martedì 17 luglio 2018

guardoni come me


Chi mi segue da tempo sa che mi diletto ad acquistare vecchie foto ai mercatini; in rare occasioni ho acquistato anche dei negativi. Questi non li trovo quasi mai e da quando è stato scoperto il tesoro di Vivian Maier le quotazioni sono salite perchè si vede che tutti si sono messi intesta di replicare il colpaccio. La mia collezione di negativi dunque è piuttosto esigua e si compone di alcuni rullini trovati all'interno di macchine usate che ho comprato e che i precedenti proprietari non avevano mai estratto (chissà perchè!), di una manciata di scatti recuperati ad un mercatino e di alcune buste di negativi presi su Ebay. Quasi tutti sono in bianco e nero e non ho nemmeno finito di scansionarli per intero perchè sono pigra. Comunque, tutto il pippone era per dire che ho appena conosciuto il progetto di un tale Lee Shulman che si è messo ad acquistare compulsivamente negativi a colori per poi scansionarli e metterli online (sono visibili per esempio sul suo profilo Instragram e sul suo sito). La sua è una missione volta a preservarli in quanto i negativi a colori si deteriorano facilmente con il passare del tempo e sono digitalizzandoli si possono preservare. Ne ha già recuperati 400.000, il che mi fa concludere che ha molti soldi da spendere e pure molto tempo libero per scansionarli. Comunque sia, la cosa mi ha fatto sorridere perchè ricordo che tempo fa a proposito del fatto di postare su Internet foto di sconosciuti recuperate in giro c'era chi trovava la cosa vagamente immorale. Di certo Lee Shulman non si è posto il problema... Mi chiedo anche se è mai successo che qualcuno riconoscesse se stesso o qualche parente o amico nelle foto da lui postate e, se sì, qual è stata la reazione. Tipo che vado si Instagram e ci trovo mio padre a tre anni col culo per aria. Insomma, sono problemi che forse uno si dovrebbe porre. Per quanto mi riguarda, le foto che ho postato le trovavo molto belle e non mi sembrava potessero essere fonte di ludibrio nei confronti dei soggetti, anzi mi pareva quasi di riportarli a nuova vita e nuova gloria, come a dire: non so chi è questa persona, ma è vissuta e ad un certo punto si è messa davanti all'obiettivo perchè restasse memoria di sè, quindi perchè non rinnovarla quella memoria? Certe foto mi fanno tenerezza nella loro goffaggine, mi fanno venire nostalgia al pensiero del tempo che scorre inesorabile e ci porta dalla culla alla tomba in un batter d'occhio, ma allo stesso tempo, o forse proprio per questo, mi sembrano una celebrazione della vita, un dire "ehi, io ci sono stato!". Quindi per me il progetto di Lee Shulman è cosa buona e giusta. E adesso metto qualche perla della mia collezione...

questa foto e le due sotto fanno parte di alcune buste di negativi
presi da un venditore giapponese su Ebay; non ho idea
di dove e quando siano state scattate, ovviamente


anzi, mi correggo: questa quasi certamente è stata scattata a Nara
presa a un mercatino locale, quindi le probabilità
che ritragga gente della mia città è molto alta

di qui in poi la partita inglese; questi sono i più numerosi e,
come potete vedere, alcune foto sono proprio belle








venerdì 13 luglio 2018

l'analfabeta funzionale



Con il termine analfabetismo funzionale si intende l'incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Detto in parole ancora più semplici, un analfabeta funzionale sa leggere e scrivere, ma non capisce.

Non faccio nomi, così nessuno si offende, ma volevo riportare questa cosa perchè è la chiara dimostrazione di quanto l'analfabetismo funzionale sia diffuso. Oggi su Facebook c'è stato un battibecco a proposito dell'abolizione dei vitalizi: a un mio conoscente grillino che gongolava, un'altra mia conoscente ha fatto notare che il suo entusiasmo pareva esagerato in quanto la somma risparmiata non è poi così importante, visto che equivale a un risparmio di  manco 70 centesimi di euro a persona, cifra ottenuta dividendo il taglio per il numero di cittadini italiani (40 milioni di euro : 60 milioni di italiani). Se si pensa all'ammontare del debito pubblico che è di 2.300 miliardi di euro, chiaramente 40 milioni sono una bazzeccola. Orbene, un terzo individuo ha attaccato la mia conoscente dicendo che i 70 centesimi se li è inventati lei (???) ed ha cominciato a sproloquiare come solo certi individui sanno fare, arrivando a darle della tonta e della disonesta. Pur di non ammettere che il calcolo era giusto, ha affermato che non stava parlando di matematica, ma di stupidaggini politichesi indottrinate tramite media di regime. Ecco, questa è la chiara dimostrazione di quello che succede spessissimo sia su Facebook che su altri social: una persona fa un'affermazione, un'altra non capisce un cazzo e l'attacca, la prima cerca di fare ragionevolmente comprendere la propria affermazione e la seconda persiste attaccandola perchè continua a non capire un cazzo. Ad un certo punto del battibecco, la mia conoscente ha chiesto a questo genio se sapesse che cos'è un analfabeta funzionale ed ecco la risposta ricevuta: Io so già senza guardare su ignor-pedia che Alfabetismo è qualcosa relativo alla comunicazione, Funzionale invece significa relativo alle funzioni fisiologiche, che rispetto al linguaggio sono totalmente fuori contesto, è come mettere insieme le mele con le sedie. Significa che la locuzione analbeta funzionale non ha il minimo significato, viene utilizzata solitamente da chi ha bisogno di rafforzare in maniera artificiale con una fonetica da fighetti un concetto che non riesce a fare risaltare con l'argomentazione logica. E direi che con questo ha dimostrato chiaramente di esserlo, un analfabeta funzionale, oltre a non sapere scrivere correttamente il termine stesso (gli errori sono riportati fedelmente). Pensare che si è pure vantato di avere una laurea. Conclusione: ho deciso di stare lontana da Facebook almeno per qualche tempo. Ogni tanto il livello di nausea sale a livelli tali che ho bisogno di disintossicarmi.

domenica 8 luglio 2018

libri da cassonetto - prima parte

La definizione non si riferisce alla qualità dei libri in oggetto, bensì al fatto che nel cassonetto stavano per finirci; invece i loro proprietari hanno preferito donarli in beneficenza all'Operazione Mato Grosso. Ogni anno mi faccio un giro al loro mercatino e siccome lo scopo principale è fare beneficenza, quando li pesco dal mucchio non vado troppo per il sottile. Dopo averli letti, decido che farne: posso ridistribuirli tramite il book-crossing oppure tenerli, se mi sono piaciuti molto o hanno altre particolarità. Vediamo come va quest'anno...




Martedì era una bella giornata californiana, piena di sole e di promesse, finchè qualcuno all'ora di pranzo non dovette farsi ammazzare da Harry Lyon.


Dean Koontz è l'autore preferito di una mia amica di penna norvegese. Malgrado le sue lodi sperticate, non ho mai letto nulla di suo e l'ho ignorato pure quando mi è cascato l'occhio sui suoi libri in biblioteca. A questo giro ho fatto una prova e sapete che cosa vi dico? Non fa per me. Certo, questo è uno solo dei tanti suoi libri e può darsi abbia scritto altre cose che potrebbero piacermi, ma in questo caso sono arrivata in fondo solo perchè ero molto curiosa di vedere svelato il mistero, però non mi hanno suscitato particolare simpatia i protagonisti e soprattutto ho trovato ripugnante l'assassino. Poi sì, uno che vende milioni di copie sa certamente come scrivere e tenere desto l'interesse del lettore, quindi è la solita questione dei gusti indisputabili.
Conclusione: book-crossing




Il cavaliere imprecò, fermò la cavalla e nella penombra caliginosa scrutò il rozzo segnale stradale piazzato all'incrocio. Era una notte gelida. Il vento pungente che spazzava la piatta campagna dell'Essex gli penetrava sotto i vestiti ghiacciandogli il sudore sul collo e lungo la schiena.

Se fosse primavera inoltrata e l'aria fosse dolce, questo libro sarebbe perfetto da leggere sul balcone; se fossi una che va al mare, direi che sarebbe perfetto da leggere sotto l'ombrellone. Si tratta di una storia di pura fantasia ambientata nella seconda metà del Cinquecento; vi si affacciano marginalmente personaggi realmente esistiti come la regina Elisabetta o Ivan il terribile, ma non tanto da confondere il lettore sull'intento del romanzo che è puro intrattenimento. Oserei quasi definirlo un feuilleton di genere fantastico, non fosse che non è abbastanza melodrammatico e prolisso. Il tutto ruota intorno a un uomo che ha venduto l'anima al diavolo e che da quattrocento anni si aggira strappando cuori e impossessandosi di anime; sulle sue tracce si mettono un gesuita, una ragazza col labbro leporino e un ex-agente segreto della regina, per giunta albino. Ecco, qui è dove ho cominciato a preoccuparmi temendo che uno dei molti pseudonimi di questo autore fosse Dan Brown... ma al contrario di quest'ultimo, non è per nulla pretenzioso e non cerca di far bere improbabili teorie del complotto ai suoi lettori. Insomma, questo libro mi ha divertito e, pur con qualche difetto, si è rivelato un piacevole passatempo, anche se non vale la pena rileggerlo.
Conclusione: book-crossing 




Incominciò tutto con un bacio casuale nel corridoio che portava alla camera da letto. Quel che accadde dopo, durò una settimana. Sembrò un anno. Fu un inferno.


Il titolo originale di questo romanzo del 1959 è The Sins of Philip Fleming: A Compelling Novel of One Man's Intimate Problem: decisamente più complicato e molto diverso da quello italiano che sposta l'attenzione sulla donna, quando invece la storia è basata tutta sui desideri sessuali e le elucubrazioni del protagonista. Ho trovato questo libro divertente. Vi si narra di uno scrittore trentacinquenne sposato che ha un colpo di fulmine per la giovane donna che acquista la sua casa. Philip non ha mai tradito la moglie anche se ci litiga spesso, inoltre da tempo rimpiange il fatto di essersi sposato troppo presto, precludendosi così molte potenziali storie di letto. La giovane donna lo ricambia, ma al momento cruciale Philip fa cilecca e questo lo getta in una profonda crisi. Come se questo non bastasse, gli si prospetta un'ottima offerta di lavoro alla quale dovrebbe dedicare tutta la propria attenzione, ma ovviamente ha tutt'altro per la testa. Romanzo interessante anche per l'analisi che vi si fa del rapporto attrici-registi/produttori in era pre-Weinstein.
Conclusione: siccome ho l'idea di costruirmi una piccola biblioteca vintage e l'edizione di questo libro è del 1962, lo tengo.




L'uomo arrivò poco dopo il tramonto quando le ombre cominciavano ad allungarsi sulla città e sul porto. Avanzava a passo svelto portando a tracolla una bisaccia, e si volgeva intorno di tanto in tanto con una certa aria apprensiva.

Valerio Massimo Manfredi è una garanzia, nel senso che quando si affronta uno dei suoi libri si sa già che ci attende un tuffo in qualche epoca storica remota e un'accurata ricostruzione mista ad alcuni elementi inventati per rendere più accattivante la lettura e dare una dimensione più reale ai protagonisti. In questo senso dunque questo libro, che è centrato sulla figura di Dioniso I, tiranno di Siracusa, non è stato una delusione, però non mi ha preso più di tanto per il motivo che Dioniso stesso non mi è stato particolarmente simpatico.
Conclusione: book-crossing




Tutte le volte che allentava il nodo della cravatta, il signor Cappa batteva l'unghia del pollice contro la superficie inamidata del colletto. Agganciava il nodo con l'indice, tirava piano verso il basso e poi, sempre, un piccolo colpo con la punta del pollice sulla cellulosa irrigidita, un piccolo colpo secco, all'indietro, come per lanciare una biglia, tutte le volte.

Siamo a Massaua nel 1896 e l'esercito italiano sta per subire la pesantissima sconfitta della battaglia di Adua, ma prima che si compiano i destini di molti dei personaggi di questo libro, assistiamo alle scene della loro vita. C'è chi imbroglia lo stato, chi fa il bigamo con una moglie in Italia e una di colore sul posto, chi s'incapriccia della moglie di un altro e, insieme a lei, ne medita l'omicidio; c'è l'anarchico spedito in Africa per motivi politici, il carabiniere in incognito che cerca segretamente un assassino di bambini, un sempliciotto balbuziente che alla fine è quello che se la passa meglio di tutti, eccetera. Un bel romanzo, storicamente accurato, che ho trovato un po' ostico da leggere per via della scelta di mescolare diversi tempo verbali nello stesso discorso, ma al di là di questa bizzarria stilistica, Lucarelli non delude.
Conclusione: book-crossing perchè, anche se mi è piaciuto, ho poi scoperto di averne già una copia in casa. L'Alzheimer.


Il vento.
Soffia senza sosta attraverso le strettoie del monte Amano come dalla gola di un drago e si abbatte sulla nostra pianura con violenza disseccando l'erba e i campi. Per tutta l'estate.
Spesso per la maggior parte della primavera e dell'autunno.
Se non fosse per il ruscello che scende dai contrafforti del Tauro non crescerebbe nulla da queste parti. Solo stoppie per magri armenti di capre.

Quando ho visto questo libro mi sono chiesta se l'armata che si è perduto Manfredi fosse la stessa che si era perduta Paul Sussman, e invece no: qui si tratta di un'armata di greci e difatti il libro è una rivisitazione dell'Anabasi di Senofonte. Anche se le vicende tramandataci dal celebre storico ateniese sono riferite fedelmente, il romanzo le narra tramite la bocca dell'immaginaria compagna dello stesso. Mi è piaciuto di più dell'altro di Manfredi letto di recente e ho trovato che il personaggio di fantasia (la siriana Abira) sia più di un semplice espediente letterario e abbia tutte le caratteristiche di eroismo dei soldati che cercano di sopravvivere in una terra ostile e straniera e di tornare a casa.
Conclusione: al momento l'ho passato al marito.

giovedì 5 luglio 2018

Sense8


Ho deciso di fare la prova gratuita di un mese per Netflix e la prima serie che ho voluto guardare è stata questa Sense8. Sarà che mi bevo di tutto, ma mi è sembrata molto bella, anzi voglio esagerare affermando che la prima stagione è eccellente. Il presupposto è che, oltre all'homo sapiens, esiste un'altra razza di uomini, l'homo sensorium; chi ne fa parte entra in una sorta di comunione telepatica all'interno di una cerchia composta da otto persone sparse in tutto il mondo. In realtà è più che telepatia in quanto, ad esempio, è possibile acquisire le competenze degli altri appartenenti alla cerchia, cosa che nel momento del bisogno diventa molto utile. Difatti gli otto protagonisti si trovano ad affrontare diversi problemi non solo di natura personale; esiste un'organizzazione che pare intenzionata a eliminare i sensate, quindi combatterla diventa inevitabile per riuscire a sopravvivere. La serie è esplicita nei contenuti (tanto per dirne una: il full frontal di Max Riemelt) ed ha uno speciale occhio di riguardo per la comunità LGBT; a me è piaciuta certamente anche per questo. Soprattutto però mi ha intrigato l'idea di fondo, che poi porta alla logica conseguenza della convivenza pacifica basata sulla ricerca di ciò che ci accomuna. Se proprio vogliamo trovare un difetto, si potrebbe puntare il dito sul finale piuttosto sdolcinato, che da un lato ci sta (dopo che ne hanno passate tante, i protagonisti si meritano di vivere felici e contenti), ma che dall'altro certamente suona poco realistico. Come se fosse realistico tutto il resto... XD Vabbè, diciamo che il malumore di questo periodo mi rende cinica.

lunedì 2 luglio 2018

un mese in quattro foto: giugno


Ma quanto è bello questo gufo reale? L'ho fotografato alle Feste Medievali di Brisighella, dove era esposto insieme ad altri rapaci. Peccato che ci siamo perso lo spettacolo di falconeria.



Questa foto non è niente di speciale, anche perchè l'ho scattata al volo, ma ci tengo perchè mostra la bancarella dove da alcuni anni compro verdura e soprattutto frutta. Si tratta da una vendita diretta da parte di un'azienza agricola del territorio, oltretutto attenta al biologico, ma il motivo principale per cui faccio la spesa qui è che posso godere della bontà della frutta raccolta matura dagli alberi.  Poi sì, la qualità si paga... Chi è abituato alla roba del supermercato non sa di cosa sto parlando, chi conosce la differenza invece non potrà che convenire con me: meglio le pesche mature di una borsa firmata!



Nella vita si cambia. Per fortuna, aggiungerei. Si cambia anche lo smartphone, dato che il vecchio era arrivato allo stallo. Non sono certo una da iPhone, per cui il mio investimento è stato basso per i canoni di molti, però mi sono presa uno smartphone che ha ricevuto molte recensioni positive, l'Honor X6. La fotocamera è molto migliore di quella del vecchio e ha alcune opzioni interessanti, così ho deciso di rinverdire il 365 Project che stava languendo facendo foto con l'Honor. Ammetto inoltre che con i filtri e le altre cazzatine mi sto divertendo come una bambina col giocattolo nuovo. Questa è una delle prime foto che ho scattato con l'Honor.



Non so perchè ho smesso di andare in collina; forse mi scocciava di dover prendere sempre l'auto, forse perchè mi era passata la voglia di passeggiare. Di certo l'estate non è la stagione adatta per riprendere, ma ho approfittato di un giorno fresco di fine giugno e devo dire che rivedere certi panorami mi ha aperto il cuore.

sabato 30 giugno 2018

giugno orribile

la dama delle civette

Il mese è cominciato con un tuffo nel medioevo. No, non mi sto riferendo al nuovo ministro della famiglia, ma al fatto che col marito abbiamo fatto un salto alle Feste Medievali di Brisighella. Trattasi della riedizione in chiave molto ridimensionata delle Feste medievali che si facevano negli anni 80/90, quando non c'era la crisi e la cosa andava avanti per dieci giorni anzichè due. Brisighella è una città che si presta particolarmente perchè ha conservato l'aspetto antico. Noi comunque siamo andati la prima mattina, quando c'erano poca gente e anche poche attrazioni, preferendo evitare la folla che si sarebbe riversata la sera.




Sperando sia vero che il muratore inizierà i lavori alla vecchia casa in luglio, ho ripreso lo sgombero. E' stata molto dura, visto che alla fatica dello spostare le cose si è aggiunto il disagio del caldo (e io odio il caldo). Comunque la buona notizia è che sono quasi arrivata in fondo e quindi finirò lo sgombero in tempo. Relativamente... nel senso che ho spostato le cose da qui a lì, ma non ho buttato via granchè, ho giusto portato qualcosa al mercatino dell'usato. Al momento non ho nè la voglia nè l'energia di fare l'accurata cernita necessaria, perciò ci penserò con calma quando tornerà il fresco.



La breve vacanza in montagna è andata meglio del previsto: non solo per le meraviglie viste, ma anche perchè i problemi alle gambe che temevo li ho avuti solo al ritorno a casa e finchè ero là ho potuto girovagare come volevo. Mi sono anche meravigliata che il male alle ginocchia mi sia passato molto prima di quanto pensassi.



Perchè allora giugno è stato orribile? Per via dello scempio perpetrato nel mio quartiere, visto che la mattanza degli alberi ha interessato la mia strada e altre limitrofe. Purtroppo non ho foto che mostrino la bellezza che è andata perduta; nel mio repertorio ho recuperato solo questa con la neve che naturalmente non rende, visto che gli alberi erano spogli. Nel culmine della primavera formavano quasi un tunnel ed erano splendidi; forse con un piccolo sforzo di immaginazione riuscirete a vederli, così come li continuo a vedere io davanti agli occhi. Adesso non ci sono più e il quartiere è impoverito; se non mi sono ancora tagliata le vene è merito del verde sparpagliato nei giardini privati. Di passeggiare me ne è passata completamente la voglia, ogni volta che scendo in strada mi viene il magone. Può darsi che io sia troppo sensibile, che me la prenda troppo a cuore, ma pensare che non rivedrò mai più la mia strada bella com'era mi fa venire una tristezza immensa, sarà che nella mia personale lista di cose che definiscono la qualità della vita, la bellezza e la natura sono tra i primi posti. Anche se ripianteranno gli alberi come hanno assicurato (ma io ci credo quando lo vedo), hai voglia te prima che diventino alti abbastanza da essere decenti. La strada tornerà bella com'era - me lo auguro - solo quando io ormai sarò una vecchia.

mercoledì 27 giugno 2018

let me show you the world in my eyes_3

Lido di Venezia 2016

Ho cominciato a fotografare decenni fa e, come accade alla maggioranza di noi, le mie erano foto turistiche, scattate quando ero in vacanza. A quei tempi ero fissata con la foto-cartolina, cosa che al momento mi sembra assurda perchè se vuoi una foto così tanto vale che ti compri la cartolina, appunto. Tra l'altro un turista di passaggio raramente può emulare un fotografo professionista per una serie di ragioni che vi risparmio. Comunque parte della fissa era la mia determinazione a eliminare quanto più possibile l'elemento umano perchè lo ritenevo un disturbo dell'insieme. La cosa era ovviamente molto difficile da realizzare proprio perchè come turista mi ritrovavo in luoghi frequentati, e allora partivano i bestemmioni e le lunghe attese. Poi per fortuna succede che si cresce e si cambia, tanto che adesso sono del parere opposto, ovvero che l'elemento umano può arricchire un'inquadratura rendendo l'insieme molto più interessante che se non ci fosse nessuno. La foto qui sopra ne è un esempio lampante secondo me: se togliessimo la ragazza che si abbronza, il tutto risulterebbe molto più banale.

lunedì 25 giugno 2018

The Woman in White


Questa serie inglese in cinque puntate è tratta dall'omonimo romanzo di Wilkie Collins. Pubblicato nel 1859, riscosse un grandissimo successo di pubblico e da allora ne furono tratte diverse versioni teatrali, cinematografiche e televisive: questa è l'ultima in ordine di tempo. La storia vede come protagonista una giovane donna, Laura, che è stata promessa in sposa dal padre a Sir Percival Glyde; lei però s'innamora di Walter, il maestro di pittura, ma quando i due vengono riportati coi piedi per terra dalla sorellastra di lei, Mariam, si lasciano. Laura sposa Glyde come previsto e Walter parte per l'Honduras. E' presto chiaro che Glyde ha sposato Laura solo per denaro, tanto più che l'accordo prematrimoniale è del tutto a suo favore. Laura però, che non è una sprovveduta ed è sostenuta dall'altrettanto energica Mariam, rifiuta di firmare una delega al marito scatenando la sua ira. L'uomo, oltre ai debiti, ha anche un segreto da nascondere e teme che la misteriosa Anne Catherick, una donna fuggita dal manicomio che somiglia a Laura come una goccia d'acqua, possa rivelarlo. E poi basta: lasciamo il mistero sulla conclusione! Come sempre, trattandosi di una produzione inglese, non c'è nulla che non vada; questa serie dunque mi è piaciuta, anche se ho trovato il ritmo un po' lento. Sorpresona: nel cast c'è Riccardo Scamarcio che ovviamente recita in inglese. Chi l'avrebbe mai detto!

venerdì 22 giugno 2018

laghi e castelli


Salve! Sono Ken-chan, vi ricordate di me? Ho passato qualche giorno in montagna con Guchi che mi ha chiesto se scrivo io il post su questo viaggio, visto che lei è sotto shock. Il fatto è che al ritorno a casa abbiamo trovato la nostra strada completamente priva di alberi. Era una delle strade più belle della città e il merito era appunto degli alberi alti e folti, non certo dei palazzoni anni Settanta. Adesso è uno schifo indescrivibile e la cosa è peggiorata dal fatto che siamo in estate; non c'è più ombra nè fresco, le macchine bollono sotto al sole, gli uccellini chissà dove se ne sono volati via, mentre il gatto rosso cacciatore vaga sconsolato e privo di prede. Sono molto preoccupato per Guchi, c'è rimasta così male che probabilmente non si riprenderà più da questo colpo, anche perchè ogni volta che esce di casa si ritrova questo scempio davanti agli occhi. In realtà penso che non uscirà più, oltre ad aver pure smesso di guardare fuori dalla finestra. Meglio che cambiamo discorso...



Dunque, il breve viaggio in montagna è stato benedetto dal bel tempo che ci ha permesso di godere appieno di tante bellezze. La prima sosta è stata a Velturno, dove abbiamo visitato il castello - in realtà casa-vacanza - dei vescovi-principi di Bressanone. 



Gli interni del castello sono molto belli e a me hanno incuriosito particolarmente le serrature, naturalmente tutte originali del Quattrocento, che funzionano ancora perfettamente e che sono dei piccoli capolavori di meccanica.



Il giorno seguente siamo di nuovo andati a visitare un castello, questa volta a Campo Tures, in Valle Aurina. Si tratta di Castel Taufers. Ah, che bello pure questo! 



Qui abbiamo appreso di un originale metodo di tortura che consisteva nel fare pasteggiare le capre con i piedi dei sospettati; le capre non si fermavano al sale con cui venivano cosparsi, ma proseguivano a rosicchiare fino alle ossa. C'è qui Guchi che mi sta dicendo che le sembrerebbe un castigo adeguato per quelli che hanno deciso che gli alberi della nostra strada andavano tagliati.



Dopo esserci procurati i panini per il pranzo, ci siamo trasferiti ad Anterselva e abbiamo passeggiato intorno al lago omonimo. Si tratta di una valle tranquilla, almeno in questo periodo dell'anno. Sospetto che in alta stagione brulichi di turisti, come del resto tutti gli altri posti dove siamo stati. 



Il lago era uno specchio e la passeggiata è stata facile e molto piacevole. Anche i panini, mangiati sulla riva, sono sembrati più saporiti, o forse è stato solo per via del fatto che avevamo molto appetito.



La vera perla, non solo di questa seconda giornata ma dell'intera vacanza, è stato però il lago di Braies, dove ci siamo recati dopo. Abbiamo tutti concordato sul fatto che probabilmente è uno dei posti più belli del mondo. 



Qui non ci è stato possibile fare il giro completo perchè parte del sentiero era interrotto, ma abbiamo scarpinato un bel po' comunque, finendo di nuovo per mangiare panini sulla riva e ridendo per i pesci che balzavano spesso fuori dall'acqua. 



Un amico di Guchi ci aveva consigliato di aspettare il tramonto, cosa che abbiamo fatto insieme a diverse altre persone, compresi una ventina di cinesi che si erano abbarbicati sul monte con treppiedi e teleobiettivi. Non ci è stato chiaro quale prodigio stessimo aspettando, nel senso che il cielo non si è tinto di rosso, ma, a parte ciò, era tutto talmente bello che non si aveva proprio voglia di andare via.



Il terzo giorno abbiamo fatto un breve giro per San Candido e poi siamo stati in Val Fiscalina, dove il sentiero era tutto al sole e Guchi ha ringraziato il cielo di essersi ricordata di prendere crema solare e cappellino, sennò povera lei. 



La via fino al primo rifugio, che era a circa mezz'ora dal parcheggio, era una fila continua di persone, tanto che ci siamo chiesti che delirio dev'esserci in agosto se già ora è così affollato, ma fortunatamente si sono fermati tutti lì, mentre noi procedevamo impavidamente per un'altra oretta.



Dopo un momento di svacco e un caffè pomeridiano in appartamento, abbiamo fatto un'altra bella passeggiata tra i boschi sopra Perca, in Val Pusteria, per andare a vedere le piramidi di pietra, che ci hanno strappato grida di ammirazione: chissà come resistono in equilibrio quelle pietre!



Ammirazione anche per il panorama che si godeva lungo la via. Essendo prossimi al ritorno a casa, questa è stata l'occasione per cominciare a farci venire il magone.



L'ultimo giorno abbiamo ripreso la via di casa, facendo sosta a Ponte Gardena per visitare un altro castello: Trostburg. Visita che sicuramente meritava, ma che è costata a Guchi l'uso delle ginocchia perchè per raggiungere il castello occorreva fare una ripida mulattiera.



Ne valeva comunque la pena, però!

mercoledì 20 giugno 2018

13 reasons why


Si può ben dire che questa serie è l'antitesi del film carino di cui parlavo qualche giorno fa: qui gli adolescenti protagonisti sono incasinati forte. La prima serie è tratta da un libro, mentre la seconda è stata inventata sull'onda del grande successo ottenuto. Dico subito che la prima mi è piaciuta di più; pure la seconda è bella e ha senso, però alla fine tutti i vari retroscena finiscono quasi per alterare quanto viene esposto nella prima riguardo alla protagonista, quindi avrei preferito che si fossero limitati a una sola stagione. I temi trattati sono forti: suicidio, bullismo, stupro. Tutti sembrano innocenti fino a che non viene mostrato che sono altrettanto colpevoli. Ciò che ho apprezzato nella prima serie infatti è il fatto che, al di là dei gesti eclatanti come lo stupro, a volte sono cose apparentemente di poco conto a ferire le persone sensibili; cose che per chi le fa non hanno peso perchè sono fatte come semplici dispetti o addirittura senza voler nuocere diventano pietre tombali. La storia ci viene raccontata dal punto di vista di Hannah, la ragazza che si suicida e che lascia tredici audiocassette, in ognuna delle quali indica un colpevole per tutto il male che le è piovuto addosso. Nella seconda stagione invece col pretesto del processo intentato contro la scuola di Hannah dai suoi genitori emergono altre verità sulla ragazza e sui suoi compagni. Entrambe le serie sono certamente molto buone dal punto di vista tecnico e della recitazione e, come dicevo, la prima stagione è migliore. Ben venga anche il fatto che si tratti di certi argomenti, visti i problemi che si sono verificati negli ultimi anni a causa dei social networks. Pare che una terza stagione seguirà, del resto il finale della seconda è aperto.


domenica 17 giugno 2018

Tuo, Simon


Ogni tanto ci vuole un film carino, uno di quelli che sai che andranno a finire bene anche quando è appena successo qualcosa di brutto, sarà che sto vedendo una serie che vede allo stesso modo come protagonisti degli adolescenti, ma che è decisamente deprimente (ne parlerò poi). Il protagonista, Simon, è uno di quei ragazzi che pare non avere il minimo problema: bello, bravo, buono, con una splendida famiglia e alcuni amici ai quali è molto affezionato. Egli però ha un segreto: sa da diverso tempo di essere gay, ma non ha il coraggio di confessarlo proprio perchè teme che la cosa alteri l'equilibrio che ama. Succede però che sul blog del suo liceo un altro ragazzo confessi in forma anonima di essere gay; Simon lo contatta, altrettanto anonimamente. Comincia così un fitto scambio che però viene scoperto da un compagno di Simon, il quale non trova di meglio che ricattarlo per poter uscire con una delle sue amiche. Come dicevo, alla fine vivono tutti felici e contenti; nel mezzo ci sono alcuni bravi giovani attori e una regia leggera e spumeggiante insieme, che sa fare ridere e commuovere al momento giusto.

giovedì 14 giugno 2018

La prima regola del mago - Terry Goodkind


Era un rampicante bizzarro. Il gambo, dal quale pendevano delle foglie scure, si era avvinghiato allo snello tronco dell'abete del balsamo come se volesse strangolarlo. L'albero, che aveva la corteccia macchiata dalla sua stessa linfa e i grossi rami secchi piegati verso il basso, sembrava che stesse cercando di lanciare un lamento nella fresca e umida aria del mattino.

E' stata una bella fortuna che abbia visto la serie La Spada della Verità prima di aver letto il libro; nella mia ignoranza la serie mi era piaciuta, mentre paragonata al libro è una discreta cagata. Questo romanzo invece mi ha conquistata e quindi proseguirò nell'impresa (sono in attesa che mi arrivi il secondo volume). Rispetto alla serie i caratteri dei protagonisti vengono molto più approfonditi e ne vengono spiegate meglio le caratteristiche; siamo in un mondo dove esiste la magia e le cose spesso non sono come appaiono. Secondo me Goodkind ha fatto un gran bel lavoro e non ha lasciato nulla al caso. Per esempio, una cosa che balza agli occhi e che a volte mi ha leggermente irritato è l'abuso del termine amico/a; mi era addirittura venuta la curiosità di cercare il testo in originale per capire quale parola avesse usato e se non si trattasse di una svista nella traduzione. Giunta in fondo invece mi sono convinta che la cosa abbia la sua giustificazione nel fatto che a questi personaggi dotati di enorme potere e temuti per questo risulta quasi impossibile instaurare un rapporto alla pari con qualsivoglia loro simile a meno che la loro reale natura non sia tenuta nascosta, perciò un'amicizia disinteressata ha particolare valore. Ad ogni modo, questo primo libro potrebbe anche concludersi così, con un e tutti vissero felici e contenti, tanto più che Richard e Kahlan, a differenza che nella serie, possono infine fidanzarsi perchè Richard risolve il problema del potere di Kahlan. Il fatto che ce ne siano altri dieci mi fa capire che ne devono succedere ancora delle belle. Non faccio riferimento alla serie perchè ho già visto che si sono inventati metà delle cose e l'altra metà l'hanno modificata, quindi chissà cosa mi aspetta...