventare una doll influencer, perciò continuo a postare imperterrita.

Non molto da dichiarare sull'argomento gite, a parte i due giorni in Toscana ai quali il marito teneva; pensavamo di approfittare del calo dei turisti, ma c'era parecchia gente sia a Pisa che a San Geminiano - invece nessuno a parte i locali a San Miniato, località molto meno nota. Che poi, ci siamo detti, se è così in due giorni feriali della metà di settembre e con la pandemia, normalmente altro che folla in deliro ci sarà! In questi posti eravamo già stati moltissimi anni fa, è stato un piacere rivederli e goderne la bellezza; in compenso io ho sofferto non poco perchè faceva ancora un caldo devastante.


Il 23 è cominciato il Korean Film Festival di Firenze e, come nel caso del Far East Film Festival, una selezione dei film presentati è stata messa a disposizione in streaming da Mymovies. Ancora una volta devo ringraziare la pandemia che mi ha permesso di farmi un'altra scorpaggiata di film coreani. Penso comunque che ci avrebbero potuto pensare anche senza il Covid-19 a questa cosa di mettere in streaming i film durante la durata dei vari festival; spero solo che questa cosa da eccezione diventi un'abitudine.