domenica 24 settembre 2017

Licia Troisi, la reginetta del fantasy italiano


Il sole inondava la pianura. Era un autunno particolarmente clemente: l'erba era ancora d'un verde vivido e ondeggiava contro le mura della città come un mare in bonaccia.



Una sacca con qualche libro e pochi abiti era tutto il suo bagaglio. Sennar se lo caricò sulle spalle e uscì all'aria aperta. 
Sotto il mantello indossava una tunica nera lunga fino ai piedi, ornata da intricati fregi rossi che culminavano in un grande occhio spalancato sul ventre.



Nihal si coprì fino al naso con il mantello. Nel bosco faceva freddo per quel periodo. I pini frusciavano sotto le sferzate di un vento gelido e il fuoco stava per spegnersi.


Era da un po' che volevo fare la conoscenza di questa autrice dato che il fantasy è un genere che mi piace e che la Troisi pare sia piuttosto popolare. Questi volumi costituiscono la trilogia delle Cronache del Mondo Emerso; mi viene inevitabile il confronto con il ciclo di Eragorn di Christopher Paolini, anche se quest'ultimo ha debuttato a quindici anni mentre la Troisi ne aveva ventiquattro alla pubblicazione del primo libro della sua serie (non so quanti anni aveva quando l'ha scritto, però). L'impressione tutto sommato è stata buona: i canoni del genere fantasy vengono rispettati, lo stile è scorrevole, la lettura fila via liscia e con l'adeguato grado di coinvolgimento da parte del lettore, pur non essendoci particolari picchi di pathos (a meno che non fosse un problema mio; infatti credo che la maniera in cui reagiamo a una storia dipenda moltissimo dal nostro umore mentre la leggiamo). La presenza di alcune ingenuità e semplificazioni mi fa pensare che il target sia quello giovanile piuttosto che adulto. Rispetto a Paolini si è mantenuto un ritmo più sostenuto (gli ultimi due volumi di Paolini sono stati tirati troppo per le lunghe, a mio parere). Insomma, direi che si tratta dei perfetti libri-passatempo, quelli che si leggono per cacciare via i cattivi pensieri e intrattenersi piacevolmente sul balcone mentre si digerisce il pranzo.

giovedì 21 settembre 2017

tre lavori di Yu Hua


Nel 1965 il bambino che io ero cominciò a temere in modo inesplicabile l'oscurità della notte. Ho riportato alla memoria quella sera pervasa da una sottile pioggia fluttuante: m'ero già addormentato; ero così piccolo, mi avevano poggiato sul letto come si fa con un giocattolo.


Quella mattina, non diversamente dalle altre, cadeva una pioggia sottile. Pioveva da oltre una settimana, anche se con qualche breve interruzione, e i due fratelli, Shangang e Shanfeng, avevano l'impressione che il bel tempo si fosse trasformato in un lontano ricordo, come gli anni della loro infanzia.


Quand'ero dieci anni più giovane, ottenni un bel lavoro da scansafatiche, andar per le campagne a raccogliere ballate popolari. Per tutta l'estate errai come un passero vagabondo tra casette e campi inondati di sole e di cicale.

Così come mi ero ripromessa di fare, ho letto gli altri libri di Yu Hua presenti nella biblioteca cittadina. Ne ho ricavato impressioni diverse. L'eco della pioggia è nuovamente la storia di un bambino/ragazzino, con un tono più malinconico e pacato rispetto ai due Brothers. Torture si compone di quattro racconti, dei quali uno non mi è piaciuto perchè l'ho trovato troppo sconclusionato, mentre ho apprezzato gli altri tre. Li accomuna appunto un indulgere in temi sanguinolenti. La vera perla è Vivere!, romanzo dal quale Zhang Yimou trasse un bellissimo film che all'epoca vidi e amai profondamente. La storia del libro è leggermente diversa e narra la storia di un uomo che perde tutto - beni materiali e affetti - ma continua a vivere, addirittura sorridendo. Me lo sono letto d'un soffio in un pomeriggio piovoso e alla fine quella in lacrime ero io.

domenica 17 settembre 2017

sette dolori


Qualche giorno fa, in occasione dell'11 settembre, su Facebook girava un post con la foto delle torri gemelle in fiamme e la scritta: scommetto che tutti si ricordano quello che stavano facendo quel giorno. Difatti me lo ricordo pure io che in fatto di memoria ultimamente ho le capacità di un criceto. A parte lo sbigottimento davanti alla TV quando vidi la notizia e il successivo SMS inviato al marito, ricordo che la sera avevamo in programma di andare a cena alla Fira di Sett Dulur di Russi. Ci interrogammo sull'opportunità o meno di farlo e alla fine decidemmo di provarci comunque, partendo senza la certezza che ci dessero da mangiare visto che mezzo mondo era sotto shock. Difatti finimmo sotto un tendone semi-deserto in una città che invece che in preda a una sagra paesana pareva reduce da una massiccia emigrazione. Da mangiare comunque ce lo diedero, e ce lo hanno dato pure venerdì sera, che per sbattere un po' l'arterio il marito ha voluto andare fuori a cena. 


il bel e cot, variante locale del cotechino

Confesso che non sono una fan delle sagre di paese visto che non amo il casino, e che aspettare un'ora per mangiare un piatto di cappelletti che ti fanno pagare come al ristorante con la differenza che stai seduto scomodo su una panca non costituisce esattamente il mio ideale di cena. Per fortuna a questa sagra esistono anche sistemazioni più comode, difatti noi siamo andati al circolo Anspi e la schiena l'abbiamo potuta appoggiare. Causa pioggia c'era poca gente in giro e molte bancherelle erano chiuse, ma tanto a noi interessava più che altro mangiare e fare due chiacchiere con la coppia di amici che ci ha accompagnato; prima che ricominciasse a piovere siamo anche riusciti a vedere gli sciucaren e un'esibizione di tango. Son cose.

venerdì 15 settembre 2017

L'enigma di Flatey - Viktor Arnar Ingólfsson


Il vento soffiava da est sull'alba del Breiðafjörður e una pungente brezza primaverile sollevava onde spumose nei bracci di mare tra le isole dell'Ovest. Una fratercula sfrecciava intrepida a volo radente sulla cresta dei marosi, e un cormorano curioso si sgranchiva le ali su uno scoglio piatto.

Tutte le volte che leggo un giallo ambientato in Islanda mi sembra di partire per un mondo alieno. Anche se la gente è la stessa a tutte le latitudini, il solo immaginare certi paesaggi me li fa sembrare così lontani da quella che è la mia esperienza da rendere il tutto quasi surreale. Questa storia poi è ambientata su un'isola minuscola nel 1960 e per tutto il tempo in cui l'ho letta ho continuato a chiedermi se la carne di foca è buona XD Scherzi a parte, mi è piaciuto, anche se si tratta di un giallo un po' anomalo (ma dell'anomalia non posso dire, sennò rivelerei il mistero degli omicidi).

martedì 12 settembre 2017

Settembre, andiamo. E' ora di rimboccarsi le maniche.


Ovvero: questa era l'intenzione, ma in pratica la settimana scorsa è finita che non ho combinato granchè. Dopo la lunga inattività, quando ho provato a fare gli esercizi per la schiena mi è venuta la solita fitta di lato, quindi li sto facendo in numero ridotto e fermandomi appena ho male; quanto al passeggiare, ci sono andata solo una volta perchè poi si è rifatto caldo. Anche su quello ci sarà da lavorare, visto che non sono più allenata. Invece ho fatto shopping perchè necessitavo di alcuni indumenti adatti a contenere la mia ciccia, e sto seguendo le solite rogne, che però al momento sono ancora in fase di stallo (non per mia volontà). Ieri invece sono stata a Bologna per un breve incontro con una mia amica di penna ungherese, una delle poche con la quale continuo a scambiare lettere. L'appuntamento era per le 12 davanti alla fontana del Nettuno; sono arrivata dieci minuti prima e già mi aspettava, solo che la fontana era sotto restauro (bella figura). La mia amica, che ha 65 anni, da un paio d'anni non ha più il boyfriend e viaggia insieme a un amico quarantenne. Ha nuovamente sottolineato che sono solo amici e siccome sono buona ci credo. L'amico ha il fisico dell'omino Michelin e fa il taxista. Dopo i saluti di rito, sono voluti andare subito a mangiare; la sera prima avevo studiato per trovare un posto buono in zona (ovvero non troppo turistico, dove si mangiasse bene e i prezzi fossero onesti) visto che la trattoria dove vado di solito quando sono a Bologna era a 10 minuti dalla piazza. Non ho fatto in tempo a fare strada che l'amico ha preso il comando e si è diretto deciso in Via Pescherie Vecchie e si è infilato nel primo posto che ha visto. Non posso dire che abbiamo mangiato male, anche perchè per mangiare male in Italia ce ne vuole!, però non era certo il ristorante che avrei scelto io. Loro comunque erano in sollucchero e così ho deciso che due che mangiano tortellini e lasagne accompagnandole con la Coca e la Fanta in effetti non meritavano di meglio XD Dopo pranzo, lo shopping. La mia amica cercava un CD che abbiamo trovato subito, mentre nulla da fare per il calendario con le foto di Bologna che evidentemente non esiste. Il tipo invece si è infilato in diversi negozi di abbigliamento alla ricerca di un giubbotto che alla fine non ha trovato, quindi si è consolato spendendo € 306 da Foot Locker per due paia di scarpe, pagate con la carta di credito uscita dalla borsa della mia amica, che per tutto il tempo ha sbuffato e ha rivolto gli occhi al cielo brontolando perchè lei odia fare shopping. A quel punto eravamo a metà di via dell'Indipendenza e hanno chiamato il taxi perchè la mia amica ha problemi alle ginocchia e non ce la faceva più; siccome avevano parcheggiato dietro la stazione, sono montata pure io. E insomma, sono ancora qui che mi chiedo se la carta di credito era davvero quella della mia amica o se si limitava a tenerla lei perchè non si perdesse...

martedì 5 settembre 2017

letture sparpagliate

Non avere pregiudizi è un bel vantaggio; penso che consenta anche di divertirsi di più perchè lascia tutte le porte aperte. Difatti quando mi sono messa a sbirciare nella casina del book-crossing alla ricerca di qualcosa da leggere e mi sono trovata davanti certi titoli, anzichè storzare il naso e passare oltre ho deciso di provarci, non foss'altro che per farmi due risate. Ed ecco un breve resoconto di queste letture estemporanee.


Risale al 1988 questo volumetto che contiene due racconti lunghi. Il genere western, che credo sia caduto nel dimenticatoio da un pezzo, non è mai stato uno dei miei preferiti, eppure mi è famigliare, probabilmente a causa della visione di molti film di questo tipo durante la mia infanzia. Leggendo questi racconti, li ho visualizzati come se stessi guardando dei film e forse questo ha contribuito a farmi divertire. Il primo è quello che mi è piaciuto di più; La Banda Morgan (The Raiders) è il primo lavoro di un tale Richard Ferber che, a detta del curatore della collana, è un autore molto prolifico, tuttavia in rete non ho trovato sue notizie. E' la storia della cattura di una banda di fuorilegge ad opera di un investigatore obeso che alla fine lascia fuggire due di essi. Il Nido dell'Aquila (Pale Moon) è invece opera di W.R. Burnett, scrittore e sceneggiatore dai cui lavori sono stati tratti dei film famosi. Qui si narra di un avvocato in fuga da un'accusa di omicidio che s'innamora di una femme fatale mezzosangue.


Too much too soon, tradotto in italiano con Troppo troppo presto, è un lavoro di Jacqueline Briskin, popolare autrice di best-sellers deceduta solo pochi anni fa. Magari non è il tipo di libro per cui spenderei dei soldi, anche se devo ammettere che in una certa misura mi ha preso. Parla di tre sorelle inglesi che si trasferiscono negli Stati Uniti nel 1949 e di come il loro legame viene spezzato a causa delle relazioni che intessono. Questa trama la vedrei bene in una mini-serie TV degli anni Ottanta, un po' stile Beautiful.


C'è stato un periodo della mia vita in cui anch'io ho acquistato il Giallo Mondadori e anche uno dei miei zii ne era un affezionato lettore e ne aveva una discreta collezione (che ignoro che fine abbia fatto alla sua morte). Dopo aver letto non so quanto gialli nordici, è stato decisamente piacevole calarsi in un'ambientazione diversa, tanto più che in questa storia i protagonisti sono ancora esseri umani normali. A Grave Talent è il primo romanzo di un'autrice che in seguito ha riscosso un discreto successo e difatti già questo esordio è interessante.


Alla fine ho ceduto alla tentazione e mi sono appropriata del libro per ragazzi del quale mi piaceva la copertina e, già che c'ero, l'ho letto. Ecco, era meglio se mi fermavo alla copertina. La storia è un delirio di rapimenti, zii avidi e malvagi, successivi pentimenti con tanto di ritiro in convento, il tutto farcito da frequento invocazioni al Signore che a paragone sul libro del Catechismo lo si nomina di meno. L'autrice di questa polpetta è una tale Marguerite Goudareau.


Concludo con il nome forse più noti di tutti, ovvero Mark Twain, del quale ho letto un racconto intitolato Viaggio in Paradiso. Si tratta di una storia satirica in cui si descrive una versione del paradiso dalla quale desidero restare il più alla larga possibile. 

venerdì 1 settembre 2017

Cigni selvatici - Jung Chang


All'età di quindici anni mia nonna divenne concubina di un signore della guerra, un generale capo della polizia di un inconsistente governo nazionale cinese.


Siccome non c'è due senza tre, eccomi al terzo autore (in questo caso autrice) cinese. Il romanzo di Jung Chang è una saga familiare che attraversa gli anni salienti dell'ascesa del comunismo, tra idealismo e Rivoluzione Culturale. Parte dalla nonna, per poi dedicare la gran parte della narrazione alla madre (e al padre) e infine a sè stessa. Ho trovato il libro molto interessante, sia perchè ho imparato molto su un capitolo di storia recente che conoscevo solo per sommi gradi, sia perchè tutte e tre le donne protagoniste sono caratteri forti e indipendenti, in contrasto alla gran massa di pecoroni e di opportunisti che le circonda.

giovedì 31 agosto 2017

agosto insofferente



Dopo un mese e mezzo di sofferenza, agosto è partito che avevo già le ruote sgonfie e, con tale presupposto, il mio umore si è mantenuto ombroso come da copione, con in più l'aggiunta dell'insofferenza, visto che avevo raggiunto il mio limite di sopportazione al caldo già a luglio ma, tanto per non farci mancare niente, la calura si è portata a livelli da record (e meno male che era un'ondata di caldo africano e non cambogiano). Con la casa trasformata in forno e il ventilatore a palla tutto il tempo (è un miracolo se non mi è venuto un torcicollo da manuale) ho riprovato a fare la lista dei pro dell'estate; fino ad alcuni anni fa ne avrei avuto un altro, ovvero "tutti vanno in ferie e ci si può godere la città vuota", ma siccome faceva caldo sono rimasta sempre chiusa in casa, altro che godermi la città. Prima di Ferragosto un temporale furioso che ha richiesto il solito tributo di alberi abbattuti e macchine schiacciate sotto di essi ha portato una tregua di alcuni giorni, prima che l'estate tornasse all'attacco per farmi patire fino all'ultimo del mese.


Se non altro si è prospettato un viaggio non preventivato e proposto da quella mia amica con la quale ero stata l'anno scorso a Stoccolma; lei da sola non viaggia e pare che io fossi la sua unica possibile accompagnatrice. Da parte mia, mi rendo conto che quando si tratta di viaggiare ho il livello morale di una prostituta di bassa lega, non c'è nemmeno bisogno che me lo chiedano che ho già le mutande calate le valigie pronte. Il viaggio è stato utile anche per spezzare la routine infernale e per accorciare il mese di qualche giorno.

lunedì 28 agosto 2017

breve viaggio in Inghilterra


La settimana scorsa sono stata alcuni giorni in Inghilterra con F, poco più di una toccata e fuga, ma densa di cose viste e fortunatamente benedetta dal tempo buono e fresco (combinazione ottimale per la sottoscritta). La meta di atterraggio e decollo è stata Bristol, in quanto vi fa scalo la Ryanair e noi si doveva spendere il meno possibile.


Della quale Bristol non sapevamo un granchè, ma alla fine ci è piaciuta, ha degli angoli interessanti, una bella cattedrale, il ponte sospeso che è il simbolo della città, nonchè una discreta movida, parte della quale concentrata nella zona del nostro hotel. Anche se non vi abbiamo passato che mezza giornata il giorno del nostro arrivo più tre ore sparse negli altri giorni (visto che ce andavamo sempre in gita altrove) possiamo dire di averla apprezzata.


Gite, appunto. La prima delle quali è stata in quel di Bath, uno di quei posti che merita in pieno la fama che ha. A me è piaciuta moltissimo e mi sono letteralmente entusiasmata per le terme romane, alla fine della cui visita era possibile anche assaggiare l'acqua che le ha rese famose fin dall'antichità.


Castle Combe è considerato il più bel paese d'Inghilterra e mi sento di essere d'accordo con tale affermazione pur non avendo visto tutti gli altri. E' un posto delizioso che pare essere fuori dal tempo.


Lacock del resto non sarebbe da meno, se non che le auto dei residenti parcheggiate davanti alle case azzerano del tutto la poesia del posto. Del resto mi rendo conto che chi ci abita ha diritto alla propria comodità.


Vi si trova un'abbazia convertita in residenza, della quale uno dei proprietari è stato William Fox Talbot, scienziato e fotografo, inventore del negativo fotografico.


A Glastonbury invece l'abbazia è in rovina; doveva essere enorme, a giudicare dai resti. Il posto ha una certa fama di misticismo ed è legato alla leggenda di re Artù.


Wells è un altro gioiellino; non merita una visita solo la meravigliosa cattedrale, ma anche il Palazzo dei Vescovi, che dentro non sarà nulla di speciale, ma fuori, tra fossato, giardini e alberi secolari, è molto bello.


A Weston-Super-Mare invece abbiamo sostato solo una mezz'ora mentre cambiavamo autobus. Si capisce perchè gli inglesi non vedano l'ora di andare al mare in Spagna, e tuttavia era doveroso togliersi la curiosità di vedere una delle località balneari più famose della zona.


A parte camminare come una deficiente da mane a sera (difatti adesso ho di nuovo male alle ginocchia), la sottoscritta ha pure mangiato come un troll, comprendendo il motivo del grande numero di persone obese incrociate in zona. F è stata più moderata perchè è in dieta e col suo esempio ha fatto da deterrente alle molte potenziali portate che avrei potuto mangiare quando eravamo da Za Za Bazar, un all-you-can-eat multietnico che è uno schiaffo alla fame nel mondo (lo confesso, a volte mi faccio schifo da sola...). Insomma, è stata una bella (breve) vacanza, ora attendo di vedere che cos'ho combinato con le foto analogiche.

sabato 26 agosto 2017

La dinastia dell'oro - Taylor Caldwell


Il crepuscolo di marzo era come un'acqua profonda, stagnante, sulla campagna, sulle lunghe e basse colline. Sembrava che tutto fosse immobile, fissato, non in una rigida stasi, ma in una quiete di sonno; sembrava che tutte le cose avessero perduto la robusta consistenza del giorno, per trasformarsi in sogni liquidi, vaporosi che, se fossero stati appena turbati dalla più lieve bava di vento, si sarebbero scoloriti, dissolti, annullati, in silenziosi anelli d'acqua, allargatisi tutt'attorno.


Anche questo libro proviene da un mercatino, stavolta svoltosi in quel di Marradi, ed è l'edizione italiana del 1943 del primo romanzo di Taylor Caldwell, prolifica autrice di best-seller americana. Dynasty of Death narra l'ascesa di una famiglia di immigrati inglesi trasferitisi in Pennsylvania. Partiti da una modesta fabbrica, grazie soprattutto all'ambizione e alla spregiudicatezza del figlio maggiore, arrivano a diventare una vera e propria potenza industriale nel campo della fabbricazione di armi. I dilemmi morali non li toccano, a parte alcuni membri della famiglia tutti destinati a fare una brutta fine. La lettura di questo libro si è rivelata molto avvincente, anche se una traduzione più moderna l'avrebbe probabilmente resa ancora più godibile.

giovedì 24 agosto 2017

Il dottor Antonio - Giovanni Ruffini


In un dolce e splendido pomeriggio dell'aprile del 1840, una carrozza da viaggio, tirata da quattro robusti cavalli da posta, percorreva la strada della Cornice, che, come ben sanno gli eleganti giramondo, percorre da Genova a Nizza tutta la riviera di ponente.


Dicevo della mia disperazione quando la biblioteca chiude in agosto. Prima di scoprire la casetta del book-crossing e dopo aver finito la scorta, ho colto l'occasione di leggere alcuni libri un po' particolari che avevo in casa. Questo viene dal mercatino di Gambettola e il solo motivo per cui l'ho comprato è che ho trovato la copertina abbastanza leziosa da stare a pari di certe cartoline della mia collezione. Nell'accingermi a leggerlo ho fatto una rapida ricerca per capire almeno in che guaio mi stavo cacciando e così ho scoperto che Giovanni Ruffini è stato un patriota italiano. Genovese, nato nel 1807 e morto nel 1881, scrisse questo libro in inglese nel 1855 allo scopo di cattivare la simpatia di inglesi e francesi alla causa del Risorgimento. Ne furono tratti ben tre film oltre a quello che ha l'onore di essere il primo sceneggiato trasmesso dalla RAI nel 1954. La storia vede come protagonista un esule siciliano che si è messo a fare il medico condotto a Bordighera; qui conosce e cura una giovane inglese che ha avuto un incidente con la carrozza e, come da copione, i due s'innamorano, ma alla guarigione della fanciulla, che coincide con l'arrivo di suo fratello, la loro relazione s'interrompe per la forte e netta opposizione della famiglia di lei. A distanza di diversi anni, la donna, rimasta vedova, cerca di ricongiungersi al dottore che però si trova implicato nell'insurrezione di Napoli e finisce ai lavori forzati. Ho trovato la storia un po' sbilanciata, nel senso che per circa due terzi è la classica storia d'amore, anche se mirata a mettere in risalto le doti del dottore e a far conoscere il suo passato di dissidente politico, mentre l'ultima parte è più una cronaca dei moti del 1848 a Napoli. Diciamo che sospendo il giudizio poichè ritengo il tutto alieno alle mie corde, benchè ne riconosca il valore storico.

martedì 22 agosto 2017

L'amore è come la ferita di una spada - Ahmet Altan


Tutta quella congerie di oggetti vecchi e dimenticati: un servizio da scrittura in cristallo molato, dei fogli ingialliti su cui si attorcigliavano, come esseri viventi in agonia, i caratteri arabi della calligrafia in stile sülüs, la poltrona in pelle qua e là screpolata, il tambur appoggiato al muro, con una corda saltata, il tavolo in legno di noce senza i cassetti, i frutti di sapone dai colori sbiaditi, disposti su un piatto sbeccato di porcellana, un mappamondo di latta ammaccato, attraversato da una sottile asticella in ferro arrugginito, la spada d'argento e il bastone in avorio appesi al muro fianco a fianco, le vecchie riviste accatastate in un angolo della stanza, i libri con la rilegatura in marocchino; tutte queste cose, tutta la stanza, forse anche tutta la città erano coperte di polvere; un sottile strato aveva ricoperto tutto quanto, l'aveva impregnato, l'aveva logorato e aveva finito per ucciderlo.

Questo libro è ambientato a cavallo tra Ottocento e Novecento in quello che era ancora l'Impero Ottomano e, a dispetto di quanto suggerito dalla trama sulla quarta di copertina, non è affatto incentrato sugli amori lussuriosi della bellissima Mehpare. Certo, lei è presente e fa la sua parte, ma in realtà si tratta di un racconto corale in cui un discreto numero di personaggi cercano di venire  a patti con le proprie inclinazioni in un ambiente claustrofobico e oppressivo, dove si rischia la testa per una frase infelice. Tutto questo mi è piaciuto e mi ha anche fatto apprezzare la libertà di cui godo. 

domenica 20 agosto 2017

Vertigo - Ahmed Mourad


All'ingresso della sala ricevimenti il frastuono del corteo nuziale annunciava la caduta di una nuova vittima. Il suo nome figurava, insieme a quello della sposa, su una targhetta dorata davanti alla porta: CONGRATULAZIONI KHALED E NANCY.


Spacciato come il thriller best seller del mondo arabo, secondo me di thriller c'è giusto un terzo della storia, che vuole piuttosto essere una denuncia della corruzione e dell'ipocrisia dei ricchi e dei potenti in quel de Il Cairo. Tra la premessa (un fotografo riprende di nascosto un'esecuzione che viene fatta passare come un litigio per colpa di una donna) e la conclusione (lo stesso fotografo si allea con un giornalista scomodo per pubblicare diverse foto compromettenti) c'è infatti la lunga descrizione di tutti i ricconi che gravitano intorno a un locale in cui si pratica la prostituzione. Il libro mi è piaciuto, anche se ho apprezzato di più la parte thriller.