venerdì 22 giugno 2018

laghi e castelli


Salve! Sono Ken-chan, vi ricordate di me? Ho passato qualche giorno in montagna con Guchi che mi ha chiesto se scrivo io il post su questo viaggio, visto che lei è sotto shock. Il fatto è che al ritorno a casa abbiamo trovato la nostra strada completamente priva di alberi. Era una delle strade più belle della città e il merito era appunto degli alberi alti e folti, non certo dei palazzoni anni Settanta. Adesso è uno schifo indescrivibile e la cosa è peggiorata dal fatto che siamo in estate; non c'è più ombra nè fresco, le macchine bollono sotto al sole, gli uccellini chissà dove se ne sono volati via, mentre il gatto rosso cacciatore vaga sconsolato e privo di prede. Sono molto preoccupato per Guchi, c'è rimasta così male che probabilmente non si riprenderà più da questo colpo, anche perchè ogni volta che esce di casa si ritrova questo scempio davanti agli occhi. In realtà penso che non uscirà più, oltre ad aver pure smesso di guardare fuori dalla finestra. Meglio che cambiamo discorso...



Dunque, il breve viaggio in montagna è stato benedetto dal bel tempo che ci ha permesso di godere appieno di tante bellezze. La prima sosta è stata a Velturno, dove abbiamo visitato il castello - in realtà casa-vacanza - dei vescovi-principi di Bressanone. 



Gli interni del castello sono molto belli e a me hanno incuriosito particolarmente le serrature, naturalmente tutte originali del Quattrocento, che funzionano ancora perfettamente e che sono dei piccoli capolavori di meccanica.



Il giorno seguente siamo di nuovo andati a visitare un castello, questa volta a Campo Tures, in Valle Aurina. Si tratta di Castel Taufers. Ah, che bello pure questo! 



Qui abbiamo appreso di un originale metodo di tortura che consisteva nel fare pasteggiare le capre con i piedi dei sospettati; le capre non si fermavano al sale con cui venivano cosparsi, ma proseguivano a rosicchiare fino alle ossa. C'è qui Guchi che mi sta dicendo che le sembrerebbe un castigo adeguato per quelli che hanno deciso che gli alberi della nostra strada andavano tagliati.



Dopo esserci procurati i panini per il pranzo, ci siamo trasferiti ad Anterselva e abbiamo passeggiato intorno al lago omonimo. Si tratta di una valle tranquilla, almeno in questo periodo dell'anno. Sospetto che in alta stagione brulichi di turisti, come del resto tutti gli altri posti dove siamo stati. 



Il lago era uno specchio e la passeggiata è stata facile e molto piacevole. Anche i panini, mangiati sulla riva, sono sembrati più saporiti, o forse è stato solo per via del fatto che avevamo molto appetito.



La vera perla, non solo di questa seconda giornata ma dell'intera vacanza, è stato però il lago di Braies, dove ci siamo recati dopo. Abbiamo tutti concordato sul fatto che probabilmente è uno dei posti più belli del mondo. 



Qui non ci è stato possibile fare il giro completo perchè parte del sentiero era interrotto, ma abbiamo scarpinato un bel po' comunque, finendo di nuovo per mangiare panini sulla riva e ridendo per i pesci che balzavano spesso fuori dall'acqua. 



Un amico di Guchi ci aveva consigliato di aspettare il tramonto, cosa che abbiamo fatto insieme a diverse altre persone, compresi una ventina di cinesi che si erano abbarbicati sul monte con treppiedi e teleobiettivi. Non ci è stato chiaro quale prodigio stessimo aspettando, nel senso che il cielo non si è tinto di rosso, ma, a parte ciò, era tutto talmente bello che non si aveva proprio voglia di andare via.



Il terzo giorno abbiamo fatto un breve giro per San Candido e poi siamo stati in Val Fiscalina, dove il sentiero era tutto al sole e Guchi ha ringraziato il cielo di essersi ricordata di prendere crema solare e cappellino, sennò povera lei. 



La via fino al primo rifugio, che era a circa mezz'ora dal parcheggio, era una fila continua di persone, tanto che ci siamo chiesti che delirio dev'esserci in agosto se già ora è così affollato, ma fortunatamente si sono fermati tutti lì, mentre noi procedevamo impavidamente per un'altra oretta.



Dopo un momento di svacco e un caffè pomeridiano in appartamento, abbiamo fatto un'altra bella passeggiata tra i boschi sopra Perca, in Val Pusteria, per andare a vedere le piramidi di pietra, che ci hanno strappato grida di ammirazione: chissà come resistono in equilibrio quelle pietre!



Ammirazione anche per il panorama che si godeva lungo la via. Essendo prossimi al ritorno a casa, questa è stata l'occasione per cominciare a farci venire il magone.



L'ultimo giorno abbiamo ripreso la via di casa, facendo sosta a Ponte Gardena per visitare un altro castello: Trostburg. Visita che sicuramente meritava, ma che è costata a Guchi l'uso delle ginocchia perchè per raggiungere il castello occorreva fare una ripida mulattiera.



Ne valeva comunque la pena, però!

mercoledì 20 giugno 2018

13 reasons why


Si può ben dire che questa serie è l'antitesi del film carino di cui parlavo qualche giorno fa: qui gli adolescenti protagonisti sono incasinati forte. La prima serie è tratta da un libro, mentre la seconda è stata inventata sull'onda del grande successo ottenuto. Dico subito che la prima mi è piaciuta di più; pure la seconda è bella e ha senso, però alla fine tutti i vari retroscena finiscono quasi per alterare quanto viene esposto nella prima riguardo alla protagonista, quindi avrei preferito che si fossero limitati a una sola stagione. I temi trattati sono forti: suicidio, bullismo, stupro. Tutti sembrano innocenti fino a che non viene mostrato che sono altrettanto colpevoli. Ciò che ho apprezzato nella prima serie infatti è il fatto che, al di là dei gesti eclatanti come lo stupro, a volte sono cose apparentemente di poco conto a ferire le persone sensibili; cose che per chi le fa non hanno peso perchè sono fatte come semplici dispetti o addirittura senza voler nuocere diventano pietre tombali. La storia ci viene raccontata dal punto di vista di Hannah, la ragazza che si suicida e che lascia tredici audiocassette, in ognuna delle quali indica un colpevole per tutto il male che le è piovuto addosso. Nella seconda stagione invece col pretesto del processo intentato contro la scuola di Hannah dai suoi genitori emergono altre verità sulla ragazza e sui suoi compagni. Entrambe le serie sono certamente molto buone dal punto di vista tecnico e della recitazione e, come dicevo, la prima stagione è migliore. Ben venga anche il fatto che si tratti di certi argomenti, visti i problemi che si sono verificati negli ultimi anni a causa dei social networks. Pare che una terza stagione seguirà, del resto il finale della seconda è aperto.


domenica 17 giugno 2018

Tuo, Simon


Ogni tanto ci vuole un film carino, uno di quelli che sai che andranno a finire bene anche quando è appena successo qualcosa di brutto, sarà che sto vedendo una serie che vede allo stesso modo come protagonisti degli adolescenti, ma che è decisamente deprimente (ne parlerò poi). Il protagonista, Simon, è uno di quei ragazzi che pare non avere il minimo problema: bello, bravo, buono, con una splendida famiglia e alcuni amici ai quali è molto affezionato. Egli però ha un segreto: sa da diverso tempo di essere gay, ma non ha il coraggio di confessarlo proprio perchè teme che la cosa alteri l'equilibrio che ama. Succede però che sul blog del suo liceo un altro ragazzo confessi in forma anonima di essere gay; Simon lo contatta, altrettanto anonimamente. Comincia così un fitto scambio che però viene scoperto da un compagno di Simon, il quale non trova di meglio che ricattarlo per poter uscire con una delle sue amiche. Come dicevo, alla fine vivono tutti felici e contenti; nel mezzo ci sono alcuni bravi giovani attori e una regia leggera e spumeggiante insieme, che sa fare ridere e commuovere al momento giusto.

giovedì 14 giugno 2018

La prima regola del mago - Terry Goodkind


Era un rampicante bizzarro. Il gambo, dal quale pendevano delle foglie scure, si era avvinghiato allo snello tronco dell'abete del balsamo come se volesse strangolarlo. L'albero, che aveva la corteccia macchiata dalla sua stessa linfa e i grossi rami secchi piegati verso il basso, sembrava che stesse cercando di lanciare un lamento nella fresca e umida aria del mattino.

E' stata una bella fortuna che abbia visto la serie La Spada della Verità prima di aver letto il libro; nella mia ignoranza la serie mi era piaciuta, mentre paragonata al libro è una discreta cagata. Questo romanzo invece mi ha conquistata e quindi proseguirò nell'impresa (sono in attesa che mi arrivi il secondo volume). Rispetto alla serie i caratteri dei protagonisti vengono molto più approfonditi e ne vengono spiegate meglio le caratteristiche; siamo in un mondo dove esiste la magia e le cose spesso non sono come appaiono. Secondo me Goodkind ha fatto un gran bel lavoro e non ha lasciato nulla al caso. Per esempio, una cosa che balza agli occhi e che a volte mi ha leggermente irritato è l'abuso del termine amico/a; mi era addirittura venuta la curiosità di cercare il testo in originale per capire quale parola avesse usato e se non si trattasse di una svista nella traduzione. Giunta in fondo invece mi sono convinta che la cosa abbia la sua giustificazione nel fatto che a questi personaggi dotati di enorme potere e temuti per questo risulta quasi impossibile instaurare un rapporto alla pari con qualsivoglia loro simile a meno che la loro reale natura non sia tenuta nascosta, perciò un'amicizia disinteressata ha particolare valore. Ad ogni modo, questo primo libro potrebbe anche concludersi così, con un e tutti vissero felici e contenti, tanto più che Richard e Kahlan, a differenza che nella serie, possono infine fidanzarsi perchè Richard risolve il problema del potere di Kahlan. Il fatto che ce ne siano altri dieci mi fa capire che ne devono succedere ancora delle belle. Non faccio riferimento alla serie perchè ho già visto che si sono inventati metà delle cose e l'altra metà l'hanno modificata, quindi chissà cosa mi aspetta...

martedì 12 giugno 2018

Haven


Ecco una serie che mi ha intrigato parecchio, forse perchè sta a metà strada tra gli X-Files e Lost. Tratta molto liberamente da un romanzo di Stephen King, è ambientata in una immaginaria città del Maine, Haven appunto. Qui ogni ventisette anni molti abitanti vengono colpiti da quelli che sono stati chiamati i problemi: eventi soprannaturali che le persone scatenano involontariamente quando provano forti emozioni. L'agente dell'FBI Audrey Parker, venuta a conoscenza della cosa, decide di fermarsi per aiutare a risolvere la situazione, in quanto sembra avere un talento particolare per scoprire chi sta all'origine di ogni fenomeno e per trovare la maniera di riportare le cose alla normalità. Audrey assomiglia come a una goccia d'acqua a una donna, Lucy, che si trovava a Haven ventisette anni prima; essendo orfana, lei pensa che si possa trattare di sua madre e comincia a investigare per scoprire la sua identità. Salterà fuori invece che lei e Lucy sono la stessa persona. Questo è solo il primo dei molti misteri che dovrà affrontare. La serie risulta avvincente sia per via dei singoli problemi che si verificano che per la ricerca della verità e della soluzione del grande pasticcio che affligge gli abitanti di Haven; non manca la traccia romantica, per fortuna trattata con il giusto equilibrio. Direi che tutti gli elementi sono bilanciati al punto giusto e il risultato è interessante; positivo anche il fatto che la cosa non sia stata tirata troppo per le lunghe, sempre che cinque stagioni non siano troppe (per me sono la misura giusta).

sabato 9 giugno 2018

let me show you the world in my eyes_2

Sigtuna (Svezia) 2016

Non ricordo quando ho cominciato a fotografare le persone di spalle. Probabilmente è cominciato tutto in modo casuale, diventando via via un processo consapevole. Ho detto ancora che mi piacerebbe fotografare di più le persone, ma la mia timidezza mi impedisce di piantare l'obiettivo in faccia agli sconosciuti per strada come fanno molti (a meno che non ci siano delle condizioni particolari) e anche la volta che un'amica si è prestata a farmi da modella le cose non sono andate come speravo. Ovvero: le foto sono venute bene anche perchè lei è fotogenica, è stata proprio la situazione a non entusiasmarmi. In quell'occasione ho scoperto che preferisco fotografare le persone nella loro spontaneità anzichè quando si mettono in posa. A proposito di persone riprese di schiena, mi viene in mente un dorama giapponese visto anni fa che si concludeva proprio con una foto di questo tipo: chi la scattava affermava che per lui si trattava come di voler proteggere quella persona, osservandola da lontano. Quella però era una storia d'amore che finiva con lei che sposava un altro e quindi non è certo il mio caso! Per quanto mi riguarda, credo che ci siano in gioco due fattori; il primo è quello che spesso un'inquadratura mi piace di più se c'è un elemento umano (e di questo ne riparlerò) e il secondo è una sorta di vocazione ad un voyeurismo di tipo innocente, il gusto di osservare gli altri senza essere vista. La nostra maschera è diversa quando non ci sentiamo osservati; nel caso di persone sedute, c'è una rilassatezza e un abbandono che mi piacciono perchè mi trasmettono una sensazione di tranquillità. Riguardando quelle immagini ne sono come contagiata; guardo nella loro stessa direzione, rivedendo quel panorama che mi ha colpito, ed è un po' come se su quella panchina ci fossi io.

giovedì 7 giugno 2018

Il marciume - Siri Pettersen


Sedeva nel tunnel che partiva dalla piattaforma, con un cartello di cartone appoggiato alle ginocchia. I capelli unti gli nascondevano il viso, ma non c'era alcun dubbio: era lui. E la porta della metropolitana stava per chiudersi.

Non ho fatto in tempo a lamentarmi che chissà quanto avrei dovuto aspettare per proseguire la trilogia della Pettersen che ecco fresco fresco in libreria il secondo volume. Me lo sono accaparrato al volo e, altrettanto al volo, l'ho letto perchè quando mi faccio prendere dalla curiosità non ho freni. Confermo il giudizio espresso relativamente al primo tomo: la storia è avvincente. In particolare qui do atto alla Pettersen di avere davvero una grandiosa immaginazione, visto che è riuscita a rimescolare miti e leggende ricombinandoli in una materia nuova. Hirka si è ritrovata nel nostro mondo (il marciume siamo noi, sorry!) e alla fine riparte per un altro mondo ancora, dove dovrà sistemare le cose definitivamente e, si spera, salvare capra e cavoli (questo ovviamente dipende dal livello di sadismo dell'autrice). Niente, adesso mi rimetto in attesa del terzo volume...

martedì 5 giugno 2018

Il cavaliere dei sette regni - George R.R. Martin


Le piogge primaverili avevano ammorbidito il terreno e Dunk non ebbe problemi a scavare la fossa. Scelse un punto sul versante occidentale della collina, per il vecchio che aveva sempre amato i tramonti.

Questo libro contiene tre storie, tutte ambientate circa cent'anni prima delle vicende de Il Trono di Spade. Ne sono protagonisti il giovane e gigantesco cavaliere Duncan, detto Dunk, e il suo scudiero, che altri non è che un principe Targaryen in incognito. Duncan è un sempliciotto, ma è un uomo d'onore, cosa che lo distingue da molti degli altri cavalieri erranti come lui, e non solo. L'insieme risulta piacevole e più rilassato rispetto alle vicende della famosa saga; le vicende  che coinvolgono il protagonista mostrano sempre il suo carattere retto e coraggioso. Ser Duncan l'Alto viene citato ne Il Trono di Spade, così come si parla del suo piccolo scudiero, futuro sovrano col nome di Aegon V nonchè fratello minore di Maestro Aemon. L'edizione in mio possesso è arricchita da 160 illustrazioni di Gary Gianni, famoso disegnatore americano.

sabato 2 giugno 2018

un mese in quattro foto: maggio


Una delle ceramiche Lenci viste alla mostra. Questa era una delle mie preferite.


Veduta del lago di Lugano dalla terrazza della villa Fogazzaro-Roi. Vorrei essere schifosamente ricca solo per potermi permettere di vivere in un posto così.



Tradizionale visita al roseto di Persolino; quest'anno le rose erano leggermente meno frolle del solito, probabilmente perchè a maggio le temperature sono state più basse della media.



E' incredibile la ricchezza del patrimonio artistico e culturale italiano. Perfino in mezzo alla campagna è possibile trovare dei gioiellini come questo campanile che si regge in piedi da mille anni; è quello della chiesa di Campanile, a Santa Maria in Fabriago di Lugo.

giovedì 31 maggio 2018

maggio dolorante

Nonostante abbia una soglia del dolore piuttosto alta, questo mese sono stata prostrata dal problema al polso destro che ha limitato di parecchio le mie attività. Per quanto abbia cercato di supplire con la mano sinistra e per quanto i miei figli siano stati di aiuto per certe cose, mi è salita una discreta carogna. Il fatto è che non sono brava a fare la malata; non sopporto l'inattività imposta, così come non sopporto di essere di peso agli altri. Ho cercato comunque di restare il più zen possibile perchè so che il malumore non aiuta in nessun caso. Non appena il dolore è arrivato a livelli sopportabili, ho ricominciato a fare tutto da sola.


Il mese è cominciato in piazza, dove mi sono recata ad assistere allo spettacolo del Teatro Due Mondi "Senza confini", frutto di quello che loro chiamano laboratorio di teatro partecipato. Trovo che il loro sia un ottimo lavoro, addirittura necessario in questi tempi bui, e finisco spesso per commuovermi a questi eventi. Sono dunque tornata a casa per così dire rimescolata, con il mio bel garofano rosso in mano e dopo qualche chiacchiera con una mia amica che aveva partecipato allo spettacolo.


Molto bella anche la mostra dedicata alle ceramiche Lenci presso il MIC. Se devo dire la verità, non sapevo che questa ditta avesse prodotto anche delle ceramiche e sono stata piacevolmente sorpresa nel vedere tanti pezzi interessanti. Mi piacerebbe averne uno, non fosse per i prezzi salatissimi!



La gita in Lombardia è andata bene, per fortuna sono riuscita a organizzare la borsa in modo da soffrire il meno possibile con il polso. Dato che avevo dietro quattro macchine fotografiche anche a questo giro, non è stato un dettaglio da poco. Il resto del mese si è concluso fondamentalmente nella pigrizia, con giusto un paio di brevi uscite nei dintorni e due serate in compagnia di amici. I lavori di ristrutturazione? Nada de nada. Crediamo pure alla versione dell'architetto che dice di dover fare una verifica con il muratore prima di presentare la pratica in Comune e al fatto che in tutto il mese tale muratore non è riuscito a trovare due ore libere; mi chiedo dove troverà il tempo per fare tutto il resto... Intanto sono uscite fuori altre rogne e, tanto per non farci mancare nulla, il mese si è concluso con una bella inculata.

domenica 27 maggio 2018

let me show you the world in my eyes_1

Venezia, maggio 2017

Il fotografo di strada dovrebbe avere sempre la macchina in mano, pronta a scattare. Anche solo considerando questo aspetto si può affermare con certezza che no, non sono una fotografa di strada. Le macchine le tengo dentro la borsa e anche quando ne ho una al collo, quasi sempre è dentro la custodia. Insomma, a ora che la tiro fuori, che metto a fuoco, che imposto il diaframma e il tempo, l'eventuale momento magico è bell'e che scomparso. A volte però ho la fortuna di trovarmi in mezzo a congiunture favorevoli, come in questo caso; tra l'altro questa foto, con i ragazzini in corsa in una strada che non ha niente che la connoti come contemporanea, mi fa pensare a certe foto di monelli scattate negli anni Trenta o Cinquanta. Probabilmente il motivo per cui mi piace molto è proprio questo essere in qualche modo fuori dal tempo; usando spesso macchine vintage e rullini scaduti, sono soddisfatta quando le foto hanno qualcosa di vintage anch'esse.

giovedì 24 maggio 2018

l'eremita felice


Talvolta - piuttosto di rado, a dire il vero - mi chiedo se la scelta di allontanarmi dal mondo limitando i rapporti umani al minimo indispensabile sia stata giusta. A volte - sempre molto di rado - mi chiedo infatti se non mi sto perdendo qualcosa. Tuttavia non ho nemmeno il tempo di andare a fondo della questione che subito m'imbatto in qualche individuo che mi fa concludere con la più ferrea convinzione che sì: per me è meglio continuare a fare l'eremita.

lunedì 21 maggio 2018

La figlia di Odino - Siri Pettersen



Thorrald riuscì a entrare, ma la porta alle sue spalle non voleva chiudersi. La neve si insinuava oltre la soglia più in fretta di quanto lui non riuscisse a ricacciarla fuori a pedate. Stringendo il fagotto tra le braccia, si scagliò contro l'uscio a testa bassa. Ce la fece, e tirò il catenaccio. Era a casa. Finalmente al sicuro.

Ho acquistato questo libro alla scorsa edizione di Lucca Comics dopo aver assistito allo spumeggiante incontro con la scrittrice. Siri Pettersen è stata autrice di fumetti prima di dedicarsi alla scrittura di questa trilogia fantasy; ha ricevuto diversi premi per i suoi lavori. Di solito non vado agli incontri con gli scrittori perchè penso che un libro parli da sè, ma questa signora norvegese mi ha conquistata con la sua simpatia e mi sono trovata a condividere le sue esternazioni, perciò ho preso il primo dei suoi libri e devo dire che l'ho apprezzato molto, anche se adesso non so quanto dovrò aspettare per i prossimi e sto in ambasce. La protagonista della storia è la quindicenne Hirka. La ragazzina è stata cresciuta da un uomo che l'ha trovata neonata, abbandonata presso un cerchio di pietre; la cosa stupefacente è che Hirka non ha la coda, cosa che la identifica come appartenente alla temuta stirpe degli umani. L'uomo sa che dovrebbe ucciderla, invece le procura una ferita sulla schiena per fare credere che la coda le sia stata strappata dai lupi. La menzogna però non può andare avanti per sempre perchè a quindici anni tutti i ragazzi devono presentarsi per il Rito, durante il quale dimostreranno le proprie doti magiche. Hirka naturalmente non ne possiede. Il padre adottivo, messala al corrente delle sue origini, progetta la fuga, mentre lei trova un inaspettato aiuto nel suo amico d'infanzia Rime che appartiene a una delle famiglie più potenti e prestigiose. Eccetera. La Pettersen è riuscita a creare un bel mondo e a destare la curiosità del lettore, oltre che a coinvolgerlo fin da subito nelle vicissitudini di Hirka, forse perchè Hirka è come alcuni di noi, come si capisce dalla dedica all'inizio del libro, dedica rivolta a tutti quelli che da ragazzi si sentivano diversi. Guchi: presente! 

a parte che continuo a sentirmi diversa anche a cinquant'anni suonati...