venerdì 6 dicembre 2019

skins


Ancora una volta per merito di Netflix ho recuperato questa serie che avevo parzialmente visto anni fa. Skins si compone di sette stagioni; le prime sei vanno a coppie e seguono per due anni lo stesso gruppo di adolescenti disagiati, mentre l'ultima ne ripesca alcuni a qualche anno di distanza. Le mie preferite sono la seconda e la prima stagione; tra l'altro è stato divertente vedere alcuni attori che in seguito ho incrociato in altre serie, qui all'incirca ventenni. E' il caso di Hannah Murray e Joe Dempsie (rispettivamente Gilly e Gendry de Il Trono di Spade), Luke Pasqualino (visto ne I Borgia), Dev Patel (The Millionaire, Lion) e Jack O'Connell (Unbroken, Godless). Un paio invece non li ho proprio riconosciuti perchè li avevo visti recitare da bambini: Nicholas Hoult (About a Boy) e Dakota Blue Richards (La bussola d'oro). Come sempre nelle serie inglesi tutti gli attori sono molto bravi e ho l'impressione di un maggiore realismo rispetto a quelle americane. Skins tocca vari tipi di problematiche e fa sicuramente un buon lavoro, probabilmente grazie al fatto che la produzione si è assicurata che le idee per la sceneggiatura provenissero da giovani di poco più grandi dei protagonisti (che hanno tra i sedici e i diciotto anni). Questi adolescenti ne combinano di tutti i colori ma, a ben guardare, come al solito non fanno che reagire in modo sbagliato a situazioni famigliari variamente disastrate.

lunedì 2 dicembre 2019

un mese in quattro foto: novembre



Da alcuni anni a questa parte qui in città è stata ripristinata la Fiera di San Rocco; tra le altre cose c'è sempre l'angolo dedicato ai figuranti in vesti medievali, come questa vecchietta.


Per il mio compleanno il figlio maggiore mi ha regalato questo furin. Peccato che non ho modo di appenderlo nel modo giusto...


Il mio regno nelle prime ombre della sera. Mi piace il colore caldo che traspare dalle finestre.


Colori d'autunno sul muro del viadotto dietro a casa mia. Questa è praticamente l'unica foto autunnale scattata quest'anno.

sabato 30 novembre 2019

novembre ghignoso

E' proprio quando credi che vada tutto bene che cominciano a succedere cose, anche se non gravi, che minano la tua pazienza e ti rovinano il buonumore, ed è stato giusto il caso di novembre. Non starò ad annoiarvi con la lista, vi basti sapere che ho avuto le palle girate per quasi tutto il mese.



Tutto ciò per fortuna non mi ha impedito di godermi un paio di gite. La prima è stata a Bologna, dove ho visitato due mostre e mi sono gustata il solito delizioso pranzo giapponese da Yuzuya. La prima mostra era molto piccola perchè limitata ad una sola sala del museo di Palazzo Poggi; kamigata-e non è altro che la definizione degli ukiyo-e prodotti nella zona di Osaka, e diversi esemplari erano appunto esposti. La seconda mostra, presso il MAST, era molto più impegnativa: Anthropocene infatti è il lavoro di tre autori - Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier - che attraverso fotografie e video cercano di mostrare i danni che l'uomo sta causando al pianeta. Non ero mai stata al MAST e ne sono rimasta favorevolmente impressionata; anche la mostra è molto valida e merita il viaggio, anche se alla fine mi è venuto un attacco di depressione.



Per la seconda gita sono stata a Firenze con il marito che voleva rivedere la Cappelle Medicee e San Lorenzo. Per pranzo abbiamo mangiato trippa e lampredotto (tanto per stare leggeri) al Mercato di San Lorenzo, poi abbiamo visitato la collezione di arte moderna Roberto Casamonti e concluso il pomeriggio vagando qua e là. Siamo perfino capitati in alcuni angoli mai visti prima, il che è notevole perchè a Firenze ci siamo già stati diverse volte.

martedì 26 novembre 2019

La trilogia dei Lungavista - Robin Hobb


Una storia dei Sei Ducato è necessariamente una storia della famiglia regnante, i Lungavista. Un resoconto completo risalirebbe ben oltre la fondazione del Primo Ducato e, se tali nomi fossero ricordati, ci narrerebbero degli Isolani venuti a razziare dal mare, piombando come pirati su una riva più dolce e temperata delle gelide spiagge delle loro Isola Esterne. Ma di quei primi antenati noi non conosciamo i nomi.


Perchè è proibito trascrivere specifiche conoscenze di magia? Forse perchè tutti temiamo che cadano in mano a chi non è degno di usarle.


Mi sveglio ogni mattina con l'inchiostro sulle mani. A faccia in giù sul mio tavolo da lavoro, in una confusione di carte e pergamene.

Avrei potuto recensire questi tre libri singolarmente, ma poichè costituiscono una trilogia mi pare più sensato parlarne nell'insieme. Intanto premetto che non conoscevo Robin Hobb fino a che non sono stata alla sua conferenza a Lucca Comics 2018; per me Lucca è sempre stata anche l'occasione per conoscere qualcosa di nuovo e non posso che essere grata alla manifestazione, così come alla mia curiosità se ho potuto incontrare nuovi autori che ho apprezzato molto. Robin Hobb è sicuramente una fuoriclasse; ha uno stile dalla forte sensibilità femminile in un genere - il fantasy - che, a ragione o a torto, ho sempre percepito come maschile (cosa che non mi ha mai impedito di leggerlo e di apprezzarlo, per altro), il che non vuol dire che non se la cavi bene nel descrivere scene di azione e combattimento. Ha costruito un personaggio a tutto tondo, e con lui una serie di degni comprimari, e la trama che lo vede protagonista le permette di porre tutta una serie di dilemmi morali che vanno oltre il genere. Come spiegavo qualche tempo fa, mi piace il genere fantasy perchè mette in campo una serie di sfide al limite dell'impossibile e di gesta astute o coraggiose, fornendo un ventaglio di possibilità pressochè infinito. Il fantasy migliore è quello che resta sempre profondamente umano, non importa quanti maghi, elfi o troll ne popolino le pagine. Anzi, mi spingo a dire che spesso è proprio per merito dell'elemento fantastico che l'umanità ne risulta accentuata. Ecco, in questa trilogia ho ritrovato tutto quello che amo in un buon fantasy: avventura e riflessione, soprannaturale e umano, lealtà e tradimento, eccetera. Non è un manifesto - non come lo è il ciclo de La Spada della Verità - ma dice comunque cose sagge. In questi tre volumi seguiamo le gesta di Fitz, figlio bastardo di un principe erede al trono; la notizia della sua esistenza spinge però il padre a rinunciare al proprio diritto ereditario cedendolo al fratello minore che, per quanto valente come soldato, non ha le sue stesse doti diplomatiche. Fitz è un problema in quanto figlio bastardo; il re suo nonno però sa bene che può riuscire a proteggerlo e al contempo a servirsene facendone un servitore leale che può rivelarsi prezioso e che non metterà mai a repentaglio la linea ereditaria reclamando il trono per sè. Egli lo assegna infatti al proprio fratello bastardo che da moltissimi anni vive in clandestinità a lavora come assassino di corte. Fitz cresce coltivando una doppia vita; da un lato apprende  a curarsi degli animali insieme all'uomo che lo alleva come un figlio, dall'altro impara a spiare e a preparare pozioni letali. E basta, perchè di cose ne succedono davvero tante!

venerdì 22 novembre 2019

Akiko - Michela Cavaliere


Era bella
Fatale e bella,
Strana, anche.

Quest'anno a Lucca non mi ha assistito nemmeno la serendipity. L'anno scorso avevo avuto la gradita sorpresa del libro di Linda Lercari e speravo di rinnovare il piacere di una lettura ambientata in Giappone, ma questo romanzo per me è stato una delusione. Ancora una volta ci tengo a precisare che sono qui a esprimere il mio modesto e personalissimo parere, chiaramente in disaccordo con quello della maggioranza dei lettori che invece hanno gradito; non per niente sono poi stati scritti anche un prequel e un sequel. Per quanto mi riguarda, il primo motivo di delusione è stato il fatto che di nipponico non ci ho trovato nulla a parte l'abuso di parole giapponesi legate soprattutto ad armi e arti marziali (e ci ho scoperto pure un paio di errori); se non fosse stato specificato che la storia è ambientata lì, non me ne sarei accorta. Poi ho pensato spesso che una bella ripassata da parte di un editor non avrebbe fatto male, visto che alcuni passaggi avrebbero necessitato di correzione; non che l'autrice non scriva bene (anche se, ancora una volta, ho trovato due parole usate con un significato che non è il loro), ma certe frasi erano un po' troppo aggrovigliate, per così dire. Quanto alla trama, da principio mi è piaciuta, ma col procedere delle pagine mi è parso che tutto diventasse inutilmente complicato, con l'inserimento di personaggi non abbastanza contestualizzati. Ho avuto l'impressione che sia stata messa troppa carne al fuoco in troppo poco spazio; si poteva descrivere meglio il tutto anche se così facendo si sarebbe allungata la storia. Il finale poi... per dirla gentilmente mi ha fatto cadere definitivamente la mascella. So bene di non essere una critica letteraria di mestiere, sono solo una che ama leggere e che macina un sacco di pagine; con tutto questo macinar di pagine, penso di avere maturato quel minimo di gusto che permette di distinguere un testo valido da uno mah. Non penso che dipenda nemmeno dal fatto che questo sia un libro destinato a un pubblico prevalentemente giovanile, visto che ho letto con grande piacere diversi romanzi classificati young adults. Insomma, apprezzo lo sforzo dell'autrice ma abbandonerò Akiko nella casetta del book-crossing senza il minimo rimpianto.

mercoledì 20 novembre 2019

la madre degli imbecilli... eccetera


Un paio di giorni fa su di un gruppo Facebook al quale sono iscritta appare questo post. Era da un po' che non mi cadevano le braccia e grazie a questa signora è successo. A dire la verità le braccia mi cadono spessissimo e per motivi molto più seri, diciamo che distinguo gli ambiti. Questo lo colloco nel campo del buonsenso basico e mi accorgo di essere ancora molto ingenua se mi meraviglio per certe cose. Forse è dipeso anche dal fatto che il gruppo in particolare è un luogo tranquillo e rispettoso (fatto raro sul faccialibro) dove gli iscritti condividono una passione comune e all'occorrenza chiedono consigli. Meno male che è finito tutto bene: la signora ha abbandonato il gruppo, probabilmente ora è su Instagram a lamentarsi di non ricevere abbastanza cuoricini ^____^

lunedì 18 novembre 2019

è di nuovo uno di quei periodi in cui la Guchi vede roba cretina per distrarsi


Il titolo è perfetto per quest'ultimo periodo: fa tutto schifo! Confesso che mi aspettavo la solita serie piena di adolescenti che paiono tutti fotomodelli e il cui problema più grave è di rifarsi di quelli che li hanno sempre derisi al ballo di fine anno scolastico, invece ho trovato un prodotto superiore alla media, almeno per il mio modesto parere. Intanto i protagonisti non sono i soliti diciassettenni/diciottenni, ma delle matricole. Luke, Tyler e McQuaid affrontano con una certa preoccupazione l'arrivo alla scuola superiore; Luke in particolare non trova di meglio che prendersi una cotta per Kate, che oltre ad avere un anno più di lui è pure la figlia del preside. Quello che non sa è che Kate sta meditando sulla propria sessualità in quanto pensa di essere lesbica, quindi il loro rapporto è da subito destinato al fallimento. Ci si mettono anche sua madre e il padre di Kate che intraprendono una relazione senza informare i figli. Insomma, fa proprio tutto schifo... anzi no, perchè l'happy ending in questo caso è garantito, almeno prima dell'ultimissima scena che sembra presagire una seconda stagione e nuovi guai.



Filmetto innocuo che sarebbe l'ideale vedere in agosto, visto che nevica tutto il tempo, ed è proprio la neve a creare le condizioni affinchè si formino alcune coppie. I protagonisti sono i soliti diciottenni o giù di lì, tra i quali Kiernan Shipka, difatti ho deciso di vedere questa pellicola a causa sua. In realtà si tratta di un film corale e la Shipka non è la protagonista. Ho riconosciuto anche Liv Hewson che avevo visto nel divertente Dramaworld. Che altro dire? Il tutto è tratto dal libro omonimo scritto da ben tre persone, il che mi fa chiedere come riusciva Shakespeare a imbastire trame ben più complicate tutto da solo... ma lasciamo stare!



Finalmente una pellicola in cui il problema della protagonista è la sua altezza oltre la media. Simpatizzo molto con l'argomento visto che anch'io a scuola ero sempre tra i più alti (maschi compresi) e che più di una volta ho desiderato essere come le mie compagne. Certo, a differenza della protagonista di questo film, nessuno mi prendeva in giro, era più una cosa mia. Jody invece dall'alto dei suoi 185 centimetri subisce i lazzi dei coetanei; quando arriva uno studente svedese alto e bello, pare che finalmente abbia trovato qualcuno che fa al caso suo, ma se andasse tutto bene il film finirebbe dopo mezz'ora. Quindi lacrime, delusioni ma anche crescita personale in quest'ennesimo prodotto gradevole, anche se non eccelso.



Quattro stagioni finanziate da Netflix per questa serie che è piuttosto longeva, in quanto ha avuto inizio nel lontano 1979. Io ho visto solo queste ultime quattro e dunque non posso sapere se il livello si è mantenuto, giacchè presumo che la serie fosse valida se è durata tanto a lungo. Questa più recente mette in campo personaggi visti nella precedente ed è del genere adolescenti fotomodelli. Vengono toccate moltissime tematiche: omosessualità, aborto, malattie veneree, suicidio, droga, eccetera, difatti mi chiedo che razza di giovinezza noiosa abbiamo avuto io e i miei compagni di liceo che ci limitavamo ad Aristotele e a qualche sbronza. La mia impressione è che sia stata messa un po' troppa carne al fuoco; di tutte queste problematiche alcune risultano affrontate meglio di altre, che invece appaiono un po' frettolose. L'altra considerazione è relativa alle serie canadesi, ovvero: nelle serie statunitensi per correttezza politica devono sempre essere presenti almeno un gay e un personaggio di colore, magari anche qualcuno dai tratti orientali se proprio vogliono esagerare. Nelle serie canadesi la presenza di attori di tutti i colori mi ha sempre dato l'idea che la cosa fosse più naturale, ovvero che rispettasse una società realmente integrata. Può darsi che si tratti di un'errata percezione da parte mia, visto che non ho una conoscenza approfondita di questi due paesi.


martedì 12 novembre 2019

special


Ecco una serie telegrafica: otto episodi molto brevi, tanto che si può agevolmente vedere il tutto di seguito. Ad essere speciale è il protagonista che oltre ad interpretare sè stesso è anche autore del testo dal quale è tratta la serie: Ryan O'Connell soffre di una disabilità causata dalla paralisi cerebrale della quale ha sofferto alla nascita. Lo vediamo affrontare i problemi della vita quotidiana, quelli legati alla sua sfera sessuale/affettiva (è gay e non ha mai avuto una relazione), alla convivenza con la madre iper-protettiva e al lavoro, dove non corregge un equivoco e lascia credere a tutti che il suo handicap sia stato causato da un incidente automobilistico. Non si può non provare simpatia per questo personaggio/persona e trovo che sia anche istruttivo il fatto di vedere come una persona disabile viva la quotidianità, tanto più che la serie non soffre nè di buonismo nè di melensaggine.

domenica 10 novembre 2019

La storia fantastica/La principessa sposa - William Goldman

Ho detto più volte di non essere in grado di dire qual è in assoluto il mio film o il mio libro preferito, anche perchè credo che i miei gusti varino con l'umore e di certo con l'età. Ci sono però alcune libri o film che rileggo/rivedo ogni tanto perchè mi fanno stare bene. Potrei allora ammettere che sono i miei preferiti? No, perchè ce ne sono comunque altri ai quali riconosco un valore obiettivamente maggiore in termine di qualità artistica, per dirne una. Resta il fatto che sono alcuni lavori minori quelli che mi porto dietro da anni e che di certo continuerò a portarmi dietro in futuro. 


Prendiamo il caso di La Storia Fantastica, film del 1987 il cui titolo originale è The Princess Bride, lo stesso del libro dal quale è tratto. In Italia si è scelto un titolo che riecheggiasse La Storia Infinita, successo al botteghino di qualche anno prima. The Princess Bride è un film al quale è difficile attribuire un genere. E' per bambini? Non proprio, io la prima volta lo vidi più che ventenne. E' un film d'amore? Sì, ma non solo. E' un film d'azione? Certo, ma no solo. E' una commedia? Bè, di certo non è una tragedia. Insomma, come leggevo nel libro quando uscì fu un grattacapo promuoverlo; quelli che andavano a vederlo lo apprezzavano, il problema era appunto convincere la gente ad andarci. Pare addirittura che il trailer venisse ritirato dagli schermi perchè era così incasinato da risultare controproducente. Se sul grande schermo non ebbe un gran successo, in seguito il passaparola fece sì che molta più gente ne noleggiasse la videocassetta. In realtà ebbe diverse nomination e anche alcuni premi. Io ne fui catturata fin dalle prime inquadrature (ma sorvolerò sul motivo XD) e ogni tanto me lo rivedo anche se lo so a memoria.


Quando ho saputo che a Lucca Comics sarebbe stata presentata in anteprima un'edizione speciale del romanzo ho capito che non potevo farmela sfuggire, tanto più che non l'avevo mai letto. Strano che per quanto ami il film, non mi sono mai chiesta se fosse stato tratto da un libro. L'autore è il compianto William Goldman,  brillante sceneggiatore americano che ha firmato la sceneggiatura anche del film (con tagli e semplificazioni rispetto al libro, ma con grande coerenza). L'ho trovato sicuramente migliore, ma questo è normale, l'originale è sempre superiore a qualunque cosa ne venga tratta e le eccezioni sono molto rare. Ci ho comunque riconosciuto la stessa vena ironica che scorre anche nel film. Goldman scrive una storia che non vuole essere necessariamente romantica eppure smuove qualcosa dentro, il che credo sia il motivo per cui il libro stesso ha un discreto seguito di fan affezionati al quale mi sono aggiunta.

venerdì 8 novembre 2019

Summer of 84


Il quindicenne Davey e i suoi amici vivono in una tranquilla cittadina americana di provincia, uno di quei posti in cui sembra che non accada mai nulla. In realtà da qualche tempo ogni tanto scompare un ragazzino e Davey si convince che il responsabile sia il suo vicino di casa, un poliziotto che conosce da sempre. Con l'aiuto degli amici comincia quindi a spiarlo, ma quando ormai anche loro sono convinti della sua colpevolezza, ecco che il poliziotto stesso arresta il serial killer. Davey è costretto a scusarsi, ma in cuor suo non è convinto e prosegue con le sue indagini. Visto in anteprima a Lucca Comics, questo film mi è piaciuto. Non è un'opera eccelsa, però ha i suoi momenti ed è un prodotto più che dignitoso.

mercoledì 6 novembre 2019

La sostanza del male - Luca D'Andrea


È sempre così. Nel ghiaccio prima si sente la voce della Bestia, poi si muore.

Dovendo affrontare molte ore di treno per andare avanti e indietro da Lucca e non avendo di che ammazzare il tempo, ho comprato questo libro all'edicola della stazione e sono stata molto fortunata perché mi è piaciuto molto. Si tratta di una vicenda intricata, un massacro avvenuto da molti anni che non ha mai avuto soluzione. A cercare la verità ci si mette uno sceneggiatore americano che non riesce a fare pace con sé stesso dopo aver causato la morte del team del soccorso alpino con il quale collaborava per un documentario. La sua ricerca è difficile, si scontra dapprima contro un muro di omertà, e quando sembra che tutto quadri ecco che un dettaglio gli rivela l'identità dell'insospettabile assassino. Un romanzo costruito benissimo che tiene sempre desta l'attenzione del lettore.

lunedì 4 novembre 2019

l'ultima Lucca?


Quest'anno pareva fosse stato ordito un complotto per non farmi arrivare a Lucca Comics, e il fatto che ci abbia messo del mio - causa Alzheimer - non mi solleva. Se devo dirla tutta, mi era partita la carogna già un mese fa per motivi legati al B&B dove alloggio da alcuni anni; il problema non sta nel Comics in sè, ma nel fatto che trovare da dormire a Lucca è un'impresa, per giunta molto dispendiosa. Oltre al problema economico, mi secca non poter fare come mi pare: a me andrebbe bene stare anche solo un paio di giorni, ma praticamente tutte le strutture vogliono venderti il pacchetto per la durata intera, così da quando la manifestazione è stata allungata a cinque giorni le cose si sono fatte ancora più difficoltose. Diciamo quindi che per questa ragione sto riconsiderando le modalità di un futuro soggiorno. A parte questo, l'andata è stata una serie di sfortunati eventi che ha messo a dura prova la mia tempra e mi ha fatto finire i bestemmioni. A Lucca vado sempre in auto soprattutto perchè tendo a comprare molte cose ed è molto più comodo cacciare tutto nel bagagliaio, e proprio il bagagliaio è stato l'origine dei miei guai. Il giorno prima di partire infatti l'ho svuotato e pulito, solo che non mi sono accorta di non averlo chiuso bene; al momento della partenza ho scoperto che la batteria dell'auto era deceduta a causa del fatto che la luce del bagagliaio era rimasta accesa fino ad allora. A quel punto restava l'alternativa del treno; torno in casa per vedere sul sito di Trenitalia le varie opzioni e fare il biglietto, e scopro che il sito è in tilt. Ottimo. Penso allora di andare direttamente in stazione e pensarci lì, ma come arrivarci? Provo a chiamare un taxi, mi devono ancora rispondere. Per fortuna ho una vicina molto gentile che mi ha accompagnato in stazione non appena gliel'ho domandato. Qui giunta, non appena fatto il biglietto mi sono vista partire sotto il naso il primo treno utile e sono dovuta restare un'ora ad aspettare il successivo. Finalmente, dopo alcune ore e due cambi, sono sbarcata a Lucca dove stava diluviando. Bene, mi dico, prenderò un taxi visto che il mio B&B è a più di due chilometri. Peccato che di taxi dopo venti minuti non se ne fosse ancora visto uno e per giunta altre persone erano in coda ad aspettare prima di me. Decido di sfidare la tormenta; mi infilo il k-way, estraggo l'ombrello, solo che quando vado per aprirlo realizzo che invece mi sono portata la borsa che uso quando faccio la spesa al supermercato - che quando è chiusa ha la forma e più o meno le dimensioni dell'ombrello pieghevole. Vado lo stesso, almeno ho il k-way; peccato che ovunque ci siano enormi pozzanghere in alcune delle quali finisco con i piedi (la visibilità è scarsa), mentre altre creano degli tsunami ogni volta che i gentili automobilisti le attraversano ai 150 km/h. Inoltre valigia e borsone non sono impermeabili, quindi una volta arrivata al B&B non solo sono completamente fradicia io, ma lo è anche quasi tutta la mia roba. Riesco a recuperare un cambio asciutto, stendo il bucato, mi faccio una doccia corroborante e finalmente vado a cena. Ovviamente appena finisco e torno indietro ha smesso di piovere. Dopo un esordio così cos'altro può andare male? Niente in effetti, a parte il fatto che l'essere partita col piede sbagliato mi pare un segno del destino.

l'incontro con Andrzej Sapkowski

Il primo giorno, quello tradizionalmente dedicata allo shopping, mi vede come prima cosa al padiglione degli editori. Compro diverse cose ma devo limitarmi; non devo dimenticare che mi tocca tornare a casa in treno, quindi non posso certo prendere la solita vagonata di roba o manco saprei dove metterla - nè come trasportarla, se per questo, visto che ho problemi alla schiena. In seguito vado anche alla Japan Town e faccio un salto al padiglione dei Games, mentre l'unico incontro al quale partecipo è quello con Andrzej Sapkowski, scrittore polacco autore della saga di The Witcher della quale al momento si fa un gran dire perchè Netflix ne ha tratto l'ennesima serie. La saga non la conosco e mi sarebbe piaciuto prendere i libri, ma si trattava di ben otto tomi e quindi ho deciso di lasciare perdere. Invece mi sono fatta intortare da una giovane scrittrice italiana che aveva lo stand proprio davanti a quello dove Sapkowski stava firmando autografi e che mi ha proposto il suo romanzo fantasy che, guarda combinazione, è ambientato nel Giappone medievale. Ve ne parlerò dopo che l'avrò letto.

breve ma interessante incontro con Zerocalcare

Il secondo giorno sono uscita presto (per i miei canoni lucchesi) perchè volevo accaparrarmi un biglietto per lo showcase di Araki Hirohiko, l'autore della serie manga di Jojo, ma quando sono arrivata al teatro del Giglio ho trovato una coda che a momenti sfiorava le mura e ho capito che era meglio lasciare perdere; più tardi ho sentito due che dicevano che certa gente si era messa in fila fin dalle cinque di mattina. E pensare che ai bei vecchi tempi quando andavi a un incontro mezz'ora prima era più che sufficiente! Ho trascorso la mattina girovagando nei padiglioni dei fumetti e sulle mura, poi sono andata a vedere l'anime Birthday Wonderland, molto carino e soprattutto proposto in versione originale sottotitolata - a Lucca è passato anche Shinko e la magia millenaria e mi sarebbe piaciuto vederlo, tuttavia ho evitato perchè per fortuna prima di partire ho saputo che sarebbe stato proposto in versione doppiata indovinate ad opera di chi? Ma del nostro meraviglioso genio linguistico Gualtiero Cannarsi naturalmente! Meglio farsi venire le ragadi anali piuttosto, quindi ho soprasseduto. Sono poi stata a vedere le mostre a Palazzo Ducale che non mi deludono mai; infine mi sono goduta mezz'ora con Zerocalcare e mi è scocciato un sacco che il suo incontro sia stato dimezzato a causa del ritardo accumulato da chi l'ha preceduto. E' stata comunque una bellissima mezz'ora.

l'action figure di Gigi la trottola realizzata apposta per questa edizione di Lucca Comics

Il mio terzo e ultimo giorno ha avuto inizio alle sette di mattina, quando il figlio maggiore, che era arrivato a Lucca con gli amici, è venuto a bussare alla mia porta reclamando biglietto e braccialetto. In teoria sarebbe dovuto venire sabato e domenica, ma ha anticipato di un giorno e così io mi sono trovata sbraccialettata. Poco male, tanto non avrei potuto comprare più niente... Per fortuna a Lucca ci sono anche cose che si possono fare senza biglietto, difatti la mattina ho assistito all'incontro con Rokuda Noboru, il creatore di Gigi la trottola. Mi sono poi trovata con due amici, abbiamo pranzato insieme, abbiamo girovagato un po' e poi li ho abbandonati all'entrata della Japan Town perchè sbraccialettata. Volevo vedere i corti del Japan Media Art Festival, ma ne hanno mostrato solo una piccola parte per via di non so quale evento successivo. A quel punto, dato che il pomeriggio era ancora giovane, ho pensato di visitare la mostra dedicata a Werner Bishop che con il Comics non c'entrava una cippa. Bishop è un fotografo che mi piace molto ed è stato un piacere rivedere i suoi lavori. Sulla via di Piazza Napoleone mi sono trovata imbottigliata in via Santa Croce: una massa compatta di persone che non riusciva ad avanzare in nessuna direzione. Era da un sacco che non mi capitava a Lucca, magari sarà stata sfortuna, resta il fatto che la cosa non ha contribuito al mio buon umore, tanto che appena mi sono liberata ho dovuto consolarmi con dei pasticcini. La giornata è stata conclusa con la visione di Summer of 84, film bello ma non bellissimo - comunque è valso la visione. 


E i cosplayers? Che ci crediate o no, quest'anno non ne ho fotografato nemmeno uno. Ho voluto scioperare, memore del nervoso che mi veniva gli anni passati. Ho invece dedicato la mia attenzione alla street art e ai gatti. Conclusione: sono dieci anni che vado a Lucca Comics e quest'anno per me è stato il peggiore. Sono stata tutto il tempo a pensare come si stava bene anni fa, quando questa manifestazione non era ancora diventata mainstream e ci andavano principalmente gli appassionati. Le cose hanno cominciato a degenerare da quando sono apparse le famiglie con i bambini in costume da carnevale, ma anche gli organizzatori non aiutano. In passato a ogni edizione c'erano più ospiti giapponesi e ognuno faceva 2-3 incontri. Adesso sono calati sia gli ospiti nipponici che gli incontri con essi; in generale sono stati aggiunti dei workshops a pagamento per addetti ai lavori e se certi anni non facevo che correre avanti e indietro perchè c'erano un sacco di cose alle quali volevo partecipare, a questo giro mi sono trovata a vagare senza niente da fare. Magari è stato solo colpa del fatto che ero girata male di mio, ma resta il fatto che le prime edizioni che ho visto sono state quelle più belle, quando ancora non c'erano questa massa enorme di persone e i percorsi pedonali obbligati (e quest'anno è andata bene che non ci hanno perquisito, si vede che dall'anno scorso i terroristi si sono tutti estinti).

sabato 2 novembre 2019

un mese in quattro foto: ottobre


Ho trovato alcune riviste degli anni Cinquanta/Sessanta nella vecchia casa. Mi piacciono un sacco le vecchie pubblicità!


Anche a Ravenna hanno decorato una strada con gli ombrelli. Da un lato mi piace questo genere di arredo urbano, dall'altro però c'è il rischio che le città diventino tutte uguali, visto che la moda si è diffusa.


Al Conad c'era una partita di Kitkat al tè verde. Meglio fare scorta, tanto finiti quella non ne riprenderanno più.


La pista ciclabile che percorro sempre per superare le mura e andare in centro storico; è chiusa da oltre due mesi per riparazioni, peccato che non le stiano facendo affatto, costringendomi a un giro più lungo o a una salita più faticosa.